Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

martedì 8 novembre 2011

IL MULINO DELLE OMBRE



Una mattina estiva, Scandurra ed io ci recammo presso una vecchia masseria abbandonata, nelle vicinanze di Tuscania. Il caldo si faceva sempre più insistente e quel rettangolo ondulato di terra brulla, senza alberi nemmeno a pagarli, sembrava un suo alleato. Il maestro spinse il portone principale e questo cadde verso l'interno alzando un muro di polvere. Tossii e cercai di scuotermi con le mani. Il maestro rise divertito.
  • Che vizziaccio c'hai. Respiri quando non dovresti.
  • Ma cavolo, c'era bisogno di spingerla così forte quella cacchio di porta?
  • Impara ad aprirle. In qualsiasi modo. Anche a costo di usare la maniglia – e continuò a ridere sfacciatamente.
  • Vabbè, questa è un altra lezione?
  • No, è un consiglio.
Quel dialogo mi sembrava surreale. Comunque entrammo. Una grande cucina ci accolse con una imprevista ospitalità. Già, un'arietta fresca, insolita, ci diede un certo ristoro. Notai pure che le credenze di tipica foggia rurale, le seggiole, le cassapanche e il tavolo erano in ottimo stato. Chiesi subito a Scandurra il perché di questo paradosso. Fuori diroccata e dentro impeccabile.
  • Il nostro ospite ci tiene a tenerla pulita e ordinata. Ha così poche visite all'anno...
  • Ospite? Quale ospite vive qui dentro?
  • Eh, è una vecchia storia, ma te la racconterò in seguito. Ora statti zitto e aspetta.
Attesi che entrasse di lì a poco un vecchio barbone un po' matto. Non so perché, ma Scandurra aveva strani conoscenti, insospettabili. Da sovrani galattici a pezzenti stasciconi, piloti stellari e mercenari di altri universi. La varietà delle amicizie del mio maestro, spostava e di molto le convenzioni sociali, le classi, i rapporti tra persone. Era decisamente un uomo universale. Un po' matto anche lui.
Non ci avevo fatto caso subito, ma una grossa botola occupava la parte nord della cucina. Circolare e di ferro, aveva degli strani segni rossi incisi verso il suo centro. Chiesi, ovviamente, cosa significassero e lui, di nuovo, mi fece segno di tacere. In quell'attimo la botola si alzò, lentamente. Qualcuno la stava spingendo con fatica. Una mano piena di vene violacee si intravide controluce. Un vecchio, magrissimo e calvo, uscì e scatarrò per terra una poltiglia color tabacco (forse era proprio tabacco). Era alto e vestiva pantalonacci consumati di velluto marrone, camicia rossa e gilet nero. Il volto era scavato, naso aquilino, come suol dirsi. Si girò verso di noi che stavamo appoggiati al piano cottura centrale della cucina. Con un sorriso sdendato ci diede il benvenuto.
  • Vecchio bastardo, ti sei fatto vedè eh? Dove cacchio sei stato? Là pè quarche sprofondo della Via Lattea o cosa? - Il vecchio con voce catarrosa aprì le danze.
  • C'hai coraggio a parlà. Tiri l'anima coi denti, scatamarri come una bestia, puzzi che accoleri e mi cazzi pure? Ma nun ce l'hai l'acqua? Eppure il pozzo te funzionava 'na vorta.
  • Me cojoni, Scandù. Ce lo sai che me piace il vino, quello bbono rosso frizzantino. Lo compro da Peppe lo Stronzo, nun ti arricordi?
  • A seccaro', Peppe è morto negli anni trenta a Montefiascone.
  • Te credo, era 'no stronzo. E poi conservo diverse botti di sotto. La temperatura è quella regolare. Ma tu hai finito di fa' quei sughetti strani. Quelli, insomma, che te porteno via de qui?
  • C'è così tanto bisogno di viaggià su e giù.
  • Mah, io che te dico... sto me qui a fa' da custode e te dovessi dì... me so rotto le cojone. Chi viaggia de su chi de giù, chi se diverte e chi se arrazza. Io inchiodato quine. Tu me poi dà 'na mano. Tu ce l'hai 'sto potere.
  • Sì, è giunto il momento di liberarti da questo compito pesantissimo. Son venuto col mio apprendista, Angelo. È in gamba, sai?
  • Te credo. Salve Angiolè. Te credo che adè in gamba. A sta' con te c'è da diventà gojo [strano, un po' matto]. Ha viaggiato? Si è immerso?
  • Certo, è dei nostri ormai.
  • Eh bello mio, c'avrai tante avventure, sì sì, tante... ma le tribole dove le metti? Ah, scuseme, me chiamo... lo sai che nun me arricordo il nome... quello scritto su pel commune. Beh, che voi a furia de fa' il custode me so' rincojonito... un po'.
  • Digli il tuo soprannome, quello te lo ricordi per forza.
  • Sì, già... me chiameno tutti Meco il Chiavaro... no che hai capito?... non quello che... se c'ho due de pressione. Chiavaro perché costruisco le chiave e poi apro e chiudo le serrature delle porte. Il mio, sai, è un lavoro tosto. Di quelli indispensabili, che te credi? Da quine passano e vanno altrove i viaggiatori. Sì, quelli come voi, però diversi.
Feci per chiedergli ragione di quella curiosa affermazione contraddittoria. Scandurra mi anticipò.
  • Spiegati meglio, Meco.
  • Intendo quei viaggiatori di altri mondi, insomma, sì de Giove Martedì Deren...
  • E mercoledì... Ma Giove è disabitato da millenni come Marte. Meco, spiegati.
  • Sì, già, ce so' gente che sopravviveno a tutto. Passeno l'anne, le secole, le mille secole, è uguale. Passeno sempre. So' de Giove Martedì Deren...
  • L'hai già detto. Te ripeti Meco – fece Scandurra ridendo.
  • Eh sì, me so' rincojonito, ma sai sto sempre da solo che me so' rotto le cojone pure de parlà con me da solo. Ripeto ripeto chissà che c**** me ripeterò mai.
  • Non fa niente. Hai fatto un lavoro benedetto, un lavoro prezioso per tutti questi anni. Ora puoi tornartene a casa. Il Mulino delle Ombre lo chiudo, il suo compito è esaurito.
  • Oh sto in pensione... sì già e mo' che c**** faccio?
  • C'è un posticino con un buon clima per la tua artrite. Rand è una favola. Ti porterai le tue botti, ma ti consiglio di gustare pure il vinello locale.
  • Me ne hanno parlato … sì già venti anni fa uno che c'era stato. Però lì il vino è troppo aspro, lo voi mette col frizzantino mio che pija forza da 'sta terra da 'sto lago da 'st'aria. Qui sotto c'è il tufo. Lo voi mette?
  • Io te l'ho consigliato. Poi fa come te pare.
Si abbracciarono. Meco il Chiavaro portava con sé polvere anni ed esperienze incredibili. Una persona a suo modo simpatica e strana. Dal linguaggio pareva un grezzo uomo di campagna. Pareva.
Poi, il vecchio custode alzò un braccio e mi salutò.
  • Te lascio 'na cosa, Angiolè. Quando la viperà te mozzicherà, guardala nell'occhie e il suo veleno nun te farà gniente. E diglie: me manda Meco il Chiavaro, mica 'no stronzo.


Vidi i suoi occhi luccicare e trascinando i piedi sparì nella sua botola, richiudendola pesantemente dietro di sé.
Ci affrettammo ad uscire e non capii perché. Mentre ci allontanavamo, un forte rumore ci raggiunse. Mi girai e di quella vecchia casa rimasero pochi detriti e una colonna di polvere che man mano si disperse al vento.
Rispettai il silenzio di Scandurra. Ormai capivo al volo (o quasi) quando bisognava star zitti. Ritornando verso la strada sterrata dove avevamo accostato l'autovettura, notai che Scandurra era teso in volto. Raramente lo avevo visto così. Tacqui.
Di ritorno verso casa, Scandurra, forse per farmi uscire dall'imbarazzo dell'incomprensione, mi ragguagliò a modo suo.
  • Impara, Angelo, da questo incontro: un uomo semplicemente eccezionale come Meco, rimane al suo posto per decenni, quasi un secolo, a custodire un portale tra dimensioni. Come una sentinella di guardia alla polveriera. Lavoro pesante, frustrante, che da principio sembrerebbe interessante, ma che poi scopri difficile, pericoloso, schiacciante. Lui governa gli effetti magnetici e i morbi provenienti dalle fogne dei sottomondi che dai passaggi possono irrompere qui da noi, e quando non li può gestire con la macchina che c'ha, il Mulino delle Ombre, li assorbe su di sé per evitare pericolose interferenze ed epidemie. Ci si scorda che esistono persone che svolgono un lavoro prezioso ma nascosto, lontano dai riflettori. Come chi prega nella sua celletta da un monastero sperduto tra le montagne. Come chi ascolta le pene della gente e cerca di alleviarle. Come il padre di famiglia che torna a casa, stracco dal lavoro pesante e che riesce ancora a sorridere quando i figli gli si fanno incontro. Madri che accudiscono i propri figli malati e che magari soffrono in silenzio per non spaventarli e pregano un dio che non conoscono, ma che è accanto a loro. Santi senza altari. Donne e uomini grandi nella loro umiltà e modestia, vere colonne del firmamento. È destino dell'uomo. Le scelte più alte sono anche le più misconosciute. Forse è giusto così... chissà.
  • Scandurra mi stai insegnando l'umiltà, il senso di responsabilità che va oltre l'acquisizione di potere e conoscenza. Quello che facciamo, lo facciamo per gli altri. Però anche tu in molte occasioni hai operato come il Chiavaro. In certi contesti metapsichici, in presenza di entità spiriti fantasmi.
  • Io vedo queste cose da quando ho coscienza. Ti riferisci ai fenomeni spiritici a cui hai assistito le prime volte. Le presenze medianiche sono come i gusci rotti di una noce, i resti di uomini che hanno vissuto in questa incarnazione, in questa esperienza della Vita, una delle tante. Sono solo i loro resti, i resti della coscienza vitale, delle passioni del loro cuore, l’Anima è già libera e rinata in un altro stato. I gusci sono legati ai luoghi, casa lavoro paese. Una colpa che non si può dimenticare, un incidente improvviso, un grande dolore, odio, amore li agganciano alla dimensionae terrena. Bisogna ascoltare, guardare, allora tutto si dissolve in quel ciuffo di luce che si crea e i luoghi sono liberi. È una forma di giustizia, di liberazione, un lavoro che pochi possono o vogliono compiere ma che va compiuto.
  • È un compito importantissimo. Ma come fai tecnicamente, se me lo puoi dire?
  • Evoco, dò corpo alle presenze, a quei poveri resti, l'etere ne è pregno. Rilascio la mia energia vitale perché esse possano svelarsi completamente. È una piccola magia, ma che va fatta. I bambini, prima che li mandiamo a scuola, vedono il mondo in un unico flusso di eventi, alto basso e laterale. Oltre il tempo e lo spazio. Loro non dividono, non distinguono la differenza tra piani e così possono vedere i resti, ma anche gli esseri del sottomondo e del mondo mezzano. A volte ne sono impauriti, in altre occasioni fanno amicizia volentieri con quelle forme, quelle ombre. Mio compito è di assorbire i gusci e di impedire alle creature di sotto di spaventare i cuccioli d'uomo. Che vi sia una barriera tra questi livelli sarà anche necessario, perché viviamo tempi senza fede e credenza e allora è meglio non sapere e non vedere. L'uomo comune non vede più oltre il visibile. Il velo divide tutto. In pratica non vi sono tante realtà. Ce ne è una sola, un flusso costante che però è frammentato dalla mente divisa dell'uomo. Per riconquistare l'antica visione dobbiamo recuperare la capacità di leggere i segni, che sono copiosi ma non infiniti. Li incontriamo ogni volta che ne abbiamo bisogno, ma non li sappiamo leggere, parlano in una lingua strana, per immagini, e la nostra testa parla con le parole. Il pensiero è una catena di parole. Crediamo che le forme, le figure, le immagini siano infantili, per 'figliarelli', invece sono la chiave per collegarci con i livelli. I simboli sono schemi elettrici, basta attivarli, accenderli e ci portano su altri piani.
Stavamo giungendo a Viterbo. Poche automobili giravano in quella afosa giornata d'estate. E noi parlavamo di Vita, di Morte, di Visioni, di Stati Multipli.
  • Scandurra, che cos'è la morte?
  • Vidi morire tra le mie braccia uno zio a cui tenevo tanto. Io avevo 12anni. Un cancro ai polmoni lo stava uccidendo. Dall'Ospedale Grande degli Infermi lo avevano rimandato a casa a morire tra i suoi familiari perché non c'era più nulla da fare. Mi disse ad un certo momento che gli mancava l'aria, non riusciva più a prenderla. Mi strinse la mano fino a farmi male... poi se ne andò. E allora vidi la sua Anima ovoidale scivolare, gocciolare via verso il soffitto e altre forme eteriche che lo affiancarono. Oh, se la gente sapesse esattamente cosa accade in quel momento, proverebbe meno terrore della morte. Nemmeno le religioni oggi sanno dare risposte o indicazioni, e questo perché sono concentrate sul vivere quaggiù, che rappresenta solo un breve tratto della strada che compie l'Anima. Qualcuno ha detto che il mio è materialismo divino. Mah, sono un uomo concreto che con le mani apro i cancelli, con le mani scavo buchi attraverso cui passare in altri universi e tutto ciò lo faccio con fulcri, leve, talismani, cose visibili e meno visibili. Le spolette le hai viste, le hai usate, sono cose, magiche sì, ma di materia tenue magari, fluttuano in certe condizioni e sembrano molli, svanenti, basta saperle prendere e comunque le tocchi, fai presa. L'immaginazione è fondamentale, è forma che cerca materia per plasmarla. Certo, ci vuole comunque una certa materia, porosa per assorbire le energie planetarie, porosa per trattenere e poi rilasciare essenze, frequenze, parvenze eteriche. Insomma, Angelo, sempre materia, luce confusa e depositata. Noi le restituiamo la sua antica potenza, ne risvegliamo l'energia addormentata, la carichiamo. È di nuovo luce su di un altro piano. Frequenze, come i nostri corpi sottili, la coda del pavone che si apre e si chiude, ogni colore un raggio della nostra anima.
Si interruppe. Sembrava un fiume in piena. Tuttavia mostrava sempre il suo proverbiale controllo.
  • Quando mamme e padri mi chiedono notizie sui loro figli morti a causa di malattie terribili, di incidenti strazianti, catturo voci odori cose che appartengono a quel piano. Le anime trasmigrano ma i residui permangono. Frequenze. Allora divento una radio, un montacarichi tra livelli, una canalina passacavi. Le donne allora si rasserenano, trovano una certa conoscenza e i padri non si chiudono, i loro cuori si aprono. È importante sapere la verità, l'ignoranza che la scienza e la religione hanno in questo ambito è grave. Parlano parlano e poi? Noi non parliamo, facciamo, non vendiamo speranze, apriamo porte sulla Vita sterminata, fatta di cadute e rinascite. Cristo insegnava e faceva, dimostrava coi fatti che le leve della potenza si trovano dentro di noi. Soprattutto ci consigliava di adottare l'umiltà e la benevolenza, lì sono nascosti i segreti dell'universo. Quando incontri una persona umile e buona, quella salva 'sto mondo dalla fine totale. La sua anima trattiene il caos.
  • Ma qual'è il destino dell’Anima?
  • La Luce chiama l'Anima per compiti ben maggiori rispetto a quelli già svolti in terra. L'Anima abbandona il corpo che l’ha ospitata e non ne soffre. La vedo sorridere sempre ad ogni trasferimento. È un sorriso che pervade la sua estensione ad uovo, perché il corpo le è stato intimo. Il corpo possiede una sua coscienza, semplice e pura che accetta questo destino: dopo pochi giorni si scioglierà nella terra, pronto ad aiutare lo sviluppo di altro. Il Grande Tempo trituterà anche le ossa, fino a farle diventare sale fine, da spargere sulle cose che nasceranno domani. Ma tutto ciò che Dio ha posto tra l’Anima e il corpo quando stabilì cosa dovesse essere l’uomo, la mente, il vitale, il nervoso, il cuore e le sue passioni, precipita nel nulla sapendo di morire davvero, di non potere seguire né l’Anima nel suo destino di luce, né il corpo nella terra. Così si ribella, raccoglie ogni forza che le resta e prova ad aderire alle cose, a trovare una sua permanenza, un suo luogo. Allora i morti, le loro voci, restano là dove vissero uomini e passioni. Restano settimane, o secoli. Gusci rotti di una noce. Nastrini magnetici di suoni confusi a rumori di fondo. Da loro viene disperazione, possono contaminarci, piegare il nostro sentire verso il male, il nulla dissolutore, la loro energia è imprigionata, sottratta al mondo e non usata per lo spirito, come dovrebbe essere. Così la liberazione dei luoghi, la loro pacificazione è, per chi possa compierlo, un atto sacro.
Ormai stavamo davanti alla sua bottega. Vi era un piccolo gruppo di persone ad aspettare nei pressi della soglia. Scandurra ammiccò. Non ebbe difficoltà a parcheggiare nella piazzetta antistante. D'estate a Viterbo c'è posto per tutti, così come alla bottega del mago.

lunedì 31 ottobre 2011

IUS 45


La scena da sola annullò la mia coscienza. Ero il fortunato mortale che attende per varcare l'impenetrabile barriera che segna il confine del mondo. Ritornerò? La domanda da buon mortale mi assillava, anziché contemplare la visione miracolosa. Avvertivo durante le mie avventurose prove, un senso di appartenenza alla mia amata Terra. Mi interrogavo - quasi avessi la risposta - su come avrei potuto scamparla. O, nel peggiore degli esiti, cosa sarebbe successo ai miei genitori, cosa avrebbe provato mio fratello più piccolo? Eppure grazie a Scandurra avevo potuto provare l'ineffabile. Le nozioni di corpo anima spirito, non erano più materia teologica o filosofica. Quel fruttarolo di Viterbo, pur usando espressioni dialettali da sottoproletariato urbano, ci spiegava i massimi misteri del tempo, dello spazio, della Vita, ci creava immaginifiche costruzioni cognitive per meglio farci comprendere i livelli dimensionali, dimostrando la necessità di tagliare vincoli, zavorre karmiche, per volare liberi. Ci ricordava l'umiltà come virtù fondamentale per ogni realizzazione spirituale. L'umile, ci diceva, sostiene il mondo. Assaporai il nettare della conoscenza, provai l'esperienza assoluta di viaggiare oltre la realtà conosciuta, ma ogni tanto, sporadicamente, la nostalgia per quel mondo che mi aveva ospitato, mi inondava. Un mantra ricorrente.

Il cigno si muoveva lentamente. Guardava ora a destra, ora a sinistra. Nulla lo turbava. Sembrava non accorgersi nemmeno della mia presenza. Chi era? Esclusi la sua natura animale. Un simbolo vivente? Un mito incarnato? Una divinità manifesta?

Si trovava a non più di 10m da me. Non capivo cosa avrei dovuto fare. Forse soltanto attendere. Che fretta c'era?

Mentre finalmente riuscii a fermare i miei pensieri, ebbi la percezione istintiva di un qualcosa che si stava avvicinando da tergo. Poi avvertii un fragore come di una folla che si stava muovendo verso di me. Mi girai e intravidi lontano, in un fulgore di luci bianche come mille flash, una colonna di esseri. Persone, sì, donne uomini bambini che a passo lento si dirigevano nella direzione del cigno. Mi scostai per non intralciare il loro cammino, ma con grande sorpresa mi accorsi che rallentavo meccanicamente. La sensazione fu curiosa. La fiumana umana procedeva con andatura normale ed io annaspavo, tentavo di sbrigarmi senza successo. A mala pena evitai di scontrarmi con i primi della colonna. Il loro aspetto denunciava uno stato d'animo quasi di sogno, sebbene non avevano la difficoltà di movimento che avevo io. Appartenevano sicuramente a quella terra, Lakustra, lo sapevo... semplicemente. Non vi era nei loro volti paura né tormento. Piccoli e adulti possedevano una forza, una convinzione per quello che facevano malgrado la strana condizione ambientale e coscienziale in cui versavano. Era una processione lunghissima, senza fine. Ognuno passando di fianco al cigno, lo salutava con un cenno della testa, spontaneamente. Credevo di essere invisibile ai loro occhi – chissà perché – invece alcuni si giravano e mi guardavano sorridendo. Contraccambiai.

La mia anima si apriva: un moto profondo fuoriusciva incontrollabile verso quella gente. Potevo sentirne gli umori, i pensieri, le tensioni. Non solo. La gioia vera, alta, serena si estendeva dappertutto. Avvertivo l'umanità di quella marea di persone. Come un suono proveniente da lontano che si avvicina progressivamente, ascoltai un canto che mi entrava dentro con la sua vibrazione, un'onda oceanica invadeva il flusso sanguigno che si illuminava perché raggiungeva il cielo. Una melodia stupenda, ricca di sentimento ma non sdolcinata. Potente, ci prendeva al petto. Da dove veniva quel canto bellissimo? Non riuscivo a capire, ma poco contava. Sembrava che l'universo, come un'orchestra infinita, suonasse il suo inno alla gioia. Dov'ero? In paradiso? Tutte quelle anime avevano un corpo, ne sentivo i passi, l'ansimare dei più anziani e il vociare dei piccoli. Se non era quello un posto edenico, sicuramente apparteneva ad un sovramondo oltre ogni più sfrenata immaginazione. Mano a mano che passava il tempo – ma il tempo, passava? - gradualmente, sopra la testa di ognuno di loro, si formavano luci abbaglianti, stelle raggianti di colori, delle dimensioni di una mela: angeli custodi o forme dello spirito che non hanno forma. Lo scenario era fantastico come la copertina di un disco degli Osibisa. Da quel momento, la fiumana cambiò atteggiamento. Tutti, nei modi più diversi, manifestavano contentezza, alcuni cantavano, i bambini saltavano. Erano belli, felici. Il Varco trasformava l'essere, o meglio, lo trasmutava. Ma chi sceglieva chi? Chi decideva chi doveva varcarlo? Altre persone sarebbero rimaste su Lakustra. Vi era, quindi, una selezione, un criterio discriminante. Oppure cosa?

Poi mi sentii assorbire. Sì, il termine è questo. Qualcosa mi traeva verso il punto più lontano del Varco. Velocemente fui allontanato. Troppo velocemente. Persi i sensi.

Geter sorrideva e mi sosteneva la schiena. Ero di nuovo seduto all'interno dell'aeronave. Intorno, gli altri militari mi squadravano con curiosità. Cercai di dire qualcosa, ma le parole non mi uscivano. Ero stordito, fiaccato nel fisico come dopo una lunga fatica. Di nuovo bevvi quel liquore. Mi ripresi.

  • Hai potuto avere un'esperienza mistica che diventerà mitica quando la narrerai alle generazioni future – mi fece Geter.
  • Ma cos'era, il paradiso?
  • Oh Angelo, non si ritorna di solito da quel posto. Hai avuto la possibilità di essere testimone di un passaggio cosmico di un mondo in un altro mondo. La gente che hai veduto non sono defunti. Donne uomini bambini in carne e ossa attraversano il ponte del Varco. Un ciclo è giunto alla fine e la ruota gira nuovamente. Di esodi ce ne sono stati molti nella storia dei nostri popoli. Ma si fuggiva da qualcuno o da qualcosa di terribile. Il Varco, invece, è una grande occasione, unica, formidabile per quella generazione che arriva al termine di un'era.
  • E tu Geter non li invidi?
  • Ognuno di noi ha un compito. Cerco di onorarlo. È già un miracolo trovare una causa per cui val la pena morire. Quanti vagano trascinandosi durante tutta la vita, senza una stella di orientamento, senza un senso da dare all'esistenza. Ognuno di noi ha una missione da compiere in questo tratto di strada della Vita, ma pochi la scoprono in tempo.
  • Ora Geter che faremo?
  • È necessario per te vedere come il caos opera. Ti servirà al momento opportuno. La Terra, la nostra Terra affronterà il Varco come i lakustriani. Ma non è automatico. Le leggi celesti non sono programmi definiti e rifiniti in ogni dettaglio. C'è un margine, un fattore squilibrante, necessario, maledettamente necessario. Lo hai incontrato credo... l'Ombra. Già quando da piccolini scopriamo il male nelle sue forme relative magari, cominciamo a domandarci perché. Perché se la Creazione è opera di Dio, sommo bene, vi è una parte oscura che tende a violare quest'ordine? È implicito nella Creazione il male? E allora Dio ha una faccia oscura? La libertà di scelta di ogni creatura è autentica libertà o è un frammento di quel disordine? Se non vogliamo essere automi, quanto male siamo disposti a concedere per avere la libertà? Chi ti parla è un soldato che non di rado ha ucciso e ha incontrato mille volte il male e per molti miei nemici potevo io apparire il male, il loro male. Ho tradito spesso il nostro codice per far rientrare in un altra prospettiva le cose. Ho abiurato la mia fede per non distruggere quella altrui e dopo, rivisitando le mie azioni, vergognandomene, ma soprattutto pentendomene amaramente, non ero più così sicuro di stare dalla parte giusta. Se l’uomo, come si legge nel Prologo di Zarathustra, il mio libro-chiave da giovane, è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, io mi ci sono sentito in più di un'occasione, e ti giuro Angelo, era qualcosa di terribile.
  • Scandurra ha uno strano rapporto con quell'essere maligno, l'Ombra. Non capisco. Sarà la mia cultura cattolica preconciliare, ma credevo che col male non si negoziasse.
  • Invece si negozia, eccome, caro Angelo. Ci si insozza fino a sentirtelo dentro. Diventa parte della tua natura. Difficile combattere un nemico che ha teste di ponte nel tuo cervello.
    Ti riporto sulla Luna. Tutto inizierà da lì.

martedì 18 ottobre 2011

DIMENSIONI SCANDURRIANE

Ho incontrato sul web le opere di un pittore incredibile, Jacek Yerka, un polacco magico e capirete perché ammirandone i quadri. C'è un motivo ben preciso se ne ho riportati alcuni sul post. Basta leggere le didascalie. Oltre il Velo di Iside artisti, sciamani, entronauti, viaggiatori interdimensionali, volano verso le terre alte.

Interscalo dimensionale Viterbo-Orte-Terranusi

Lakustra

L'apertura dei rubinetti mentali

Oltre il Varco 2012

Deya

Botole e spolette

giovedì 13 ottobre 2011

NELLA TANA DI SATURNO



[...]Gli Anelli del pianeta Saturno funzionano da scalo interdimensionale ad un secondo luce dalla Terra. Essi sono artificiali, piazzati lì da antichi ingegneri cosmici, ma da millenni in disuso. Il loro movimento è musicale. Aspettano che qualcuno riapra le danze.
Da ''Le Cronache di Atlantide'' di Scandurra e Angelo Ciccarella, testo inedito

Quanto detto sopra succintamente è, per qualsiasi manualetto astronomico, farneticazione pura e semplice, non ne troverete certo accenno su NatGeo, così come non ne troverete traccia nemmeno nel supermarket del mistero del Giacobbo nazionale. Al massimo le antiche cosmogonie sono considerate materie di pesanti studi accademici per addetti ai lavori e nulla più. Vetuste conoscenze di superstiziosi popoli, analizzate con occhio distaccato da paludati professori. Programma per licei classici. Li abbiamo accantonati da tempo. Oggi viviamo nel cyberspazio grazie al silicio e all'elettricità, comunichiamo quasi solamente col cellulare e leggiamo distratti la prima pagina del NYT sull'ultimo marchingegno della 'mela mozzicata'. Che ci manca? Abbiamo, sì, qualche problemino climatico sociale politico energetico medico genetico spirituale ecc., ma che volete, uno scotto lo dobbiamo pur pagare. La religione? Beh, è una faccenda privata, no?, in fondo siamo un po' tutti laici e contenti. Certo, hai visto mai? Un santino di padre Pio fa sempre comodo nel portafoglio. Una lettura di oroscopo e di tarocchi, aiuta, però è meglio non dirlo al collega d'ufficio, lui sì che è un tipo progressista, legge Micromega, tiene sul sedile del suv l'ultimo di Eco, il noto semiologo che ci dice che non esiste né la verità né Dio, perché siamo tutti un po' bugiardi e i meno attrezzati culturalmente, a qualcosa dovranno pur attaccarsi. Insomma, l'uomo moderno o post o ex, a farla breve, l'uomo 'laico' finalmente si è scrollato di dosso la polvere della credenza, l'unica fede rimasta la trova sui diagrammi di Borsa e negli inserti scientifici dei quotidiani radical chic. Eppure, amici, credo che mai come oggi l'uomo sia in balia di forze, di potentati, di complotti universali. La nostra conoscenza è limitata ad un sistema particolare, come nel caso dell'Universo, giacché noi stessi ne facciamo parte. Eppure viviamo in un mondo dove gli archetipi universali si fanno comunque strada e ci comunicano essenzialmente un solo messaggio: siamo immortali. Il rumore di fondo nasconde il segnale, che però non cessa di arrivare.
Perché non ci ricordiamo queste cose? Perché non diamo più ascolto ai miti? Non risuoniamo più alla vibrazione del simbolo? Quanto più la notte del mondo va verso la mezzanotte, quanto più si perdono le tracce, tanto meno è possibile ad un'umanità giacente nell’abisso, poter riconoscere un cenno o un segno. Tutto sembra ormai tacere. Chi ci ha ridotti così? Perché non abbiamo reagito in tempo? Siamo tutti incappati nella rete della Salamandra senza nemmeno accorgerci di quello che stava succedendo. Una trappola psichica, strisciante nel suo sviluppo: rompe la struttura dell'uomo interiore, la volontà, l'intelligenza e il sentimento. E tutto questo per abbandonarci nel chaos delle tenebre inferiori.

Contro la realtà blindata, Scandurra mi ha insegnato a vedere il mondo under construction / en cours de construction / in costruzione, non finito, e così tengo il mio sguardo lasciando intatto il senso del mistero. Ma un occhio profetico capace di vedere anche nel dramma la traccia di un destino. L’occhio deve vedere che il suo orizzonte finito non offre spiegazioni plausibili e non cerca nemmeno risposte dinanzi al male. Inonda di luce l'oscurità.

Dicevo di Saturno e dei suoi spettacolari anelli. Ebbene, se mettessimo insieme alcuni elementi centrali derivati dalle materie oscure scandurriane sulla visione delle cose e dell'uomo, il quadro che ne emergerebbe sarebbe più un patchwork che una tela iperrealista. Almeno ad una prima lettura. Proviamo a disegnarlo:

  • Magia: pensiero risonante che delinea una forma analogica di rapporto col mondo;
  • il Grande Tempo ciclico che modella lo Spazio;
  • l'uomo come potenza che dà forma alla Luce;
  • contrapposizione tra ricerca di sé e autoaffermazione dell'io;
  • Atlantide scalzata dalla volontà di potenza di goeti e sospesa in una piega dello spazio-tempo;
  • Civiltà cosmiche elevate e libertarie – gli Uranidi – visitano sotto copertura la nostra Terra, limitando al massimo ogni interferenza;
  • Civiltà cosmiche autoritarie e spiritualmente oscurate – i Saturniani – interferiscono massivamente sulle umane sorti;
  • Ingegneri cosmici hanno realizzato e disseminato portali interdimensionali colleganti i 9 universi;
  • l'interazione tra universi è determinante per l'equilibrio cosmico;
  • un manipolo di anonimi talenti detiene la capacità e i mezzi per Immergersi in Varchi Interdimensionali, tale retaggio deriva dalla trasmissione atlantidea sopravvissuta alla scomparsa del continente;
  • esiste un sistema iperfisico che contempla l'eterna sussistenza del passato;
  • i Saturniani creano ad arte i nuovi paradigmi culturali che sostituiscono la tradizione e l'esperienza umana;
  • il Varco 2012 si presenterà in un certo modo, il tempo cessando di scorrere diventerà “spazio”.

E, infine, scopriamo le principali ossessioni dei negromanti contemporanei, braccio magico dei Saturniani:
1. L’ineluttabilità dell’abiezione come passaggio alla rinascita;
2. Il sacrificio cruento come necessario lasciapassare propiziatorio;
3. La ricerca del contatto con gli dèi pagani che si celano nella discarica del nostro subconscio.

IL PIANETA PORTATORE DI MORTE E DISTRUZIONE
L'affascinante struttura del mondo dei livelli, è fondamentale per capire quanto Scandurra ci faceva sperimentare e così facendo, ci affinava. Dietro ogni 'botola' la strada per un'altra dimensione, universo dietro universo. La nostra però, non è un'epopea spaziale, una space-opera sci fi anni '40. Perché il marcio inizia da casa nostra, propaggini e bave di altri mondi popolati da civiltà aliene, distanti da noi per cultura e religione. Forse per schematizzare o più probabilmente per necessaria discriminazione, Scandurra ci ha parlato di Uranidi e di Saturniani. Contrapposizioni durate per cicli cosmici, sotto soli e bandiere diverse, ma distinti per fini e origini. E noi terrestri? Vasi di cocci tra quelli di ferro: oggigiorno sicuramente, eppure... eppure noi facciamo parte del genoma di Dio. Tuttavia il creare non è dell’uomo. L’uomo quanto a corpo, è derivato dai genitori per delega di Dio. Ma quanto anima razionale che ne costituisce il suo Io, non può derivare che direttamente da Dio perché è immateriale, è spirito e lo spirito non è fatto di parti; è semplicissimo, per ciò incorruttibile. La consapevolezza di esistere deriva dal rapporto complesso tra lo spirito e la materialità del corpo. Sospesi tra queste due polarità diventiamo veramente individui scegliendo di seguire il disegno di Dio. Non sempre è leggibile, però. Dovremmo abbandonarci, alleggerirci, come diceva Scandurra, e allora la scarica elettrica di Dio ci avrebbe attraversato. Del resto è la nostra natura divina, perché non seguirla? Non mi sento meno libero, se faccio ciò per cui siamo stati creati. L'esperienza della vita terrestre ci servirà, eccome. Ma soltanto se entriamo dentro noi stessi potremo scoprire l'eterno. Dio è la bussola cosmica, ci indicherà sempre la giusta direzione. Potremo seguirla o meno, sta a noi. Scandurra ci donò il lumen che ci permise di vedere chiaramente chi siamo e cosa dobbiamo fare della nostra vita. E allora i nemici dell'umanità ci faranno meno paura, perché sappiamo di essere altro.
Saturno è lì, che ci controlla, segue, origlia; ci influenza sul piano sottile e grossolano, ma non si mostra per quello che è realmente. Noi ci troviamo in mezzo, al centro dell'universo noto, tra forze galattiche e potenze sotterranee, ma pochi di noi sanno questo, sentono questo. Saturno è l'occhio del serpente circolare, ipnotico, seduttivo, distruttivo. Per quanto bellissimo e spettacolare, è mortale con le sue spire artificiali, protese a stringerci il collo fino al rantolo finale. Ma noi siamo altro.

SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE? (Isaia 21,11)

Non esiste un solo universo, e quello che vediamo non è il più importante. Io ho scoperto – non per primo e nemmeno per ultimo - cosa c’è “dietro” il visibile, l’invisibile, l’altro sole... tutto un mondo dei livelli, attraverso la botola, il punto di inserimento cosmico. Ogni botola interdimensionale (pozzo dello sprofondo) è una specie di microcosmo a sé che si affaccia sull'Infinito. È come spiare dal buco della serratura di una stanza segreta, di quelle mai aperte prima, con esseri propri, leggi e situazioni a sè... si intravede la Natura svelata, la Porta di Giano, la quale non immette in una stanza prossima, ma nell’altra metà della stanza intera della manifestazione immanente; ogni Universo è un bilocale, noi abitiamo la parte sensibile. Sbirciando sull'altra parte, scopriamo che tutto sembra onnicomprensivo e autosussistente. Cessa ogni obiezione. E quello che pensavamo di sapere e credevamo di essere, non hanno più consistenza obiettiva. C'è un filo dal quale è possibile riaggomitolare gli eventi. E non possiamo non domandarci: quanto resta della notte?

domenica 9 ottobre 2011

La spada della sorpresa


“Dividimi dalle mie ossa, oh spada di Dio / finchè queste non si staglino austere e strane come fanno gli alberi, / così che io, cui batte forte il cuore per i boschi svettanti, / possa stupirmi altrettanto di loro. / Dividimi dal mio sangue, che nel buio / sento scorrere come un rosso rivo ancestrale, / tanti ruscelli sotterranei che si diramano e trovano il mare / ma il sole non lo vedono mai.

Donami occhi miracolosi / perch'io possa vedere gli occhi miei/ questi specchi che ruotano / e prendono vita in me, / cristalli terribili, più incredibili ancora / di tutte le cose che vedono.

Dividimi dalla mia anima, così ch'io veda / i peccati come ferite aperte, e l'impavido battito della vita / finché io possa salvare me stesso come farei / con uno sconosciuto per strada”.


G. K. Chesterton

giovedì 29 settembre 2011

IUS 44




Accennai con la testa ad un 'sì'.

  • Cosa sta succedendo dalle tue parti, un'emigrazione di massa? Ma state così male in quel paese? Diavolo di Scandurra, vi semina dappertutto... come ti senti adesso?
  • Bene grazie. Mi ha riscaldato quel liquore. Ma come mai parli in italiano? Dove siamo? Ah scusa, il mio nome è Angelo.
  • Stiamo salvando le ultime comunità rimaste su Lakustra, pianeta d'acqua. Il Varco è prossimo ed è bene tenersi a distanza di sicurezza fino al momento decisivo. Il nostro comando ci ha mandati a recuperarti. I dati in nostro possesso sulla tua posizione e tempo erano esatti. Leggiamo con discreto anticipo le tracce del chaos e questo ci rende in un certo senso attori principali degli eventi.
  • Siete umani?
  • Siamo esseri come te e come mille altri. Non abbiamo difficoltà ad imparare un idioma nuovo. Le possibilità della nostra natura sono immense. Le radici sono le stesse... Piuttosto il mio nome è Geter Delorenzi.

Mi indicò una cuccetta per riposarmi. In effetti ero stanchissimo. Mi passò pure una specie di tuta mimetica. Ero zuppo e un cambio di panni asciutti era quello che ci voleva e così feci.

  • Esiste in tutti gli universi quella guerra antica per la conquista del Cuore del Mondo. Nel tuo mondo è quel pezzo di terra che va dalla Mesopotamia all'India. Si dice che chi lo conquisterà dominerà il mondo. La guerra antica si dispiega in una rete intelligente così vasta che se ne vede solo un po' per volta. Essa è conclusa quando sono morti tutti. Non prima. Nel tuo mondo chi detiene le chiavi della rete è l'Inghilterra, da secoli. Utilizzano migliaia di agenti, dalle più diverse competenze. Psicologi, etnologi, poliziotti, interpreti, ingegneri, tutti addestrati, tutti provenienti da famiglie appartenenti alla nobiltà o vicina ad essa. Ma ce n'è uno che coordina l'intera rete. Dubita sempre su quanto dice un suddito di sua maestà la regina, ma non tenerne conto sarebbe da stupidi. Le spie più efficienti si muovono come etnologi che non si muovono mai a caso. Insomma se un etnologo ti vuole entrare in casa, spranga la porta.
  • Come fai ad essere così informato sulla mia Terra? Vivi in un altro universo e... - mi fece un gesto con la mano come di aspettare.
  • Sono terrestre. Ho fatto l'apprendistato nell'anonima e inviato qui, per un compito speciale e mortale. I miei camerati provengono da altri posti dell'universo. Alcuni di noi hanno il preciso compito di stanare le spie.
  • Che faccia hanno in questo pianeta d'acqua le spie? Adottano la stessa strategia di tutte le guerre?
  • Hanno la presunzione di generare stelle dal chaos, si industriamo in tutti i modi per anticipare la fine dei tempi a costo di distruggere tutto, anche su questo mondo creano soldi dai soldi. L'inganno massimo sta alla base della loro strategia. Un fumo che uccide.
  • Non c'è molta differenza allora con i padroni del vapore che guidano il nostro mondo. Geter, ma l'anonima talenti è impegnata, quindi, su pianeti e universi per salvare i popoli dalla fine dei tempi?
  • Prepararli, soprattutto. Indicando loro le salvaterre, i luoghi sacri dove ripararsi e sopravvivere agli eventi cosmici di cambiamento. Tuttavia la strada è tortuosa, forze avverse controbilanciano egregiamente la nostra missione. Altri, come gli uranidi, beh, lo sai, stanno lì alla finestra e osservano, di tanto in tanto intervengono nella lotta ma con risultati non immediati. Una costante universale è quella dell'interferenza del chaos sull'ordine prestabilito, sull'armonia delle forze, sulla bilancia dei contrari. Le continue violazioni comportano alterazioni strutturali sulle cose, sulle persone, sui cicli temporali. Quante volte ci siamo incaponiti su percorsi che ritenevamo giusti e malgrado la nostra convinzione, mura invalicabili c'hanno bloccati. Anche se tutti i nostri sacrifici erano destinati a fini superiori, qualcosa doveva andare male, dalle piccole cose alle grandi. Forze misteriose sono all'opera. Oltre le nostre capacità e conoscenze. Sembrerebbe necessario pure il male... e tutto ciò per un pezzo di Cuore del Mondo.

Rimuginavo le ultime cose dette da Geter. Preparare la gente alla fine. Un atto di conoscenza, un risveglio. Ma quella poca esperienza che avevo fatto mi suggeriva che i cambiamenti son sempre individuali. Ogni uomo deve fare la sua parte. Aprire gli occhi, non è un'azione così naturale, considerando come siamo messi male. Cosa mettiamo di nostro sulla bilancia della vita? Ho realizzato che la gente, in generale, è intontita dal sistema, impicciata in mille faccende che non porteranno alla fine nessun vantaggio o arricchimento. Però i richiami ricevuti da più parti, mi suggeriscono di lavorare a questo scopo, impegnarmi al massimo per trasmettere quanto ricevuto. Sarà l'unica consegna da assolvere. Nella terra desolata, insieme ad altri miei compagni d'arme, daremo tutta la nostra vita, goccia dopo goccia per rendere di nuovo fertile il suolo. Ricordo le mie letture su Parsifal e il Graal. Storielle? No, le bugie ce le raccontano a scuola, le fesserie le trasmettono in tivvù. Le imprese degli uomini risvegliati sono queste: difendere l'ordine dal chaos dilagante. Come? Proiettando la luce dentro la camera oscura dell'esistenza. Non possiamo far uscire tutte le tenebre dal mondo; possiamo introdurvi la luce. Ecco, questo è il compito.

Improvvisamente ricordai un particolare che mi era sfuggito mentre boccheggiavo nella fanga di Lakustra. Ardengo mi aveva parlato a proposito di questo pianeta, di eventi catastrofici collocabili indietro rispetto al nostro tempo ed io, sarei stato una stranezza temporale. Questo mi dava alla testa. Che cosa voleva dire? Il tempo, già e come la mettiamo con la mia presenza. Vengo dal futuro, che diavolo accadrà allora con la mia intromissione? E poi, come fa a dialogare col sottoscritto un uomo del passato? Insomma, che cosa stava accadendo e in quale pezzo temporale? Decisi di far conoscere a Geter le mie preoccupazioni assillanti.

  • Il mio pensiero non è né sistematico né filosofico, perché come tu già sai è imparentato com'è più alle materie oscure che alle esasperanti sottigliezze di un certo pensiero astrattizzante. Il tempo è una grande clessidra che contiene un titanico pugno di polvere cosmica a rilascio lento, almeno all'inizio, poi sempre più veloce scorre via fino a svuotarla. La clessidra si rigira per un nuovo ciclo, ma la polvere diminuisce ogni volta. Spesso si confonde la cosa misurata e cioè il tempo, con la sua misura. Gli einsteiniani ci hanno giocato con lo spazio-tempo. Il tempo che è una forma sottile di energia non inesauribile, è contenuto in un'intercapedine gravitazionale, da dove fuoriesce a flusso nell'universo fino ad esaurimento scorte; perde così la sua linearità per poi tendere a curvarsi, a chiudersi su sé stesso. Ad ogni chiusura nasce un resto di tempo pluridimensionale e con esso gli oggetti presenti nello spazio e immobili nel tempo, come Terranusi. Ti dicevo della fine del tempo. Bene, vi trovate di fronte alla fine di un'era. Il mondo del dopo non sarà più quello del prima, pur continuando ad essere fattualmente il mondo. La scomparsa di Atlantide abbreviò l'era corrodendo il flusso temporale. Vi troverete così a dover affrontare con anticipo di fase l'anno in cui la Terra passerà il Varco, ad incominciare dalla fine dell'anno 2012. Nel nostro universo non abbiamo avuto un continente come Atlantide che ha deragliato dal binario e così il ciclo non ha subito scossoni e perdita di energia. Tu non ti trovi qui a vivere nel passato, vivi il nostro presente sebbene sia passato rispetto al mondo da cui provieni. È un paradosso temporale? No, è il vostro tempo che si assottiglia e la terra collassa. Ehi, guarda un attimo ad ore 3...

L'aeronave stava facendo un largo giro verso... non ricordo l'espressione aeronautica, beh, verso destra. E vidi cosa stava accadendo. Laghi giganti si alzavano dalla loro sede naturale. Montagne d'acqua venivano risucchiate verso il cielo e velocemente sparirono tra gli astri e i pianeti dello spazio, visibilissimi e terribilmente vicini. In mezzo ad un tale finimondo il nostro apparecchio si destreggiava a meraviglia, come se nulla lo toccasse. Geter mi prese il braccio e mi indirizzò verso una poltrona. Trascinandomi lentamente mi diressi lì. Finestre-pannelli video o simili, mi consentivano di vedere lo scenario fantastico che mi faceva girar la testa. Una vertigine fortissima mi fece quasi svenire, ma la poltrona evidentemente attrezzata alla bisogna, riuscì a farmi rinvenire grazie alla produzione di un flusso elettrico a basso voltaggio che attraversò tutto il mio corpo. Mi ripresi e scoprii che mi si adattava perfettamente, conformandosi a peso e altezza.

Lakustra, che pianeta! Vidi finalmente le città galleggianti. Strutture incredibili quasi sospese sull'acqua. Del resto essendo ricoperto quasi totalmente da laghi, era giocoforza installarvi soluzioni architettoniche che potessero adattarsi alle caratteristiche veramente uniche del pianeta. Torri altissime si alternavano a cupole immense, moduli abitativi a parchi, non vi erano strade ma canali, solcati da motoscafi aerodinamici e cabinati. Venezia 2. Curiosamente la vita su quelle città sembrava non accorgersi del cataclisma in atto.

  • La gente che vedi sono quelli che rimarranno. Poche migliaia di donne e uomini, di vecchi e bambini che hanno scelto di restare. Pochi in ogni città, ma sufficienti per continuare a fare destino insieme a quello di Lakustra.
  • Ma moriranno, Geter, come potranno sopravvivere?
  • Eh, ce la faranno perché hanno trovato i salvaterre e ciò permetterà loro di continuare la storia di Lakustra, ma sotto nuovi cieli.

Sfiorammo una torre metallica sulla cui cima c'era un grande padiglione. Intravidi alcune persone che da dietro enormi finestre ci salutavano col tipico movimento della mano. Poi, improvvisamente, la navicella stellare virò verso l'alto in diagonale. Non avvertii pressioni: un gioiello ingegneristico. Con l'andar sempre più veloci, ci allontanammo da Lakustra in pochi secondi... ma non entrammo, se così si può dire, nello spazio pullulante di pianeti e stelle. Penetrammo in una zona quasi senza luce e caliginosa. Intravidi enormi massi, non so di quale materia, che con l'urtarsi, spezzarsi, moltiplicarsi costituivano una paurosa barriera, e scariche di energia bluastra gigantesche avvolgevano aree sconfinate di spazio buio. Frustate di fasci oliocarminio lunghi mille miglia percorrevano da destra verso sinistra tutta la nostra visuale. Come passare in mezzo a tanto pericolo? Pensai e mi aggrappai ai braccioli della poltrona. L'astronave procedeva, senza venire minimamente urtata, in mezzo a tale bolgia. Allora, invece di venir meno dinanzi al terrifico scenario, incominciai a percepire un senso di dominio sul mondo esterno. Fui attraversato da un'ebbrezza potente, sovrumana.

Saettavano continuamente sul mio capo semisferoidi luminosi in una sequenza di colori spettacolare: psicofluidi proiettati dal mio corpo eterico. Tutto all'intorno scorgevo quell'altissima colossale muraglia rossa vista in precedenza, ma non arrivavo a conoscere di che materia fosse costituita; più che le parole mi mancavano le idee di quanto vedevo di straordinario. Non riuscivo a ben distinguere in che elemento l'aeronave si trovasse a volare. Eravamo circondati da cose, elementi, sprofondi senza fine. Non vedevo più il cielo, solo visioni terrificanti, troppo per me. A un tratto – ma forse il tempo non scorreva già più – l'astronave, sotto l'azione di pressanti forze contrarie, rallentò la sua corsa, finché si fermò. Che cosa stava succedendo? Dove ci trovavamo? Mi sembrava di essere diventato vaporoso e di non avere più corpo. Una forza arcana mi teneva lontano da quella immensa muraglia. Tutto tremò, tutto si agitò, ogni elemento era in rivoluzione. Frequenze acutissime ci investirono... poi boommm, un boato profondissimo da scuotere le fondamenta dell'universo, che sentii all'altezza del plesso solare. Panico allo stato puro. Credevo di essere arrivato al capolinea. A mala pena sentii la voce di Geter:

  • Siamo nel bel mezzo del Varco. Vedi Angelo, l'uomo non crede più in un c**** di niente come dice Scandurra. Non crede più nell'anima, non segue più un principio. O accumula denaro o cerca il sesso di un attimo. Per quei 10cc di liquido, magari sopra un sedile puzzolente di un auto, crede di avere il mondo ma non ha niente, anzi perde pure quel poco che possiede. La donna invece è prigioniera di se stessa dopo millenni di schiavitù; potrebbe disseppellire la potenza, invece che fa? O imita l'uomo che è oramai finito, oppure si vende per quattro soldi o, ancora, si dedica fino allo sfinimento agli altri, figli mariti genitori. Si immola senza tenere nulla per sé. Siamo nel Varco, Angelo, lo specchio cosmico dove ognuno ci vede il suo riflesso, quello che è veramente.

Le sue parole avevano un effetto riverbero. La muraglia divenne tutta luminosa, di un bianco sparato e si aprì un valico proiettando un'abbagliante luce. Tra la paura, la commozione e il pianto, alzai le mani in alto, così semplicemente, implorando aiuto.

Ecco presentarsi un maestoso e placido cigno bianco. Sbarrai gli occhi per meglio vedere e allontanare un eventuale abbaglio. Era vero e lucente, con due occhi più vivi del sole.

domenica 4 settembre 2011

IUS 43




  • Desideravo farti ancora una domanda. Nel mese di luglio del 1969 ufficialmente degli uomini hanno messo piede sulla Luna. Mi ricordo... eravamo tutti incollati davanti al primo canale della Rai. Tito Stagno e il professor Medi ci raccontavano in diretta la cronaca. Partecipavamo alla storia. Dicevano che era un grande passo per l'umanità. Tu come l'hai vissuta da quassù la cosa?
  • Il governo americano è specializzato in bugie. Ne hanno raccontate così tante in così breve tempo da battere chiunque nella storia. Fesserie sono le dichiarazioni d'intenti. Fesserie sono le promesse di benefici per tutti. Fessi siamo tutti noi che crediamo ancora a queste cose. Sopprimono la verità su tutto. Trattano i popoli come sudditi. Ma loro non si vergognano. Son venuti qui per una cosa precisa: rubare. Sì, rubare è il verbo adeguato. Nessuna nazione può arrogarsi il diritto di prendere ciò che non gli appartiene, anche se si trovasse su di un altro pianeta. Gli Atlantidi hanno lasciato un patrimonio immenso per l'umanità che sarebbe venuta dopo. Petralunata e altre superstrutture sotterranee, non sono acquisibili da chi segue le stesse orme dei goeti del mitico continente scomparso. Esse apparterranno a chi non avrà avuto responsabilità col marciume mondiale, a tutte le vittime del male, alle persone oneste che non hanno mai chiesto nulla di più del necessario. Tale clausola la facciamo rispettare noi. Sarebbe immorale, insopportabile che chi ha contribuito attivamente al disfacimento di ogni ordine morale e spirituale, avesse pure la possibilità di accumulare tesori e di fuggire alla fine del Tempo. No, non funzionerà così...

Non lo conoscevo così deciso, così duro nei toni, animato da una passione profonda.

  • Non volevo farti inquietare Ardè.
  • Non abbiamo mai accettato che pochi dovessero decidere le sorti di molti. Che pochi dovessero occultare conoscenza e prosperità, anziché distribuirla liberamente a tutti. La conoscenza è la nostra maggior difesa contro gli attacchi più svariati. A proposito... in questo momento stai in uno dei posti più fortificati della galassia dopo Saturno e nessuna agenzia spaziale e forza militare della Terra potrà mai entrarci senza invito.
  • Hai detto che sono venuti a rubare. Che cosa?
  • Non siamo soltanto noi della talenti ad essere in possesso di informazioni, diciamo così, riservate. Sul finire della Seconda Guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti istituì un'unità speciale di ricerca e sviluppo, in grado di accedere a certe cose ritenute ufficialmente fantasiose. Hanno sottratto come bottino di guerra e grazie al tradimento di alcuni scienziati e gerarchi della Germania nazista sconfitta, mezzi e progetti d'avanguardia, soprattutto sistemi di propulsione e tecniche ingegneristiche che gli alleati non avrebbero mai potuto realizzare.
  • Perché? Sempre di ingegno umano parliamo, no?
  • L'ordine nero hitleriano aprì una porta che dava su di un altro universo, popolato da esseri non-umani, i fravashi, ritenuti a torto angeli divini... stabilirono con l'inner circle nazista proficui contatti, trasmettendogli conoscenze straordinarie. Ma, come direbbe Scandurra, 'a mozzichi e bocconi'. Ciò gli consentì comunque di andare sulla Luna e tentare di accedere alle installazioni sotterranee, senza fortuna. Persero la guerra non potendo utilizzare le armi-ultra, che erano ancora in cantiere per adeguarle alla funzione terrestre. Fu un bene, certo, ma i pericoli per l'umanità non diminuirono. Non di rado, chi vince appare come liberatore e inscena la solita pantomima ai danni del popolo, tra quello che si fa e non si dice e quello che si dice soltanto per celare. Il potere si perpetua attraverso il segreto, quasi sempre minaccioso. Dunque, i governativi allestirono una organizzazione militare e scientifica dotata di fondi pressoché illimitati, per andare sulla Luna armati e conquistare quanto lasciato dagli atlantidi: tecnologia ed energia infinita senza costo. Ma odore di destino non cambia. Il 1952 allunarono in più punti con mezzi da sbarco spaziali; discesero da un'astronave-madre in orbita intorno al satellite. Stormbringer era il suo nome. Fecero 'due fatiche'. Rimasero in panne sulla superficie lunare, così dovettero distruggere ogni traccia, tanto un cratere in più non avrebbe certo fatto notizia. Pensa che lordura morale li guidi: soldati e piloti fatti saltare insieme ai mezzi da sbarco. Carne da cannone. Pedine sacrificabili.
  • Furono gli atlantidi a bloccarli?
  • No, un giovane custode attento e solerte...
  • Scandurra?
  • E chi altrimenti? Quel fruttarolo sconosciuto e analfabeta, ha contrastato i potenti del mondo pigiando un semplice pulsante. La vera forza è la conoscenza. Lui stava al posto giusto quando serviva. Nessuno potrebbe mai immaginare che dietro la versione ufficiale delle cose, dietro quella che molti chiamano realtà, ci siano altri attori che recitano parti più decisive per le sorti dell'umanità. Uomini e donne che si nascondono a tutti, ma che decidono di fare la differenza. E questo confonde incredibilmente i potenti.
  • Quando sarà riscritta la storia? Quando tutti potranno finalmente sapere la verità?
  • Non conviene a nessuno dire la verità, almeno secondo i termini umani. Quando uno fuori dal coro ci ha provato, non gli hanno concesso di rivedere l'alba. L'umanità sarà mai pronta in blocco a percepire la luce? Costa un prezzo altissimo, pare, ma dopo scopri che era sempre lì, a portata di mano e gratuita.

Dopo una pausa di alcuni secondi, mi indicò lo schermo.

  • Angelo, sarai gettato dentro gli accadimenti. Un viaggio nel tempo. Conosciamo l'esito di quel pianeta, ma non il tuo. Si uniscono dimensioni e come un RVM si conservano intatti gli ultimi respiri di un mondo, ma in aggiunta ci sarà una stranezza temporale: te.

Cosa intendeva Ardengo? Avrei vissuto direttamente l'evento? Viaggi nel tempo, catastrofi planetarie... ma se ero ancora un 'fischiotto' secondo Scandurra, che ruolo avrei mai potuto svolgere in questo immane scenario? Dovevo esserci abituato ormai, ma in pratica mi sentivo inadeguato malgrado le conoscenze in mio possesso. Ero fatto così: prima mettevo il carro in salita, poi...

Dallo schermo-quadro partì nella mia direzione un raggio azzurro che mi investì completamente. Fui incapsulato in una sfera dentro la quale fluttuavo.

Eccomi sul pianeta in un attimo. Ebbi per un istante l'illusione di ritrovarmi sulla mia Terra, tanta era la somiglianza con questa. Il clima primaverile; il suo cielo, di un azzurro cupo anche di giorno, lasciava scorgere le stelle e due lune oltre al suo sole, più piccolo del nostro. Rigogliosa appariva la vegetazione, alimentata forse dai corsi d'acqua sotterranei, perché scarsi erano i fiumi che si vedevano. Questo pianeta era privo di oceani e di mari; molti i laghi e avvicinandomi – evidentemente era la mia volontà che dirigeva lo sferoide, oppure era teleguidato da qualcuno – planai sulla superficie di uno di questi, grande, di un blu profondo; sentivo il suo profumo: acqua mista ad erba. Era lo stesso odore che si avvertiva su di un campo di calcio dopo l'irrigazione. L'unione chimico-fisica di vegetazione e acqua era il comun denominatore di questo mondo.

Ebbi sentore che sul mio capo passavano dei dischi verde-luminoso. Erano sei in formazione a 'V', sembravano seguirmi. Dentro la sfera mi sentivo pervaso da un'ebbrezza strana, potente. Non temevo quella situazione. Ero attore principale, o almeno così mi collocavo in quello scenario extraterrestre.
Ed ecco, una colossale muraglia rossa cremisi si alzò dalla linea dell'orizzonte fino a coprire il cielo, come se avvolgesse completamente il pianeta dei laghi. E udii suoni lamenti boati: da dove provenivano? Che mondo era mai quello? I dischi furono agganciati da colonne simili a mani ciclopiche che provenivano dalla muraglia e gettati a terra come fuscelli. La sfera che mi trasportava ebbe un sussulto e perse stabilità. Cadde a spirale lentamente in mezzo ad un lago. A contatto con l'acqua si sgretolò come un vaso di coccio ed io provai l'effetto del gelido fluido, melmoso e profondo. Pensavo che la sfera fosse fatta di energia o comunque non di materia densa. Caspita, se era un'esperienza psichedelica si dimostrava sin troppo realistica. Si inzupparono i miei vestiti e annaspai maldestramente. Ero un buon nuotatore, ma in quella 'fanga' diventava un'impresa rimanere a galla. Un risucchio potente mi trascinava sotto. Ero nelle 'peste' come si dice a Viterbo: panico allo stato puro. Tutto lasciava credere che in quell'apocalisse avvenuta chissà quanti secoli o millenni prima, ero una vittima postuma.

Anche il lago si colorò di rosso. Rivoli di sangue mi fuoriuscivano da orecchie e naso. Che sapore aveva la morte?

Il solito pessimista. Una mano decisa mi prese per l'avambraccio destro tirandomi in superficie. Un tizio dalle sembianze umane in tuta militare verdescuro, imbracato e appeso ad un cordone metallico penzolante da un'aeronave spettacolare, mi era venuto in soccorso giusto in tempo. Mi avvinghiai a lui e così fummo portati sani e salvi dentro la carlinga della nave stellare.

Può un uomo del ventesimo secolo penetrare in un tempo passato, dentro un universo altro? Quale impatto potrebbe mai avere sulle cose, sulle persone? Gli eventi, quelli almeno più significativi, si deformerebbero se ci fosse un'interferenza di un'altra linea temporale? O per qualche sorta di bilanciamento cosmico che tutto sorregge e ammortizza, ogni anomalia è comunque assorbita nel flusso del vivente? Quegli esseri che incontrai, ebbero la loro vita mutata per sempre? Nella mia epoca, esistevo?

Intanto il mio salvatore mi offrì da una busta di plastica del 'cordiale', sì, sembrava proprio il liquore degli alpini. Mi sentii tonificato, tranquillo come a casa. Intorno a me c'erano altri militari che mi fissavano curiosi. Feci un cenno con la mano a mo' di saluto. Uno di loro mi stupì:

  • Viterbese?

    Credete veramente che siano progetti Ikea?

    Rudolf Hess ebbe il delicato compito di tenere i contatti con i non-umani. Poi... il balletto di Spandau.

    Un falso? Probabile. O forse no? Sono comunque certo che i Nazi andarono sulla Luna.

    Chi governa veramente negli Stati Uniti ha un occhio solo, ma ci vede bene. Importanti illuministi li troviamo in Marina.

    Elementi utili per comporre la storia reale degli USA.

    Elementi utili per comporre l'identikit della Salamandra. È un romanzo? E con ciò?

    Il piano della Salamandra. Letteratura? E con ciò?

    Impronte digitali della Salamandra. Tiene tutto nel palmo della mano. Da questo la riconoscerete.