Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

lunedì 9 febbraio 2015

IL RITORNO


Rivoluzione in senso astronomico è il ritorno all'origine. In senso politico, essa guida gli uomini assai più efficacemente di quanto gli uomini la guidino. Questo è vero a diversi livelli. Coloro che hanno creduto di lavorare contro le sfere celesti, sono serviti a realizzare disegni ben più profondi. Hanno operato a favore di una difficile e dolorosa mutazione, che passa in primo luogo attraverso una caduta di cui sono gli artefici, alla fine della quale si ritroveranno faccia a faccia con coloro che avevano creduto di poter annientare. È questo il senso del simbolo dell'Uroboros: le sue estremità opposte si ricongiungono, la coda e il capo, la fine e l'inizio.
Al termine di questa corsa sfrenata e cieca c'è la Rivelazione di tutto quanto gli uomini hanno dimenticato, del senso profondo dell'esistenza degli esseri e dell'universo, dell'ordine che la regge, infine e sopra a tutto della luce che l'anima.
I cavalieri del Graal cercavano quello che è stato perduto e dimenticato, ovvero la luce delle origini. Per giungervi i migliori fra essi hanno superato vittoriosamente gli ostacoli-prove fino a lasciare il nostro mondo divorato dal tempo. Il successo fu solo personale: la società umana era già troppo offuscata per accogliere il Graal. Questa cerca sublime ha tuttavia lasciato la propria impronta su un'epoca, il Medioevo, ove ci si rammentava ancora, talvolta, di questa luce, e nel corso della quale alcuni uomini hanno tentato (in maniera più o meno felice) di scongiurare l'involuzione del mondo: si tratta del XII° e XIII° secolo. Dopo di che il nostro mondo ha proseguito nella caduta tenebrosa. Ma la Cerca rimane più che mai d'attualità.
Ormai bisogna dirigersi verso il nuovo cielo e la nuova terra evocati da molteplici testi sacri. Ciò che è stato smarrito si trova qui. Per accedere al mondo della luce eterna è necessario essere luce noi stessi, in quanto ogni visione è una proiezione dell'anima.
Così il nuovo cielo e la nuova terra devono innanzitutto appartenere all'interiorità di ogni uomo. Allora ciò che è stato rotto potrà essere rinnovato, ciò che è sterile ridiverrà fertile e ciò che è morto sarà rivivificato. Allora il sole sepolto nell'oscurità, nascosto, riapparirà all'orizzonte del mondo degli uomini, e la sua luce illuminerà la nuova primavera e la nuova regalità.
Nel Cuore del mondo c'è un Re che dorme, dominatore dei sogni e delle vocazioni, degli archi e delle necessità, signore infine dei cammini, delle vie e delle dimore. La Città d'oro in cui abita è oggi molto lontana, fuori dal tumulto del mondo. Egli vi riposa, inaccessibile e sordo, poiché è il Re della Pace. Il suo Nome è sconosciuto, per lo meno il suo vero nome. Pericoloso tentare di svegliare il Re prima del giorno stabilito.

martedì 13 gennaio 2015

La frequenza della rosa



“... l' uomo è ben misera cosa, /giacca stracciata su uno stecco, a meno /che l'anima non batta le mani e /canti, canti più forte / ad ogni strappo nella sua veste mortale, / né vi è altra scuola di canto che studiare / i monumenti della sua magnificenza...” W.B. Yeats, Sailing to Byzantium

“Nessuno è costretto a restare, perché la porta è sempre aperta.” Scandurra

I temi dell'insegnamento da noi ricevuto, possono sintetizzarsi in pochi punti. Si tratta di acquisire la volontà cosciente che rende possibile agire realmente su se stessi; sviluppare una densità interiore che tenda a dispiegarsi in forme esistenziali ancora inedite ma che, nell'urto con la realtà, è costretta a ripiegarsi in attesa di un tempo propizio; fare qualcosa della propria vita invece di essere continuamente rifatti da essa; guidare se stessi, legarsi durevolmente allo Spirito Universale (anima mundi) e, se si ama, inserire l'essere amato in una specie di pienezza eterna. È possibile? Per forza. Intanto, se osserviamo con relativo distacco lo stato delle cose, emerge un quadro raccapricciante. La fonte della Vita si è affievolita al punto d'essersi quasi inaridita in gran parte delle persone che ci circondano. Pure apparenze di umanità. Le esistenze si riducono a parassiti. Le religioni sembrano esaurite, spente, ridotte a minestrine tiepide che non ci sfamano più. Siamo incapaci da soli a guarire la nostra anima quanto il corpo. Gli anni '70 sembrarono smuovere un po' la situazione generale con la cultura underground, ma finirono per distruggere vite e disilludere molti. La New Age riprese il filo rosso di una ribellione, questa volta solo la rivoluzione della coscienza contro le vecchie forme; non fu tutto da buttare, aiutò alcuni a scegliere nuove e vecchie strade, erano comunque scosse, movimenti dell'anima bisognosa di trasformazione, dopo l'ubriacatura tragica delle ideologie. Poi, la cappa mefitica del capitalismo, distruttore di ogni valore. Shiva è tornato più assetato di sangue. Le malattie ci inghiottono, la miseria materiale e morale ci attanaglia. La fede è appannaggio di pochi, gli altri si aggrappano alle chiese più per necessità che per scelta. Si attende il miracolo, si corre dove appare la Madre Celeste, squarci di luce scendono su questo nostro pianeta oscurato, ma le istituzioni religiose frenano, minimizzano, temono di perdere il controllo delle masse, rinunciare ai privilegi e prebende.

Noi dell'anonima talenti abbiamo accettato il rischio, senza curarci dell'altrui opinione. Fa quello che puoi fare di più difficile. Agisci per te stesso. Guarda in faccia la verità, qualunque cosa sveli. La vita non è semplice, nonostante tutto ciò che diciamo del suo mistero, quando l'avviciniamo pretendiamo di trattarla come una favola. Il nostro è stato un sogno ben più vasto della fantasia, della psicopatologia, della chimica del cervello. Si trattava di passare, anima e corpo, sulla faccia più luminosa del mondo, dove tutto ha una presenza viva, radiante, ardente, cosmica. Ci domandavamo: perché non viviamo veramente noi stessi? Perché abbiamo perduto il senso dell'unità. Da secoli l'umanità s'inaridisce nel dualismo. Bisogna ritrovare il codice che ristabilisca la comunicazione immediata fra spirito e materia, fra corpo e anima, la chiave dei poteri umani e dell'energia universale. Bisogna ritornare alla Fonte. Questa sarà la vera guarigione. Noi però non volevamo solo guarire, volevamo cambiare.

Scandurra non appare come un Ermete proletario. Nasconde in bella evidenza una forza che anziché avvertirla fuori di noi, la sentiamo all'altezza dello sterno, come una compressione che dopo qualche minuto si alleggerisce. Ecco, in questo modo lui già trasmette la sua quintessenza alle nostre cellule nervose; converrete che non è possibile riprodurre col web la stessa trasmissione. Con la sola lettura o la sola speculazione, è impossibile comprendere, fare proprio il dialogo esoterico che ci può essere tra maestro e discepolo. L'essenza della conoscenza atlantidea può diventare fruibile grazie al suo metodo d'insegnamento che genera un'apertura che si connette al pozzo-senza-fondo, così da toccare la noosfera, una sorta di passaggio oltre lo specchio senza però bevanda di accesso. Tuttavia niente e nessuno possono sostituirsi al rapporto specialissimo che si instaura direttamente tra le parti. Ciò che i filosofi hanno insegnato come saggezza, ciò che gli eruditi hanno insegnato nei trattati, ciò che i mistici hanno insegnato mediante la rivelazione estatica, Scandurra l'insegna come coltivare un'arte, al di fuori della portata degli scienziati e degli psicologi moderni, ma vicina alle anime sensibili, poetiche, talentuose. La sua mitopoietica ci porta verso il ripristino dello stato magico della nostra infanzia, che solo liberandoci dalla maschera del ruolo sociale, professionale, ideologico, si accede al mondo cosmico scandurriano. La parola se ben assestata è un potere. L'immagine se ben visualizzata è un potere. La passione se ben indirizzata è un potere. La preghiera è un potere, mi diceva, perché Dio traspare attraverso tutto ciò che ci circonda. Diceva “Dove vai lo trovi”. Tu puoi vedere l'intelligenza, prenderla tra le mani e contemplare l'immagine del divino; ma se tu non conosci ciò che è in te, non potrai vederlo in te. Se tu vuoi vedere Dio, considera e comprendi il sole, il corso della luna, l'ordine delle stelle. Ci vuole una coscienza diversa da quella ordinaria. Se abbandono anche solo per un attimo tutto ciò che ho imparato da questa società, trovo la condizione magica che mi permetterà di vedere la Realtà così com'è, spogliata dei contenuti della mente profana che vuole capire senza immedesimarsi nella cosa. La normalità è patologica e deriva dall'abbandono dello stato creaturale dell'infanzia. Diventare maturi per noi uomini moderni, equivale a lasciare l'incanto del mondo, perdere la percezione della Realtà come un'insieme.

Se facessi il piazzista di bibbie qualche articolo lo avrei pure venduto, in realtà, ve ne sarete accorti, il fine è un altro, ambizioso e difficile. Nel mare melmoso e tumultuoso dell'occulto c'è chi spaccia per scoperta personale il viaggio psichedelico di Castaneda misto alla quarta via di Gurdjieff. Il punto è un altro. Nessuno nasce imparato, come dicono a Napoli, per cui non c'è niente di male ad elaborare una procedura esoterica preesistente, purché la si segua e poi, semmai, la si insegni. Lasciamo perdere pretese di regolarità iniziatica, poiché l'influenza spirituale non ha bisogno di sequenza temporale.

Pubblicando tutto o quasi su internet mi espongo a facili critiche e sberleffi, prevedibili del resto, ma scaturiscono pure, e ve ne sono grato, interessanti dibattiti. Insomma, il mio è un tentativo, non so quanto originale, di proporre un cammino di risveglio che non sia soltanto un compitino storico, ma che abbia la capacità di dare una direzione all'esistenza a chi è insoddisfatto dell'immanente.
Le Cronache di Atlantide, con espressione enfatica ma in fondo legittima, sono il racconto di un tragitto dell'anima e della carne, istruzioni semplici e dirette, sebbene non facili. Tento di indicarvi la costruzione in questa vita di un doppio aerosomatico ad alta intensità che possa sorreggere buona parte dell'originaria struttura individuale che altrimenti con la morte della sua base essenziale, il corpo fisico, subisce la dissoluzione di tutti i corpi sottili ad esso legati. L'essenza se smossa irrora di infinito i rubinetti mentali (centri nervosi) fino a trasformare e ricondurre verso l'originario il vecchio arnese psicobiofisico della persona. Non c'è che dire, una bella impresa. Schematizzo? Certo, ma mica tanto.
Le materie oscure, così definite per via della loro elusività temporale, nascoste dietro le pieghe dell'era atlantidea, sono una possibilità, un mezzo potente di salvazione di ciò che è umanamente fattibile senza andare contro Natura, ma cercando di velocizzarla durante una vita umana.
La resurrezione del corpo? L'immortalità dell'anima? Le religioni le danno per scontate, io ho la convinzione che bisogna darsi un attimino da fare. Non tutto è dovuto. È già una bella conquista la persistenza fuori del tempo e dello spazio di una coscienza che in vita si sia identificata a valori ed immagini sovrapersonali, archetipici (stellari, come direbbe Scandurra), al divino che sorregge l'essere umano, al Nume che emerge dal subconscio.
Ascolto interiore che fermi il dialogo interno della mente, è un primo passo. Il distacco dalla realtà contingente, provocato da tecniche di percezione che vanno a modificare il sistema di interpretazione dei dati sensoriali, quali vedere il mondo e gli altri come campi di energia interconnessi, o come modalità di espressione di forze archetipiche: è il secondo passo. Prima di ogni fase, però, c'è l'intento: credere per vedere, volgere la mente verso lo scopo. Cioè sacralizzare ogni atto della vita quotidiana, non da spettatori passivi, spremendo l'energia sottile dal denso e dal pesante di ogni attività fisica. Credere per vedere, è mettere sul tavolo volontà intelligenza e sentimento e renderli magici da un surplus di energia derivata dall'eliminazione dell'importanza personale, del non attaccarsi alle cose e agli eventi, dall'indirizzo misurato dell'energia sessuale, dal controllo degli istinti.
Il lavoro è di allineare i metalli, che secondo gli alchimisti sono i diversi stati del Mercurio filosofico (l'immaginazione attiva, in termini moderni), i processi dinamici del divino in noi. Affinché la Luce e la corrente scorrano come in una batteria, è fondamentale l'unione dell'animo maschile con l'anima femminile dell'operatore: polo+ e polo- non devono contrastarsi ma devono mettersi in sintonia per generare la rottura di livello.
Il bignamino del bravo occultista è presto stilato. Difficile? Se ce la mettete tutta, se avrete il coraggio di abbandonare ogni velleità mondana per uno scopo superiore e se l'intento è stabile, sarà una bella avventura che vale la pena iniziare.

Io ho capito - ma solo dopo aver ingollato cento volte il boccone amaro del mio ego puzzone - che sto all'interno di una fonte unica, indefinibile e indescrivibile. Pensavo di essere un'identità separata dagli altri e da quel Principio da cui nasco, poi ho appreso che siamo fatti della stessa pasta. Se anziché identificarmi alla mia persona (phersu, maschera), alla mia individuazione locale e temporanea, la mia coscienza si dilatasse alla consapevolezza di ciò che sta oltre i limiti biografici, percepirei come mio corpo l'Universo e vivrei la vita come fluttuazione della Mente del Creatore dei Mondi.

PRIMA SOSTA E PIENO DI CARBURANTE
  • Sedetevi davanti alla finestra del vostro studiolo, orientandovi verso il Nord magnetico, per tutto il tempo del tramonto...
  • Bene, ora tenete le palpebre socchiuse facendo filtrare i rossi raggi solari e volgete l'attenzione al cielo...
  • Concedetevi alcuni minuti e se avrete pazienza e fede, riceverete una visione di un serpente di luce, saettante simbolo dell'anima del mondo.

Vi darà forza, riempiendo di particelle cosmiche il vostro firmamento interiore, il doppio eterico per intenderci. È fare rifornimento per l'opera di trasmutazione. Vedrete quanto ne avrete bisogno lungo la Via.

Discettare poi se l'insegnamento di Scandurra sia più o meno unico, originale, discutere sul mio presunto livello o grado, ci può stare, per carità. A me interessa far scorrere l'acqua di vita lungo i fiumi aridi d'Occidente. Qui non si tratta di capire qualcosa per mezzo del pensiero, di assimilare qualche cosa che vi è stato detto. Si tratta di una nuova educazione, si tratta di capire ciò che vi permette di capire la vostra eredità, il vostro desiderio e la vostra volontà. Non c'entra né la psicanalisi né le altre scienze odierne dell'introspezione. Questo insegnamento ripulisce e riempie. Tutte le materie oscure risiedono nella precisione con cui voi siete diretti e aiutati, abbastanza lentamente perché non vi spezziate, abbastanza rapidamente perché rimaniate in quello stato di stordimento, di sorpresa, di trauma, di tormento, di rimorso, di ricompensa, il solo che possa liberare le vostre forze potenziali.

A qualcuno, però, non sarà sfuggito il vero senso del blog: la fantastica opportunità di immergerci tra le dimensioni attraverso la cosiddetta spoletta, ordinaria nella sua apparenza, spettacolare come funzione. So benissimo che questo è il punto dolente, il più inaccettabile della storia scandurriana e mia. Malgrado ciò, ho lo stesso parlato della principale specialità della ditta, quella di traslocare pelle ossa e frattaglie, oltre il muro della realtà fisica. Se dovevo scrivere su di uno spazio web quanto mi è accaduto il 1971, ci dovevo mettere tutto, perché questo è il compito: il magismo allo zolfo e la metafisica astratta guenoniana non fanno per me. L'anonima talenti non è una consorteria gnostica, gelosa dell'arcano custodito. La conoscenza come la intendiamo noi è libera e attingibile per chi ne è degno. Volete la prova? L'avrete se conquisterete la mia fiducia. Pensateci. Se fosse vero quanto affermo, avrei il talismano più ambito dell'universo, oltre i sogni più arditi e credete che lo lascerei nelle mani di chiunque bussi alla mia porta? Qualcuno ci ha fatto già un pensierino. Una volta un pezzo grosso, di quelli potenti, mi ha detto: “ … io non so chi tu sia veramente, ma poco importa, se avessi per davvero quella cosa lì, la spoletta, capace di compiere i miracoli che sostieni, non avrebbe prezzo. Ma siccome ogni uomo ha un prezzo, quindi la potrei comprare come comprerei una miniera di diamanti, un attico a New York City, un pacchetto di azioni consistente di una corporation. Allora, se quello che dici è vero, fai tu il prezzo, qualunque cifra te la deposito dove vuoi, nessuno saprà mai niente di questo affare tra te e me. Sbirciare dietro a questo mondo mi intriga assai e intravedo mille avventure”. Poi ci sarebbero i ricatti, le pressioni delle Istituzioni, le minacce delle Agenzie. Ma no, chi volete che dia credito a un tizio come me?... uscita teatrale.

Restano solo due consolanti certezze. La Scala sognata da Giacobbe continuerà ancora a essere una realtà per gli Uomini di Desiderio di oggi e di domani. Iside è uscita dal Tempio e si è incamminata verso l'amore umano eppure solenne, verso l'amore innocente, possente, di un'età dell'oro che ci sarà concesso di reinventare all'infinito.

domenica 4 gennaio 2015

Il destino dei mondi


La materia seduce attraendo, lo spirito seduce affascinando. Io ho seguito l'arte perduta dello spirito ed ho capito che la mossa più rivoluzionaria, è essere se stessi. E siccome tutti vanno in cerca di qualcosa, ho deciso di indicare una via accessibile. Come una lastra posta come confine (limes) tra paese e paese, così la mente ispessita da secoli di schiavismo cognitivo è ridotta ad una diga, in apparenza invalicabile; ma l'arte perduta può rompere l'ostacolo, facendo fuoriuscire cascate psichiche fino al risveglio dell'Intento, leva cosmica per ogni meraviglia, chiave della volta celeste, facoltà adamitica. Per chi perde il cammino della vita, i segni radiali e tangenziali (quelli dentro e fuori di noi) possono farcelo ritrovare. Dare a ogni segno quello che per il potere luminoso della mente è sangue, energia, scintilla interiore e lampo intuitivo: come globulo di sangue che circoli in noi, alimenti la nostra costellazione neuronica, come già facevano gli atlantidi, parlando questo antichissimo linguaggio donato dal Creatore di ogni cosa. Una lingua che pulserà nel cuore ove giacciono sepolti gli dèi in esilio.

Dio ama manifestarsi a noi per vie misteriose, mentre ci sono uomini che credono di spiegare la vita e la realtà trascurando i segni più evidenti, imponendo la propria supremazia intellettuale a discapito della conoscenza originaria. Ci manca la capacità di indagare i segnacoli provenienti dalle Nove Dimensioni che giungono copiosi fino a noi. I professionisti del sacro non sono in grado di leggere i tracciati del caos (correnti del divenire), condizione necessaria per sopravvivere nei mari in tempesta, ma ci riempiono la testa di brodetti moraleggianti, come fossimo sudditi imbecilli da educare e rimproverare. Il gregge alzerà mai la testa?

Il tempo scorre fino ad esaurimento, ma nulla muta nell'anima dell'uomo, se non le coordinate del suo cammino. Gli eterni opposti sono i segmenti di un solo binario su cui viaggia la nostra vita, ma non ce ne curiamo più. La scienza e il denaro sono i nuovi feticci che sostituiscono l'antica visione.

Il destino dell'umanità - salvo eccezioni - non troverà più risposta bussando ai battenti del tempio, dietro cui si aprono le palpebre della sibilla. Oggi chi ascolta più lo sciamano con la sua arte magica? Guide cieche continuano a orientare verso l'indistinto i popoli trasognati da droghe. E non c'è verso al buio della mente. E non c'è luce ai margini della notte. Immagini fulminee, segni, enigmi svelati, precipitano nella nostra anima ma a nulla valgono, tutto ridotto a polvere, poiché il dominio sul mondo è nelle mani di Shiva che danza sui nostri cadaveri. Civiltà degna di tale nome era quella che ascoltava il profeta al sopraggiungere del pericolo; uomini degni erano coloro che chiedevano al mago di neutralizzare le influenze maligne. Erano loro i ministri del destino, coscienti della vastità degli universi e della fragilità dei cuori.

Ogni civiltà nel suo apogeo ha edificato il suo altare – piramide scala monte megalite cerchio – per captare lo Spirito Universale affinché si modulasse in codici e tramite l'opera rivelatrice di pochi mediomanti, il mistero si dipanava sui molti. Quegli antichi catalizzatori cosmici ora sono siti turistici, tristi rovine di un'epoca gretta e povera di anima.

Presto il Cielo ci mostrerà due vie, e noi dovremo scegliere quale percorrere. Tra le due vie sarà da preferirsi quella che apparirà più difficile, in quanto ciò che è arduo sempre ci si addice se vogliamo trascendere la nostra miserabile condizione.

La verità sulla nostra natura si trova collegandosi ai Nove Mondi, come? riaprendo tutti i canali della Grazia. Non ci resta che il Tutto.

giovedì 25 dicembre 2014

BUON NATALE A CHI? SVEGLIATEVI UNA BUONA VOLTA




Imparate a tener conto di profeti e sentinelle. Gli unici che guardano lontano, bucando la notte. Intravedono il minimo sussulto, fino ad avvistarne l'impercettibile intenerimento nel cielo. Il loro destino è pieno di ostacoli, spesso trattati come pazzi, disturbatori dell'ordine, in genere per nulla ascoltati. Migliore sorte per chi ripete i luoghi comuni, per chi non osa disturbare il manovratore, per chi non si arrischia a negargli un credito, un'autorità morale. La melassa retorica impera, il silenziatore è sempre in dotazione all'autorità costituita.
Quando sarà giorno e si converrà che gli occhi di profeti e sentinelle avevano visto lontano, qualcuno certamente, succede sempre, si azzarderà a difendere la buona fede dei loro miopi oppositori, con la giustificazione che i fatti vanno collocati nel tempo e non si può con gli occhi di oggi condannare le miopie del passato. Vi confesso che ho sempre ascoltato con sospetto le ragioni di chi trova facile giustificazione ai silenzi di chiese e società adducendo la scusa dei tempi.
Se non altro perché in questi nostri tempi di miopie mi è accaduto di udire per grazia voci di allarme. Inascoltate! C'era chi aveva occhi per denunciare ciò che stava avvenendo. Alcuni di noi alzavano la voce. Ma le finestre erano chiuse e le porte sbarrate e le stanze a prova di pareti desonorizzate. Poi il grido moriva in gola, le finestre rimanevano chiuse, le porte sbarrate, le stanze irrealmente ovattate.
Vorrei oggi onorare le sentinelle e i profeti che lucidamente avvistavano l'approssimarsi di un pericolo esiziale per l'umanità. Il loro grido era ed è sempre attuale:
Voi, cosiddetti potenti del pianeta Terra, ci avete raccontato un mare di menzogne. Ci avete ingannati su chi siamo veramente e su quale destino ci aspetta. La nostra meta reale è il Sublime, non una vita di sventura e tragedia. Abbiamo tutti la potenza delle stelle in saccoccia e ce l'avete rubata, in cambio ci avete gettato un pugno di riso e pianto, imposto una democrazia da burletta e ridotti a vivere in una società incarognita senza futuro. Quale legittimità avete, presunti potenti del pianeta Terra, quale diritti accampate per governarci? Ci avete ridotti a sudditi, utili idioti, contribuenti indefessi per mantenere la vostra perfida baracca dorata. La tragedia in cui versiamo non si limita al piano economico, c'è ben altro, di molto più ferale, il marcio è nell'intenzione di asservirci a potenze oscure, arconti bestiali e famelici di sangue. Oggi siamo figure senza volto, anonime, disperate, sfiancate da un vivere senza linfa di Luce. E tuttavia non è solo colpa dei topi gnostici ma pur sempre di fogna che ci governano dietro le quinte della storia e che utilizzano una classe politica composta di corrotti e infami, affiancati dall'azione sadica di bankieri vampiri. Oh no. Noi cosa facciamo per difendere la nostra libertà di uomini creati dal Sommo Bene e ridotti a larve? Stiamo buoni ad aspettare la manna? Irregimentati come tanti soldatini di latta, pronti al mattatoio della guerra? E non vi auguro il Buon Natale, amici, non sono in vena di smancerie pseudoreligiose. Non vi servo a tavola nemmeno il brodetto moralistico e criptomarxista tanto caro a Bergoglio. Non sono un tribuno né un renzi qualsiasi. La demagogia mi fa venire l'orticaria. Vi dico solo una cosa: l'incubo può finire se vi svegliate per tempo. Sconfinate oltre l'ordinario, fatevelo venire il coraggio di dire “NO” alto e forte ad ogni intromissione nella vostra anima. Fatevi ardere la mente e il cuore, perché IL MATTINO DEL MONDO è imminente e dovremo avere occhi limpidi e membra salde.


giovedì 11 dicembre 2014

Atlantide: andata e ritorno








NULLA SARÀ PIÙ COME PRIMA
Dio creò la molteplicità, nell'opera monumentale quanto millesimale della creazione.
Da dove vengono i miti? Sono le nostre invenzioni o noi le loro? La bottega di Scandurra è stata per noi dell’anonima talenti, una fantastica centrale di energia alchimica e dimensionale. Dopo questa esperienza torneremo trasformati o forse non torneremo affatto, ma poco importa: lo stile conta più della pellaccia, l’intensità più della durata. Si fa ciò che deve essere fatto, possibilmente senza troppe chiacchiere, a differenza di coloro che se potessero trasformerebbero la vita in un bar o in un parlamento. Insomma: “Divieni ciò che sei”, come direbbe Nietzsche. Messaggio screditato e poco in sintonia col pensiero dominante.
Quando non ci sono radici sicure, catene, a tenere ben serrato il diaframma confortevole e rassicurante della “realtà”, e quando le sostanze si mescolano e si combinano, allora diventa quasi inevitabile imbattersi nell’Altro.

1971 ANNO FATIDICO
Quando Franco Persi (amico e sodale nella pioneristica ricerca ufologica cittadina e prematuramente scomparso il 2005) mi parlò di Scandurra “il fruttarolo” presentandomelo come un tipo strano, ammantato da una brutta fama da negromante, ciò mi attrasse ma mi indusse pure un sentore di pericolo. Correva l’anno 1971, Franco ed io abitavamo alla periferia di Viterbo, ma prima il mio compagno d’avventura risiedeva proprio nella stessa via in cui si trovava la bottega di frutta&verdura del mago e, sebbene non lo conoscesse di persona, aveva raccolto diverse informazioni su di lui, soprattutto i “si dice”.
Un giorno mi decisi di varcare la soglia del negozio di Scandurra. Dietro il bancone stava seduto un tipo piccoletto, un giovane uomo dalla carnagione olivastra e dall’età imprecisata che teneva perennemente una sigaretta nazionale senza filtro tra l’indice e il medio, indossava una splendida camicia a righe verticali blu su sfondo nero, di finissima fattura e decisamente costosa, la portava fuori dai calzoni: un modo di abbigliarsi davvero insolito per quei tempi, se si escludevano le usanze del sud America. Il locale perennemente in semioscurità e saturo di fumo esprimeva un senso di fatiscenza, si sentivano profumi di frutta confusi alla puzza di sigarette e agli odori di spezie; le cassette di legno delle verdure erano accatastate alla rinfusa, così come si trovavano sparpagliate le bottiglie di vino della cantina sociale, per non parlare delle pareti che abbisognavano di una rinfrescata di vernice già da anni. Insomma, un posto allucinante… ma tale aggettivo avrebbe preso ben altro significato nel corso del tempo. La prima impressione che mi fece fu quella di un uomo comune; beh insomma, dopo alcuni minuti constatai che era particolarmente concentrato sulle cose che faceva, spinto da un’energia costante, pronto alla battuta ironica non disdegnava intercalari triviali e frasi idiomatiche locali. Senza cerimonie mi accolse nel suo territorio, sottoponendomi ad una serie di domande sul senso e la direzione che davo alla mia esistenza. In modo brusco mi fece intuire che la mia vita non aveva un indirizzo preciso, che indugiavo in una bolla romantica, favolistica, inconcludente della ricerca iniziatica e che non aveva alcuna importanza la mia giovane età, 13anni appunto, che dovevo subito rimboccarmi le maniche… così mi fece spostare una decina di cassette piene di frutta e legumi da una scaffalatura ad un'altra. Ecco, mi dissi, cosa intendeva con il rimboccarmi le maniche. Mi stava usando. A quel punto pensai di andarmene. Mi stavo dirigendo verso l’uscita, quando come se nulla fosse continuò a parlarmi. Operare alchimicamente nel concreto, modificare la struttura portante del mio essere, senza fantasticare, era il programma di massima che mi prospettava. Usava un linguaggio a volte forbito, curato, alternato a strafalcioni grammaticali uniti ad una forte cadenza dialettale, inventava neologismi. Ciò mi lasciò inizialmente perplesso, poi mi ci abituai fino ad entrare in quel suo mondo lessicale. Dava concretezza alle questioni dello spirito con parole ficcanti e congrue, concetti e principi elevati che prima ritenevo astratti e filosofici, quindi poco pratici e lontani da un uso sperimentale, diventavano nel sistema semantico del fruttarolo cose comune, di tutti i giorni. Le parole erano vestite di sostanza: se diceva “mela” ne sentivamo il sapore.
Per tornare al primo giorno di scuola, Scandurra affrontò il punto essenziale: da dove provenivano i suoi insegnamenti.
-      Atlantide è la mia ma anche la tua vera patria, ecco perché vivi male in questo paese. Solo a casa si è omogenei all’elemento vitale in cui si procede. Noi siamo esuli che cercano ciò che hanno dimenticato… il grande continente messo lì da Dio, in mezzo all’oceano e scomparso senza lasciar traccia, se non nella memoria di veggenti. Gli atlantidi possedevano un’arte che noi moderni ce la sogniamo, dall’arte derivava una tecnica collegata con i poteri della mente e le proprietà magnetiche gravitazionali vibratorie del cervello e del corpo umano. Magia, caro Angelo, sì proprio così… come vogliamo chiamarla se non magia [pronunciò “magia” sottovoce con teatralità]. Materie oscure che curvando lungo il ciclo del Tempo sono cadute nell’ombra, nascoste insieme alla razza rossa; ecco, la magia era una struttura fondamentale del percorso evolutivo dei nostri antenati, quanto la scienza e la tecnica lo è per noi oggi. I Templari furono gli ultimi a farne tesoro, poi qualcosa è accaduto, un cambiamento improvviso, cruento, insomma è successo un dirottamento mondiale senza che la gente se ne accorgesse, ma alcuni capirono che niente sarebbe stato più come prima. Comunque la materia prese il sopravvento sullo spirito… Non sto a fa’ filosofia, cacchio, qui è cambiato il tempo e con esso sono cambiate mente e corpo e se ci troviamo nella cacca più fumante la causa, caro mio, è nella legge delle dimensioni, dei Nove Mondi. Interferire con gli universali [archetipi] produce effetti disastrosi. Di che sto a parlà? Ti porterò dove le cose si generano.
Rimasi interdetto. Atlantide, i presunti poteri sovrumani, il corso della Storia che avrebbe preso una direzione diversa e opposta. Fantascienza, leggende, occultismo rabberciato… no, no, Scandurra quando affabulava, proiettava luminescenza, sì, irradiava. Caspita, ma chi era quell’uomo veramente? Un ipnotizzatore da fiera, un mentalista, un manipolatore? Imparai col tempo che di fronte a me c’era un essere di un'altra epoca precipitato a Viterbo da chissà quale dimensione e dotato di poteri eccezionali e conoscenze fuori dall’ordinario. Mi sentivo come lo scopritore di un tesoro immenso e senza merito, se solo ci avessi saputo fare avrei dato una svolta alla mia vita… Ma il tesoro me lo sarei dovuto conquistare, sputando sangue e altri rifiuti organici (la nigredo è defecare il passato residuale), diventando per l’opinione pubblica un disadattato, un alienato, compromettendo profitto scolastico, lavoro e affetti. Avrei mentito, imbrogliato, mi sarei mimetizzato pur di continuare quella mirabile avventura. Beh, non c’è che dire, quel giorno mi si è aperta la Via del Graal e ho scoperto che era un amaro calice. 

UN PIANO PER OGNUNO DI NOI
Non fummo sottoposti a chissà quali prove paniche, non ce ne fu bisogno. La Vita ci avrebbe dato del filo da torcere comunque. Ci saremmo trovati con le spalle al muro in più di un’occasione. Ho dovuto comprendere a mie spese che non si può evitare il vuoto che si spalanca sotto i piedi, per cui cadono le false rappresentazioni della realtà ordinaria, esplodono i complessi liberando energie ed intuizioni latenti, il volatile si libera dal fisso, emerge dall’inconscio il mondo di potere e conoscenza. Eravamo tutti rivolti alla realizzazione del nostro personale piano, tenendo conto delle qualità innate così come delle falle psichiche, delle resistenze fisiche attraverso lo sforzo continuo per la trasmutazione. Scandurra ci assicurava che non c’erano porte inamovibili nella nostra vita, potevamo quindi aprirle se lo avessimo voluto veramente. Lui ha guidato l’anonima talenti in questo percorso, dove i caduti e i dispersi non sono mancati. Rammento pure con piacere le “mense iniziatiche”, innaffiate da vino generoso, pasta al forno e costolette d’agnello, il tutto cosparso da contagiosa allegria, quando il corpo sottile dei commensali veniva surriscaldato e metteva in circolo tutto il suo potenziale, così che lo spirito di ognuno, veniva condiviso e amplificato. In questo modo si allentava la tensione o il tormento delle operazioni interiori in corso. Bastava una bella risata liberatoria, una storiella piccante o grottesca e ci sentivamo in pace col mondo. Il lavoro concerneva sempre la trasmutazione dei nostri metalli: la Vita e i suoi corpi conduttori. Dovevamo spremerci, sì proprio così, fino all’ultima goccia per ottenere il quinto elemento, la quintessenza del nostro bios, il succo di un’esistenza, in altre parole, ci inoltravamo su di un percorso stabilito di prese di coscienza che porta all’incontro, alla coincidenza del nucleo pesante/energetico dell’operatore con lo Spirito Universale che ci programma. È l’esperienza di essere parte integrante e partecipe di un processo unitivo e recettivo, quello del serpente uroboros, dove l’Uno produce il Tutto e il Tutto ritorna all’Uno. L’unione dell’autocoscienza umana con l’intelligenza cosmica è il prodotto finale di una tendenza insita nel mercurio filosofale che spinge a divenire conoscenza.
Scandurra ha prima battuto senza tanti complimenti quei rami che erano alla portata del suo bastone per far cadere a terra alcune olive, ha raccolto quelle più mature gettandole in un torchio che le ha spremute lentamente a freddo. Cacciata via senza troppi rimpianti la feccia nera e puzzolente, ha prodotto oli purissimi. La sua procedura, come potete immaginare, ha fatto fuggire diversi curiosi e velleitari apprendisti stregoni. Il suo metodo, però, non era per nulla scoperto, anzi, sembrava a volte stucchevole, irriguardoso, da essere scambiato per un atteggiamento dovuto al suo pessimo carattere. Ci torceva le budella, l’orgoglio, l’autostima fittizia che ci portavamo appresso come bagaglio consolidato. Quello che più ci indispettiva, ci irritava, era lo scoprire dopo settimane o mesi, di aver camminato non con le nostre fragili gambe, bensì grazie alle sue manovre occulte, che ci producevano azioni e reazioni, crolli emotivi, isterismi, malesseri come bronchiti, emicranie, gastriti, ipertensioni, allucinazioni, pesti emozionali, insomma tutta una serie di accidenti che mettevano a dura prova la nostra volontà e pazienza. Il lavoro per me diventava terribile, faticavo a gestire la mia vita sociale e ordinaria con gli effetti tremendi della terapia d’accesso scandurriana. Litigavo con i genitori, con mio fratello, a scuola facevo il “pierino” o come dicono a Viterbo il “gojo” (termine derivato dal cognome di una famiglia ebraica trasferitasi a Viterbo nell’’800, Goia, che a causa delle usanze religiose inconsuete per la cultura cittadina, furono additati e considerati “strani”), insomma il mio essere cambiava e alcuni conoscenti ipotizzarono che assumessi droghe o che avessi preso la via del crimine. In realtà attingevo a tutto un armamentario interiore, composto da succhi ed energie altrimenti latenti, che modificavano il mio comportamento all’inizio, facendo di me un sociopatico. Gli Dèi in esilio stavano tornando.

EPILOGO
Attraversare a piedi quella specie di frontiera che mi porta fuori dal mondo, è stata la principale attività della mia vita, questo ha comportato pure l’affinamento del mio vedere e del mio essere. Ciò ha permesso di mutare radicalmente la mia visione delle cose. Una realtà separata eppure tangente a quella conosciuta si è mostrata in tutta la sua consistenza. Medium sensitivi profeti sciamani, tutti hanno raccontato di altre realtà, ma pochi gli hanno creduto. Io so che esistono angeli e demoni e potreste pure voi incominciare a ritenere possibili tali esistenze. Avrete notato che nella nostra vita ci sono molte più cose brutte, cattive che cose belle, buone. Da dove credete che venga tutto ciò? Dall’animo umano, dalle nostre azioni? In parte. Viviamo in un posto in cui il 99% delle cose belle vengono distrutte quando stanno sbocciando, perché ci sono all’opera forze dirette a soffocare il bene. Queste forze maligne le concepisco come demoni che trovano in noi terreno fertile. Estraggono dalla nostra materia prima le fondamenta per costruire un piccolo inferno qui, in attesa di quello grande dopo. Ora, penso sia necessario alla nostra sopravvivenza come razza umana, fare in modo di usare la materia prima come propellente per volare verso la Luce. Continuando a seguire un manipolo di topi di fogna che mirano al dominio, sotto la supervisione di ibridi (saturniani) provenienti da regni infetti, la nostra esperienza di vita sarà vana.
Il mondo che vedo è diventato un inferno? Forse, comunque gli voglio bene. Di sicuro non siamo i soli a popolarlo. È un mondo in cui ogni cosa ha una vita propria, una vita sotterranea, che noi non afferriamo ma che è sempre in grado di svilupparsi. Un mondo che, come un organismo con le sue cellule, è dunque sul bordo del caos, di una sorta di malattia; Dio ha regolato la vita delle cose in modo tale che tutto resti nella precaria armonia che noi conosciamo, ma non tentiamo troppo la sorte. Siamo fragili anche, perché transitori e posti a fianco di universi paralleli che pochi sperimentano, ma dove migreremo certamente domani.