Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

domenica 21 agosto 2011

MISSIONE (QUASI) IMPOSSIBILE




Sono convinto che lo scopo della nostra esistenza sia la conoscenza-amore e che quello sia anche il fine dell'universo. L'amore e la conoscenza hanno principalmente un nemico, il potere, che è anche il nostro nemico. D'altra parte S. Paolo scriveva nella seconda lettera ai Corinzi che la seconda venuta di Cristo ci sarà dopo che ogni potere ed ogni principato sarà abbattuto e così cerchiamo, per quanto possibile, di darci da fare in quella direzione. Tratteniamo il dilagare delle tenebre, il Regno del Nulla. Come? Con un archetipo antichissimo. È il potere dell'impero interiore che, assistito dalla luce metafisica – il lumen -, difende un cosmo sacro: proiettando entro i suoi confini un barlume dell'ordine superiore.
V'è a dirla tutta, un luogo, fisico addirittura, in cui quel Regno del Nulla ha sede e guida le sorti dell'umanità. Quel luogo è Saturno, sì, proprio il pianeta. La Salamandra è il suo vicerè  sulla Terra. E allora chi è il signore degli anelli? Lo saprete nel prossimo post IUS 43.

giovedì 18 agosto 2011

IL MIO 'SPECIALE' SUGLI ANGELI: RISPOSTA NECESSARIA A XTIMES


La cosmovisione di Malanga. Si sta un po' stretti.

C'è qualcosa di comunque grande.

Io così vedo l'angelo. Luce che illumina.

Gli angeli sono Intelligenze, composti di materia sottile, praticamente luce che penetra ovunque. Mercuriali, messaggeri, istruttori, talvolta monelli. Un angelo va dove è la luce, evitando accuratamente l'addensarsi della materia nelle ombre, nel buio, nell'oscurità. Non per timore, ma per scarsa simpatia. Per la disarmonia, rumore, stonatura che un simile volo troppo radente comporterebbe... Vi è chi guida e custodisce il singolo uomo e chi un paese, un continente, un mondo. Guardiani di porte dimensionali, ma anche di punti-ciechi per rintuzzare quando possibile i loro omologhi oscuri. Alcuni presiedono al passaggio degli esseri umani da uno stato ad un altro. Altri, pochi a dirla tutta, orientano i pellegrini lungo le vie iniziatiche: in sogno, attraverso segni, anche prendendo sembianze umane. Sorvolano i campi di battaglia onde evitare che i goeti assorbano le latenze psichiche dei cadaveri.
Questo è ciò che penso, credo e sperimentato. Ma non tutti sono del mio avviso, e non ci sarebbe niente di male. Anzi. Però vi è una corrente di pensiero, quasi una setta ereticale, che sostiene tutt'altra cosa, in antitesi al senso comune, alla cultura tradizionale.

Volete conoscere chi sono? Basta acquistare – lo consiglio vivamente - l'ultimo numero di XTimes d'agosto, lo speciale “Angeli e Nephilim”. In realtà, è un vero e proprio manifesto neognostico, che trova in Corrado Malanga la guida morale e intellettuale. La teoria dell'autore, si può riassumere così: gli angeli, quelli amati e rispettati da tutti i popoli in ogni tempo e luogo, sarebbero degli alieni che manipolano il genere umano per fini ignobili. Vi è ormai noto il mio punto di vista sulle tesi generali dell'ex ufologo. Mi preme qui affermare forte e chiaro – sempre secondo quanto so e sperimento – la realtà e la presenza degli angeli nelle umane cose, la loro essenza benigna e che essi non possono essere in alcun modo equiparati ad alieni e demoni. Non me ne voglia l'ottima Lavinia Pallotta, che saluto, ma credo che si debba poter discutere liberamente su aspetti dello spirito decisivi per la nostra stessa esistenza. Non sto a far proseliti, tanto meno mi metto a parteggiare per una 'chiesa' piuttosto che per un altra. La rivista XTimes è letta da tantissime persone, affronta argomenti spinosi con coraggio e competenza, diciamo è la punta di diamante di una certa cultura alternativa, non è però esente da critiche – e chi non lo è? Se mi permetto di esternare ciò che penso in merito, è proprio per la simpatia e la stima che ho nei confronti degli autori che sgobbano non poco per pubblicarla; ha ospitato anche alcuni miei articoli, che sarebbero stati rifiutati da Pinotti o altro editore. Quindi, se segnalo alcune storture che a mio parere ho rilevato nello speciale, è soltanto per dare, spero, un contributo alla conoscenza.

Nel nostro milieu culturale, è diffusa la convinzione che la Chiesa Cattolica di Roma sia il male assoluto, il centro del potere internazionale, covo dei tradimenti più turpi e delle verità celate, alla faccia di milioni di credenti ignari della stratosferica truffa subita. Il rischio di tale convinzione sta nel confondere i mascalzoni, che ce ne sono eccome, con il deposito invisibile, sacro, spirituale che Cristo ha lasciato a tutti noi, anche oltre l'istituzione e la Gerarchia. Non si può rigettare tutto, senza distinguo, approfondimenti e analisi. Malanga si contrappone al sacro con formule arbitrarie, esegesi da 'dilettanti allo sbaraglio', aggredendo in modo scomposto e privo di dottrina la Tradizione e sostituendola con forme spurie di gnosi, allestendo una paccottiglia ideologica che genera confusione e perdita di coordinate esistenziali. Si vorrebbe sostituire alla religione cattolica – il principale bersaglio dei nuovi gnostici - e alle religioni in genere, una forma di cultura del potenziale umano dalla connotazione superomistica che indica, per la salvezza dell'uomo, un approccio libertario alla realtà, lontano dai tabù, dai dogmi e dalle gerarchie, per una sorta di onanismo dello spirito. Egli propone in pratica un itinerario cognitivo senza ancoraggio. La legittima sete di sapere di Corrado Malanga e dei suoi epigoni, supera sì convenzioni e scientismo, ma li spinge oltre il conosciuto senza l'ausilio di una bussola, senza una stella polare di riferimento; tale viaggio a tentoni non può che farli sbattere contro gli scogli. Per navigare bisogna conoscere il mestiere e la rotta, altrimenti si va alla deriva.

Dicevo degli angeli. Beh, quando si vuole distruggere le colonne e il fondamento della Tradizione, tutto diventa confuso. Si contestano le esegesi specialistiche dei libri sacri, sostituendole con altre di seconda mano, adattandole senza criterio alla propria tesi. Così facendo può succedere di tutto, il bianco diventerebbe nero, il bene sarebbe la maschera del male, e questo ci porterebbe verso un'inversione semasiologica pericolosissima. Si scambiano i livelli, si confondono i piani. Extraterrestre diventa sinonimo di ultraterrestre, il trascendente si abbassa all'immanente. L'ufologo come lo conoscevo io, si ''limitava'' a classificare i rapporti-ufo, interrogare i testimoni, fare ricerca sul campo. Oggi, l'ufologo che, beninteso, non ha fatto un passo avanti che è uno rispetto al suo collega degli anni sessanta, si cimenta in campi sdrucciolevoli, quelli dell'interpretazione del fenomeno, della sua natura e si appiattisce, senza uno straccio di verifica, sui racconti dei presunti rapiti sotto stato alterato di coscienza. Da qui reinventa una nuova cosmovisione dell'uomo e della vita, riempie il pantheon di antichi dèi e prevede disastri immani. Si prendono a prestito dottrine eretiche – e non perché definite tali dalla Chiesa egemone – per suffragare l'azione devastante delle potenze dell'aria che, attraverso canali sensibili come quelli medianici, inducono gli operatori a diventare cassa di risonanza per le loro trame.
Quando Scandurra mi disse di buttarmi nel fosso puzzolente, lo feci sia per fede che per diretta conoscenza di quello che sapeva fare il mio mentore. Provavo per capire. Mi rivolgo ai nuovi filosofi: sperimentate direttamente l'abisso alieno prima di credere che sia l'unica realtà. Il terrore di tale esperienza sarà così grande, che vi farà mettere mano al santino di padre Pio che tenete stipato nel portafogli. Sì, proprio il santino che quei creduloni un po' fessi, tra i quali il sottoscritto, considerano un simbolo sacro che rimanda a quel piano divino dal quale tutto proviene.

LA MIA ESPERIENZA ANGELICA
Possedevo un libricino datomi dal vecchio parroco di Stimigliano (Rieti) dove ho vissuto dal 1958 al 1964. Vi erano le preghiere canoniche e le immagini sacre per la devozione. Le particolarità del libretto riguardavano sia la sua provenienza, la Francia meridionale sia il suo mistero nascosto. Il prete mi disse di custodirlo come se fosse il più prezioso dei tesori, perché l'aveva tenuto in mano un angelo, di quelli alti in grado e che vi aveva nascosto una sua piuma. Io non compresi bene cosa intendesse, comunque lo conservai nella mia cameretta come una reliquia. La curiosità cresceva di giorno in giorno, fino a quando mi decisi di analizzarlo per benino, al fine di scoprire il suo segreto. Lo smontai come facevo con i giocattoli. Di piume o di altro non c'erano tracce. La sua rilegatura, la copertina traslucida bianca e le pagine di carta finissima, lasciavano capire che si trattava di una edizione pregiata. Oltre a ciò, non vi erano segni di matita o piegature che potessero indicare qualcosa di utile allo svelamento del mistero. Avevo sei anni il 1964 e prima di trasferirmi con la mia famiglia a Viterbo, mi recai in sagrestia a chiedere al parroco cosa volesse dire con la presenza di una piuma appartenente addirittura ad un angelo, anche perché non avendola trovata mi rimaneva difficile comprendere il senso. Lui con fare circospetto, mi disse che il possessore del libricino, un nobile francese di Carcassona, gli aveva predetto che un bambino che aveva nel nome un Angelo sarebbe stato il destinatario di un compito assai strano, che avrebbe avuto a che fare più con l'altro mondo che con questo e perciò gli sarebbe servito un salvacondotto. Il parroco mi confidò inoltre, che gli angeli non avevano in realtà le piume e che essendo puri spiriti potevano apparire a piacimento in qualunque posto, da un mondo ad un altro in un batter d'occhio. La 'piuma' in pratica era una vibrazione angelica di cui era intriso il libretto, e lui la chiamò 'grado'. Gli chiesi ancora a cosa servisse il 'grado'. Vidi il viso di quell'uomo indurirsi, come se dovesse a forza sputare un rospo fastidioso.
  • Non si vede all'inizio niente ma avvertirai un rumore strano, mai udito prima, che ti annuncerà la presenza di quell'angelo. Così mi disse il signore che mi ha lasciato il libro. Io, Angelino, a dirla tutta non gli ho creduto. Lui era un tipo stranissimo, sembrava fuggire da qualcosa, fece discorsi pure eretici, cioè non cattolici su Cristo e gli angeli, cose mai sentite. E poi sui Templari, sai... quei cavalieri che partirono per le Crociate nel medioevo. Insomma, non gli diedi importanza. Poi, una notte, prima di ritirarmi nella mia camera per coricarmi, mi recai in chiesa per inginocchiarmi davanti all'altare, come facevo di consueto, quando mi apparve... che mi fece riacquistare la fede. Tu non puoi capire adesso, ma anche noi preti abbiamo dei dubbi, gravi a volte, su Dio e la religione. Mi apparve...
    (continua)







mercoledì 10 agosto 2011

IUS 42


Mi accomodai in poltrona. Ero sconcertato. Ardengo Pellizzari, il primo degli allievi del maestro in grado di passare attraverso le botole – da Viterbo si trasferì a Milano (evidentemente aveva allungato) - faceva gli onori di casa in un salotto stile inglese, facente parte di una struttura fantascientifica incastrata dentro un cratere lunare. Le sorprese non mancavano di certo.

  • Ardè, ma che ci fai qui? Cosa c'entra tutto questo con la fine del tempo, del mondo?
  • Carissimo Angelo, sei gradito ospite in una colonia atlantidea. Gli esuli del continente oceanico hanno costruito per tutta la galassia postazioni e cittadelle. Ci troviamo in questo caso in una postazione. Che pretendi, il personale è scarso e allora Scandurra ha rimediato con i stagionali.

Una delle sue fragorose risate echeggiò per il salone. Si trasformava quando scoppiava a ridere. Di solito era sempre inappuntabile. Noi della talenti lo chiamavamo 'l'inglese', vuoi per una certa rassomiglianza con l'attore inglese Michael Caine, sia per i modi ma principalmente per la sua mania di indossare vestiti inglesi, che acquistava a Londra. Un viterbese! Del resto, se lo poteva permettere, visto che era un dirigente di prima fascia presso una multinazionale. Intanto, assaporai quel brandy, ne apprezzai la forza e l'aroma... così si dice.

  • Bene Angelo, è ora che ti dia le coordinate generali, un pizzico di sana scienza e di visioni.
  • Dimmi di te, se puoi, se vuoi. Hai compiuto una scelta estrema, radicale. Da quanto tempo ti trovi quassù?
  • Sì, una scelta radicale e convinta. Se ti chiedessero, bada, senza obblighi, ecco, se ti chiedessero di dare il tuo contributo alla causa, lasciando affetti, lavoro, insomma abbandonando addirittura il nostro pianeta... non per sempre, ma per un periodo ragionevole, beh allora che cosa faresti? Io ho accettato. Il nostro destino è stellare.
  • Ma qui come funziona tutto? Ardè, vedo apparecchiature non proprio avanzatissime. Sembrano quelle di cento anni fa. Mi pare l'interno del Nautilus. Ci manca che appaia il capitano Nemo...
  • Ah ah ah, sembriamo così matusa? Le forme possono sembrare antiche... e infatti lo sono. La cosa incredibilmente avanzata e tuttavia senza tempo, è ciò che muove tutto questo ambaradan tremendamente ordinato. Noi qui utilizziamo materia continua che è uguale in ogni luogo ed in ogni direzione. Perciò, non solo sostituisce tempo spazio e gravitazione, ma soprattutto, negando il vuoto, diventa la generatrice ed il primo costituente dei corpi. Ti ricordi l’etimo segreto degli alchimisti? Mater ea, la materia. Basta trovare un magnete per attirare la materia continua. E guarda un po' i casi della vita, il magnete sta ben protetto dentro il nostro organismo, a metà strada tra il soma e lo spirito. Non ti puoi sbagliare, esso prende la forma di un diamante, ricettacolo di luce.
  • Poi ci ritorniamo Ardè, perché vorrei capirci meglio. Mi preme sapere una cosa. Gli universi paralleli e la maniera di accedervi, il lumen, sono segreti rimasti appannaggio di pochi sopravvissuti alla scomparsa di Atlantide. Buoni motivi, credo, hanno accompagnato chi ha detenuto la conoscenza nel corso dei millenni, senza divulgarla. Vedi gli alchimisti, per esempio. Oggi mi dici che l'umanità deve fare un atto di conoscenza per la fine ciclo...
  • I maya e i cinesi credevano all'esistenza dei Nove Mondi. Lasciti segreti di civiltà scomparse. La catena della Conoscenza non ha mai conosciuto soste né interruzioni, semmai è stata celata fino a tempi più idonei. Se prima era custodita da strette cerchie di ierofanti, oggi è tempo che essa scorra ininterrotta tra tutte le genti, poiché tutte degne di possedere le chiavi. In prossimità della fine della civiltà odierna, i pochi hanno tanto più il dovere di rilasciare quanto ricevuto, senza tentazioni esclusiviste. Il Varco attrarrà ogni donna, ogni uomo, come una titanica arca argentata che porterà l'umanità tutta, oltre i limiti conosciuti...
  • Ma i potenti del mondo non credo rimangano a guardare senza batter ciglio. Vorranno avere l'esclusiva, riservarsi i posti in prima fila per sfangarla anche questa volta. Insomma, vorranno fregarci.
  • Il potere, già. C’è il potere che ti viene concesso dagli altri che riconoscono i tuoi meriti, e vogliono darti la possibilità di conquistarne altri nell’interesse di tutti ed è un potere che vuol mantenere un equilibrio tra chi ha dato e chi ha ricevuto. Ed è quello che ho ereditato da Scandurra. Ma c’è il potere che si conquista, senza aver dato nulla, schiacciando gli altri. È proprio questa la forma di potere che piace a chi ha così bassa considerazione di sé, da avere bisogno di conferme continue, anche solo attraverso l’illusione di dominare altri esseri umani e la natura. Il potere porta con sé un virus psichico indistruttibile. Il potere si nutre di potere il quale, per esistere ha bisogno di essere attuato, non essendo un valore interiore, mentale o spirituale. Il potere se non viene esercitato non c’è. E per esserci ha bisogno di crescere. Ma c’è una sorta di meccanismo automatico di autodistruzione che ad un punto misterioso ma certo, scatta e travolge chi il potere lo esercita e chi se ne fa strumento. Forse il punto è determinato dal livello di pressione che il potere riesce ad esercitare su esseri umani e sulla natura, fino al punto, quel punto, in cui scatta qualcosa, un “no”, così ampio e travolgente da rendere gli inermi più forti dei potenti. Noi faremo scattare quel punto.

Estrasse dal panciotto a fiori una barretta metallica tipo righello di 20cm. A mo' di ascia colpì più volte il tavolino, lasciandoci un segno profondo. Me la porse. La sentii morbidissima, sembrava di gomma e si piegava a 360gradi. Mi invitò a fare la stessa operazione sul tavolino. Così feci, ma la barretta rimbalzò praticamente sulla superficie di legno senza scalfirla minimamente. Un trucco, un incantesimo, pensai.

  • Materia continua. Dipende dalla funzione che tu vuoi darle. Stabilisci mentalmente a cosa deve servire e la materia ti risponderà fedele. Crea un campo col magnete ed essa si relaziona. Ti immette su quel ponte che collega materia e metafisica. È reale solo ciò che può essere pensato; e ciò che non si può pensare, non può neppure esistere. Ciò può accadere perché non esiste lo spazio. Spazio è una espressione ingannevole, sia a livello piccolo che grande. Quando si pensa allo “Spazio” c’è l’immagine consueta di vuoto nero, privo di vita che separa i mondi... No: spazio è una parola sbagliata. Noi lo chiamiamo semplicemente “i cieli”. In virtù dei cieli, quello che hai appena visto, accade. È sempre una questione di campo. Ma al di là dei concetti, il primo grande passo, ciò che trasforma e permette meraviglie è il pensiero atlantideo, il primo e imprescindibile insegnamento di Scandurra. Ordinare la vita seguendo esclusivamente la modalità analogica, e cioè quel polo della mente che coglie ovunque somiglianze, nessi, affinità, corrispondenze.
  • Ho conosciuto l'Ombra. Ti confesso che non ho ancora capito la sua posizione, gli equilibri e quant'altro. Una cosa però credo di aver bene inquadrato, almeno nelle sue linee essenziali: l'importanza che avrà nel nostro futuro Darest Sharma.
  • Hai colto pienamente nel segno. Darest Sharma è un castello minerale e organico a un tempo. Grande magnete di quello strano universo. È un luogo germinale, da cui sembrano provenire la potenza e la stranezza dei nostri stessi sogni. Incomberà su tutti gli universi. Interferirà pericolosamente col nostro compito. A fine ciclo esso sarà veduto in tutti i cieli e scambiato per la città celeste o il Walhalla dei redivivi. Quanti abboccheranno? L'Ombra poi... in lui coincidono gli opposti... sebbene prevalga l'aspetto basso. È capace di meraviglie e di orrori impronunciabili. Definirlo demonio è da preti... comunque, è bene non girargli mai le spalle. Pochi nei nove mondi possono dire di capire in parte i suoi intenti. Scandurra è uno di questi, forse perché ha in comune con l'Ombra una cosa. Ma non mi chiedere quale.

Si alzò lentamente dalla poltrona. Ardengo si diresse verso un grande quadro appeso alla parete. Praticamente la ricopriva tutta. Vi era raffigurata una scena di caccia, ovviamente alla volpe. Pensai che la scelta dell'arredamento fosse opera del mio camerata. Egli sfiorò la pittura e ritornò a sedere vicino a me. Uno o due secondi e lo scenario di caccia si frantumò in mille parti fino a scomparire del tutto e fu sostituito dall'immagine mobile di una immensa città fantastica, con ponti e strade sopraelevate. Torri e palazzi altissimi, piramidi tronche a terrazze, un fascio di elementi architettonici arditi si innalzavano sfidando la forza di gravità. Luci intermittenti e suoni periodici, la rendevano viva.

  • È Petralunata, la città sotterranea edificata dagli atlantidi 20mila anni fa. Si trova cinque kilometri sotto i nostri piedi.
  • Chi ci abita?
  • Nessuno ancora. È comunque in perfetta efficienza. Abitabile e capace di ospitare un milione di persone. Quando i cardini del tempo si staccheranno dall'infisso cosmico e l'umanità traslocherà su di una rinnovata terra, allora rimarranno gli esuli, scelti per attendere che la ruota rifaccia appieno il suo corso. Troveranno rifugio su Petralunata che li attende da millenni.
  • Quindi Ardè, una piccola parte dell'umanità sarà scelta per restare, riparandosi sulla Luna. Ma chi sceglierà quali uomini e donne dovranno rimanere? E come ci arriveranno? Ma soprattutto, sembra una punizione terribile.
  • Quel mattacchione di Scandurra le chiamava botole, no? Vie remote che connettono altri universi alla Terra. Non vi sono problemi insormontabili a far passare un milione di persone attraverso le botole. Quante ne sono? Un migliaio almeno, quelle capaci di far passare più persone di seguito. Non vi sono ostacoli tecnici. Semmai sarà difficile far comprendere a tutti che esiste una realtà ben più complessa di come ce la descrivono i professionisti del sapere. I condizionamenti sono duri a morire. Comunque... un segnale cosmico dal centro della Via Lattea giungerà sulla Terra, e sarà percepito dagli esuli. Il faro galattico manderà più volte l'impulso-visione, il tempo necessario per captarlo. Poi ognuno farà la sua scelta. Altro che punizione. Un compito elevato, difficile ma entusiasmante... dovranno instaurare il centro perduto.
  • Sai bene Ardè, che il passaggio attraverso la botola non è una passeggiata di salute. Il maestro ci ha addestrati, ripuliti, trasformati prima di intraprendere l'immersione.
  • Sì, Angelo, lo so. La conversione di solito riguarda la dimensione interiore di una persona, il suo cambiamento, il suo pensiero. Qui però è il mondo come lo conosciamo che è in gioco. Ci troviamo oggi di fronte ad un accadimento planetario, che tutto coinvolge, che tutti coinvolge. In ragione di questo, la conversione si intenderà in termini di vista nuova, nel senso anche fisiologico. Ogni parola aprirà l’intelligenza. Chi guarderà il Varco, sarà stravolto da un immane temporale che lo squarcerà e allo stesso tempo lo pulirà, così, dissolta ogni nube, potranno di nuovo mostrarsi le stelle di un nuovo firmamento. Faremo tutti una capriola cosmica. Questo è il senso della nostra vita. Prima che queste cose accadano, andremo incontro ad una notte ancora più buia persino di quella precedente la creazione. Saturno mostrerà la sua vera natura e i suoi anelli artificiali imploderanno fino a strozzarlo. Come direbbe Scandurra, saranno c**** amari.

Mille domande mi frullavano per la testa. Ardengo dimostrava di conoscere assai bene e in dettaglio, cosa sarebbe successo alla fine dell'anno 2012.

  • Ora ti mostrerò una registrazione da una bobina magnetica, di un evento per certi versi analogo a quello in cui sarà coinvolta la nostra Terra fra pochi anni. Un grande pianeta di un altro universo cambiò posizione dimensionale. Una finestra immensa si aprì e tutto fu più chiaro.

    TORNADO AND LIGHTING

    FULMINE TEMPESTA NOTTE
    DOPO LA TEMPESTA

    MATERIACONTINUA

    I CIELI SOPRA DI NOI

    PETRALUNATA

    SATURNO COLLASSA

martedì 26 luglio 2011

IUS 41



Grande come Piazza del Comune, simile all'otturatore centrale di una macchina fotografica, la bocca gigante si trovava perfettamente al centro del cratere. Lentamente ci avvicinammo e con la medesima lentezza una serie di lamelle poste sullo stesso piano, sei per la precisione - imperniate su due circonferenze concentriche che si muovono una al contrario dell’altra - si mossero verso l’esterno e ci consentirono di passare. Una corrente fluida mi sospinse dolcemente fuori dalla tavola volante e mi sentii sospeso e con un movimento rallentato planai verso il piano sottostante. Gli uranidi, con le rispettive navicelle interdimensionali, scomparvero alla mia vista e mi ritrovai solo soletto dentro un cratere lunare. Cacchio! E adesso? Una debole luce verdastra a mala pena illuminava quel luogo. Le lame sopra di me si richiusero senza rumore. Già, sulla Luna non essendoci atmosfera i suoni... A quel punto, ebbi uno scuotimento formidabile per tutto il corpo. Vomitai pure quello che non c'avevo e colpi di tosse che sembravano non finire mai mi fecero stramazzare al suolo. Percepii tutto il mio corpo e la mia natura di essere umano, proprio lì dentro. Chiuso e, pensai, prigioniero. Lo stato sidereo era meno di un ricordo. La carne mi bruciava e le sensazioni psichiche ritornarono ad invadere la mia mente. Il peso dell'umano si faceva sentire, eccome. Caspita. Era tutto vero, reale, maledettamente tosto. Respiravo, sentivo l'ossigeno che mi riempiva i polmoni. Ma allora prima, quando quegli esseri eletti mi traghettavano da un universo ad un altro, come facevo? Non avevo memoria di aver respirato. E ora? In quel momento, l'esperienza e gli insegnamenti di Scandurra – dove sei? - mi ridiedero forza.

Quando procedo da solo - mi suggeriva il rapporto ispirativo scandurriano cui non sarei stato più in grado di sfuggire - mi lascio abbandonare all'istinto magnetico, esso mi guiderà sostenendomi anche e specialmente in quei posti senza voce, senza variazione di forme. Un altro aspetto del bagliore, del lumen che viene in mio soccorso. Grazie ad esso, non mi prenderà al collo la cosmofobia. Sarò invece investito da una provvidenziale onda rivelativa senza limiti di spazio e di tempo, attraverso impulsi di alto magnetismo immaterializzato.

L'area circolare dentro la quale mi trovavo, divenne più chiara. Ciò mi permise di intravedere sulle pareti pannelli di metallobronzo e meccanismi composti da perni, rocchetti, ruote seghettate; riquadri indicatori, leve e pulsanti di varia grandezza. Vu meter quadrati rotondi, triangolari si alternavano a maniglie verticali e bobine. E poi morsetti, raccordi, canaline, manicotti. Da alcuni condotti fuoriuscivano vapori grigiocelesti che formavano colonne-serpentoni che toccavano il soffitto del locale. Mi trovavo veramente sul satellite della Terra e in quale epoca? Tutto lasciava intendere che mani umane avessero toccato quel posto dimenticato. Sentivo, ormai, con assoluta certezza che uomini come me si trovavano sulla Luna da un bel po' di tempo. Mi avvicinai a quei pannelli elettro-termo-meccanici. Toccai una maniglia. Era concreta, solida. La superficie dura e porosa, mi dava la strana sensazione di essere familiare e al tempo stesso extraterrestre. Mi feci guidare da quell'istinto magnetico che mi diresse verso una porta rettangolare. Come per magia si aprì da sola e una valanga di vapore caldo mi investì.

Mi venne in mente l'immaginario letterario di Giulio Verne. Forse non era fantascienza quella che leggevamo da ragazzi. Eravamo proprio sicuri che la tecnica e la scienza nata dalla modernità fossero il prodotto più avanzato della storia umana?

La civiltà di Atlantide aveva raggiunto livelli di conoscenza incredibili. Avevano esplorato mondi e dimensioni, costruito macchine stellari e manipolato ogni tipo di energia e dopo la sparizione del continente, un bagaglio di sapienza e di tecnologia era pur sopravvissuto e trasmesso a pochi superstiti. Scandurra era considerato in quella parte di universo, un atlantideo. Usava spolette che gli permettevano di immergersi in varchi interdimensionali attraverso botole cosmiche. Era lui stesso una spoletta e ne avevo potuto apprezzare le gesta. Perché escludere che la Luna fosse abitata? Perché considerarla soltanto un ciottolone che girava intorno al nostro pianeta? Quali segreti custodiva? Non era solo appannaggio di poeti e romantici credere alla sua natura animata e qualcosa mi diceva che tracce del continente scomparso le avrei trovate proprio lì.

Gli esuli di Atlantide avevano comunque conservato intatte le capacità fantastiche tipiche del loro elevato grado di sviluppo, ciò non escludeva quindi che potessero muoversi a piacimento dappertutto, indipendentemente dalle ere storiche. Extrastorici, tuttavia interagivano a volte con noi. Operavano in segreto, sebbene qualcosa traspariva dalle cronache e dai miti degli antichi popoli sumeri, maya, indù. Egiziani, greci, romani e germani ci raccontavano cose prodigiose, magiche, sovrumane. Innalzavano monumenti immani per collegarsi al faro-pinnacolo galattico. E i costruttori di cattedrali? Le pietre soniche, gli archi a basso magnetismo e gravità limitata, i demoni cristallizzati da furbi alchimisti, le loro ubicazioni a terra che rimandavano ad una mappatura celeste, gli spinotti cosmotellurici... Quante conoscenze andarono sepolte o tradotte male? Quanti uomini si fecero custodi di segnacoli ed energie mascherate per i profani?

Attraversai la porta. Ero in ballo. Avrei incontrato sicuramente qualcuno che mi avrebbe parlato del futuro della Terra. Avevo un compito pazzesco, ingombrante e pesante per le mie possibilità, ma non potevo certo tornare sui miei passi. Mi toccava. Un'altra porta di ferro a pochi metri si aprì e intravidi un salotto, credo stile ottocento, decisamente terrestre. Vi entrai. Una lampada dalla luce soffusa era accanto ad un signore seduto in poltrona. Era un giovane uomo vestito in linea con l'epoca dell'arredamento. Egli si alzò e mi venne incontro con fare cordiale, anzi, si mostrava contento. Ma io lo conoscevo. Un vecchio allievo di Scandurra... e che abitava sulla Luna. Ero fuori di testa, evidentemente.

  • Angelo ti aspettavo. Bello rivederti. Siediti – mi indicò una poltrona a fianco della sua - che sarai abbastanza scosso dal viaggio. Il nostro compito è quello di far comprendere a tutti che soltanto un atto di conoscenza può farci uscire dalle paludi del nostro tempo. Esso prelude al grande cambiamento. Ricordo che sei astemio, ma un brandy è quello che ci vuole.


mercoledì 6 luglio 2011

IUS 40



Contemplando quella magnifica natura, mi lasciai condurre dal fiume dei miei pensieri; meditazioni su svelamenti. Non esiste un solo universo, e quello che vediamo non è il più importante. Ho scoperto cosa c’è “dietro” il visibile, l’invisibile, l’altro sole... lo spazio è contenuto nel Pensiero. Con i viaggi cosmici scoprivo l’infinito nelle cose. Perché la vera mistica non è che lo straordinario dell'ordinario. Il reale è molto di più di quello che i nostri sensi possono percepire. Il miracolo è alla radice delle cose, è l’essere stesso di ciò che siamo e di ciò che ci circonda. Scandurra mi dimostrava ad ogni occasione che il sovrannaturale è implicito nel naturale. Noi troviamo la vita al suo più alto grado d’intensità. Siamo alchimisti perché purifichiamo la terra col nostro corpo. Noi viviamo ogni istante l'esperienza d'un Universo la cui immensità, mediante l'alchimia dei nostri sensi e della nostra ragione, si raccoglie sempre più semplicemente in ciascuno di noi. Non da tutti è percepita coscientemente, ma è comunque vissuta, registrata, interiorizzata. Anche il nostro corpo è tessuto di immensità, attraversato da linee epidermiche, strade connesse all'infinito. Parti di un tutto. Si stabilisce sin dall'inizio un vincolo organico tra il Divino e ogni uomo. Il decadimento dei mondi e dell'asse strutturale ontologico poi, attenuerà tale rapporto, ma non potrà mai essere reciso, perché noi esseri viventi siamo penetrati nell'Universo da una porta sovrannaturale. Scandurra direbbe che l'umanità così come la conosciamo e tutte le civiltà extraterrestri, sono apparse da un numero consistente di botole, athanor cosmici al servizio di fabbricanti d'universi. Le botole, ma cosa sono in realtà? Sono punti di transito che possono essere confrontati ai cambiamenti di stato (solido, liquido, vapore) dei corpi fisici. Quando la superficie si riduce a un punto, il solido cede, il liquido bolle. Sarebbe come dire che al punto critico di una curva geometrica si produce una reazione chimica, l'intensificazione di un colore produce l'energia elettrica, ecc. La sfera intera delle cose si trova ad avere la proprietà essenziale di contrarsi poco a poco sul suo centro, per avvicinamento sempre più riflesso degli elementi [centri] che la compongono. L'Universo si completa in una sintesi di centri, in conformità perfetta con la legge dell'Unione. Scandurra era l'icona di questa legge, difatti cercava, quando accoglieva qualcuno nella sua bottega magica, di farsi vuoto, di non interporsi, di aprirsi simultaneamente all’altro e al Divino. Quello che compresi e feci mio dopo è che, per arrivare a questo doppio vuoto, bisogna aver raggiunto la preghiera “spontanea” che non si separa più dal respiro e dal battito del cuore.. Allora l’uomo non prega più, è egli preghiera, in lui si formula la celebrazione dell’universo, egli diviene sull’altare del cuore, il ponte del mondo. Tutto è riempito di luce.

Su quell'altissimo pinnacolo stava per accadere qualcosa di grande e, tanto per cambiare, mi sentivo inadeguato. Qualunque esperienza si possa fare, non arriveremo mai a comprendere interamente il concetto di immortale, che domina i cieli, le stelle e i pianeti, le tempeste elettroniche e termonucleari, gli orrori e gli incanti della Natura. Lassù, in prima fila cresceva in me il desiderio di eterno, di immortale. Eppure ero agitato, inquieto. Stavo per compiere un viaggio sino ai limiti del creato, del tempo e dello spazio. Certamente ci sarebbe voluta una penna ben più agile e immaginifica di quella mia, per descrivere le sensazioni sovrumane che avrei provato. Ma i grandi eventi sembrano capitare ai dilettanti volenterosi... Ogni cosa che vidi rimase impressa a fuoco nella mia giovane anima, sebbene le parole non riusciranno mai a descrivere compiutamente quanto da me vissuto.

Fissavo smarrito quel panorama, mi confondevo con esso. La coppia di stelle luminosissime si avvicinava decisamente alla nostra postazione. Mentre le osservavo concentrato, con la coda dell'occhio feci caso di sfuggita ad un fatto che la mia mente non poteva, non voleva accettare. D'un tratto, delle onde mostruose stavano sormontando le montagne tutt'intorno a noi. Dapprima sembrava un ammasso di nuvole, poi si faceva sempre più evidente un'onda immane che scavalcò le cime montane. Il paesaggio mutava velocemente. Ebbi un moto di terror panico. Cercai il braccio di Scandurra. Non riuscivo nemmeno ad emettere un suono. Il cielo diventò nuvoloso e l'onda-oceano coprì tutta la valle in un batter d'occhio a velocità altissima, fino ad infrangersi di poco sotto la piattaforma della torre. Il mare era mosso, agitato da enormi cavalloni che però rallentavano curiosamente, rasentando il bordo del piano dove ci trovavamo, senza sommergerci. Spumeggiavano, ci incalzavano, ma c'era qualcosa che li frenava, solo alcuni schizzi freddi ci colpivano. L'aria s'era fatta pregna di acqua salsoiodica polverizzata. Stavamo in mezzo ad un mare grigioazzurro. Impressionante il rombo sordo di quella massa d'acqua, come un maglio mi colpiva al plesso solare. Il maestro mi strinse il polso e ne ebbi un giovamento immediato di elettricità diffusa in tutto il corpo. Di fronte a certe cose emergeva la mia vulnerabilità, la mia debolezza.
Le stelle si avvicinavano sempre più verso la nostra direzione. E così vidi due lance volanti, che emettevano quel bagliore accecante. Sì, due barche leggere che sfiorarono agilmente la superficie delle acque, come se nulla fosse. A bordo di ogni lancia vi erano due esseri misteriosi in piedi, che ci guardavano. Il cuore mi batteva forte e la mia coscienza si accorciava in un punto piccolo piccolo. A pochi metri da noi, sospesi sulle acque, stavano quattro esseri rivestiti d'una succinta tunica rosso cupo, che lasciava vedere le gambe nude e senza maniche, stretta ai fianchi da una cintura colore dell'olivo. Giovani, dalle sembianze umane, portavano un berretto nero, che sulla fronte si apriva a raggiera e si ripiegava sulla nuca. Con mia evidente sorpresa, uno di loro mi parlò in italiano o almeno così intesi.

  • Rasserenati come la nuova veste che ti ricopre!
Guardai i miei vestiti e con meraviglia mi vidi addosso una tunica blu. Dove erano andati a finire i miei vestiti? Vivevo un'allucinazione? O cosa?

  • È il tuo corpo sidereo – mi fece Scandurra rassicurante – ora stai percependo questo tuo nuovo stato.
  • Ma chi sono? Angeli?
  • Uranidi, per la precisione, soltanto uranidi – mi corresse il maestro.

L'essere che mi aveva parlato fece un gesto universale per invitarmi a bordo della piccola barca. In maniera dapprima maldestra poi, quasi con naturalezza, spiccai un salto ed entrai nella lancia luminosa. Non sentii paura né disorientamento.

  • Approderemo oltre la linea dei mondi, per meglio vedere i tempi che verranno.

Quasi li sfioravo. Erano alti 190cm o poco più. Avevano una pelle luminosa e bianca. Letteralmente bianca. Profumavano di cose belle, anche se non saprei dire quali. Bello l'aspetto, dolce l'atteggiamento. Erano angeli?

  • Riferirai agli uomini. Comunque pochi ascolteranno. Altri navigatori prima di te, hanno visto e riferito. Ti scambieranno per folle o per profeta, l'ennesimo. Siamo esseri provenienti da altri mondi, fatti di forma che governa l'energia, come te.

Quelle frasi mi rinfrancarano. Anche se non erano angeli, sicuramente mi trovavo di fronte ad esseri così progrediti da sembrarlo. Uranidi, secondo Scandurra. Balbettai non so quali parole. Pochi istanti dopo, mentre tentavo di porre qualche domanda, la lancia si oscurò. All'improvviso l'oscurità fu rotta da due linee abbaglianti, che sfrecciavano fino all'infinito, dove pareva si congiungessero in un cerchio potentissimo, che diffondeva fasci di luce dai riflessi d'oro. Le linee partivano dalla nostra navetta sulla quale mi trovavo. Essa però aveva perduto ogni luminosità; ma correva velocemente e sicura sulle acque in tempesta, tutto superando, tutto vincendo.
Dove mi avrebbero condotto gli uranidi? Il mistero avvolgeva la mia vita. Cosa mi avrebbe riservato il destino?

  • L'atlantideo ha formato una forte genìa nel corso degli anni. Hai molto tempo davanti per crescere. Prima di te, altri della talenti si sono immersi nei varchi. Hanno veduto quello che verrà. Saprai descrivere, trasmettere e trasformare la gente che ti seguirà? È un peso conoscere, a volte acceca, perciò gli umani spesso chiudono gli occhi.

Ascoltavo sbalordito. Mi trovavo con esseri cosmici elevatissimi. Sembravano divinità greche o indù. Eppure erano come me, come ogni altro essere umano della Terra. Ogni vivente possiede un'essenza, è ciò che ci accomuna tutti.
Osservai meglio la lancia che mi trasportava. Sembrava più una tavola come quella usata dagli sportivi californiani per cavalcare le onde dell'oceano. Il suo colore era celeste chiaro. La sua base era piana ma semitrasparente. Uno strato, tipo silicone o gomma, lasciava intravedere intricati geroglifici sottostanti. Non capivo come facessero a guidare la navetta. Né comprendevo come potessi stare in piedi, dritto, senza alcuna fatica e senza avvertire la gravità e la forte accelerazione. Incominciammo ad allontanarci dalle acque, e mi sentii ad un tratto come trasportato da una forza sovrumana che mi attraeva. Salivamo a velocità pazzesca. Stavamo lasciando Deya. In quell'universo, gli astri e i pianeti li avvertivo vicinissimi, li vedevo in movimento e la mia mente comprendeva, così naturalmente, come le varie forze, sviluppantisi dai movimenti impressi loro dal Creatore, generassero altre forze, che con i loro contrasti, tenevano sospesi i corpi celesti. Ogni sole o pianeta che incontravamo, emetteva un suono. Guardavo e ascoltavo. Mi commossi. L'infinito azzurro, seminato di astri, mi attraversava. Poi, una domanda scema mi distolse. Come facevo a respirare nello spazio? Lo percorravamo sopra una tavola non più grande di una barca, scoperta, e respiravamo senza problemi. Mi spaventai. Notarono la mia paura, evidentemente. L'altro che non aveva ancora parlato, sorrise e appoggiò la sua mano sulla mia spalla. Provai un tepore strano ma positivo. Gli chiesi quale fosse il suo nome, se poteva dirmelo.

  • Bina, è il mio nome. Mio fratello è Saril-Da. Gli altri due si chiamano Tion-De e Farà. Abbiamo visitato già la tua terra ed è bella. Voi siete così estremi nel sentire e nell'agire. Ho conosciuto degli uomini e delle donne. Ho apprezzato le vostre speranze, compreso le vostre paure. Attendete un segno dal cielo perché la vostra epoca è così povera di futuro. Ma perdonami, tu volevi farmi anche un'altra domanda. Non posso fare a meno di sentirla dentro di te, ma per rispetto rivolgo altrove il mio fuoco.
  • Bina, volevo chiederti come facciamo a muoverci sopra questa tavola e, poi, beh io respiro pur trovandomi nello spazio. Come è possibile questo?
  • Vuoi che ti sveli i misteri degli uranidi, così come ci chiama Scandurra? Non abbiamo divieti né limitiamo la conoscenza a pochi prescelti. Abbiamo donato tutto a tutti negli universi in cui siamo stati, e ognuno ha preso secondo possibilità e fine. Non si può riempire una brocca più della sua capacità, e la sua misura è sempre quella giusta. Talvolta gli esseri dei mondi terreni non hanno cognizione della loro grandezza ma nemmeno della loro finitudine. Ah! Vuoi sapere come ci muoviamo. Conosci di massima come certe civiltà costruiscono le loro navi stellari, come scivolano tra i varchi. Alcune usano elementi naturali seppur trasformati, altre ancora, poche per la verità, hanno raggiunto livelli insuperati. Parlo di materia binomiale, filosofale direbbe Scandurra. Ora tu ti trovi sulla prima navicella interdimensionale costruita dagli ingegneri cosmici. Viene descritta nei libri sacri di tutti i popoli. Non è immateriale come tu puoi ben vedere, eppure il suo stato è sottile. Ha due facce, esterna e interna. È indistruttibile, può essere durissima ma anche fluida. La guida è semplice: c'è un rapporto d'ordine cosmobiologico che collega la navicella al suo pilota. Attraversa i varchi tra dimensioni, perché è in grado di farsi attraversare da essi. Non è in vendita, però.
Battuta regolare. Si fece una gran risata e questo me lo rese umano.

  • Ma allora la Bibbia sarebbe una cronaca che descrive i vostri viaggi nel nostro mondo?
  • Tutte le religioni hanno origine da un'accadimento speciale: una interferenza terra-cosmo. I racconti sulle origini delle civiltà, sono descrizioni puntuali di questi contatti. Vanno però distinte le gerarchie tra i celesti e noi. Entrambi abbiamo comunque assolto a dei compiti elevati per il bene dell'umanità. Noi siamo fatti come voi, forma ed energia, i celesti, invece, sono pura energia. Poi ci sono gli oscuri e come ben sai, perseguono la distruzione dei mondi. Anch'essi si dividono in due manifestazioni, evanescenti e densi. Gli oscuri, diciamo, più densi hanno stabilito alleanze con i titani provenienti dal sottomondo. Gli altri hanno scelto di colonizzare l'anima degli uomini e di deviarne il cammino.

Ero tutto preso ad ascoltare Bina che non mi resi conto che ci stavamo avvicinando all'emisfero della Luna avvolto nella notte. La riconobbi facilmente perché intravidi la nostra Terra, azzurra e bellissima, sospesa sull'orizzonte del satellite. Insomma, avevamo attraversato un altro universo per ritornare dalle mie parti. E senza passare dagli scali. Rimasi interdetto, ma non cercai risposte subito, attesi gli eventi. Mi si offrì allo sguardo un paesaggio grigio, eppure interessante. Crateri qua e là d'ogni grandezza, catene di montagne e pianure, si delineavano nitide in quel sereno tempestato di stelle. Ma quello chi vidi mentre ci avvicinavamo ad un gigantesco cratere, fu qualcosa di stupefacente. Mai e poi mai mi sarei aspettato di vedere una cosa simile lì.


mercoledì 15 giugno 2011

IUS 39




  • Perché collaborano con noi? Perché si fidano così tanto da farci vedere la fine del nostro mondo? O ci vogliono fregare per indurci a cambiare il futuro già scritto?
  • Il mondo non finirà, Angelo, credimi. Si sposterà soltanto. Loro non si fidano di noi né ci sono alleati. In questa guerra cosmica il nemico non sempre è quello che ci sta di fronte, quindi raccogliamo le forze e partecipiamo insieme agli eventi grandiosi che riguarderanno tutti i popoli degli universi, pur mantenendo le nostre posizioni e ragioni. Qui non uccidono l'avversario, magari se lo mangiano per ... beh a loro interessa incasinare le nostre manovre. Fregarci una spoletta che ritengono più utile di altre. Rubarci informazioni su questo o quello... sono stranetti, Angelo, non ragionano come noi, quando ragioniamo... ma non per questo sono stupidamente cattivi. Diffondono il morbo perché magari sbrirciando sui possibili futuri leggono tracce che gli suggeriscono che il male minore è la morte di migliaia di cristiani per evitare il peggio. Hanno la capacità di prevedere disastri, cataclismi, fine di mondi, leggono le tracce del movimento del Tempo e del Kaos e per questo la sanno lunga.
  • Si sostituiscono a Dio, cacchio.
  • Angelo Angelo, ci sono cose più complicate, diverse da quello che ci raccontano sulla terra. Dio? Chi ha creato tutto, ha messo a disposizione ogni cosa. C'è chi si prende la potenza senza chiedere il permesso, chi non la prende per paura di commettere un peccato, chi nemmeno ci fa caso che c'è tutto questa roba a disposizione. Noi non ci prendiamo niente, noi sappiamo abbastanza per farne buon uso e poi bilanciamo tutte le energie in gioco. Abbiamo bisogno anche dei cosiddetti cattivi così come loro hanno bisogno di noi. Perfino gli artefici, gli ingegneri cosmici che hanno costruito le botole tra universi, non hanno potuto fare a meno dell'aiuto di chi li ha traditi. Giuda era l'uomo che portava la borsa, ossia la conoscenza e sapeva quel che faceva, sebbene fosse infame il suo gesto. Alla fine i contrari si riuniscono. Ma i carnefici non vivranno mai assieme alle loro vittime in qualche paradiso inventato dai preti. C'è sempre un codice da rispettare, pure tra opposti. Chi sgarra paga sempre e comunque. Giuda era una superspia in grado di leggere i tracciati temporali. Riuscì a sconfiggere il Sinedrio illudendoli che se avesse consegnato nelle mani della giustizia il Cristo, la sua azione sarebbe stata ridotta e dimenticata. Agli occhi del mondo, Giuda sarebbe lo stesso passato come il traditore di sempre. Da quel momento, invece, è iniziato tutto.

Non mi accorsi della fine corsa. I sei soldati dell'Ombra ci scortarono fuori dalla stanza e ci trovammo dentro un tunnel lunghissimo, pieno di condotti e cavi, sporco di fango e detriti, malamente illuminato da lampade schermate blu. I militi ci precedevano con passo veloce e io stentavo a stargli dietro, mentre Scandurra sembrava pienamente a suo agio in quella fogna. La puzza di escrementi era ai limiti del sopportabile e ciò rendeva ulteriormente curiosa la situazione. Già, perché mi ero immaginato ampi saloni pieni di schermi o chissà cosa altro; macchinari, scale mobili. Insomma, lo scenario era bel lontano da qualsiasi previsione. Chiesi a bassa voce che diavolo di posto fosse quello in cui ci trovavamo. Il maestro ridacchiò.

  • Vuoi conoscere le fondamenta di Babilonia? Vuoi sbirciare oltre le mura del Tempo? Dovrai sempre passare dalle fogne dei mondi. Ci troviamo nei condotti di Deya, dove tutto riposa stagna muore sopravvive strilla trapassa fonde e ritorna come prima. Guardati soltanto da quei topacci neri. Spuntano all'improvviso e azzannano le palle dei malcapitati. Se ti mozzicano non mollano più. Io li chiamo rosicapalle. Brutte bestie, certo, ma che vuoi... pure loro tengono famiglia.
  • Ah! Pure.

Misi in allarme tutti i sensi, soprattutto accesi il bagliore. Continuavo a non capire. I condotti, il Tempo, Babilonia. Il tunnel deviò ad un certo punto verso sinistra. Stesso spettacolo. Intrigo di fili, tubi e merda in quantità industriale. Poco distante dai soldati una cosa, una bestia scura delle dimensioni di un cane di taglia media scappò fuori dalla melma e si diresse velocissima verso il primo. Scandurra emise un suono basso e poi un altro stridulo e il rosicapalle sgattaiolò – non conosco un verbo per il topo – verso il soffitto del condotto per poi imbucarsi in un pertugio che non avevo notato prima. Il capo del manipolo ringraziò il mio maestro in un italiano stentato ma comprensibile. Ma il pericolo non era ancora finito. A circa cinquanta metri, un branco di quelle bestiacce si dirigeva con passo di carica verso di noi. Caspita, da dove erano sbucati? Guardai con speranza Scandurra. I soldati si fermarono e seppur armati rimasero come bloccati. Forse non potevano far fuoco dentro quel condotto e si girarono anch'essi speranzosi verso il maestro. Evidentemente ne conoscevano le doti, non lo so, ma non c'era molto tempo da perdere. Alloro il fruttarolo di Viterbo si fece strada tra i soldati e fece un cenno con la mano di accucciarci. Una scarica elettrica azzurroverde luminescente, un suono di basso profondo e via. Ci trovammo tutti carponi in un altro tunnel, sempre maleodorante ma libero da ospiti indesiderati. Scandurra aveva aperto e chiuso una botola occasionale, di quelle che trovava sempre e comunque.

+ + +

1. A proposito della capacità speciale di Scandurra di attraversare o, come direbbe lui, di scivolare da un posto ad un altro violando i limiti di spazio tempo ed energia, credo meriti qualche approfondimento. Sarà non di poco conto tentare di racimolare piccoli elementi per poi inserirli in una qualche inquadratura concettuale. Non sono in grado, per la verità, di elaborare un teorema generale che includa il meraviglioso. Forse non è proprio possibile circoscrivere ciò che non può essere legato. Carpisco qualche frammento qui e là dalle imprese del maestro e da quanto mi concede. Non posso nemmeno pretendere di usare i parametri della ragione per cose che vanno oltre ogni ragione umana. Blaise Pascal a tale proposito ci ricordava che il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Persino sui foglietti acclusi nei cioccolatini Baci Perugina, si trova questa massima fondamentale, sebbene usata in ambito sentimentale. La Realtà, quella immensa, non può essere inclusa da nessuna teoria esauriente. Ci confidava Scandurra che a volte riusciva a far cose che andavano ben oltre i suoi mezzi. Ci riusciva e basta. Era l'intuizione, l'illimitata sapienza racchiusa nel non sapere. E per quanto riguarda lo strumento principe delle immersione nei varchi interdimensionali, la spoletta, beh, le notizie su di essa non erano mai esaurienti. Scoprivamo sempre qualcosa di nuovo sulle sue caratteristiche e significati.
Ogni spoletta è un mondo a sé. È un pò come guardare dal buco della serratura di una stanza contigua con leggi e situazioni uniche. Dal buco della serratura si vede la Natura in tutta la sua vastità e meraviglia, perché il buco è nella Porta di Giano, la quale non immette in una stanza vicina, ma nell’altra metà della stanza intera della manifestazione materiale, di cui la nostra mezza stanza è quella del mondo sensibile. L’Universo è bilocale. C'è un filo dal quale è possibile riaggomitolare gli eventi.

2. Entriamo proprio nel cuore della missione. Del senso ultimo della nostra storia. In quegli anni Settanta di apprendistato e di consapevolezza crescente al seguito di un maestro insolito, forse unico, sicuramente sconosciuto; in quegli anni di rivoluzione underground vera o presunta che divampava in tutto il mondo, da una bottega di 'frutta e verdura', in quel di Viterbo, avvenivano trasformazioni. Le informazioni che stavamo mano a mano acquisendo, non potevamo capire fino in fondo quanto valessero, quanto potessero tornarci utili. Era un impresa ardua ricucire tutti i dati in una trama leggibile. L'anonima talenti si stava formando nostro malgrado. Le esperienze dei singoli erano patrimonio di tutti. Un passo che facevo io, portava avanti tutti e così era per gli altri. Un fascio di forze benigne nei gangli del sistema dei mondi. Non era soltanto la nostra terra ad essere schiava di potenze occulte. Certe trame coinvolgevano tutti gli universi. Uno spiraglio di luce acceso quaggiù, riverberava ovunque. La responsabilità delle scelte che ogni uomo è portato a fare, è enorme. Oltre ogni immaginazione. Pochi se ne rendono effettivamente conto.

3. I tempi ultimi che stiamo vivendo, non sono la continuazione scalare dei precedenti: come una linea retta che proceda stancamente verso chissà quale futuro. No, la cesura epocale ci nasconde impreviste manifestazioni, macrocosmiche e individuali. Il futuro rimanente si insinua nei nostri sogni come se la mente, di notte, compisse ricognizioni lungo la quarta dimensione. Come si insinua? Con un segnale che ci avverte anche in pieno assetto diurno della coscienza, malgrado ci troviamo risucchiati dalle correnti samsariche, dal contingente, dal transitorio. Un segnale imperioso, un richiamo, che irrompe dal profondo e si modula in svariate maniere, la più tenue delle quali è rappresentata dal presentimento immotivato che 'qualcosa sta per succedere'. Non tutti i presentimenti hanno valore precognitivo; ma in molti casi la correlazione con l'evento epocale della fine dell'anno 2012 è innegabile. Non mi sorprende se a fronte di tali fenomeni insoliti, metapsichici, l'establishment culturale è irridente e scettico. Del resto è ostile ad ogni pensiero innovatore, tanto più se noi, 'fuori dal coro', sosteniamo che il futuro spiega il passato. Cosa volete che pensino i depositari della scienza ufficiale su le crisi di angoscia e paura che assalgono moltissime persone e che riguardano la fine di un mondo: fobie, nevrosi, fughe dalla realtà, sarebbero le diagnosi. C'è uno stretto rapporto tra nevrosi e premonizioni. Se da qualche parte tuona da un'altra lampeggia. Il futuro di ciascuno di noi è registrato nelle profondità della coscienza. Lo sperimentiano ogni giorno. La vita stessa è formata in buona parte di contatti con la realtà futura, spesso sono contatti furtivi, sovente inavvertiti. È la mente cosciente che tende a difendersi e li mette fuori legge. Se così non fosse, il presente e il futuro tenderebbero ad accavallarsi disordinatamente anche sul nostro schermo mentale diurno, e non sarebbe l'ideale per condurre la propria esistenza in un mondo a tre dimensioni, dove il tempo viene vissuto istante per istante, mentre l'attenzione si focalizza in continuazione sul mondo circostante e su ciò che esso pretende da noi che si faccia. Alla luce della problematica extrasensoriale è inevitabile adottare un antico e quanto mai attuale concetto magico, secondo cui noi viviamo due vite in parallelo. Una sul piano tridimensionale e terrestre, dove tutto appare soggetto alla legge di causalità e condizionato dalle localizzazioni e limitazioni spazio-temporali. Un'altra che si dispiega nelle dimensioni superiori dell'universo, le quali sono inaccessibili alla mente cosciente e si sottraggono per loro stessa natura a quelle limitazioni. Quel tipo di realtà superiore si inserisce ogni tanto nella nostra; e quando si inserisce, detta legge.

+ + +

La puzza che emanava quel luogo era veramente insopportabile. E proprio per questo motivo i soldati avevano indossato delle mascherine trasparenti che gli coprivano bocca e naso. Ci feci caso soltanto in quel frangente. E noi? Ci dovevamo sorbire quei miasmi fetenti, forse pure tossici? Scandurra intuì il mio reclamo.

  • Respira profondamente tutta la puzza del posto, fa bene per l'asma.
  • Ma io non soffro di asma.
  • E se un giorno ti dovesse venire?

Mi sfotteva come al solito. Perché non sfruttavamo i poteri di trasferimento istantaneo del maestro per spostarci senza il rischio di incontrare pericoli? Me lo chiedevo spesso, ma sarebbe stato inutile pretendere una sua risposta. Intanto il tragitto incominciava a farsi sentire sulle gambe. Mi dolevano gli stinchi. Eppure credevo di essere allenato; mi ritenevo un discreto sportivo, ma sembrava che in quella dimensione andassero riviste pure le certezze acquisite.
Improvvisamente ebbi la curiosa sensazione che qualcuno ci seguisse. Paranoia frutto di anomalie magnetiche? Eppure... dovevo urgentemente voltarmi e così feci. A non più di 40/50metri, un tizio effettivamente ci seguiva senza produrre alcun rumore. Sottovoce avvertii Scandurra di quella presenza. Lui mi sussurrò che avevo fatto un buon lavoro accendendo i sensi, per il resto non mi dovevo preoccupare, ché la strada era di tutti. Cominciai a respirare affannosamente quando i soldati si fermarono. Il condotto ebbe come uno scossone per poi inclinarsi di 45gradi verso destra. Non avvertimmo però la pendenza: eravamo tutt'uno con l'ambiente che ci conteneva. Poi, ebbi la sensazione che tutto ruotasse lentamente di 90gradi verso sinistra. Sembrava essersi stabilizzato il tutto. Un rivolo di sangue uscì dal mio orecchio destro e mi colò giù fino al collo. Mi spaventai, ovviamente. Il maestro mi prestò il suo fazzoletto; somigliava a quello di un carrozziere dopo una giornata di lavoro.

  • Ma è sporco, Scandurra. Mi verrà un infezione.
  • Quello che non strozza ingrassa.

Cercai un lembo pulito, invano, e mi detersi il sangue. I soldati nel frattempo ci avevano circondati assumendo una posizione di protezione. Non riuscivo ad immaginare cosa dovevo aspettarmi. O chi ci avrebbe raggiunti? Le lampade cominciarono a pulsare ad intermittenza, per poi cambiar di colore: giallo, verde, rosso, azzurro, blu. Ad ogni colore si univa un suono diverso. Poi, il silenzio e il buio. Non più di 30secondi e si aprì sopra di noi il soffitto e fummo elevati verso l'esterno, verso un cielo al tramonto, rosa rosso viola. Ci trovavamo su di una piattaforma circolare posta sopra un pinnacolo altissimo, forse di 10km.. Un forte vento freddo ci colpì senza ritegno. Il panorama cieloterra era grandioso. Cime altissime di montagne blu e rosso ci circondavano imperiose e noi stessi poggiavamo su di un rilievo non meno eminente. Non vi erano segni viventi espliciti ma poi comparvero a ore tre, due grandi stelle affiancate, splendenti, che sembravano aspettarci chissà da quanto. Non erano però finite le sorprese. Nell'aria c'era un non so ché di strano, un senso di attesa imminente. Di cosa? Non riuscivo a figurarmi niente di possibile, in quell'universo incredibile.

  • Angelo, registra tutto quello che vedrai. Quando sarai un uomo maturo, dovrai parlarne a chi sarà in grado di ascoltare su quanto vedrai da adesso in poi. Poco importa se ti crederanno. Conta ri-trasmettere l'energia scaturita dalle fondamenta del cosmo. Si è destinati a cose non riconoscibili subito, ma tempo verrà che tutto sarà più chiaro, evidente. Sarebbe meglio che gli uomini facessero un atto di fede per riconoscere la verità. Credere per conoscere. Predisporsi internamente. Aprire la porta. Poiché ciò che avverrà non attenderà i ritardatari. Te e gli amici della talenti, sarete chiamati ad un lavoro sottotraccia, cioè quello di ripristinare il ponte sulla Via Lattea, di modo ché la gente farà provvista di vastità.




giovedì 2 giugno 2011

CORRADO MALANGA, COLLABORAZIONISTA SUO MALGRADO



Secondo Corrado Malanga, demoni e dèi sono alieni. Respingendo la tesi di tutte le religioni e metafisiche, secondo le quali la Luce contrasta per sua intrinseca natura le Tenebre, l'ex ricercatore del CUN convalida acriticamente quanto sostenuto dagli addotti: demoni e divinità rendono schiavo l'uomo da sempre. Il Malanga ritiene che gli alieni trovino alloggio soprattutto dentro la nostra coscienza (e questo potrei pure condividerlo); che l'ipnosi regressiva può diventare l'arma letale nella battaglia contro gli alieni (al contrario, è la porta aperta ai ladri); che il sistema politico fa di tutto per insabbiare le sue analisi e ricerche (non più di tanto); che la Chiesa di Roma si rende complice del Nuovo Ordine Mondiale (preti che tradiscono ce ne sono, eccome). Per lui i fenomeni di adduzione sono fondamentali, centrali per risolvere l'enigma dei dischi volanti. Uso tale espressione obsoleta sia per nostalgismo, che per riportare gli eventi aerei inesplicabili agli albori dell'ufologia, nei termini che assunsero con le due principali ipotesi interpretative: 'viti e bulloni' e parafisica.
Il lavoro certosino di Malanga sui racconti degli addotti, lo ha portato verso lidi pericolosi, forieri di conseguenze disastrose per lui e per gli altri. Desume dalle sue sedute di ipnosi, principii e dottrine che ritengo devastanti e dissolutive per la già traballante struttura psicoanimica dell'uomo. Senza un minimo di discriminazione, di salutare dubbio, beve incautamente tutto quello che fuoriesce dalle gole profonde dei suoi soggetti. Non si rende minimamente conto del danno che sta facendo, perché è ignorante di metapsichica e di occultismo. Perché trovata una pista, non si è mai domandato se fosse un dono greco – cavallo di Troia docet.
Non voglio però dilungarmi sui moventi che hanno spinto Malanga ad imbarcarsi in questa avventura senza guida sicura, senza equipaggiamento e senza mappa. Credo utile affrontare il problema in profondità e ampiezza. Spero che Malanga legga questo post e mi risponda, meglio ancora, che rifletta un attimo sulla strada che ha intrapreso.


Ripeterò concetti già espressi nel blog, ma ripetere non è mai dannoso. Qualcuno potrebbe rilanciare su di me le stesse critiche che io rivolgo a Malanga sul piano metodologico, ma se fate un po' di attenzione scoprirete che certe cose risuonano al di là dei ragionamenti, della dialettica e delle formulazioni più o meno ben espresse.


  • È sperimentato (forse è meglio credermi sulla parola) che potenze avverse all'uomo - i saturniani insieme ai loro referenti terrestri - hanno rievocato sugli altari della modernità demoni arcaici e planetari da almeno due secoli, mascherandoli nelle forme più impreviste.
  • La più efficace strategia adottata da tali potenze, concerne la liberazione dell'inconscio attraverso i più disparati strumenti che vanno dalla psicanalisi alle droghe, dallo spiritismo alle ascesi invertite, fino all'uso di soggetti definiti 'addotti'. Obiettivo principale di questa azione, è la sovversione delle gerarchie dell'uomo interiore: l'intelligenza, la volontà e il sentimento.
  • Dall'inizio del kali-yuga albergano più o meno incontrastate forze immonde che dormono nella nostra psiche, nel corpo e nel sesso. Esse sono numina, presenze divine ma di segno negativo, che se risvegliate torneranno a dominare sul mondo.
  • È bene ribadire un concetto: le entità immonde, per manifestarsi nella maniera meno spettacolare ma più subdola, hanno bisogno di un medium. È necessario che il soggetto si trovi in uno stato crepuscolare di coscienza, spontaneo o indotto. Più la vigilanza è attenuata e più possono insinuarsi gli spettri, i parassiti della mente, che assumeranno identità via via diversificate, vestendosi degli abiti idonei al milieu culturale, sociale e storico.
  • Il nuovo medium, l'addotto, è una città assediata senza più porte.
  • Il passato arcaico del mondo, può rappresentare il più grande pericolo per il presente, a causa dell'ignoranza e della curiosità infantile di quegli scienziati alle prese con insediamenti monumentali di civiltà colluse con i saturniani. Per fare un esempio tragico: l'apertura di tombe protette magicamente al solo fine archeologico, è la prova dell'improntitudine umana di fronte all'ignoto profondo.
  • La personalità umana non è una roccaforte imprendibile: può essere occupata, invasa, assoggettata da intelligenze e volontà estranee dagli intenti sempre spregevoli.
  • Le entità che si sovrappongono alla coscienza dell'addotto, sono le stesse che si camuffano da spiriti dei defunti nelle sedute medianiche, grazie alla possibilità praticamente illimitata che hanno, di attivare i residui psichici e di pescare nel serbatoio inconscio.
  • L'ipnosi regressiva che Malanga assicura essere la chiave di accesso alla verità, funge da rituale necromantico, un mezzo potente per far accostare all'uomo le forze che lo sovrastano. Le forze in questione fanno parte di quel grande pantheon che racchiude innumerevoli entità distinte dai soggetti-addotti e pronte ad assumere il ruolo di suoi ospiti transitori o permanenti.
  • È decisamente pericoloso farsi attrarre e trascinare nell'orbita di forze e potenze che non si possono dominare. I riti magici, se si rivelano efficaci hanno effetti assai diversi, a seconda della zona dell'universo psichico – che va dall'infrarosso all'ultravioletto – con la quale tendono a stabilire il collegamento. I riti sacri si indirizzano in alto, verso la luce; gli altri, quelli stregoneschi, pescano nelle torbide zone sottostanti, che digradano dalla penombra fino al buio più fitto.
  • L'estasi ci porta verso l'alto, mentre ogni stato di coscienza che limiti la nostra libertà di scelta, non può che condurci verso l'abisso.
  • Gli invasamenti che subiscono gli addotti, sono scaramucce tattiche che gli oscuri, nel corso della guerra cosmica, accendono qua e là a scopo puramente diversivo, per distogliere l'attenzione dalle manovre strategiche che stanno compiendo. Infiltrando i loro incursori nel nostro territorio, usano l'arma della propaganda per indebolire le resistenze naturali e le credenze dell'umanità.
  • Malanga è convinto che l'uomo da solo, con le proprie forze, possa ergersi in mezzo alle rovine del mondo, scoprendo il divino dentro di sé, senza bisogno di dèi o avatar. Tale posizione denuncia una sorta di drammatica ingenuità di fondo, mista ad un superomismo di ritorno che ha portato gli uomini, nel corso degli ultimi secoli, ad infrangersi contro il muro del tempo e della storia. Non possiamo svincolarci dal divino creatore, non possiamo disconnetterci dalla fonte originaria, senza svuotarci e piegarci. La spiritualità del 'fai da te', tipica dei piazzisti americani del potenziale umano, poi deve tener conto della realtà nuda e cruda dell'esistenza. Siamo sì liberi di scegliere la strada da percorrere, l'eterno che è in noi promette sviluppi incredibili, ma guai a credere di poter fare a meno della sorgente da cui tutto proviene. Se ci priviamo dell'afflusso di luce permanente che proviene dall'Origine, diventeremo opache presenze come quei 'grigi' senza anima che svolazzano nei nostri cieli. Scandurra mi faceva sperimentare il risveglio del lumen, ma mi rammentava: - Ricordati sempre l'inventore.

    NON ENTRATE IN QUELLA PORTA

    SENZA VIA NESSUNA META

    SBAGLIA KRISHNAMURTI QUANDO CREDE DI POTER FARE A MENO DELLA TRADIZIONE E DELLE VIE DI ACCESSO ALLA VERITÀ

    LE RAZZE ALIENE SECONDO MALANGA: IN REALTÀ SONO MASCHERE CARNEVALESCHE CHE NASCONDONO LO STESSO MODELLO

    L'ETERNA TENTAZIONE DELL'UOMO