Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

giovedì 29 settembre 2011

IUS 44




Accennai con la testa ad un 'sì'.

  • Cosa sta succedendo dalle tue parti, un'emigrazione di massa? Ma state così male in quel paese? Diavolo di Scandurra, vi semina dappertutto... come ti senti adesso?
  • Bene grazie. Mi ha riscaldato quel liquore. Ma come mai parli in italiano? Dove siamo? Ah scusa, il mio nome è Angelo.
  • Stiamo salvando le ultime comunità rimaste su Lakustra, pianeta d'acqua. Il Varco è prossimo ed è bene tenersi a distanza di sicurezza fino al momento decisivo. Il nostro comando ci ha mandati a recuperarti. I dati in nostro possesso sulla tua posizione e tempo erano esatti. Leggiamo con discreto anticipo le tracce del chaos e questo ci rende in un certo senso attori principali degli eventi.
  • Siete umani?
  • Siamo esseri come te e come mille altri. Non abbiamo difficoltà ad imparare un idioma nuovo. Le possibilità della nostra natura sono immense. Le radici sono le stesse... Piuttosto il mio nome è Geter Delorenzi.

Mi indicò una cuccetta per riposarmi. In effetti ero stanchissimo. Mi passò pure una specie di tuta mimetica. Ero zuppo e un cambio di panni asciutti era quello che ci voleva e così feci.

  • Esiste in tutti gli universi quella guerra antica per la conquista del Cuore del Mondo. Nel tuo mondo è quel pezzo di terra che va dalla Mesopotamia all'India. Si dice che chi lo conquisterà dominerà il mondo. La guerra antica si dispiega in una rete intelligente così vasta che se ne vede solo un po' per volta. Essa è conclusa quando sono morti tutti. Non prima. Nel tuo mondo chi detiene le chiavi della rete è l'Inghilterra, da secoli. Utilizzano migliaia di agenti, dalle più diverse competenze. Psicologi, etnologi, poliziotti, interpreti, ingegneri, tutti addestrati, tutti provenienti da famiglie appartenenti alla nobiltà o vicina ad essa. Ma ce n'è uno che coordina l'intera rete. Dubita sempre su quanto dice un suddito di sua maestà la regina, ma non tenerne conto sarebbe da stupidi. Le spie più efficienti si muovono come etnologi che non si muovono mai a caso. Insomma se un etnologo ti vuole entrare in casa, spranga la porta.
  • Come fai ad essere così informato sulla mia Terra? Vivi in un altro universo e... - mi fece un gesto con la mano come di aspettare.
  • Sono terrestre. Ho fatto l'apprendistato nell'anonima e inviato qui, per un compito speciale e mortale. I miei camerati provengono da altri posti dell'universo. Alcuni di noi hanno il preciso compito di stanare le spie.
  • Che faccia hanno in questo pianeta d'acqua le spie? Adottano la stessa strategia di tutte le guerre?
  • Hanno la presunzione di generare stelle dal chaos, si industriamo in tutti i modi per anticipare la fine dei tempi a costo di distruggere tutto, anche su questo mondo creano soldi dai soldi. L'inganno massimo sta alla base della loro strategia. Un fumo che uccide.
  • Non c'è molta differenza allora con i padroni del vapore che guidano il nostro mondo. Geter, ma l'anonima talenti è impegnata, quindi, su pianeti e universi per salvare i popoli dalla fine dei tempi?
  • Prepararli, soprattutto. Indicando loro le salvaterre, i luoghi sacri dove ripararsi e sopravvivere agli eventi cosmici di cambiamento. Tuttavia la strada è tortuosa, forze avverse controbilanciano egregiamente la nostra missione. Altri, come gli uranidi, beh, lo sai, stanno lì alla finestra e osservano, di tanto in tanto intervengono nella lotta ma con risultati non immediati. Una costante universale è quella dell'interferenza del chaos sull'ordine prestabilito, sull'armonia delle forze, sulla bilancia dei contrari. Le continue violazioni comportano alterazioni strutturali sulle cose, sulle persone, sui cicli temporali. Quante volte ci siamo incaponiti su percorsi che ritenevamo giusti e malgrado la nostra convinzione, mura invalicabili c'hanno bloccati. Anche se tutti i nostri sacrifici erano destinati a fini superiori, qualcosa doveva andare male, dalle piccole cose alle grandi. Forze misteriose sono all'opera. Oltre le nostre capacità e conoscenze. Sembrerebbe necessario pure il male... e tutto ciò per un pezzo di Cuore del Mondo.

Rimuginavo le ultime cose dette da Geter. Preparare la gente alla fine. Un atto di conoscenza, un risveglio. Ma quella poca esperienza che avevo fatto mi suggeriva che i cambiamenti son sempre individuali. Ogni uomo deve fare la sua parte. Aprire gli occhi, non è un'azione così naturale, considerando come siamo messi male. Cosa mettiamo di nostro sulla bilancia della vita? Ho realizzato che la gente, in generale, è intontita dal sistema, impicciata in mille faccende che non porteranno alla fine nessun vantaggio o arricchimento. Però i richiami ricevuti da più parti, mi suggeriscono di lavorare a questo scopo, impegnarmi al massimo per trasmettere quanto ricevuto. Sarà l'unica consegna da assolvere. Nella terra desolata, insieme ad altri miei compagni d'arme, daremo tutta la nostra vita, goccia dopo goccia per rendere di nuovo fertile il suolo. Ricordo le mie letture su Parsifal e il Graal. Storielle? No, le bugie ce le raccontano a scuola, le fesserie le trasmettono in tivvù. Le imprese degli uomini risvegliati sono queste: difendere l'ordine dal chaos dilagante. Come? Proiettando la luce dentro la camera oscura dell'esistenza. Non possiamo far uscire tutte le tenebre dal mondo; possiamo introdurvi la luce. Ecco, questo è il compito.

Improvvisamente ricordai un particolare che mi era sfuggito mentre boccheggiavo nella fanga di Lakustra. Ardengo mi aveva parlato a proposito di questo pianeta, di eventi catastrofici collocabili indietro rispetto al nostro tempo ed io, sarei stato una stranezza temporale. Questo mi dava alla testa. Che cosa voleva dire? Il tempo, già e come la mettiamo con la mia presenza. Vengo dal futuro, che diavolo accadrà allora con la mia intromissione? E poi, come fa a dialogare col sottoscritto un uomo del passato? Insomma, che cosa stava accadendo e in quale pezzo temporale? Decisi di far conoscere a Geter le mie preoccupazioni assillanti.

  • Il mio pensiero non è né sistematico né filosofico, perché come tu già sai è imparentato com'è più alle materie oscure che alle esasperanti sottigliezze di un certo pensiero astrattizzante. Il tempo è una grande clessidra che contiene un titanico pugno di polvere cosmica a rilascio lento, almeno all'inizio, poi sempre più veloce scorre via fino a svuotarla. La clessidra si rigira per un nuovo ciclo, ma la polvere diminuisce ogni volta. Spesso si confonde la cosa misurata e cioè il tempo, con la sua misura. Gli einsteiniani ci hanno giocato con lo spazio-tempo. Il tempo che è una forma sottile di energia non inesauribile, è contenuto in un'intercapedine gravitazionale, da dove fuoriesce a flusso nell'universo fino ad esaurimento scorte; perde così la sua linearità per poi tendere a curvarsi, a chiudersi su sé stesso. Ad ogni chiusura nasce un resto di tempo pluridimensionale e con esso gli oggetti presenti nello spazio e immobili nel tempo, come Terranusi. Ti dicevo della fine del tempo. Bene, vi trovate di fronte alla fine di un'era. Il mondo del dopo non sarà più quello del prima, pur continuando ad essere fattualmente il mondo. La scomparsa di Atlantide abbreviò l'era corrodendo il flusso temporale. Vi troverete così a dover affrontare con anticipo di fase l'anno in cui la Terra passerà il Varco, ad incominciare dalla fine dell'anno 2012. Nel nostro universo non abbiamo avuto un continente come Atlantide che ha deragliato dal binario e così il ciclo non ha subito scossoni e perdita di energia. Tu non ti trovi qui a vivere nel passato, vivi il nostro presente sebbene sia passato rispetto al mondo da cui provieni. È un paradosso temporale? No, è il vostro tempo che si assottiglia e la terra collassa. Ehi, guarda un attimo ad ore 3...

L'aeronave stava facendo un largo giro verso... non ricordo l'espressione aeronautica, beh, verso destra. E vidi cosa stava accadendo. Laghi giganti si alzavano dalla loro sede naturale. Montagne d'acqua venivano risucchiate verso il cielo e velocemente sparirono tra gli astri e i pianeti dello spazio, visibilissimi e terribilmente vicini. In mezzo ad un tale finimondo il nostro apparecchio si destreggiava a meraviglia, come se nulla lo toccasse. Geter mi prese il braccio e mi indirizzò verso una poltrona. Trascinandomi lentamente mi diressi lì. Finestre-pannelli video o simili, mi consentivano di vedere lo scenario fantastico che mi faceva girar la testa. Una vertigine fortissima mi fece quasi svenire, ma la poltrona evidentemente attrezzata alla bisogna, riuscì a farmi rinvenire grazie alla produzione di un flusso elettrico a basso voltaggio che attraversò tutto il mio corpo. Mi ripresi e scoprii che mi si adattava perfettamente, conformandosi a peso e altezza.

Lakustra, che pianeta! Vidi finalmente le città galleggianti. Strutture incredibili quasi sospese sull'acqua. Del resto essendo ricoperto quasi totalmente da laghi, era giocoforza installarvi soluzioni architettoniche che potessero adattarsi alle caratteristiche veramente uniche del pianeta. Torri altissime si alternavano a cupole immense, moduli abitativi a parchi, non vi erano strade ma canali, solcati da motoscafi aerodinamici e cabinati. Venezia 2. Curiosamente la vita su quelle città sembrava non accorgersi del cataclisma in atto.

  • La gente che vedi sono quelli che rimarranno. Poche migliaia di donne e uomini, di vecchi e bambini che hanno scelto di restare. Pochi in ogni città, ma sufficienti per continuare a fare destino insieme a quello di Lakustra.
  • Ma moriranno, Geter, come potranno sopravvivere?
  • Eh, ce la faranno perché hanno trovato i salvaterre e ciò permetterà loro di continuare la storia di Lakustra, ma sotto nuovi cieli.

Sfiorammo una torre metallica sulla cui cima c'era un grande padiglione. Intravidi alcune persone che da dietro enormi finestre ci salutavano col tipico movimento della mano. Poi, improvvisamente, la navicella stellare virò verso l'alto in diagonale. Non avvertii pressioni: un gioiello ingegneristico. Con l'andar sempre più veloci, ci allontanammo da Lakustra in pochi secondi... ma non entrammo, se così si può dire, nello spazio pullulante di pianeti e stelle. Penetrammo in una zona quasi senza luce e caliginosa. Intravidi enormi massi, non so di quale materia, che con l'urtarsi, spezzarsi, moltiplicarsi costituivano una paurosa barriera, e scariche di energia bluastra gigantesche avvolgevano aree sconfinate di spazio buio. Frustate di fasci oliocarminio lunghi mille miglia percorrevano da destra verso sinistra tutta la nostra visuale. Come passare in mezzo a tanto pericolo? Pensai e mi aggrappai ai braccioli della poltrona. L'astronave procedeva, senza venire minimamente urtata, in mezzo a tale bolgia. Allora, invece di venir meno dinanzi al terrifico scenario, incominciai a percepire un senso di dominio sul mondo esterno. Fui attraversato da un'ebbrezza potente, sovrumana.

Saettavano continuamente sul mio capo semisferoidi luminosi in una sequenza di colori spettacolare: psicofluidi proiettati dal mio corpo eterico. Tutto all'intorno scorgevo quell'altissima colossale muraglia rossa vista in precedenza, ma non arrivavo a conoscere di che materia fosse costituita; più che le parole mi mancavano le idee di quanto vedevo di straordinario. Non riuscivo a ben distinguere in che elemento l'aeronave si trovasse a volare. Eravamo circondati da cose, elementi, sprofondi senza fine. Non vedevo più il cielo, solo visioni terrificanti, troppo per me. A un tratto – ma forse il tempo non scorreva già più – l'astronave, sotto l'azione di pressanti forze contrarie, rallentò la sua corsa, finché si fermò. Che cosa stava succedendo? Dove ci trovavamo? Mi sembrava di essere diventato vaporoso e di non avere più corpo. Una forza arcana mi teneva lontano da quella immensa muraglia. Tutto tremò, tutto si agitò, ogni elemento era in rivoluzione. Frequenze acutissime ci investirono... poi boommm, un boato profondissimo da scuotere le fondamenta dell'universo, che sentii all'altezza del plesso solare. Panico allo stato puro. Credevo di essere arrivato al capolinea. A mala pena sentii la voce di Geter:

  • Siamo nel bel mezzo del Varco. Vedi Angelo, l'uomo non crede più in un c**** di niente come dice Scandurra. Non crede più nell'anima, non segue più un principio. O accumula denaro o cerca il sesso di un attimo. Per quei 10cc di liquido, magari sopra un sedile puzzolente di un auto, crede di avere il mondo ma non ha niente, anzi perde pure quel poco che possiede. La donna invece è prigioniera di se stessa dopo millenni di schiavitù; potrebbe disseppellire la potenza, invece che fa? O imita l'uomo che è oramai finito, oppure si vende per quattro soldi o, ancora, si dedica fino allo sfinimento agli altri, figli mariti genitori. Si immola senza tenere nulla per sé. Siamo nel Varco, Angelo, lo specchio cosmico dove ognuno ci vede il suo riflesso, quello che è veramente.

Le sue parole avevano un effetto riverbero. La muraglia divenne tutta luminosa, di un bianco sparato e si aprì un valico proiettando un'abbagliante luce. Tra la paura, la commozione e il pianto, alzai le mani in alto, così semplicemente, implorando aiuto.

Ecco presentarsi un maestoso e placido cigno bianco. Sbarrai gli occhi per meglio vedere e allontanare un eventuale abbaglio. Era vero e lucente, con due occhi più vivi del sole.

domenica 4 settembre 2011

IUS 43




  • Desideravo farti ancora una domanda. Nel mese di luglio del 1969 ufficialmente degli uomini hanno messo piede sulla Luna. Mi ricordo... eravamo tutti incollati davanti al primo canale della Rai. Tito Stagno e il professor Medi ci raccontavano in diretta la cronaca. Partecipavamo alla storia. Dicevano che era un grande passo per l'umanità. Tu come l'hai vissuta da quassù la cosa?
  • Il governo americano è specializzato in bugie. Ne hanno raccontate così tante in così breve tempo da battere chiunque nella storia. Fesserie sono le dichiarazioni d'intenti. Fesserie sono le promesse di benefici per tutti. Fessi siamo tutti noi che crediamo ancora a queste cose. Sopprimono la verità su tutto. Trattano i popoli come sudditi. Ma loro non si vergognano. Son venuti qui per una cosa precisa: rubare. Sì, rubare è il verbo adeguato. Nessuna nazione può arrogarsi il diritto di prendere ciò che non gli appartiene, anche se si trovasse su di un altro pianeta. Gli Atlantidi hanno lasciato un patrimonio immenso per l'umanità che sarebbe venuta dopo. Petralunata e altre superstrutture sotterranee, non sono acquisibili da chi segue le stesse orme dei goeti del mitico continente scomparso. Esse apparterranno a chi non avrà avuto responsabilità col marciume mondiale, a tutte le vittime del male, alle persone oneste che non hanno mai chiesto nulla di più del necessario. Tale clausola la facciamo rispettare noi. Sarebbe immorale, insopportabile che chi ha contribuito attivamente al disfacimento di ogni ordine morale e spirituale, avesse pure la possibilità di accumulare tesori e di fuggire alla fine del Tempo. No, non funzionerà così...

Non lo conoscevo così deciso, così duro nei toni, animato da una passione profonda.

  • Non volevo farti inquietare Ardè.
  • Non abbiamo mai accettato che pochi dovessero decidere le sorti di molti. Che pochi dovessero occultare conoscenza e prosperità, anziché distribuirla liberamente a tutti. La conoscenza è la nostra maggior difesa contro gli attacchi più svariati. A proposito... in questo momento stai in uno dei posti più fortificati della galassia dopo Saturno e nessuna agenzia spaziale e forza militare della Terra potrà mai entrarci senza invito.
  • Hai detto che sono venuti a rubare. Che cosa?
  • Non siamo soltanto noi della talenti ad essere in possesso di informazioni, diciamo così, riservate. Sul finire della Seconda Guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti istituì un'unità speciale di ricerca e sviluppo, in grado di accedere a certe cose ritenute ufficialmente fantasiose. Hanno sottratto come bottino di guerra e grazie al tradimento di alcuni scienziati e gerarchi della Germania nazista sconfitta, mezzi e progetti d'avanguardia, soprattutto sistemi di propulsione e tecniche ingegneristiche che gli alleati non avrebbero mai potuto realizzare.
  • Perché? Sempre di ingegno umano parliamo, no?
  • L'ordine nero hitleriano aprì una porta che dava su di un altro universo, popolato da esseri non-umani, i fravashi, ritenuti a torto angeli divini... stabilirono con l'inner circle nazista proficui contatti, trasmettendogli conoscenze straordinarie. Ma, come direbbe Scandurra, 'a mozzichi e bocconi'. Ciò gli consentì comunque di andare sulla Luna e tentare di accedere alle installazioni sotterranee, senza fortuna. Persero la guerra non potendo utilizzare le armi-ultra, che erano ancora in cantiere per adeguarle alla funzione terrestre. Fu un bene, certo, ma i pericoli per l'umanità non diminuirono. Non di rado, chi vince appare come liberatore e inscena la solita pantomima ai danni del popolo, tra quello che si fa e non si dice e quello che si dice soltanto per celare. Il potere si perpetua attraverso il segreto, quasi sempre minaccioso. Dunque, i governativi allestirono una organizzazione militare e scientifica dotata di fondi pressoché illimitati, per andare sulla Luna armati e conquistare quanto lasciato dagli atlantidi: tecnologia ed energia infinita senza costo. Ma odore di destino non cambia. Il 1952 allunarono in più punti con mezzi da sbarco spaziali; discesero da un'astronave-madre in orbita intorno al satellite. Stormbringer era il suo nome. Fecero 'due fatiche'. Rimasero in panne sulla superficie lunare, così dovettero distruggere ogni traccia, tanto un cratere in più non avrebbe certo fatto notizia. Pensa che lordura morale li guidi: soldati e piloti fatti saltare insieme ai mezzi da sbarco. Carne da cannone. Pedine sacrificabili.
  • Furono gli atlantidi a bloccarli?
  • No, un giovane custode attento e solerte...
  • Scandurra?
  • E chi altrimenti? Quel fruttarolo sconosciuto e analfabeta, ha contrastato i potenti del mondo pigiando un semplice pulsante. La vera forza è la conoscenza. Lui stava al posto giusto quando serviva. Nessuno potrebbe mai immaginare che dietro la versione ufficiale delle cose, dietro quella che molti chiamano realtà, ci siano altri attori che recitano parti più decisive per le sorti dell'umanità. Uomini e donne che si nascondono a tutti, ma che decidono di fare la differenza. E questo confonde incredibilmente i potenti.
  • Quando sarà riscritta la storia? Quando tutti potranno finalmente sapere la verità?
  • Non conviene a nessuno dire la verità, almeno secondo i termini umani. Quando uno fuori dal coro ci ha provato, non gli hanno concesso di rivedere l'alba. L'umanità sarà mai pronta in blocco a percepire la luce? Costa un prezzo altissimo, pare, ma dopo scopri che era sempre lì, a portata di mano e gratuita.

Dopo una pausa di alcuni secondi, mi indicò lo schermo.

  • Angelo, sarai gettato dentro gli accadimenti. Un viaggio nel tempo. Conosciamo l'esito di quel pianeta, ma non il tuo. Si uniscono dimensioni e come un RVM si conservano intatti gli ultimi respiri di un mondo, ma in aggiunta ci sarà una stranezza temporale: te.

Cosa intendeva Ardengo? Avrei vissuto direttamente l'evento? Viaggi nel tempo, catastrofi planetarie... ma se ero ancora un 'fischiotto' secondo Scandurra, che ruolo avrei mai potuto svolgere in questo immane scenario? Dovevo esserci abituato ormai, ma in pratica mi sentivo inadeguato malgrado le conoscenze in mio possesso. Ero fatto così: prima mettevo il carro in salita, poi...

Dallo schermo-quadro partì nella mia direzione un raggio azzurro che mi investì completamente. Fui incapsulato in una sfera dentro la quale fluttuavo.

Eccomi sul pianeta in un attimo. Ebbi per un istante l'illusione di ritrovarmi sulla mia Terra, tanta era la somiglianza con questa. Il clima primaverile; il suo cielo, di un azzurro cupo anche di giorno, lasciava scorgere le stelle e due lune oltre al suo sole, più piccolo del nostro. Rigogliosa appariva la vegetazione, alimentata forse dai corsi d'acqua sotterranei, perché scarsi erano i fiumi che si vedevano. Questo pianeta era privo di oceani e di mari; molti i laghi e avvicinandomi – evidentemente era la mia volontà che dirigeva lo sferoide, oppure era teleguidato da qualcuno – planai sulla superficie di uno di questi, grande, di un blu profondo; sentivo il suo profumo: acqua mista ad erba. Era lo stesso odore che si avvertiva su di un campo di calcio dopo l'irrigazione. L'unione chimico-fisica di vegetazione e acqua era il comun denominatore di questo mondo.

Ebbi sentore che sul mio capo passavano dei dischi verde-luminoso. Erano sei in formazione a 'V', sembravano seguirmi. Dentro la sfera mi sentivo pervaso da un'ebbrezza strana, potente. Non temevo quella situazione. Ero attore principale, o almeno così mi collocavo in quello scenario extraterrestre.
Ed ecco, una colossale muraglia rossa cremisi si alzò dalla linea dell'orizzonte fino a coprire il cielo, come se avvolgesse completamente il pianeta dei laghi. E udii suoni lamenti boati: da dove provenivano? Che mondo era mai quello? I dischi furono agganciati da colonne simili a mani ciclopiche che provenivano dalla muraglia e gettati a terra come fuscelli. La sfera che mi trasportava ebbe un sussulto e perse stabilità. Cadde a spirale lentamente in mezzo ad un lago. A contatto con l'acqua si sgretolò come un vaso di coccio ed io provai l'effetto del gelido fluido, melmoso e profondo. Pensavo che la sfera fosse fatta di energia o comunque non di materia densa. Caspita, se era un'esperienza psichedelica si dimostrava sin troppo realistica. Si inzupparono i miei vestiti e annaspai maldestramente. Ero un buon nuotatore, ma in quella 'fanga' diventava un'impresa rimanere a galla. Un risucchio potente mi trascinava sotto. Ero nelle 'peste' come si dice a Viterbo: panico allo stato puro. Tutto lasciava credere che in quell'apocalisse avvenuta chissà quanti secoli o millenni prima, ero una vittima postuma.

Anche il lago si colorò di rosso. Rivoli di sangue mi fuoriuscivano da orecchie e naso. Che sapore aveva la morte?

Il solito pessimista. Una mano decisa mi prese per l'avambraccio destro tirandomi in superficie. Un tizio dalle sembianze umane in tuta militare verdescuro, imbracato e appeso ad un cordone metallico penzolante da un'aeronave spettacolare, mi era venuto in soccorso giusto in tempo. Mi avvinghiai a lui e così fummo portati sani e salvi dentro la carlinga della nave stellare.

Può un uomo del ventesimo secolo penetrare in un tempo passato, dentro un universo altro? Quale impatto potrebbe mai avere sulle cose, sulle persone? Gli eventi, quelli almeno più significativi, si deformerebbero se ci fosse un'interferenza di un'altra linea temporale? O per qualche sorta di bilanciamento cosmico che tutto sorregge e ammortizza, ogni anomalia è comunque assorbita nel flusso del vivente? Quegli esseri che incontrai, ebbero la loro vita mutata per sempre? Nella mia epoca, esistevo?

Intanto il mio salvatore mi offrì da una busta di plastica del 'cordiale', sì, sembrava proprio il liquore degli alpini. Mi sentii tonificato, tranquillo come a casa. Intorno a me c'erano altri militari che mi fissavano curiosi. Feci un cenno con la mano a mo' di saluto. Uno di loro mi stupì:

  • Viterbese?

    Credete veramente che siano progetti Ikea?

    Rudolf Hess ebbe il delicato compito di tenere i contatti con i non-umani. Poi... il balletto di Spandau.

    Un falso? Probabile. O forse no? Sono comunque certo che i Nazi andarono sulla Luna.

    Chi governa veramente negli Stati Uniti ha un occhio solo, ma ci vede bene. Importanti illuministi li troviamo in Marina.

    Elementi utili per comporre la storia reale degli USA.

    Elementi utili per comporre l'identikit della Salamandra. È un romanzo? E con ciò?

    Il piano della Salamandra. Letteratura? E con ciò?

    Impronte digitali della Salamandra. Tiene tutto nel palmo della mano. Da questo la riconoscerete.

domenica 21 agosto 2011

MISSIONE (QUASI) IMPOSSIBILE




Sono convinto che lo scopo della nostra esistenza sia la conoscenza-amore e che quello sia anche il fine dell'universo. L'amore e la conoscenza hanno principalmente un nemico, il potere, che è anche il nostro nemico. D'altra parte S. Paolo scriveva nella seconda lettera ai Corinzi che la seconda venuta di Cristo ci sarà dopo che ogni potere ed ogni principato sarà abbattuto e così cerchiamo, per quanto possibile, di darci da fare in quella direzione. Tratteniamo il dilagare delle tenebre, il Regno del Nulla. Come? Con un archetipo antichissimo. È il potere dell'impero interiore che, assistito dalla luce metafisica – il lumen -, difende un cosmo sacro: proiettando entro i suoi confini un barlume dell'ordine superiore.
V'è a dirla tutta, un luogo, fisico addirittura, in cui quel Regno del Nulla ha sede e guida le sorti dell'umanità. Quel luogo è Saturno, sì, proprio il pianeta. La Salamandra è il suo vicerè  sulla Terra. E allora chi è il signore degli anelli? Lo saprete nel prossimo post IUS 43.

giovedì 18 agosto 2011

IL MIO 'SPECIALE' SUGLI ANGELI: RISPOSTA NECESSARIA A XTIMES


La cosmovisione di Malanga. Si sta un po' stretti.

C'è qualcosa di comunque grande.

Io così vedo l'angelo. Luce che illumina.

Gli angeli sono Intelligenze, composti di materia sottile, praticamente luce che penetra ovunque. Mercuriali, messaggeri, istruttori, talvolta monelli. Un angelo va dove è la luce, evitando accuratamente l'addensarsi della materia nelle ombre, nel buio, nell'oscurità. Non per timore, ma per scarsa simpatia. Per la disarmonia, rumore, stonatura che un simile volo troppo radente comporterebbe... Vi è chi guida e custodisce il singolo uomo e chi un paese, un continente, un mondo. Guardiani di porte dimensionali, ma anche di punti-ciechi per rintuzzare quando possibile i loro omologhi oscuri. Alcuni presiedono al passaggio degli esseri umani da uno stato ad un altro. Altri, pochi a dirla tutta, orientano i pellegrini lungo le vie iniziatiche: in sogno, attraverso segni, anche prendendo sembianze umane. Sorvolano i campi di battaglia onde evitare che i goeti assorbano le latenze psichiche dei cadaveri.
Questo è ciò che penso, credo e sperimentato. Ma non tutti sono del mio avviso, e non ci sarebbe niente di male. Anzi. Però vi è una corrente di pensiero, quasi una setta ereticale, che sostiene tutt'altra cosa, in antitesi al senso comune, alla cultura tradizionale.

Volete conoscere chi sono? Basta acquistare – lo consiglio vivamente - l'ultimo numero di XTimes d'agosto, lo speciale “Angeli e Nephilim”. In realtà, è un vero e proprio manifesto neognostico, che trova in Corrado Malanga la guida morale e intellettuale. La teoria dell'autore, si può riassumere così: gli angeli, quelli amati e rispettati da tutti i popoli in ogni tempo e luogo, sarebbero degli alieni che manipolano il genere umano per fini ignobili. Vi è ormai noto il mio punto di vista sulle tesi generali dell'ex ufologo. Mi preme qui affermare forte e chiaro – sempre secondo quanto so e sperimento – la realtà e la presenza degli angeli nelle umane cose, la loro essenza benigna e che essi non possono essere in alcun modo equiparati ad alieni e demoni. Non me ne voglia l'ottima Lavinia Pallotta, che saluto, ma credo che si debba poter discutere liberamente su aspetti dello spirito decisivi per la nostra stessa esistenza. Non sto a far proseliti, tanto meno mi metto a parteggiare per una 'chiesa' piuttosto che per un altra. La rivista XTimes è letta da tantissime persone, affronta argomenti spinosi con coraggio e competenza, diciamo è la punta di diamante di una certa cultura alternativa, non è però esente da critiche – e chi non lo è? Se mi permetto di esternare ciò che penso in merito, è proprio per la simpatia e la stima che ho nei confronti degli autori che sgobbano non poco per pubblicarla; ha ospitato anche alcuni miei articoli, che sarebbero stati rifiutati da Pinotti o altro editore. Quindi, se segnalo alcune storture che a mio parere ho rilevato nello speciale, è soltanto per dare, spero, un contributo alla conoscenza.

Nel nostro milieu culturale, è diffusa la convinzione che la Chiesa Cattolica di Roma sia il male assoluto, il centro del potere internazionale, covo dei tradimenti più turpi e delle verità celate, alla faccia di milioni di credenti ignari della stratosferica truffa subita. Il rischio di tale convinzione sta nel confondere i mascalzoni, che ce ne sono eccome, con il deposito invisibile, sacro, spirituale che Cristo ha lasciato a tutti noi, anche oltre l'istituzione e la Gerarchia. Non si può rigettare tutto, senza distinguo, approfondimenti e analisi. Malanga si contrappone al sacro con formule arbitrarie, esegesi da 'dilettanti allo sbaraglio', aggredendo in modo scomposto e privo di dottrina la Tradizione e sostituendola con forme spurie di gnosi, allestendo una paccottiglia ideologica che genera confusione e perdita di coordinate esistenziali. Si vorrebbe sostituire alla religione cattolica – il principale bersaglio dei nuovi gnostici - e alle religioni in genere, una forma di cultura del potenziale umano dalla connotazione superomistica che indica, per la salvezza dell'uomo, un approccio libertario alla realtà, lontano dai tabù, dai dogmi e dalle gerarchie, per una sorta di onanismo dello spirito. Egli propone in pratica un itinerario cognitivo senza ancoraggio. La legittima sete di sapere di Corrado Malanga e dei suoi epigoni, supera sì convenzioni e scientismo, ma li spinge oltre il conosciuto senza l'ausilio di una bussola, senza una stella polare di riferimento; tale viaggio a tentoni non può che farli sbattere contro gli scogli. Per navigare bisogna conoscere il mestiere e la rotta, altrimenti si va alla deriva.

Dicevo degli angeli. Beh, quando si vuole distruggere le colonne e il fondamento della Tradizione, tutto diventa confuso. Si contestano le esegesi specialistiche dei libri sacri, sostituendole con altre di seconda mano, adattandole senza criterio alla propria tesi. Così facendo può succedere di tutto, il bianco diventerebbe nero, il bene sarebbe la maschera del male, e questo ci porterebbe verso un'inversione semasiologica pericolosissima. Si scambiano i livelli, si confondono i piani. Extraterrestre diventa sinonimo di ultraterrestre, il trascendente si abbassa all'immanente. L'ufologo come lo conoscevo io, si ''limitava'' a classificare i rapporti-ufo, interrogare i testimoni, fare ricerca sul campo. Oggi, l'ufologo che, beninteso, non ha fatto un passo avanti che è uno rispetto al suo collega degli anni sessanta, si cimenta in campi sdrucciolevoli, quelli dell'interpretazione del fenomeno, della sua natura e si appiattisce, senza uno straccio di verifica, sui racconti dei presunti rapiti sotto stato alterato di coscienza. Da qui reinventa una nuova cosmovisione dell'uomo e della vita, riempie il pantheon di antichi dèi e prevede disastri immani. Si prendono a prestito dottrine eretiche – e non perché definite tali dalla Chiesa egemone – per suffragare l'azione devastante delle potenze dell'aria che, attraverso canali sensibili come quelli medianici, inducono gli operatori a diventare cassa di risonanza per le loro trame.
Quando Scandurra mi disse di buttarmi nel fosso puzzolente, lo feci sia per fede che per diretta conoscenza di quello che sapeva fare il mio mentore. Provavo per capire. Mi rivolgo ai nuovi filosofi: sperimentate direttamente l'abisso alieno prima di credere che sia l'unica realtà. Il terrore di tale esperienza sarà così grande, che vi farà mettere mano al santino di padre Pio che tenete stipato nel portafogli. Sì, proprio il santino che quei creduloni un po' fessi, tra i quali il sottoscritto, considerano un simbolo sacro che rimanda a quel piano divino dal quale tutto proviene.

LA MIA ESPERIENZA ANGELICA
Possedevo un libricino datomi dal vecchio parroco di Stimigliano (Rieti) dove ho vissuto dal 1958 al 1964. Vi erano le preghiere canoniche e le immagini sacre per la devozione. Le particolarità del libretto riguardavano sia la sua provenienza, la Francia meridionale sia il suo mistero nascosto. Il prete mi disse di custodirlo come se fosse il più prezioso dei tesori, perché l'aveva tenuto in mano un angelo, di quelli alti in grado e che vi aveva nascosto una sua piuma. Io non compresi bene cosa intendesse, comunque lo conservai nella mia cameretta come una reliquia. La curiosità cresceva di giorno in giorno, fino a quando mi decisi di analizzarlo per benino, al fine di scoprire il suo segreto. Lo smontai come facevo con i giocattoli. Di piume o di altro non c'erano tracce. La sua rilegatura, la copertina traslucida bianca e le pagine di carta finissima, lasciavano capire che si trattava di una edizione pregiata. Oltre a ciò, non vi erano segni di matita o piegature che potessero indicare qualcosa di utile allo svelamento del mistero. Avevo sei anni il 1964 e prima di trasferirmi con la mia famiglia a Viterbo, mi recai in sagrestia a chiedere al parroco cosa volesse dire con la presenza di una piuma appartenente addirittura ad un angelo, anche perché non avendola trovata mi rimaneva difficile comprendere il senso. Lui con fare circospetto, mi disse che il possessore del libricino, un nobile francese di Carcassona, gli aveva predetto che un bambino che aveva nel nome un Angelo sarebbe stato il destinatario di un compito assai strano, che avrebbe avuto a che fare più con l'altro mondo che con questo e perciò gli sarebbe servito un salvacondotto. Il parroco mi confidò inoltre, che gli angeli non avevano in realtà le piume e che essendo puri spiriti potevano apparire a piacimento in qualunque posto, da un mondo ad un altro in un batter d'occhio. La 'piuma' in pratica era una vibrazione angelica di cui era intriso il libretto, e lui la chiamò 'grado'. Gli chiesi ancora a cosa servisse il 'grado'. Vidi il viso di quell'uomo indurirsi, come se dovesse a forza sputare un rospo fastidioso.
  • Non si vede all'inizio niente ma avvertirai un rumore strano, mai udito prima, che ti annuncerà la presenza di quell'angelo. Così mi disse il signore che mi ha lasciato il libro. Io, Angelino, a dirla tutta non gli ho creduto. Lui era un tipo stranissimo, sembrava fuggire da qualcosa, fece discorsi pure eretici, cioè non cattolici su Cristo e gli angeli, cose mai sentite. E poi sui Templari, sai... quei cavalieri che partirono per le Crociate nel medioevo. Insomma, non gli diedi importanza. Poi, una notte, prima di ritirarmi nella mia camera per coricarmi, mi recai in chiesa per inginocchiarmi davanti all'altare, come facevo di consueto, quando mi apparve... che mi fece riacquistare la fede. Tu non puoi capire adesso, ma anche noi preti abbiamo dei dubbi, gravi a volte, su Dio e la religione. Mi apparve...
    (continua)







mercoledì 10 agosto 2011

IUS 42


Mi accomodai in poltrona. Ero sconcertato. Ardengo Pellizzari, il primo degli allievi del maestro in grado di passare attraverso le botole – da Viterbo si trasferì a Milano (evidentemente aveva allungato) - faceva gli onori di casa in un salotto stile inglese, facente parte di una struttura fantascientifica incastrata dentro un cratere lunare. Le sorprese non mancavano di certo.

  • Ardè, ma che ci fai qui? Cosa c'entra tutto questo con la fine del tempo, del mondo?
  • Carissimo Angelo, sei gradito ospite in una colonia atlantidea. Gli esuli del continente oceanico hanno costruito per tutta la galassia postazioni e cittadelle. Ci troviamo in questo caso in una postazione. Che pretendi, il personale è scarso e allora Scandurra ha rimediato con i stagionali.

Una delle sue fragorose risate echeggiò per il salone. Si trasformava quando scoppiava a ridere. Di solito era sempre inappuntabile. Noi della talenti lo chiamavamo 'l'inglese', vuoi per una certa rassomiglianza con l'attore inglese Michael Caine, sia per i modi ma principalmente per la sua mania di indossare vestiti inglesi, che acquistava a Londra. Un viterbese! Del resto, se lo poteva permettere, visto che era un dirigente di prima fascia presso una multinazionale. Intanto, assaporai quel brandy, ne apprezzai la forza e l'aroma... così si dice.

  • Bene Angelo, è ora che ti dia le coordinate generali, un pizzico di sana scienza e di visioni.
  • Dimmi di te, se puoi, se vuoi. Hai compiuto una scelta estrema, radicale. Da quanto tempo ti trovi quassù?
  • Sì, una scelta radicale e convinta. Se ti chiedessero, bada, senza obblighi, ecco, se ti chiedessero di dare il tuo contributo alla causa, lasciando affetti, lavoro, insomma abbandonando addirittura il nostro pianeta... non per sempre, ma per un periodo ragionevole, beh allora che cosa faresti? Io ho accettato. Il nostro destino è stellare.
  • Ma qui come funziona tutto? Ardè, vedo apparecchiature non proprio avanzatissime. Sembrano quelle di cento anni fa. Mi pare l'interno del Nautilus. Ci manca che appaia il capitano Nemo...
  • Ah ah ah, sembriamo così matusa? Le forme possono sembrare antiche... e infatti lo sono. La cosa incredibilmente avanzata e tuttavia senza tempo, è ciò che muove tutto questo ambaradan tremendamente ordinato. Noi qui utilizziamo materia continua che è uguale in ogni luogo ed in ogni direzione. Perciò, non solo sostituisce tempo spazio e gravitazione, ma soprattutto, negando il vuoto, diventa la generatrice ed il primo costituente dei corpi. Ti ricordi l’etimo segreto degli alchimisti? Mater ea, la materia. Basta trovare un magnete per attirare la materia continua. E guarda un po' i casi della vita, il magnete sta ben protetto dentro il nostro organismo, a metà strada tra il soma e lo spirito. Non ti puoi sbagliare, esso prende la forma di un diamante, ricettacolo di luce.
  • Poi ci ritorniamo Ardè, perché vorrei capirci meglio. Mi preme sapere una cosa. Gli universi paralleli e la maniera di accedervi, il lumen, sono segreti rimasti appannaggio di pochi sopravvissuti alla scomparsa di Atlantide. Buoni motivi, credo, hanno accompagnato chi ha detenuto la conoscenza nel corso dei millenni, senza divulgarla. Vedi gli alchimisti, per esempio. Oggi mi dici che l'umanità deve fare un atto di conoscenza per la fine ciclo...
  • I maya e i cinesi credevano all'esistenza dei Nove Mondi. Lasciti segreti di civiltà scomparse. La catena della Conoscenza non ha mai conosciuto soste né interruzioni, semmai è stata celata fino a tempi più idonei. Se prima era custodita da strette cerchie di ierofanti, oggi è tempo che essa scorra ininterrotta tra tutte le genti, poiché tutte degne di possedere le chiavi. In prossimità della fine della civiltà odierna, i pochi hanno tanto più il dovere di rilasciare quanto ricevuto, senza tentazioni esclusiviste. Il Varco attrarrà ogni donna, ogni uomo, come una titanica arca argentata che porterà l'umanità tutta, oltre i limiti conosciuti...
  • Ma i potenti del mondo non credo rimangano a guardare senza batter ciglio. Vorranno avere l'esclusiva, riservarsi i posti in prima fila per sfangarla anche questa volta. Insomma, vorranno fregarci.
  • Il potere, già. C’è il potere che ti viene concesso dagli altri che riconoscono i tuoi meriti, e vogliono darti la possibilità di conquistarne altri nell’interesse di tutti ed è un potere che vuol mantenere un equilibrio tra chi ha dato e chi ha ricevuto. Ed è quello che ho ereditato da Scandurra. Ma c’è il potere che si conquista, senza aver dato nulla, schiacciando gli altri. È proprio questa la forma di potere che piace a chi ha così bassa considerazione di sé, da avere bisogno di conferme continue, anche solo attraverso l’illusione di dominare altri esseri umani e la natura. Il potere porta con sé un virus psichico indistruttibile. Il potere si nutre di potere il quale, per esistere ha bisogno di essere attuato, non essendo un valore interiore, mentale o spirituale. Il potere se non viene esercitato non c’è. E per esserci ha bisogno di crescere. Ma c’è una sorta di meccanismo automatico di autodistruzione che ad un punto misterioso ma certo, scatta e travolge chi il potere lo esercita e chi se ne fa strumento. Forse il punto è determinato dal livello di pressione che il potere riesce ad esercitare su esseri umani e sulla natura, fino al punto, quel punto, in cui scatta qualcosa, un “no”, così ampio e travolgente da rendere gli inermi più forti dei potenti. Noi faremo scattare quel punto.

Estrasse dal panciotto a fiori una barretta metallica tipo righello di 20cm. A mo' di ascia colpì più volte il tavolino, lasciandoci un segno profondo. Me la porse. La sentii morbidissima, sembrava di gomma e si piegava a 360gradi. Mi invitò a fare la stessa operazione sul tavolino. Così feci, ma la barretta rimbalzò praticamente sulla superficie di legno senza scalfirla minimamente. Un trucco, un incantesimo, pensai.

  • Materia continua. Dipende dalla funzione che tu vuoi darle. Stabilisci mentalmente a cosa deve servire e la materia ti risponderà fedele. Crea un campo col magnete ed essa si relaziona. Ti immette su quel ponte che collega materia e metafisica. È reale solo ciò che può essere pensato; e ciò che non si può pensare, non può neppure esistere. Ciò può accadere perché non esiste lo spazio. Spazio è una espressione ingannevole, sia a livello piccolo che grande. Quando si pensa allo “Spazio” c’è l’immagine consueta di vuoto nero, privo di vita che separa i mondi... No: spazio è una parola sbagliata. Noi lo chiamiamo semplicemente “i cieli”. In virtù dei cieli, quello che hai appena visto, accade. È sempre una questione di campo. Ma al di là dei concetti, il primo grande passo, ciò che trasforma e permette meraviglie è il pensiero atlantideo, il primo e imprescindibile insegnamento di Scandurra. Ordinare la vita seguendo esclusivamente la modalità analogica, e cioè quel polo della mente che coglie ovunque somiglianze, nessi, affinità, corrispondenze.
  • Ho conosciuto l'Ombra. Ti confesso che non ho ancora capito la sua posizione, gli equilibri e quant'altro. Una cosa però credo di aver bene inquadrato, almeno nelle sue linee essenziali: l'importanza che avrà nel nostro futuro Darest Sharma.
  • Hai colto pienamente nel segno. Darest Sharma è un castello minerale e organico a un tempo. Grande magnete di quello strano universo. È un luogo germinale, da cui sembrano provenire la potenza e la stranezza dei nostri stessi sogni. Incomberà su tutti gli universi. Interferirà pericolosamente col nostro compito. A fine ciclo esso sarà veduto in tutti i cieli e scambiato per la città celeste o il Walhalla dei redivivi. Quanti abboccheranno? L'Ombra poi... in lui coincidono gli opposti... sebbene prevalga l'aspetto basso. È capace di meraviglie e di orrori impronunciabili. Definirlo demonio è da preti... comunque, è bene non girargli mai le spalle. Pochi nei nove mondi possono dire di capire in parte i suoi intenti. Scandurra è uno di questi, forse perché ha in comune con l'Ombra una cosa. Ma non mi chiedere quale.

Si alzò lentamente dalla poltrona. Ardengo si diresse verso un grande quadro appeso alla parete. Praticamente la ricopriva tutta. Vi era raffigurata una scena di caccia, ovviamente alla volpe. Pensai che la scelta dell'arredamento fosse opera del mio camerata. Egli sfiorò la pittura e ritornò a sedere vicino a me. Uno o due secondi e lo scenario di caccia si frantumò in mille parti fino a scomparire del tutto e fu sostituito dall'immagine mobile di una immensa città fantastica, con ponti e strade sopraelevate. Torri e palazzi altissimi, piramidi tronche a terrazze, un fascio di elementi architettonici arditi si innalzavano sfidando la forza di gravità. Luci intermittenti e suoni periodici, la rendevano viva.

  • È Petralunata, la città sotterranea edificata dagli atlantidi 20mila anni fa. Si trova cinque kilometri sotto i nostri piedi.
  • Chi ci abita?
  • Nessuno ancora. È comunque in perfetta efficienza. Abitabile e capace di ospitare un milione di persone. Quando i cardini del tempo si staccheranno dall'infisso cosmico e l'umanità traslocherà su di una rinnovata terra, allora rimarranno gli esuli, scelti per attendere che la ruota rifaccia appieno il suo corso. Troveranno rifugio su Petralunata che li attende da millenni.
  • Quindi Ardè, una piccola parte dell'umanità sarà scelta per restare, riparandosi sulla Luna. Ma chi sceglierà quali uomini e donne dovranno rimanere? E come ci arriveranno? Ma soprattutto, sembra una punizione terribile.
  • Quel mattacchione di Scandurra le chiamava botole, no? Vie remote che connettono altri universi alla Terra. Non vi sono problemi insormontabili a far passare un milione di persone attraverso le botole. Quante ne sono? Un migliaio almeno, quelle capaci di far passare più persone di seguito. Non vi sono ostacoli tecnici. Semmai sarà difficile far comprendere a tutti che esiste una realtà ben più complessa di come ce la descrivono i professionisti del sapere. I condizionamenti sono duri a morire. Comunque... un segnale cosmico dal centro della Via Lattea giungerà sulla Terra, e sarà percepito dagli esuli. Il faro galattico manderà più volte l'impulso-visione, il tempo necessario per captarlo. Poi ognuno farà la sua scelta. Altro che punizione. Un compito elevato, difficile ma entusiasmante... dovranno instaurare il centro perduto.
  • Sai bene Ardè, che il passaggio attraverso la botola non è una passeggiata di salute. Il maestro ci ha addestrati, ripuliti, trasformati prima di intraprendere l'immersione.
  • Sì, Angelo, lo so. La conversione di solito riguarda la dimensione interiore di una persona, il suo cambiamento, il suo pensiero. Qui però è il mondo come lo conosciamo che è in gioco. Ci troviamo oggi di fronte ad un accadimento planetario, che tutto coinvolge, che tutti coinvolge. In ragione di questo, la conversione si intenderà in termini di vista nuova, nel senso anche fisiologico. Ogni parola aprirà l’intelligenza. Chi guarderà il Varco, sarà stravolto da un immane temporale che lo squarcerà e allo stesso tempo lo pulirà, così, dissolta ogni nube, potranno di nuovo mostrarsi le stelle di un nuovo firmamento. Faremo tutti una capriola cosmica. Questo è il senso della nostra vita. Prima che queste cose accadano, andremo incontro ad una notte ancora più buia persino di quella precedente la creazione. Saturno mostrerà la sua vera natura e i suoi anelli artificiali imploderanno fino a strozzarlo. Come direbbe Scandurra, saranno c**** amari.

Mille domande mi frullavano per la testa. Ardengo dimostrava di conoscere assai bene e in dettaglio, cosa sarebbe successo alla fine dell'anno 2012.

  • Ora ti mostrerò una registrazione da una bobina magnetica, di un evento per certi versi analogo a quello in cui sarà coinvolta la nostra Terra fra pochi anni. Un grande pianeta di un altro universo cambiò posizione dimensionale. Una finestra immensa si aprì e tutto fu più chiaro.

    TORNADO AND LIGHTING

    FULMINE TEMPESTA NOTTE
    DOPO LA TEMPESTA

    MATERIACONTINUA

    I CIELI SOPRA DI NOI

    PETRALUNATA

    SATURNO COLLASSA

martedì 26 luglio 2011

IUS 41



Grande come Piazza del Comune, simile all'otturatore centrale di una macchina fotografica, la bocca gigante si trovava perfettamente al centro del cratere. Lentamente ci avvicinammo e con la medesima lentezza una serie di lamelle poste sullo stesso piano, sei per la precisione - imperniate su due circonferenze concentriche che si muovono una al contrario dell’altra - si mossero verso l’esterno e ci consentirono di passare. Una corrente fluida mi sospinse dolcemente fuori dalla tavola volante e mi sentii sospeso e con un movimento rallentato planai verso il piano sottostante. Gli uranidi, con le rispettive navicelle interdimensionali, scomparvero alla mia vista e mi ritrovai solo soletto dentro un cratere lunare. Cacchio! E adesso? Una debole luce verdastra a mala pena illuminava quel luogo. Le lame sopra di me si richiusero senza rumore. Già, sulla Luna non essendoci atmosfera i suoni... A quel punto, ebbi uno scuotimento formidabile per tutto il corpo. Vomitai pure quello che non c'avevo e colpi di tosse che sembravano non finire mai mi fecero stramazzare al suolo. Percepii tutto il mio corpo e la mia natura di essere umano, proprio lì dentro. Chiuso e, pensai, prigioniero. Lo stato sidereo era meno di un ricordo. La carne mi bruciava e le sensazioni psichiche ritornarono ad invadere la mia mente. Il peso dell'umano si faceva sentire, eccome. Caspita. Era tutto vero, reale, maledettamente tosto. Respiravo, sentivo l'ossigeno che mi riempiva i polmoni. Ma allora prima, quando quegli esseri eletti mi traghettavano da un universo ad un altro, come facevo? Non avevo memoria di aver respirato. E ora? In quel momento, l'esperienza e gli insegnamenti di Scandurra – dove sei? - mi ridiedero forza.

Quando procedo da solo - mi suggeriva il rapporto ispirativo scandurriano cui non sarei stato più in grado di sfuggire - mi lascio abbandonare all'istinto magnetico, esso mi guiderà sostenendomi anche e specialmente in quei posti senza voce, senza variazione di forme. Un altro aspetto del bagliore, del lumen che viene in mio soccorso. Grazie ad esso, non mi prenderà al collo la cosmofobia. Sarò invece investito da una provvidenziale onda rivelativa senza limiti di spazio e di tempo, attraverso impulsi di alto magnetismo immaterializzato.

L'area circolare dentro la quale mi trovavo, divenne più chiara. Ciò mi permise di intravedere sulle pareti pannelli di metallobronzo e meccanismi composti da perni, rocchetti, ruote seghettate; riquadri indicatori, leve e pulsanti di varia grandezza. Vu meter quadrati rotondi, triangolari si alternavano a maniglie verticali e bobine. E poi morsetti, raccordi, canaline, manicotti. Da alcuni condotti fuoriuscivano vapori grigiocelesti che formavano colonne-serpentoni che toccavano il soffitto del locale. Mi trovavo veramente sul satellite della Terra e in quale epoca? Tutto lasciava intendere che mani umane avessero toccato quel posto dimenticato. Sentivo, ormai, con assoluta certezza che uomini come me si trovavano sulla Luna da un bel po' di tempo. Mi avvicinai a quei pannelli elettro-termo-meccanici. Toccai una maniglia. Era concreta, solida. La superficie dura e porosa, mi dava la strana sensazione di essere familiare e al tempo stesso extraterrestre. Mi feci guidare da quell'istinto magnetico che mi diresse verso una porta rettangolare. Come per magia si aprì da sola e una valanga di vapore caldo mi investì.

Mi venne in mente l'immaginario letterario di Giulio Verne. Forse non era fantascienza quella che leggevamo da ragazzi. Eravamo proprio sicuri che la tecnica e la scienza nata dalla modernità fossero il prodotto più avanzato della storia umana?

La civiltà di Atlantide aveva raggiunto livelli di conoscenza incredibili. Avevano esplorato mondi e dimensioni, costruito macchine stellari e manipolato ogni tipo di energia e dopo la sparizione del continente, un bagaglio di sapienza e di tecnologia era pur sopravvissuto e trasmesso a pochi superstiti. Scandurra era considerato in quella parte di universo, un atlantideo. Usava spolette che gli permettevano di immergersi in varchi interdimensionali attraverso botole cosmiche. Era lui stesso una spoletta e ne avevo potuto apprezzare le gesta. Perché escludere che la Luna fosse abitata? Perché considerarla soltanto un ciottolone che girava intorno al nostro pianeta? Quali segreti custodiva? Non era solo appannaggio di poeti e romantici credere alla sua natura animata e qualcosa mi diceva che tracce del continente scomparso le avrei trovate proprio lì.

Gli esuli di Atlantide avevano comunque conservato intatte le capacità fantastiche tipiche del loro elevato grado di sviluppo, ciò non escludeva quindi che potessero muoversi a piacimento dappertutto, indipendentemente dalle ere storiche. Extrastorici, tuttavia interagivano a volte con noi. Operavano in segreto, sebbene qualcosa traspariva dalle cronache e dai miti degli antichi popoli sumeri, maya, indù. Egiziani, greci, romani e germani ci raccontavano cose prodigiose, magiche, sovrumane. Innalzavano monumenti immani per collegarsi al faro-pinnacolo galattico. E i costruttori di cattedrali? Le pietre soniche, gli archi a basso magnetismo e gravità limitata, i demoni cristallizzati da furbi alchimisti, le loro ubicazioni a terra che rimandavano ad una mappatura celeste, gli spinotti cosmotellurici... Quante conoscenze andarono sepolte o tradotte male? Quanti uomini si fecero custodi di segnacoli ed energie mascherate per i profani?

Attraversai la porta. Ero in ballo. Avrei incontrato sicuramente qualcuno che mi avrebbe parlato del futuro della Terra. Avevo un compito pazzesco, ingombrante e pesante per le mie possibilità, ma non potevo certo tornare sui miei passi. Mi toccava. Un'altra porta di ferro a pochi metri si aprì e intravidi un salotto, credo stile ottocento, decisamente terrestre. Vi entrai. Una lampada dalla luce soffusa era accanto ad un signore seduto in poltrona. Era un giovane uomo vestito in linea con l'epoca dell'arredamento. Egli si alzò e mi venne incontro con fare cordiale, anzi, si mostrava contento. Ma io lo conoscevo. Un vecchio allievo di Scandurra... e che abitava sulla Luna. Ero fuori di testa, evidentemente.

  • Angelo ti aspettavo. Bello rivederti. Siediti – mi indicò una poltrona a fianco della sua - che sarai abbastanza scosso dal viaggio. Il nostro compito è quello di far comprendere a tutti che soltanto un atto di conoscenza può farci uscire dalle paludi del nostro tempo. Esso prelude al grande cambiamento. Ricordo che sei astemio, ma un brandy è quello che ci vuole.


mercoledì 6 luglio 2011

IUS 40



Contemplando quella magnifica natura, mi lasciai condurre dal fiume dei miei pensieri; meditazioni su svelamenti. Non esiste un solo universo, e quello che vediamo non è il più importante. Ho scoperto cosa c’è “dietro” il visibile, l’invisibile, l’altro sole... lo spazio è contenuto nel Pensiero. Con i viaggi cosmici scoprivo l’infinito nelle cose. Perché la vera mistica non è che lo straordinario dell'ordinario. Il reale è molto di più di quello che i nostri sensi possono percepire. Il miracolo è alla radice delle cose, è l’essere stesso di ciò che siamo e di ciò che ci circonda. Scandurra mi dimostrava ad ogni occasione che il sovrannaturale è implicito nel naturale. Noi troviamo la vita al suo più alto grado d’intensità. Siamo alchimisti perché purifichiamo la terra col nostro corpo. Noi viviamo ogni istante l'esperienza d'un Universo la cui immensità, mediante l'alchimia dei nostri sensi e della nostra ragione, si raccoglie sempre più semplicemente in ciascuno di noi. Non da tutti è percepita coscientemente, ma è comunque vissuta, registrata, interiorizzata. Anche il nostro corpo è tessuto di immensità, attraversato da linee epidermiche, strade connesse all'infinito. Parti di un tutto. Si stabilisce sin dall'inizio un vincolo organico tra il Divino e ogni uomo. Il decadimento dei mondi e dell'asse strutturale ontologico poi, attenuerà tale rapporto, ma non potrà mai essere reciso, perché noi esseri viventi siamo penetrati nell'Universo da una porta sovrannaturale. Scandurra direbbe che l'umanità così come la conosciamo e tutte le civiltà extraterrestri, sono apparse da un numero consistente di botole, athanor cosmici al servizio di fabbricanti d'universi. Le botole, ma cosa sono in realtà? Sono punti di transito che possono essere confrontati ai cambiamenti di stato (solido, liquido, vapore) dei corpi fisici. Quando la superficie si riduce a un punto, il solido cede, il liquido bolle. Sarebbe come dire che al punto critico di una curva geometrica si produce una reazione chimica, l'intensificazione di un colore produce l'energia elettrica, ecc. La sfera intera delle cose si trova ad avere la proprietà essenziale di contrarsi poco a poco sul suo centro, per avvicinamento sempre più riflesso degli elementi [centri] che la compongono. L'Universo si completa in una sintesi di centri, in conformità perfetta con la legge dell'Unione. Scandurra era l'icona di questa legge, difatti cercava, quando accoglieva qualcuno nella sua bottega magica, di farsi vuoto, di non interporsi, di aprirsi simultaneamente all’altro e al Divino. Quello che compresi e feci mio dopo è che, per arrivare a questo doppio vuoto, bisogna aver raggiunto la preghiera “spontanea” che non si separa più dal respiro e dal battito del cuore.. Allora l’uomo non prega più, è egli preghiera, in lui si formula la celebrazione dell’universo, egli diviene sull’altare del cuore, il ponte del mondo. Tutto è riempito di luce.

Su quell'altissimo pinnacolo stava per accadere qualcosa di grande e, tanto per cambiare, mi sentivo inadeguato. Qualunque esperienza si possa fare, non arriveremo mai a comprendere interamente il concetto di immortale, che domina i cieli, le stelle e i pianeti, le tempeste elettroniche e termonucleari, gli orrori e gli incanti della Natura. Lassù, in prima fila cresceva in me il desiderio di eterno, di immortale. Eppure ero agitato, inquieto. Stavo per compiere un viaggio sino ai limiti del creato, del tempo e dello spazio. Certamente ci sarebbe voluta una penna ben più agile e immaginifica di quella mia, per descrivere le sensazioni sovrumane che avrei provato. Ma i grandi eventi sembrano capitare ai dilettanti volenterosi... Ogni cosa che vidi rimase impressa a fuoco nella mia giovane anima, sebbene le parole non riusciranno mai a descrivere compiutamente quanto da me vissuto.

Fissavo smarrito quel panorama, mi confondevo con esso. La coppia di stelle luminosissime si avvicinava decisamente alla nostra postazione. Mentre le osservavo concentrato, con la coda dell'occhio feci caso di sfuggita ad un fatto che la mia mente non poteva, non voleva accettare. D'un tratto, delle onde mostruose stavano sormontando le montagne tutt'intorno a noi. Dapprima sembrava un ammasso di nuvole, poi si faceva sempre più evidente un'onda immane che scavalcò le cime montane. Il paesaggio mutava velocemente. Ebbi un moto di terror panico. Cercai il braccio di Scandurra. Non riuscivo nemmeno ad emettere un suono. Il cielo diventò nuvoloso e l'onda-oceano coprì tutta la valle in un batter d'occhio a velocità altissima, fino ad infrangersi di poco sotto la piattaforma della torre. Il mare era mosso, agitato da enormi cavalloni che però rallentavano curiosamente, rasentando il bordo del piano dove ci trovavamo, senza sommergerci. Spumeggiavano, ci incalzavano, ma c'era qualcosa che li frenava, solo alcuni schizzi freddi ci colpivano. L'aria s'era fatta pregna di acqua salsoiodica polverizzata. Stavamo in mezzo ad un mare grigioazzurro. Impressionante il rombo sordo di quella massa d'acqua, come un maglio mi colpiva al plesso solare. Il maestro mi strinse il polso e ne ebbi un giovamento immediato di elettricità diffusa in tutto il corpo. Di fronte a certe cose emergeva la mia vulnerabilità, la mia debolezza.
Le stelle si avvicinavano sempre più verso la nostra direzione. E così vidi due lance volanti, che emettevano quel bagliore accecante. Sì, due barche leggere che sfiorarono agilmente la superficie delle acque, come se nulla fosse. A bordo di ogni lancia vi erano due esseri misteriosi in piedi, che ci guardavano. Il cuore mi batteva forte e la mia coscienza si accorciava in un punto piccolo piccolo. A pochi metri da noi, sospesi sulle acque, stavano quattro esseri rivestiti d'una succinta tunica rosso cupo, che lasciava vedere le gambe nude e senza maniche, stretta ai fianchi da una cintura colore dell'olivo. Giovani, dalle sembianze umane, portavano un berretto nero, che sulla fronte si apriva a raggiera e si ripiegava sulla nuca. Con mia evidente sorpresa, uno di loro mi parlò in italiano o almeno così intesi.

  • Rasserenati come la nuova veste che ti ricopre!
Guardai i miei vestiti e con meraviglia mi vidi addosso una tunica blu. Dove erano andati a finire i miei vestiti? Vivevo un'allucinazione? O cosa?

  • È il tuo corpo sidereo – mi fece Scandurra rassicurante – ora stai percependo questo tuo nuovo stato.
  • Ma chi sono? Angeli?
  • Uranidi, per la precisione, soltanto uranidi – mi corresse il maestro.

L'essere che mi aveva parlato fece un gesto universale per invitarmi a bordo della piccola barca. In maniera dapprima maldestra poi, quasi con naturalezza, spiccai un salto ed entrai nella lancia luminosa. Non sentii paura né disorientamento.

  • Approderemo oltre la linea dei mondi, per meglio vedere i tempi che verranno.

Quasi li sfioravo. Erano alti 190cm o poco più. Avevano una pelle luminosa e bianca. Letteralmente bianca. Profumavano di cose belle, anche se non saprei dire quali. Bello l'aspetto, dolce l'atteggiamento. Erano angeli?

  • Riferirai agli uomini. Comunque pochi ascolteranno. Altri navigatori prima di te, hanno visto e riferito. Ti scambieranno per folle o per profeta, l'ennesimo. Siamo esseri provenienti da altri mondi, fatti di forma che governa l'energia, come te.

Quelle frasi mi rinfrancarano. Anche se non erano angeli, sicuramente mi trovavo di fronte ad esseri così progrediti da sembrarlo. Uranidi, secondo Scandurra. Balbettai non so quali parole. Pochi istanti dopo, mentre tentavo di porre qualche domanda, la lancia si oscurò. All'improvviso l'oscurità fu rotta da due linee abbaglianti, che sfrecciavano fino all'infinito, dove pareva si congiungessero in un cerchio potentissimo, che diffondeva fasci di luce dai riflessi d'oro. Le linee partivano dalla nostra navetta sulla quale mi trovavo. Essa però aveva perduto ogni luminosità; ma correva velocemente e sicura sulle acque in tempesta, tutto superando, tutto vincendo.
Dove mi avrebbero condotto gli uranidi? Il mistero avvolgeva la mia vita. Cosa mi avrebbe riservato il destino?

  • L'atlantideo ha formato una forte genìa nel corso degli anni. Hai molto tempo davanti per crescere. Prima di te, altri della talenti si sono immersi nei varchi. Hanno veduto quello che verrà. Saprai descrivere, trasmettere e trasformare la gente che ti seguirà? È un peso conoscere, a volte acceca, perciò gli umani spesso chiudono gli occhi.

Ascoltavo sbalordito. Mi trovavo con esseri cosmici elevatissimi. Sembravano divinità greche o indù. Eppure erano come me, come ogni altro essere umano della Terra. Ogni vivente possiede un'essenza, è ciò che ci accomuna tutti.
Osservai meglio la lancia che mi trasportava. Sembrava più una tavola come quella usata dagli sportivi californiani per cavalcare le onde dell'oceano. Il suo colore era celeste chiaro. La sua base era piana ma semitrasparente. Uno strato, tipo silicone o gomma, lasciava intravedere intricati geroglifici sottostanti. Non capivo come facessero a guidare la navetta. Né comprendevo come potessi stare in piedi, dritto, senza alcuna fatica e senza avvertire la gravità e la forte accelerazione. Incominciammo ad allontanarci dalle acque, e mi sentii ad un tratto come trasportato da una forza sovrumana che mi attraeva. Salivamo a velocità pazzesca. Stavamo lasciando Deya. In quell'universo, gli astri e i pianeti li avvertivo vicinissimi, li vedevo in movimento e la mia mente comprendeva, così naturalmente, come le varie forze, sviluppantisi dai movimenti impressi loro dal Creatore, generassero altre forze, che con i loro contrasti, tenevano sospesi i corpi celesti. Ogni sole o pianeta che incontravamo, emetteva un suono. Guardavo e ascoltavo. Mi commossi. L'infinito azzurro, seminato di astri, mi attraversava. Poi, una domanda scema mi distolse. Come facevo a respirare nello spazio? Lo percorravamo sopra una tavola non più grande di una barca, scoperta, e respiravamo senza problemi. Mi spaventai. Notarono la mia paura, evidentemente. L'altro che non aveva ancora parlato, sorrise e appoggiò la sua mano sulla mia spalla. Provai un tepore strano ma positivo. Gli chiesi quale fosse il suo nome, se poteva dirmelo.

  • Bina, è il mio nome. Mio fratello è Saril-Da. Gli altri due si chiamano Tion-De e Farà. Abbiamo visitato già la tua terra ed è bella. Voi siete così estremi nel sentire e nell'agire. Ho conosciuto degli uomini e delle donne. Ho apprezzato le vostre speranze, compreso le vostre paure. Attendete un segno dal cielo perché la vostra epoca è così povera di futuro. Ma perdonami, tu volevi farmi anche un'altra domanda. Non posso fare a meno di sentirla dentro di te, ma per rispetto rivolgo altrove il mio fuoco.
  • Bina, volevo chiederti come facciamo a muoverci sopra questa tavola e, poi, beh io respiro pur trovandomi nello spazio. Come è possibile questo?
  • Vuoi che ti sveli i misteri degli uranidi, così come ci chiama Scandurra? Non abbiamo divieti né limitiamo la conoscenza a pochi prescelti. Abbiamo donato tutto a tutti negli universi in cui siamo stati, e ognuno ha preso secondo possibilità e fine. Non si può riempire una brocca più della sua capacità, e la sua misura è sempre quella giusta. Talvolta gli esseri dei mondi terreni non hanno cognizione della loro grandezza ma nemmeno della loro finitudine. Ah! Vuoi sapere come ci muoviamo. Conosci di massima come certe civiltà costruiscono le loro navi stellari, come scivolano tra i varchi. Alcune usano elementi naturali seppur trasformati, altre ancora, poche per la verità, hanno raggiunto livelli insuperati. Parlo di materia binomiale, filosofale direbbe Scandurra. Ora tu ti trovi sulla prima navicella interdimensionale costruita dagli ingegneri cosmici. Viene descritta nei libri sacri di tutti i popoli. Non è immateriale come tu puoi ben vedere, eppure il suo stato è sottile. Ha due facce, esterna e interna. È indistruttibile, può essere durissima ma anche fluida. La guida è semplice: c'è un rapporto d'ordine cosmobiologico che collega la navicella al suo pilota. Attraversa i varchi tra dimensioni, perché è in grado di farsi attraversare da essi. Non è in vendita, però.
Battuta regolare. Si fece una gran risata e questo me lo rese umano.

  • Ma allora la Bibbia sarebbe una cronaca che descrive i vostri viaggi nel nostro mondo?
  • Tutte le religioni hanno origine da un'accadimento speciale: una interferenza terra-cosmo. I racconti sulle origini delle civiltà, sono descrizioni puntuali di questi contatti. Vanno però distinte le gerarchie tra i celesti e noi. Entrambi abbiamo comunque assolto a dei compiti elevati per il bene dell'umanità. Noi siamo fatti come voi, forma ed energia, i celesti, invece, sono pura energia. Poi ci sono gli oscuri e come ben sai, perseguono la distruzione dei mondi. Anch'essi si dividono in due manifestazioni, evanescenti e densi. Gli oscuri, diciamo, più densi hanno stabilito alleanze con i titani provenienti dal sottomondo. Gli altri hanno scelto di colonizzare l'anima degli uomini e di deviarne il cammino.

Ero tutto preso ad ascoltare Bina che non mi resi conto che ci stavamo avvicinando all'emisfero della Luna avvolto nella notte. La riconobbi facilmente perché intravidi la nostra Terra, azzurra e bellissima, sospesa sull'orizzonte del satellite. Insomma, avevamo attraversato un altro universo per ritornare dalle mie parti. E senza passare dagli scali. Rimasi interdetto, ma non cercai risposte subito, attesi gli eventi. Mi si offrì allo sguardo un paesaggio grigio, eppure interessante. Crateri qua e là d'ogni grandezza, catene di montagne e pianure, si delineavano nitide in quel sereno tempestato di stelle. Ma quello chi vidi mentre ci avvicinavamo ad un gigantesco cratere, fu qualcosa di stupefacente. Mai e poi mai mi sarei aspettato di vedere una cosa simile lì.