Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

sabato 12 settembre 2009

FENOMENOLOGIA DEL PROGRESSISTA




Il progressista appartiene a quel tipo umano, italiano e no, che vuol fare la rivoluzione con il permesso della polizia, è contro il capitalismo, purché non sia il suo, è solidale con i poveri purché se ne stiano a casa loro. Sempre in pole position a firmare appelli contro il disboscamento dell'Amazzonia, sostenere sanatorie per l'ex terrorista di turno, favorire qualche ras sudamericano marxistoide, fulgido esempio di democrazia in opposizione a quei fascisti di americani.
Il progressista, italiano e no, ascolta il pischello pianista alla moda, ricciolone bamboccione politicamente corretto, mediocre, questo sì, che oggi spopola le classifiche.
Il progressista, italiano e no, ritiene di possedere il copyright sulla morale, l'intelligenza, la sensibilità sociale al di sopra di tutti gli altri. Compra l'ultima fatica editoriale – si fa per dire – di Uolter Veltroni; è presente ad Umbria iazz, perché fa tanto intellettuale, ma in auto ascolta i Pooh; stravede in pubblico per Nanni Moretti e le retrospettive filmiche della DDR, in privato è abbonato a Sky e si gusta action movie made in USA, Bombolo e Cannavale. Compra, tutti i santi giorni in edicola, l'Unità e Micromega ma non li legge, e nascosta tra le prime due, la Gazzetta dello Sport e la legge in ufficio.
Il progressista, italiano e no, partecipa a tutti i cortei, sindacali, di partito, pro gay, pro Palestina, contro il nucleare e contro, troppo facile, l'odiato Berlusconi: per l'occasione sfoggia eskimo d'annata in memoria del '68 e i più nostalgici indossano perfino gli occhiali da vista con montatura nera.
Il progressista, italiano e no, fuma spinello e trangugia vodka in qualche rimpatriata tra ex studenti, nel cottage del più casinista della compagnia, rimembra i bei tempi andati quando il Partito, quello serio del PCI, rappresentava l'avanguardia leninista in Occidente ed era testa di ponte dell'URSS, quella seria.
Il progressista, italiano e no, ha pure velleità spiritualeggianti, anticlericale ma sempre alla ricerca del sè, e ovviamente è stato adepto di Osho e frequentato un'ashram in provincia, tra incenso, musica indiana e un po' di fumo per spurgare i chakras.
Il progressista, italiano e no, caduti i miti del '68, l'URSS, Mao e pure il PCI, non gli resta che Uolter, un Fidel dimezzato, un gringo Zapatero e il solito spinello libero, unica icona culturale e politica di riferimento. E tra una voluta di fumo e un ricordo, tutto sfuma.

F.to OSCURA FORZA DELLA REAZIONE

venerdì 11 settembre 2009

ASPETTANDO L'AVATAR


Da un anno a questa parte, sono fautore di una linea di indagine cognitiva speciale, concernente la denuncia chiara e forte di un complotto - qualcuno chiamerà in causa la psichiatria - orchestrato da IL GRUPPO ai danni dell'umanità. Il complotto si sviluppa lungo tutto lo spettro del visibile e dell'invisibile, utilizzando strumenti convenzionali ed esotici. Chi credesse di identificare IL GRUPPO attribuendogli un volto etnico, politico o economico, si sbaglia di grosso, poiché una delle armi preferite ed efficaci di questo ORDINE DELLE TENEBRE, è proprio il mascheramento: non è mai quel che sembra. Ho più volte accennato che le mie fonti di informazioni sono diverse, e vanno dal proficuo contatto con un agente dei servizi di un non meglio precisato paese europeo, fino all'uso di tecniche operative che attingono a personali capacità manipolative dell'infrarosso e dell'ultravioletto psichico.
Il quadro che delineo è raccapricciante, è vero, e sembrerebbe vana ogni speranza di reazione. Ogni uomo di fronte al potere, politico economico religioso, si sente fragile quando non schiavo. La forma di democrazia diffusa in Occidente, è una parvenza di libertà e di salvaguardia dei diritti individuali e ce ne accorgiamo all'indomani di ogni tornata elettorale: chiunque vinca o perda, le cose rimangono le stesse. Detto questo, non dobbiamo confondere i pallidi figuranti della politica visibile con i reali padroni del vapore, a cominciare dal volenteroso inquilino della Casa Bianca (a proposito, guardati le spalle cow-boy). Da almeno due secoli, chi comanda nel mondo non appare mai in prima fila. E ogniqualvolta qualcuno ha tentato di cambiar rotta, ecco un incidente, un infarto, uno scandaletto sessuale o finanziario, un golpe, una strage e così di male in peggio. Tutto è strumentale alla causa del potere occulto: guerre, carestie, inondazioni, terremoti, pandemie, mode culturali, mitologie. IL GRUPPO è un ordine delle tenebre, fluttuante, elusivo, entropico, fisico e metapsichico, alieno quanto basta. Si ciba di energia vitale e vampirizza la coscienza. Obiettivo fondamentale: distruggere tutto ciò che è vita, libertà, eros, agape, elfico presente nel mondo fin dalla sua fondazione. Quanto affermo lo sostengo e difendo, senza fini di lucro, senza bisogno di notorietà. Tanti prima di me, con coraggio ed onestà hanno sostenuto le tesi che veicolo, con modalità diverse magari e con dati alternativi, ma tutti comunque convinti di una cosa: qui ci stanno scippando il mondo. Forse non saranno le mie inchieste nè quelle di altri fededegni a liberarci dalle spire malefiche de IL GRUPPO, ma può bastare l'azione combinata di pochi uomini e donne che sentono forte il desiderio di rompere le catene, per inceppare i macabri ingranaggi della centrale del kaos, aspettando l'Avatar. Ora, ci sono donne e uomini per tale impresa spirituale?

mercoledì 9 settembre 2009

SI FA PRESTO A DIRE 2012



Questo vi risponde il Signore dell’universo : ‘ Io
mando il mio messaggero a preparare la strada davanti a me. Il Signore che voi
desiderate entrerà subito nel suo tempio. Attendete dunque il messaggero che
proclamerà la mia alleanza con voi. Eccolo, sta per arrivare. Chi potrà sopravvivere
al giorno in cui egli giungerà ? Chi potrà restare in piedi, quando apparirà ? Egli
sarà come il fuoco che raffina i metalli, come il sapone che lava le vesti’.
Malachia, 3, 1-2

martedì 8 settembre 2009

LA CULTURA DELLA MEMORIA





Gli analfabeti possono essere straordinariamente intelligenti. È presso di loro che è nato il mio gusto per l’osservazione della realtà più profonda. Quando ero molto piccolo, un pauperillo in quel di Stimigliano (Rieti), accompagnavo i miei amici contadini nelle loro fatiche quotidiane, come governare le bestie, seminare, zappettare l'orto e così via. Mi meravigliavo della loro saggezza pratica. Mi insegnavano i versi degli uccelli, quando cogliere un frutto maturo e quello beccato da un uccellino era più saporito, il mistero del tempo sia meterologico che filosofico. Sì, erano dei filosofi della natura, grazie alla loro eccezionale capacità di ascolto e di osservazione. Custodi del creato. Non sapevano sicuramente declinare: rosa, la rosa, ma conoscevano le diverse specie di grano, d’orzo, d’avena, conoscevano l'erba buona e cattiva. Avevano per indicarle bei nomi, quei nomi che trasformiamo in poemi nelle nostre civiltà libresche. Mi piaceva osservarne l'andatura caracollante, il passo sicuro e sapiente. I contadini non cadono mai. Posseggono il segreto della terra, passano senza difficoltà apparente tra solchi, marane, fossi e senza mai perdere l'equilibrio. Ho così imparato a camminare senza stancarmi e senza far rumore. Ricordo, avevo cinque anni, che rivolgevo spesso ad un contadino di nome Pietro, domande strane su fantasmi, mostri, cose strane nei cieli e lui, si fermava, prendeva un fazzolettone dalla saccoccia e si asciugava il collo dal sudore e incominciava a raccontarmi storie incredibili, mano a mano si faceva più serio, perché le storie diventavano paurose, terribili a volte. Una storia in particolare mi sorprese e mi impaurì alquanto, quella del serpente con le orecchie che lo aveva sorpreso e fatto fuggire più volte. Aveva la testa grossa come quella di un cane, orecchie sporgenti, e il corpo tozzo e squamoso, due metri di carne puteolente. NatGeo e Piero Angela inorridirebbero, ritenendo inattendibili tali fatti, ma a me poco me ne cale. Era, quel mitico serpentone, il mio peggior incubo notturno, fino a quando... Tutto questo vive in seno alla terra, nella sua linfa, nel vento e sotto il cielo. Questo costituisce la vera pedagogia dell’uomo vivo e concreto, a contatto con le cose e con il mistero.

Oggi abbiamo dimenticato chi eravamo per un imbecille ipod. Conoscevamo il segreto dei fulmini e vi abbiamo rinunciato per rincorrere un quark scadente. Eppure in quei campi di grano, una antica potenza ci ricorda ancora ciò che abbiamo dimenticato.

domenica 6 settembre 2009

A VITERBO LA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE


Sono stato introdotto per la prima volta nella bottega magica – una rivendita di frutta e verdura situata nel vecchio quartiere di San Faustino a ridosso delle mura cittadine - del mio maestro, in un momento storico completamente diverso da quello attuale. La vicenda si svolge il 1971, a Viterbo, sonnolento capoluogo italiano che pure amo, storicamente sotto il protettorato di Santa Romana Chiesa, della Democrazia Cristiana e di latifondisti illuminati. Cambiavano i regimi politici, ma l’Istituzione religiosa aveva sempre la sua influenza, il suo fiato pesante e le sue mani umidicce sulle miserande coscienze dei miei concittadini, i quali campavano sotto il giogo di quattro proprietari terrieri (proprietari anche di banche, palazzi, esercizi commerciali, supermercati etc.), artefici del bello e del cattivo tempo e presumibilmente compiacenti verso i chierici. Siccome ogni cittadino credeva di non essere irreprensibile, subiva ma mai protestava, mormorava semmai, si rinchiudeva nel privato, si costruiva un perimetro sociale intorno al suo gruppo di amici e tirava a campare. Il sistema sia esso politico che religioso, da che mondo è mondo, promuove con tutti i mezzi a disposizione l’egoismo e la paura, coordinate necessarie per disegnare una mappa e stabilire un territorio dai confini precisi, inviolabili, come una prigione. Democratica si intende...
Malgrado lo stagnante clima culturale e la piattezza sociale, covava tra i meandri della città un sapere arcaico, magico, retaggio secolare della nostra città sin dai tempi etruschi fino alle conventicole catare medioevali. Oggi quella magia era custodita gelosamente da pochi legittimi adepti e da veggenti, attorno ai quali ruotavano i più disparati clienti per risolvere problemi di salute lavoro amore, conoscenti più o meno interessati, opportunisti (medici, avvocati, notai, poliziotti, commercianti, politici) che mai avrebbero confessato pubblicamente di frequentare siffatti stregoni – che volete, nella mia città l’immagine è tutto –. I custodi del fuoco sacro istruivano soprattutto pochi, selezionati e riservati allievi, vecchi e giovani indifferentemente. La bottega magica, così da me ribattezzata, era unica e distinguibile da altri ritrovi occulti, presenti in città e in provincia. Unica, perché unico era il mio maestro. Distinguibile, perché non aveva nessuno degli elementi stereotipati che si vorrebbero presenti in luoghi simili. Ma egli chi era? Sono sicuro che molti di coloro che lo hanno avvicinato, se non tutti, hanno avuto voglia di porgli questa domanda ma il suo prestigio ed il suo potere erano tali che non osavano formularla apertamente. A volte si trattava di semplici curiosi, altre di persone assetate a cui era stato detto che a questa sorgente avrebbero potuto estinguere la loro sete. Lo shock dell’incontro superava sempre l’aspettativa ed allora alcuni preferivano fuggire piuttosto che entrare in un’esperienza che rischiava di far loro mettere in dubbio ogni preconcetto. All’epoca in cui lo conobbi, era il 1971, non era più giovanissimo; aveva quarantacinque anni, ma ne dimostrava molti di più. Egli univa alla maestosità di un vegliardo l’agilità di uno schermitore capace di uno scatto fulminante; ma per quanto imprevedibili fossero i suoi sbalzi d’umore e sorprendenti le sue manifestazioni, non abbandonava mai una calma impressionante. “Assomiglia - mi aveva detto un mio amico, studioso di filosofia indiana, prima di condurmi da lui - al Bodhidharma... per la sua severità di risvegliatore di coscienza”. Per me, più semplicemente, riscontravo in lui il portamento piuttosto pericoloso di un pirata, uno Jack Sparrow invecchiato dalle miglia e dal rum, utile e determinante compagno quando le cose si complicano; ne aveva l’autorità. Egli sarebbe stato capace di gettarvi nel lago  dopo  avervi sottratto l’orologio ed il portafoglio e poi di tendervi il braccio per tirarvene fuori. La cosa più buffa è che, appena salvati, avreste sentito il bisogno di ringraziarlo.
La parola “autorità” ha connotazioni talmente diverse da generare malintesi. Diciamo che il mio maestro emanava l’impressione di una forza tranquilla alla quale gli stessi animali erano sensibili. L’ho visto con i miei occhi, cani e gatti lo seguivano per la strada, senza motivo apparente. Quante volte ho visto persone simili a lupi pacificarsi al suo fianco, al punto che avrebbero preso cibo dalla sua mano.
La sua andatura, i suoi gesti non erano mai precipitosi, ma, come quelli di un montanaro o di un contadino, erano legati al ritmo della respirazione. Ricordo il giorno in cui, per il ritardo ad un appuntamento che mi aveva fissato, avevo percorso precipitosamente la via che mi conduceva alla sua bottega. Cominciavo a farfugliare una scusa quando egli lasciò semplicemente cadere su di me queste parole: “Mai affrettare”.
Lo si sentiva carico di un’esperienza quasi incomunicabile. Dipendeva forse dall’aver incontrato nel corso della sua esistenza molte creature di cui conosceva tutte le debolezze e dall’aver fatto della condizione umana un soggetto di meditazione quasi costante? Oppure da un altro motivo?
Se si stabiliva tra lui e voi una certa complicità, gettata come un’angusta passerella sopra gli abissi, essa poggiava non tanto su speculazioni intellettuali quanto su semplici evidenze quali freddo, caldo, altezza, larghezza, ieri, domani, io, qui, ora. Una complicità con il sapore della sincerità, ancorata nel più profondo dell’essere.
Quanti lo hanno conosciuto potranno farlo rivivere a partire dall’opera alla quale egli ha legato il suo nome e cioè tanto dagli scritti di cui è l’autore, in un improbabile italiano – autodidatta e quasi analfabeta, aveva una curiosa capacità di calcolo mentale che però naufragava non appena doveva trascrivere sulla carta operazioni semplici come l’addizione e la sottrazione, per non parlare delle sue lacune culturali profonde come profonda era la sua veggenza -  quanto da realizzazioni compiute in altri campi sotto la sua direzione e dietro la sua ispirazione. Bisogna, infatti, sempre risalire alla sorgente. Dopo la nostra, ogni generazione si incamminerà, se lo vorrà, con un materiale che le sarà proprio, verso una nuova lettura del mio maestro. Noi che l’abbiamo conosciuto, non andremo a cercarlo in un archivio, anche se contenesse testimonianze stampate o documenti ufficiali, con la speranza di trovarvi un eco della sua voce. Evocheremo la nostra esperienza, i nostri ricordi più vivi.
Era un uomo assolutamente libero, ogni suo gesto era inimitabile. Noncurante delle convenzioni sociali, avrebbe trattato un re, un barbone, una nobildonna e una bagascia alla stessa stregua: con semplicità, arguzia, umiltà e rispetto. Per lui siamo tutti uguali nelle nostre bassezze così come nelle rare, per la verità, altezze.
Il suo negozio di frutta e verdura era piccolo, si sviluppava in due ambienti poco illuminati. Si respirava un mix di odori pazzeschi: peperoni al fumo di sigarette nazionali, broccoli cotti all’incenso orientale, vino aromatizzato con stucco umido. Il mio maestro fumava come il proverbiale turco, amava un buon bicchiere di vino del consorzio, di quello in bottiglia di vetro col tappo a vite di metallo, il più economico per intenderci, e giocherellava come un bambino ritualizzando l’accensione dei bastoncini di essenze esotiche, dagli aromi indecifrabili ma, così ci garantiva, dalle capacità di neutralizzare le cattive vibrazioni prodotte dalle cattive persone.
Era un uomo di potere. Veggente e mago, utilizzava l’astrologia e gli arcani maggiori dei tarocchi pur sbagliando spesso i calcoli per la stesura di un oroscopo, e interpretando in maniera asistematica le combinazioni delle carte a seconda dei casi. Eppure ci indovinava sempre, incredibile. Il potere che possedeva prescindeva da tecnica ed erudizione, leggeva nel profondo delle anime passato, presente e futuro con semplicità, a volte con un sorriso di consolazione altre con mestizia. Umano nella sua umanità ma misterioso nel suo spirito, a tal punto che preferiva mascherarsi da cialtrone quando gli capitavano persone che volevano ingannarlo, preferendo il disprezzo e la commiserazione dei potenti, che comunque lo temevano. Mi diceva che era meglio per la nostra arte essere sottovalutati e derisi, considerati addirittura truffatori – bricconi divini direbbe Furio Jesi – perché in questo modo il demonio si sarebbe esposto e così l’avremmo fregato. La battaglia che ci accingevamo a compiere era quella eterna, di sempre: il Bene contro il Male. Drammaticamente semplice. Illuminante.
Il mio maestro si chiamava Scandurra e la bottega era la sua propaggine occulta, tangente con dimensioni proibite, lovecraftiane, quantistiche - aggettivi questi che avrebbe respinto al mittente considerandoli paroloni incomprensibili. Dopo infinite peregrinazioni presso ruderi etruschi e templari, dopo interminabili operazioni magiche in case infestate o evocazioni di entità dai regni interdetti, anche a notte inoltrata si ritornava comunque nella sua bottega, a bere un bicchiere di bianchetto e a fumare una cicca in santa pace. Una camera di compensazione per sciogliere le tossine dell’anima, una torre ad alta frequenza pranica per ristabilire una simmetria interna esterna.
Vi racconto un episodio, banale forse, ma che ben inquadra il clima instaurato nel nostro ambiente.
Una sera di gennaio, dopo cena, quando nella mia città vige un coprifuoco tacito sia per il freddo che per le abitudini pantofolaie dei suoi abitanti, mi trovavo ad attendere Scandurra sotto il porticato della piazza principale ove risiede anche il municipio. Era sicuramente una situazione insolita, tanto da far incuriosire una volante della Polizia che passava lì per caso – e se dico per caso è proprio così – e dopo una manovra da telefilm americano mi si piazzarono davanti, a pochi centimetri, facendomi sobbalzare. Con fare intimidatorio l’agente alla guida mi incalzò:
"Chi sei e che diavolo vai facendo qui?". 
Schiarendomi un po’ la voce da un groppo in gola, risposi con sincerità imprudente:
"Sto aspettando Scandurra, il fruttarolo di San Faustino, dobbiamo recarci sul ponte del Diavolo,  nella Commenda Templare per una evocazione".
Le facce dei due poliziotti sbiancarono e con ben altro tono chiesero curiosamente scusa:
"Ci deve scusare, signore, conosciamo Scandurra, anzi se può ce lo saluti, sono Mancini e qui a fianco c’è il mio collega Ferri. Di nuovo tante scuse e buona notte".
In pochi secondi l’Alfa Romeo sgattaiolò via in un vicolo a sinistra senza por tempo in mezzo. Dopo poco arrivò Scandurra con la sua Cinquecento bianca, puzzolente di fumo e verdura. Gli raccontai l’accaduto in preda ad un ansia terribile e lui mi rise in faccia divertito.
"Angelo mio impara a tené botta, non c'avé paura delli puliziotti, de chi commanna, dei professoroni. A noi chi c'ammazza? Stamo fori dalle mappe geografiche."

giovedì 3 settembre 2009

CITTADINO DEI DUE MONDI


Italiano di nascita e cittadino dei due mondi, posso considerarmi e ne sono orgoglioso, inattuale, perciò sempre alla moda – contento io... Mi considero un mago, o uno gnostico, perché in possesso di una capacità unica e potentissima, quindi ritenuta pericolosa, quella cioè di manipolare il mio mondo psichico: niente a che fare con trucchi da fiera o con pozioni portentose alla Harry Potter. Di questa capacità, di questo dono, mai ne ho tratto vantaggi materiali tanto meno sociali. Tuttavia, seppur vivendo in un consorzio umano agnostico, pierangeliano, natgeo, clericale, dove se non appartieni alla lobby radical chic sei out, in un tale contesto secolarizzato ove l'esoterico è merce da paranoici, sono considerato peggio dei delinquenti. Non c'è cosa peggiore per questa società l'essere ritenuto eretico. Già, l'eresia, sia essa religiosa, politica o culturale, è peggio della lebbra, loro non ti perdonano. Perdonano i terroristi, inventano sanatorie per ogni crimine, ma chi strappa con il comune senso del reale è uno spregevole parìa. Poco male, meglio unico che indifferenziato. Però, che strike the balls.

Il mundus imaginalis, che è poi il nostro mondo, è un linguaggio fatto di segnacoli che deriva dal linguaggio primo, quello della Creazione. Chi intende questo meccanismo comprende la ragione dell'esistenza e il funzionamento dell'Universo, e quindi la sua Legge divina: chi se ne impadronisce o si mette a disposizione del prossimo o, e qui sta la magagna tragica, si crede Dio. Ed è proprio questa, invero, la volontà e, in definitiva, il fatale destino dei maghi “neri”, quella cioè di dominare l'Universo facendosi supplenti di Dio: ma una tale superbia ha giocoforza la propria nemesi. Come la folgore Satana cadde dal cielo, così è la sorte di chi osa troppo contando sulle proprie forze e credendo di poter essere arbitro del proprio destino, adoperando energie e conoscenze per innalzarsi come Torre babelica verso l'infinito.

Si usa questa immensa potenza per cambiare la propria vita, ma è la potenza che dirige la danza. Solo un'umiltà non strumentale, un sentire naturalmente umano può incanalare questo immane fiume cosmico verso un fine di bene condiviso, di comunione col Divino, di oceano d'amore. La tentazione di sfruttare la potenza per gonfiarsi a dismisura, acquisire potere d'esser causa, è formidabile. Nel mio piccolo, che non è poco, ho resistito senza fatica eccessiva.

Studio la religione come un'entità reale, una forza motrice nella vita delle persone. Ma che cos'è la religione, in sostanza? Perché le persone razionali ancora l'accettano? Perché tutte le religioni dell'umanità, in tutti i tempi, mostrano singolari somiglianze le une con le altre? In parte, tale somiglianza risiede nell'unità delle operazioni della mente umana. Un'implicazione di questa tesi è che ogni cambiamento nel sistema della religione ha immediatamente effetto su tutti gli altri sistemi che creano la storia: la mente forma l'azione e la religione programma la mente.

La mia non è una ricerca accademica - sono un fuori casta e scolasticamente irregolare - ma una vera ricerca di tipo cognitivo e spirituale.

Mi sono appassionato allo gnosticismo già durante i primi anni settanta del secolo scorso. I testi di Nag hammadi, riscoperti in età moderna il 1945, come in una classica spy story, erano stati nascosti per secoli perché offrivano variazioni alla Bibbia, sfidando così l'idea di verità della Chiesa cristiana. Gli gnostici vedevano la vita come sabotaggio, ribellione e fuga dagli dèi brutali che governavano il mondo. Lo scopo della conoscenza è il suo uso: ciò significa cambiare il mondo. Questi testi sono un offerta ad un ordine ideale che trascende completamente la vita come noi la conosciamo. Chiunque trovi l'interpretazione di questi non farà esperienza della morte.

mercoledì 2 settembre 2009

CAVALIERI DELLA LANDA DESOLATA


Ogni cercatore di Verità, dovrebbe far propria la consegna tradizionale: impedire che certi valori spirituali, certe verità ulteriori, scompaiano del tutto. La Chiamata dall'alto, il Viaggio iniziatico, la Lotta contro il Drago (l'io), il raggiungimento di uno Status superiore, l'esistenza di Piani ulteriori dell'Essere, la funzione ambivalente del Femminile; immagini archetipali trasmesse nei secoli e che oggi quasi nessuno più riconosce. Dobbiamo saper ricevere questi valori, esser desti così da poterli incarnare. Accendiamo il nostro golgota.
Tempi cupi ci attraversano, ci infiacchiscono. Sembra di vivere in un mondo privo di senso. Tutto è uguale, tutto è programmato, tutto è finto. Eppure, amici, eppure l'altra realtà è possibile, è contigua, tangente. Da qualche parte si aprono delle porte, ma non tutti hanno occhi per vederle nè coraggio per oltrepassarle.