Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

mercoledì 15 febbraio 2012


PER CHI NON LO AVESSE LETTO, ECCO UN MIO ARTICOLO APPARSO SU X TIMES DI GENNAIO 2011.
IL SALTA-FOSSI DELLE STELLE


  • UNA NUOVA AVVENTURA VERSO LA COSCIENZA COSMICA
  • L'IPERSFERA CHE CREA UNIVERSI E MONDI
  • LE BALZONAVI COME ATHANOR E WEB DIMENSIONALI
  • GLI ALIENI-SATURNIANI CHE SI CREDEVANO COME DÈI
  • IL LUMEN, QUESTO SCONOSCIUTO
  • ULTIME VEDETTE DELL'AURORA



"V'è qualcosa al di sopra della cronaca, che è la storia
ma v'è qualcosa superiore alla storia, che è la leggenda."
Massimo Scaligero





Maestri si nasce
In India si dice: «Quando il discepolo è pronto, il maestro appare». Io non ero pronto, ma come anima in pena, lassù qualcuno mi ha ascoltato. Ma di quale maestro parliamo? Non credo che debba aver per forza una determinata fisionomia, una data cultura, una posizione nella società che conta. Anzi, il più delle volte, il maestro è lontano anni luce da quei personaggi che oggi sono ritenuti maestri di vita come l'intellettuale, il filosofo, il manager di successo, il promotore, lo psicologo motivazionale, il guru occidentalizzato, il massmediologo, l'allenatore sportivo e così via. No, il maestro, quello determinante per il nostro percorso esistenziale e spirituale, non corrisponde agli stereotipi del politicamente corretto. Sull'onda di tanta gente insoddisfatta dalle religioni ufficiali, sono spuntati fuori come funghi “maestri” distintisi in buona parte più per le reiterate violazioni del codice penale che per azioni benemerite, e nel migliore dei casi, per la creazione di costose scuole dove si vende l'illuminazione a fine corso. La sete di assoluto permane, il deserto della modernità cresce, gli idoli traballano e le chiese istituzionali si svuotano. Tra guru quantistici e profeti di sventura, in un bric-à-brac da supermarket dell'occulto, emerge comunque un autentico mito del XX° secolo, quello che si riferisce ai dischi volanti, come si usava definirli un po' di anni fa. Avvistamenti atterraggi incontri rapimenti, sono le dinamiche dominanti di un fenomeno così elusivo, mascherato, manipolato, che rimane ancora enigmatico ma non misterioso. Dico questo perché fu una delle prime cose che chiesi insistentemente a Scandurra. Ma di ciò più avanti.
La mia grande occasione, veramente magica, si è incarnata attraverso i panni dimessi di un rivenditore di frutta e verdura. Sì, avete capito bene, un “fruttarolo” come suol dirsi dalle mie parti. Non starò qui a delinearne il profilo, basta visitare il mio blog e avrete tutti i particolari, se vi interessano. Tenterò invece di presentarvi l'anima del mio maestro, le esperienze incredibili che grazie a lui ho potuto vivere, la dottrina semplice e profonda, la sua potenza unica e condivisa con i suoi amici.

Lo sprofondo altissimo che crea gli universi
Si chiama Scandurra e uso il presente malgrado non abita più su questo piano. In India usano l'espressione “ha cambiato dimora”, per indicare la morte fisica della persona; utilizzo la stessa espressione per Scandurra, ma la intendo letteralmente. Egli vive in un universo tangente il nostro, un'altra dimora, dopo aver vissuto diversi anni a Viterbo, gestendo una bottega, appunto, di frutta e verdura. Fantascienza? Di più, vita interdimensionale. Perché è proprio questo il dono di Scandurra: poter viaggiare, corpo compreso, in più dimensioni. È il suo talento ed ha cercato di trasmetterlo a noi giovani che negli anni Settanta avevamo tante idee, speranze, che sarebbero state ben presto disattese, se non avessimo incontrato un uomo straordinario, che ci ha permesso di vivere e vedere il meraviglioso.
Il suo sistema cognitivo si basa sull'intuizione che coglie le cose nell'insieme. Ci diceva pure: “La vita è una strada infinita, ma per molta gente è un vicolo cieco”. Ha disegnato un quadro della nostra situazione a dir poco angosciante: noi siamo disconnessi con la dimensione superiore della Realtà. Il sistema egemonico ha condotto l'umanità ad un livello così basso da impedirle di riconoscere l'esistenza di altre dimensioni, e di perseguitare quanti cercano di riconnettervisi, in qualunque modalità. Collegarsi con i mondi superiori non vuol dire dissociarsi da questa realtà, semmai rappresenta una splendida possibilità di risvegliare le nostre facoltà potenziali, influenzando positivamente anche la vita del prossimo per fini alti, creativi. Dovremmo acquisire una nuova consapevolezza, quella di un'umanità in cammino.
La visione di Scandurra non richiedeva la nostra sospensione dell'incredulità; non ci richiedeva una fede: ci portava a viaggiare con lui, semplicemente.
Un suo concetto fondamentale, riguarda il nostro posto nell'universo. Vi sono imperi galattici oltre ogni immaginazione, presenti nelle 9 dimensioni tangenti la nostra; spiritualmente evoluti alcuni, tecnologicamente avanzatissimi ma privi di etica, altri. Noi, secondo Scandurra, abbiamo il compito difficile ma non impossibile, di diventare uomini cosmici risvegliando il dormiente, il centro locale della nostra irradiazione spirituale, la cui origine è stellare. Quanto accade sulla nostra Terra, è la conseguenza di ciò che avviene nelle altre dimensioni. Crediamo che le guerre, i periodi di pace, la storia stessa, siano la sommatoria delle volontà umane, dei capricci e dei desideri di pochi; in realtà sono gli effetti e gli epifenomeni di giochi interdimensionali complessi. Dobbiamo, quindi, collocarci in questa trama cosmica, per ritornare ad essere liberi, consapevoli e interdimensionali.
Centrale nella cosmologia diciamo così, occulta del maestro, è la cognizione di creazione continua. Non esiste una particella che crea il mondo, ma esiste un'ipersfera, “lo sprofondo altissimo” a esercitare un moto ininterrotto di produzione di materia e a determinare la struttura dell’universo che noi vediamo. La radice della realtà è in un pozzo abissale. Tutto ciò che esiste nell’universo acquista consistenza da questo regno invisibile.
Lo sprofondo altissimo, che sta dietro tutti gli universi ed è quindi ad essi collegato, è accessibile attraverso le cosiddette 'botole' o 'fossi'. Di questi punti di accesso interdimensionali, ce ne sono migliaia sulla Terra; la loro ubicazione è conosciuta dai salta-fossi come Scandurra. Il 1971, anno in cui lo conobbi, ero un lettore accanito di romanzi di fantascienza. Quando mi illustrò la sua visione cosmica, pensai ad una trama alla van Vogt o alla Dick. Dovetti ricredermi assai presto. Le botole c'erano, eccome, così come la possibilità di entrare in altre dimensioni. Compresi subito la fortuna sfacciata che ebbi. A 13anni, conoscevo un tizio, che secondo i canoni borghesi era un povero mister nessuno di Viterbo, ebbene, questo tizio era in possesso di un segreto indescrivibile ai profani, portentoso nei suoi sviluppi.
I poemi, i miti, le fiabe, fino ai romanzi fantastici dei giorni nostri, trasmettono un brandello di sapere ancestrale: quello appunto di viaggiare su altri mondi. Una scienza e una tecnica interdimensionale, si cela dietro gli innumerevoli racconti per bambini. I fratelli Grimm raccolsero i resti dimenticati dell'antico sapere, dietro leggende popolari e storie narrate davanti al focolare; l'obiettivo era di perpetuare il segreto del passaggio oltre il velo, tramite un linguaggio ad uso dei piccoli, gli unici ancora in grado di decifrarlo. L'incontro col maestro ci ha cambiato tutti i parametri della nostra vita. La Realtà è ben più vasta, ricca, formidabile, di quanto ci hanno sempre raccontato i cosiddetti benpensanti, siano essi preti, scienziati o politici. La Realtà non inizia né finisce su questa Terra e in questo nostro corpo e dimensione. La Realtà è onnicomprensiva e multidimensionale e vi sono dei ponti, dei portali che ci permettono di conoscerla interamente.
Accennavo alla domanda prioritaria che, all'inizio del mio apprendistato, rivolgevo a Scandurra: dando per scontata l'esistenza dei dischi volanti di origine ignota, che sono, da dove vengono, e perché? Innanzitutto, mi consigliava di non dare mai niente di scontato, soprattutto su argomenti tanto particolari. Poi, a bella posta, evitava di darmi una risposta netta, inducendomi ulteriori dubbi. Ad un certo momento, come era sua abitudine, anziché spiegare una cosa, me la faceva conoscere.
Già ho raccontato altrove (ilgrandeignoto.blogspot.com/) il mio primo incontro ravvicinato con un vascello stellare e il pilota che lo guidava, con il quale ho tenuto un breve colloquio. Posso comunque affrontare la questione più in generale, evitando elaborazioni personali e convincimenti arbitrari. Il contatto diretto con esseri provenienti da altri universi, e le delucidazioni sul campo che strappavo a Scandurra, mi permettono di delineare un quadro sintetico, sebbene non esaustivo, dell'intero fenomeno ufologico.

Metapsichica dei dischi volanti
La realtà investigata sino ad oggi dalla Scienza, non è che un settore di quella globale; una sottile pellicola che ricopre la vera realtà. Gli stessi fenomeni paranormali, non costituiscono fatti isolati e privi di legami con altri fenomeni naturali, e non infrangono le leggi fisiche dell'Universo, ma, semplicemente, dimostrano l'esistenza di una Vita e di un Universo aldilà di quelli investigati dalla stessa Scienza. Non tutta la realtà si esaurisce nello spazio-tempo dell'Universo sensibile. Per poterla spiegare, nella sua completezza, bisogna dunque cercare un modello più ampio. La Nuova Fisica, se così si può definirla, ricerca e definisce, già da anni, per via matematica, tutte le categorie degli Universi possibili, secondo certe premesse geometriche che la teoria dei gruppi permette di stabilire per ogni tipo di realtà fisica, in dipendenza dei possibili gruppi di trasformazione che caratterizzano ciascun Universo. Non si tratta di astrazioni concettuali; gli Universi esistono veramente, inclusi l'uno dentro l'altro presentando, così, una inesauribile varietà di forme e di possibilità, pur nella unità organica da cui tutti essi derivano.
L'enorme casistica in nostro possesso di avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati, di ogni tempo e luogo, va interpretata in termini di un altro Universo più ampio, o meglio, più complesso, che è l'unico modello possibile per questi fenomeni che sembrano contraddire, con il loro comportamento aberrante, le leggi del mondo fisico; ma che possono essere spiegati nell'ambito di ulteriori dimensioni e di leggi più vaste di cui quelle a noi note sono casi particolari.
Scandurra insegna che il nostro spirito appartiene a tutta la catena degli Universi e di conseguenza siamo potenzialmente liberi di spaziare in essi.
Le Balzonavi, gli u.f.o. per intenderci, hanno la capacità di scivolare nel cosmo e quindi di passare da una dimensione all'altra, utilizzando anch'essi le cosiddette botole, scali interdimensionali che permettono di superare la parete di Bloch (limite di demarcazione tra due luoghi con differenti proprietà). Il loro apparire e scomparire, è associabile nella loro dinamica ai fenomeni metapsichici, noti come apporti, asporti e materializzazioni. I primi due, apporto e asporto, consistono nell'improvvisa comparsa di un oggetto in uno spazio chiuso, mentre la materializzazione si verifica durante una seduta medianica di immagini di persone o di parti di esse. La materializzazione è un fenomeno che non va confuso con l'apporto. Mentre questo presume un trasporto di un oggetto da un luogo ad un altro passando attraverso ostacoli solidi, la materializzazione invece, si presenta come un'organizzazione metabiologica che si produce dal corpo del medium. Ho ragione di credere che questi avvengano per salto quantico di fotoni (un'altra modalità dello sprofondo altissimo). Quando si verificano gli apporti a cielo aperto, essi si presentano senza variazioni molecolari, cioè freddi, viceversa, quando si verificano all'interno di un ambiente, risultano caldi per 5-10minuti. In questi casi è avvalorata l'ipotesi che si sia verificata una smaterializzazione molecolare.
Detto ciò, rimane la definizione di questi fenomeni che da millenni si manifestano sulle nostre teste. Il senso di un avvistamento di una balzonave (vascelli fantasma, li chiamava Scandurra) sta nei mutamenti interiori che riesce a indurre nel testimone, ossia un'intensificazione psichica e animica, necessaria questa per un collegamento interdimensionale: svolgendo così la funzione alchemica di athanor. Tutto induce a credere che alla lunga, la maggior parte dei contatti balzonave-testimone, riescano a mettere in movimento il processo di sensibilizzazione e risveglio. Quindi, l'incontro produce una sorta di unione mistica di materia-spirito a livello microcosmico, per poi estendersi verso una nuova linea che connette il piano Terra-Universo con il baratro senza fondo, luogo-nonluogo che genera e sostiene tutte le dimensioni: altra sua funzione è appunto quella di trasmissione. L'evento, assume qui connotazioni ben più grandi del singolo episodio, ma si viene a trovare in una nuova cosmogenesi, un segmento necessario dell'ipersfera (altro nome dello sprofondo altissimo), a dimostrazione della Creazione continua che non ha fine.

Buoni e cattivi
Già in un altro articolo ho suddiviso gli esseri provenienti da altri mondi in Uranidi, i buoni spiritualmente evoluti, e i Saturniani, eticamente spregevoli. Gli Uranidi appartengono ad imperi galattici più antichi della Via Lattea, e in buona parte sono di altri universi. L'obiezione fatta da alcuni analisti del fenomeno ufologico, secondo i quali una civiltà non dovrebbe interferire con l'evoluzione di un'altra, magari più indietro nel suo sviluppo; ecco, se in linea di principio può esser valida in ambito terrestre e corretta secondo i dettami dell'antropologia culturale, la non-interferenza diventa però improponibile se il nostro sguardo lo proiettiamo a livello universale se non addirittura interdimensionale. In base a quanto Scandurra dice, gli eventi di quaggiù derivano da lassù, secondo una scala infinita valoriale. I livelli sono interconnessi, e nessuna azione e pensiero si disperde. Non c'è niente che non ci riguardi.
Sin dagli anni sessanta, nel nostro ambiente, emersero alcune tesi che riconducevano alle visite di extraterrestri il sorgere delle grandi religioni. Per dei popoli primitivi, la visione di un'astronave non poteva che diventare un carro di fuoco appartenente a un dio: più carri più dèi. Insomma, la storia delle religioni era, secondo i nuovi esegeti, cronaca ufologica con linguaggio teologico. Se leggiamo qualsiasi testo sacro, sumerico piuttosto che vedico, fino a quello biblico, risulterà abbastanza facile tradurlo con lessico ufologico, risultando alla fine un centone di migliaia di pagine, pieno zeppo di alieni di tutti i tipi, muniti di flotte stellari cariche di ordigni distruttivi pronti a far fuoco. Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) ci consegna tutta una letteratura esoterica, una sorta di protoufologia infarcita di orientalismi. Sono le prime ma già significative avvisaglie di un mondo in fermento, che ufficialmente relegava tali movimenti nella sottocultura spiritualistica e superstiziosa, ma che in pratica entravano a far parte dell'immaginario collettivo e, quello che più conta, venivano presi molto sul serio dalle cricche dominanti. Fenomeni politici e sociali quali il comunismo, il nazismo e lo stesso liberalcapitalismo, hanno avute al loro interno correnti magiche che hanno influenzato ai massimi livelli la storia recente. Non stiamo però parlando di fanfaluche prese per serie da algidi parrucconi affiliati a chissà quali logge speculative. Negli scritti della Blavatsky non ci sono le fantasie di una maniaca depressiva; anzi, credo che lei ebbe effettivi contatti con esseri provenienti da altri mondi o universi, che però si spacciavano per divinità-guida dell'umanità. Allora ci troviamo di fronte ad una strategia più sottile di quanto gli scettici possano sospettare. Ecco, quindi, la presenza costante e conturbante dei saturniani, divoratori del tempo e dell'anima. Si son serviti delle èlites politiche, finanziarie e financo religiose per creare uno stato nascente, nel XX° secolo, allo scopo di portare l'umanità sulle soglie della grande svolta prossima ventura. Cosa vogliono da noi di così importante da non essere in grado di pigliarselo da soli? Se provengono da civiltà così avanzate da sembrare divini, perché hanno bisogno di noi? Eppure, anche l'umanità ha vissuto un'età dell'oro, infinitamente più grande di quella attuale che si ritiene avanzata. Gli Iperborei, i trasparenti, fino agli Atlantidei, i potenti, sono state civiltà elevatissime poi scomparse. Perché?

La luce nascosta
Gli uomini moderni hanno inventato la ruota e il telaio, scoperto il fuoco, scisso l'atomo e spaccata la cellula, tutto in poche migliaia di anni a partire dal primate villoso, dalla fronte bassa, che viveva nelle caverne e si nutriva di carne cruda. Già, ma prima? Durante gli oltre quarantanove milioni di anni che precedettero tale rigoglio? Prima dell'uomo di Neandertal, prima di Hammurabi, prima di Cesare ed Einstein? Dovremmo credere che sino allora il nostro pianeta rimase privo d'intelligenza e l'uomo primitivo fu l'unica specie pensante? I miti e le religioni ci avrebbero, quindi, raccontato delle favolette per tener buono il popolo? Tale presunzione non è solo ridicola, è folle. Non sarà certo un pieroangela qualsiasi a farmi credere che noi discendiamo da scimmioni libidinosi, né tanto meno una scienza riduzionista potrà mai dimostrare che la vita sia frutto del caso e della necessità. Su questo antichissimo pianeta chiamato Terra, dunque, vissero civiltà e specie innumerevoli di cui non rimane alcuna traccia visibile, o quasi, perché una curvatura del tempo ci nasconde gli eventi remoti.
L'esistenza della Terra è fatta di Atlantidi scomparse, completamente distrutte o invisibilizzate; da quale sequela di cataclismi? Ecco, Scandurra mi parlò dei cicli cosmici, a partire dalla prima razza-madre, gli iperborei. Malgrado l'elevatezza spirituale, pur camminando con gli dèi, la superbia penetrò nelle loro anime eccelse, una volontà di potenza guidò il loro cammino. Ambirono a scardinare il Tempo. Una macchina appositamente costruita interferì con la Ruota Cosmica che muove gli universi. Ciò comportò una decadenza irreversibile della più grande civiltà mai apparsa e dai suoi resti viventi si rifondò un mondo più piccolo, gli atlantidi, che divisi da lotte intestine e immemori della precedente caduta, ricostruirono la stessa macchina del kaos. E così di mondo in mondo, di era in era, civiltà dopo civiltà, siamo giunti all'anno 2010, fine della corsa, quando la ruota del Tempo è sul punto di smettere di girare. Che succede adesso? Siamo alla vigilia dell'apertura del Varco tra gli universi. Un nuovo grande ciclo cosmico sarà pronto a snocciolare i suoi mondi, come un'eterno rosario.
I saturniani hanno sempre affiancato le èlites, la cricca dominante, durante il corso della storia umana, sia direttamente che inducendo-suggerendo-influenzando-creando stati d'animo a diffusione progressiva, al fine di condizionare e condurre i popoli verso la distruzione. E tutto questo per sottrarci qualcosa nascosta nella nostra memoria bio-storica, qualcosa di sconosciuto per la stragrande maggioranza degli uomini. Per far questo, devono condurre una civiltà verso la fine, solo così facendo possono attingere a ciò che bramano: la luce nascosta. Se noi dimentichiamo ciò che siamo, il Lumen di cui siamo custodi, si disperde. Spietati predatori sono lì, pronti, ad approfittarne.

Lumen
Essenziale nell'insegnamento scandurriano (ma è patrimonio di ogni scuola sapienzale), è l'esistenza di una sostanza unica che costituisce tutto il nostro universo, il lumen e tutti i fenomeni conosciuti e sconosciuti, sono aspetti della medesima sostanza. Il lumen stabilisce una sorta di fratellanza con i valori umani, permette l'assimilazione alle forze dell'universo con le quali entriamo in rapporto. Scandurra ci diffidava da un uso utilitaristico del lumen, dovevamo invece contribuire all'evoluzione psico-animica dell'umanità; compito immane e ambizioso, certo, ma l'unico degno dell'uomo universale. Questa premessa è necessaria, in quanto oggi più di ieri, assisto ad un proliferare di pubblicistica new age su l'acquisizione di segreti e poteri per modificare il nostro status ontologico; ma al di là di banali dichiarazioni di intenti, emerge nei libri e nei corsi di illuminazione, la spudorata pretesa che pagandoci uno stage avremo la conoscenza, il potere di attrarre tutto quello che vogliamo, insomma si tratta di quelle vecchie tesi alla base del mentalismo, tanto in voga negli Stati Uniti nel primo Novecento ed oggi ritornato di moda, riveduto e corretto da una spruzzata di fisica quantistica e filosofia orientale. Del resto il vuoto lasciato dalle religioni e dalle ideologie, non poteva che esser riempito da falsi idoli. Dietro i proclami di liberazione e conquista del potere pubblicizzati dai furbetti guru del culturame spiritualistico moderno, non c'è nulla, se non l'illusione di quanti in buona fede vorrebbero riveder le stelle. C'è un semplice, primo criterio di valutazione per giudicare santoni, esoteristi, canalizzatori: la sapienza non si paga.
Ho la forte convinzione che oggi sia necessario riprendere il filo rosso che ci collega agli antichi splendori dell'umanità, con occhi nuovi però, per guardare con fiducia ritrovata il grande cambiamento, la palingenesi futura che non distruggerà nulla se non la superbia dei potenti di questo mondo. O perseguiremo tale obiettivo o finiremo in pasto a chi, privo della luce, non rinuncerà a spegnere la nostra vita.
Il viaggio parte dall'antico senso del sacro, che non divideva il cielo dalla terra, ma li univa in una sintesi superiore. La materia si spiritualizza e viceversa.

Il padre della Luce diurna
È opinione comune che la cerchia megalitica di Stonehenge, con i suoi colossali monoliti appena sbozzati, era un apparecchio per la determinazione degli equinozi e dei solstizi, e per la previsione delle eclissi. Ma non si tratta di un apparato scientifico, nel senso moderno, in realtà ci troviamo di fronte ad un manufatto secondo una visione magico-religiosa che implicava l'adorazione della luce diurna. Di questo culto restano segni nella cultura vedica e anche acheo-dorica: Zeus si chiamò, all'origine, Dyaus-piter, padre della luce del giorno. E questa luce era, nella visione preistorica, non la luce fisico-astronomica del sole: era anche (perché la mente preistorica era metafisica, e dunque analogica: capace di vedere il senso che univa nei simboli cose diverse) la luce che illumina la mente dell'uomo risvegliato. Adorare quella luce implicava il rifiuto della tenebra, dell'inconscio, del lato biologico-tellurico dell'uomo.

Lumen: l'energia che innesca una nuova era
Coloro che hanno studiato l'occultismo anche solo a livello antropologico, sanno dei mezzi empirici utilizzati dagli stregoni per riuscire a realizzare la propria volontà. Il maleficio è il mezzo più noto da sempre. Stregare qualcuno vuol dire introdurlo in un'immagine che lo rappresenta e, in virtù delle leggi magiche di analogia, colpirlo indirettamente nella persona con atti esercitati su quell'immagine che in francese arcaico si chiamava volt, charge o dagyde. Nel volt l'operatore nasconde la sua volontà formulata. Tutto induce a credere che la stregoneria sia una sopravvivenza corrotta di una raffinata scienza della mente, quasi irriconoscibile oggi. L'azione stregonesca non fa che riprendere una prassi ascetica del pensiero condensato, dinamicizzato e poi proiettato.
Se esploriamo il tempo e lo spazio ci accorgiamo che ovunque, a tutte le latitudini e in ogni epoca, gli uomini hanno costruito e poi eretto riproduzioni scolpite, talvolta gigantesche, di esseri o di simboli misteriosi. Che queste riproduzioni siano di pietra metallo legno, le immagini appartengono, nello stesso modo dell'arte piramidale, a una scienza universale applicata dagli uomini prima dell'ultimo diluvio. La loro destinazione originaria sfugge alla cultura moderna. Vi è un legame che collega tra di loro le statue gigantesche dell'isola di Pasqua, gli Atlanti del tempio di Tula eretti dai toltechi, i Totem dei nativi dell'America del Nord, gli Dèi dell'antico Messico, i monoliti eretti dai celti e dagli ebrei, il Bafometto dei templari, i colossi dell'Anatolia, le madonne nere presso le cattedrali gotiche cristiane. Se cerchiamo il legame misterioso che tiene unite queste diverse opere, scopriremo che le civiltà scomparse conoscevano e padroneggiavano una forza della Natura, nascosta ma presente ovunque. Gli alchimisti medievali e rinascimentali poterono ancora utilizzarne la potenza; nel XX° secolo invece, i moderni apprendisti stregoni hanno ricercato il suo inverso, distruttivo e letale, spaccando atomi e manipolando cellule, alla conquista di quel potere che presumono sia nascosto dentro la materia. La forza della Natura di cui stiamo parlando è il lumen, la Luce Cosmica, energia di espansione e di separazione, che libera dalla morte, permettendo al Sole Interno di rinascere. I maghi antidiluviani, guidavano il mondo; alcuni presiedono tuttora alla sua evoluzione, una sorta di fratellanza bianca; tutti hanno avuto ed hanno ancora a loro disposizione una forza della quale i profani non conoscono la chiave. Questa forza emana dall'uomo e circola liberamente nella Natura: è il lumen che mette la vita in movimento.
La luce di Atlantide fu proiettata sulla terra nera bagnata dal grande fiume. La civiltà egiziana è la sola che abbia saputo costruire con la coscienza dell'eternità, della lotta contro il tempo. Queste costruzioni fanno parte degli accessori sconosciuti dell'antica sapienza atlantidea. I sacerdoti dei santuari di Heliopolis e di Menphi non ignoravano nessuno dei segreti della vita universale. Sapevano maneggiare il lumen designato col vocabolo di Nahash nel Sepher Bereshit di Mosè. Tale potenza doveva rimanere nascosta, dimenticata, avvolta necessariamente nella leggenda: era più facile far credere che fossero solo fantasticherie di popoli primitivi e superstiziosi...
Questi segreti risiedono in qualcosa di semplice, come tutto ciò che è grande. La verità è nella semplicità. La dinamizzazione del pensiero vivente e la sua proiezione, modificano le correnti del lumen modellandole. L'idea trasformata in materia, unita all'esatta conoscenza delle correnti telluriche, permette di ottenere risultati prodigiosi. Il Nahash, sottoposto al pensiero vivente, si condensa e si accumula. I sapienti egiziani accumulavano pacchetti di fotoni, immagini dei loro desideri e della loro volontà, all'interno di monoliti incisi e scolpiti. Tutti quelli che ritroviamo oggi appartengono a quella scienza che fu maledetta dai mercanti di religione. Queste immagini svolgono ancor oggi, il ruolo che migliaia di anni fa assegnarono loro i sacerdoti che le eressero.

Il 2012? In fondo a destra
Il punto di svolta” previsto per l'inverno 2012, non può essere concepito se non come il punto di incontro tra l’Universo pervenuto al limite di centrazione e un altro Centro ancor più profondo. Non si può contemplare questo dramma cosmico se non con profonda emozione. Noi sperimenteremo direttamente la sovracoscienza (New Being), ed è ammissibile che pure gli altri esseri viventi siano dotati di qualche forma di psichismo, benché non di autocoscienza. Aspetti interni infinitesimali sono ipotizzati persino nella materia elementare, perché nessun’altra sostanza potrebbe far emergere la molecola umana, se non vi fosse un continuum fra l’inorganico e l’organico, se la Stoffa dell’Universo non fosse fatta di Spirito–Materia. Né il passato, né lo spazio contengono la soluzione di un qualsiasi mistero, ma ogni luce definitiva sta nell’avvenire verso il quale siamo protesi. Quale avvenire? Se le novità emergenti dalla complessità sono per definizione imprevedibili, com’è possibile prefigurarsi il futuro? Le variabili in gioco sono incalcolabili e dunque nulla può essere previsto. Sono certo però di una cosa: ci sarà un cambio di piano, nell’incessante ascesa della coscienza grazie alla presenza di un Varco Sacro, non assoggettato all’entropia, extratemporale (in quanto operante sin dalle origini e perciò già emerso), autonomo, ultracosciente, ultrapersonale, attuale e trascendente, amorevole ed amabile. È Dio Padre e Madre che attrae l’umanità a Sé. In base alle Scritture d'Oriente e d'Occidente, il Messia, il Kalki Avatar, per me Cristo, coincidono col Varco Sacro, verso il quale tutto converge ed è anche Colui dal quale tutto si irradia. Assisteremo all'ottavo giorno della Creazione.

Che fare?
Come prepararsi all'evento palingenetico? Aumentando la frequenza vibratoria? Producendo il salto quantico? Rifugiandosi sotto terra? Frequentando gli stages di Greg Braden? Niente di tutto questo.
All You Need Is Love, forse è questo il messaggio che da secoli gli uranidi ci inviano. Il mittente non è più leggibile, ma è chiarissimo il destinatario.

domenica 5 febbraio 2012

CRONACHE DI ATLANTIDE


DALL'UFOLOGIA SANA DEGLI ESORDI ALL'UFOLOGIA MALATICCIA DI OGGI
Dando una sbirciatina su blog e riviste d'area (ufo spiritualismo cultismo), son più che mai convinto che l'onda lunga della Nuova Frontiera della coscienza, stia perdendo forza. La ricerca della verità sulla questione ufologica, in Italia e all'estero, è ferma agli anni settanta, periodo centrale e ribollente di iniziative e studi, di teorie e indicazioni. Potrei citare molti studiosi, degni di tale nome, alcuni senza ipotesi aprioristiche, altri partiti da tesi diverse, hanno comunque aperto la strada. Mi vengono in mente gli italiani Vesco, Sani, Kolosimo, il primo Pinotti, Marianti, Boncompagni, Conti, e ne dimentico diversi di valore. E, in ordine sparso, gli stranieri Keel, Fuller, Jessup, Hynek, Vallèe. Non ci sarebbe nemmeno bisogno, in realtà, di distinguere la nazionalità dei ricercatori. Già, perché il campo era ed è così ampio, quasi sterminato, da creare i presupposti per una comunità di persone, senza scopo di lucro, dedite ad una avventura della coscienza e della conoscenza, senza frontiere geografiche né ideologiche. Ecco, è sempre auspicabile che l'ufologia, questa specie di novella scienza, abbia un respiro universale privo di faziosità, di partigianerie. Ma va considerato che la scienza e l'arte sono frutto del pensiero e del cuore dell'uomo, spesso incline allo scontro, al settarismo. Figuriamoci se in un campo nuovissimo, inesplorato, elusivo come quello dei cosiddetti OVNI, non vi venissero proiettate le sovrastrutture ideologiche e le paure esistenziali tipiche di noi esseri umani.

Dagli anni Ottanta ad oggi, ho assistito ad una deriva pericolosa, falsamente libera, dell'ufologia mondiale. La ricerca sul campo, era per ogni bravo operatore, il protocollo principale di riferimento. La procedura tradizionale dell'ufologo, ossia

  1. segnalazione di evento aereo inesplicabile
  2. raccolta dati e testimonianze
  3. rapporto-ufo
  4. classificazione

è stata sostituita da una forma abborracciata di prassi, concernente un mix di tam tam mediatici, sovrabbondanza di elementi spuri – foto e filmati di dubbia origine – che hanno la loro legittimazione soltanto se fanno il giro del web. È il memoriale l'ultima, in ordine di tempo, arma letale dell'ufologo attuale. Il paradosso dei nostri tempi, carichi di strumenti superveloci, sensibilissimi, tecnologicamente avanzati, sta nel fatto che la notizia alternativa e insolita, prende la stessa deplorevole via di quella ufficiale e ordinaria, ossia non vi è selezione, critica, verifica, ma dalla centrale di informazione principale si propaga un unico segnale dappertutto e in tempo reale. E nessuno che si prende la briga, con tanto di giocattoloni informatici a disposizione, di andarsi a controllare la veridicità della notizia.

Ma c'è di più e di peggio. Dagli anni '50 ai '70, anni in cui il fenomeno Ufo nasceva e prosperava, vi erano poche persone che asserivano pubblicamente di aver avuto contatti diretti con i piloti delle astronavi sconosciute, altre poi nemmeno denunciavano certe imbarazzanti esperienze; in seguito, c'è stato un proliferare di contattisti, medium o canalizzatori che diventavano i principali testimoni della ricerca ufologica. Molti hanno fatto outing, sono usciti allo scoperto, e dalla loro lingua sono usciti i racconti che poi sono diventati letteratura di riferimento per ogni ricercatore. Un passo ulteriore, poi, lo ritroviamo nella tendenza a dar credito ad ex agenti di questa o di quella agenzia di intelligence, che in barba al segreto governativo hanno 'cantato' a squarciagola. Sono uscite fuori le storie più raccapriccianti in cui emergevano precise responsabilità dei governi USA impegnati nella copertura di notizie di interesse mondiale. Tutto vero? Tutto depistaggio? Io dico che sono vere entrambe le opzioni. Quando c'è interesse da parte dell'opinione pubblica per temi fuori dal comune, che spaziano dal paranormale alla esistenza/presenza di esseri di altri mondi, il Potere, civile e militare, tende dapprima a negare tutto, poi, attraverso personaggi provenienti dalle Forze Armate e da settori dello spionaggio, propaga notizie verosimili, probabili, quasi vere, sull'esistenza di cose che superano la realtà accertata. Notizie mai confermate dalle autorità ufficiali, certo, che però lasciano intravedere possibilità, suggestioni, se non addirittura paure tra la gente. Obiettivo? Creare ad un certo punto uno stato d'animo collettivo, tale da delimitare/condizionare/guidare le masse. Otterrai così maggiori risultati se lasci intendere al popolo che dietro l'angolo possono mostrarsi pericoli, forze oscure non meglio identificate, ma si otterrebbe lo stesso successo se, di contro, si lascerebbe credere che il futuro prossimo sarà pieno di speranze e di sviluppi positivi per l'umanità. La strategia della tensione e l'ipnosi di massa, raggiungeranno comunque il medesimo scopo.

L'ultimo grido in fatto di tendenza ufologica è l'addotto, colui che rapito da alieni, sotto ipnosi parla, eccome se parla, dice tante e tali cose da riempirci un tomo di trecento e più pagine. Da tale nuova figura professionale del mondo ufologico, ne deriva una cosmogonia alternativa a quella vigente, una reinterpretazione dei sacri testi e dei fini delle manifestazioni celesti e tanto altro ancora, da far impallidire le mie Cronache scandurriane. Tutto vero? Tutto depistaggio? Direi in tutta franchezza, che quella che ritengo paccottiglia ideologica derivante dai resoconti degli addotti, è la solita minestra riscaldata tratta dalla letteratura spiritistica, magari condita con nuove spezie. Il fatto che certi contenuti emersi dai rapporti dei 'rapiti' siano simili se non uguali a quelli emersi dalle esperienze medianiche, non è detto che per questo siano una sorta di 'copia e incolla', anzi. Tralasciando le bellocce di turno che cercano il loro quarto d'ora di celebrità in tivvù, molte affermazioni di rapiti sembrano qualcosa di più che casi patologici. Andrebbero anch'essi inseriti in quella strategia mondialista di controllo e produzione di ètat d'esprit . La fabbrica del consenso in atto da almeno 100anni, ha assunto sistemi sempre più sofisticati, tuttavia c'è un fattore dominante alla base della ragion d'essere di tali dominatori: l’opinione di una minoranza si trasforma in opinione pubblica. La verità dei dominanti diventa quella di tutti. Come uscire dalla trappola? Se state leggendo questo post, siete salvi... spot propagandistico pure questo.

1971: SCANDURRA INSEGNAVA SENZA FARE IL MAESTRO
Osservando Scandurra, tutti noi fummo pervasi da una forte convinzione: ci trovavamo di fronte ad un uomo che possedeva un anima. Cosa assai rara, in tempi di ubriacatura spiritualista ed esoterica. Un uomo che possiede un'anima vuol dire che non ha vergogna di provare sentimenti comuni a tutta l'umanità e che conserva uno spirito inquieto, vibrante, raggiante per i destini ultraterreni, per nulla preoccupato di farsi valere o di assicurarsi una reputazione. Apprendevamo da lui qualità passate di moda, l'umiltà e la benevolenza. Sebbene non rimanesse sempre passivo di fronte ai torti e alle ingiustizie subite, manteneva comunque un sano distacco, '' sti c**** '' era l'unica reazione che gli sentivamo esprimere. Non così bonario però da sopportare gli stronzi che si approfittavano dei più deboli. Potrei raccontarvi diversi episodi in cui Scandurra 'mazzolava' magicamente prepotenti e infami. Imparavamo a lasciar perdere se qualcuno ci faceva un torto, ma non dovevamo ritirarci se a subirlo era un povero cristo.

CORREVANO GLI ANNI SETTANTA... UNO SQUARCIO TRANSDIMENSIONALE SI APRÌ
Il 1971, alcuni mesi prima di incontrare Scandurra, fu un anno decisivo per me. Volli fondare un gruppo di ricerca ufologica e parapsicologica a Viterbo, città conservatrice e bigotta per antonomasia. Con alcuni amici tentammo di cambiare la mentalità diffusa, fatta di scetticismo e ilarità nei confronti delle tematiche misteriosofiche. Ambiziosi, senza dubbio. Tutte le letture e ogni pur piccola esperienza metapsichica, volevamo condividerle con più persone possibili. I risultati furono miseri. Poi venne Scandurra e per un po' di tempo fui affaccendato a vivere quello che prima leggevo soltanto. Con l'avvento delle radio private, mi rivenne la voglia di comunicare a tutti che non eravamo soli nell'universo, che avevamo potenzialità superiori ai sogni più sfrenati, che era possibile attingere a fonti di conoscenza elevata. In pratica, pretendevo di democratizzare l'esoterico, di diffonderlo senza limitazioni di sorta. Dai microfoni di Radio Viterbo FM all'inizio, fino a Tele Viterbo poi, conducemmo centinaia di trasmissioni dal titolo, guarda un po' la combinazione, Il Grande Ignoto. Parlammo di Atlantide, di extraterrestri, di superiori incogniti, di iter magico-iniziatico, d'alchimia. Insieme ad alcuni dell'anonima talenti, creammo le basi per una visione cosmica della Realtà, coinvolgendo chiunque fosse aperto e onesto intellettualmente, nonché impermeabile a quel processo di acculturazione vigente nel mondo da almeno due secoli. Illusi? Non credo. Non vi so dire quali effetti comportò la nostra azione. Piantammo dei semi e questo è certo. Alcuni ci si avvicinarono per poi fuggire, altri cercarono di piantar grane. Qualcuno rimase.

In fondo è la stessa cosa che sto facendo adesso dal blog. Aprire e diffondere canali preferenziali conoscitivi. Ora, poi, chi mi segue deve accelerare il processo animico; il seme deve svilupparsi in breve tempo, perché non ve ne è poi così tanto. Da quaranta anni lavoriamo per costruire un'arca della conoscenza, meglio, un ponte per ricongiugerci alle 9 dimensioni. Le nostre non saranno torri del dominio, come quelle impiantate dai saturniani su più mondi; ma soltanto un nodo cosmico che unisce le cose.

I BENPENSANTI NEGANO PER PAURA
Il professor Massimo Introvigne, ultimamente è molto preso dalla missione pompieristica di neutralizzare qualsivoglia pensiero antagonista al comune senso cattolico, in special modo sta attaccando la pubblicistica diffusa sia dal web che dalla tivvù che ipotizza scenari apocalittici riferiti alla nota e presunta profezia Maya. Ora, a parte il fatto che i Maya calcolavano e non profetizzavano, la furia (si fa per dire) dialettica del noto sociologo cattolico meriterebbe ben altra causa, ma nasconde una paura che già serpeggia (è il caso di dirlo) in ambienti vaticani da diverso tempo. Le realtà ultime, anziché essere materia stringente di analisi e riflessione da parte delle gerarchie cattoliche (quelle protestanti fondamentaliste sembrano più sensibili all'escatologia), diventano obsolete sia a livello teologico che pastorale. Se nemmeno i preti credono più alla fine del mondo, anzi, la eludono a bella posta nei loro sermoncini domenicali e la rimandano sempre a data da destinarsi citando le Scritture, questo atteggiamento vile e ipocrita è un ulteriore Segno dei Tempi. Guide cieche che pretenderebbero di guidare l'umanità. I laici non sono da meno, occupati come sono in altre questioni profane. Il punto è:

  • Chi vive nel lusso, gozzovigliando da mattina a sera nella grande giostra che il Sistema gli ha costruito intorno, come potrebbe preoccuparsi di cosa succede nel mondo?
  • Il riccone come potrebbe credere che tutto quanto ha depredato potrebbe finire in un lasso di tempo brevissimo?
  • E il popolo schiavizzato dai potenti del mondo, non riesce a pensare ad altro che a sopravvivere, come potrebbe sentire che i tempi stanno cambiando?

A parte i benestanti della carne e le loro vittime infognate nell'indigenza materiale e morale, ci sono pure coloro che facenti parte della cricca mondialista, Il Gruppo, stanno costruendosi ripari sotterranei e stazioni orbitali per tentare di salvare il culo (scusate il francesismo) dalla imminente catastrofe (considerata tale secondo i dati in loro possesso). Ora, se le grandi Famiglie che comandano il mondo non sono poi così scettiche sul cambio d'era prossimo venturo, tutto lascia intendere che un evento effettivamente globale stia approssimandosi. Noi, certo, non abbiamo bisogno di sapere certe cose da tali figuri.

Chi mi segue sa che il Varco 2012 non riguarderà scenari cataclismatici, ma qualcosa di sottile, pervasivo, trasformante ci attende da qui a poco. Non saranno i soldi o i beni al sole a salvarci, né bunker o installazioni militari. La setta mondialista, come direbbe Scandurra, se la prenderà direttamente nel c***, e a nulla varranno i suoi tentativi di sfangarla in extremis con un colpo di mano. E non sarà nemmeno la fisica dei quanti a suggerirci la via di fuga. Dovremo tutti passare per la pesa del Cuore, semplicemente.


venerdì 20 gennaio 2012

IUS 47 - RITORNO A DEYA




''Col ricordo risvegli i sensi''.
Scandurra

''… ce l'hai presente il bumeranghe, sì, quello che usano l'australici? Beh, il suo baricentro si trova dove non c'è massa, al di fuori di esso: così è per lo spirito dell'uomo''.
Scandurra

''… gli atlantidi c'avevano una conoscenza tale
da illuminare a festa la Via Lattea, o da farla esplodere. È bene giungere così in alto? L'uomo saprà mai contentarsi del giusto?''.
Scandurra


Deya mi mancava. La città-labirinto, crocevia dell'universo dove il Grande Tempo scolpiva la materia, luogo di mille intrighi, di ordini oscuri e di luminosi esseri, rappresentava il centro della conoscenza. Deya, nome magico che mi risuonava dentro. Forse avrei rivisto Ranna. Quella tipa così distante, altera, nobile, mi affascinava.
Ci inoltrammo nel bosco. Ogni tanto Scandurra si soffermava a tastare un frutto per vedere se fosse maturo (deformazione professionale?); staccava un ramo a 'V' e lo imboscava nel cappottone; sfiorava un fiore a calice e palpeggiava il tronco di un albero; spianava col piede un piccolo 'montarozzo' di terra fresca. Insomma, aveva comunque qualcosa da fare e quello che faceva sembrava avere un senso, ben al di là delle apparenze. Conosceva ogni piazzola, sentiero, fosso che incontravamo. Un perfetto viaggiatore di mondi e universi, senza passaporto perché di casa dappertutto.

La temperatura si faceva più tiepida all'imbrunire. Gli odori erano forti e spade di luce rossoviola attraversavano le fronde e toccando terra sembravano continuare il loro viaggio altrove. A mala pena si intravedevano movimenti di animali – o chissà che altro – tra gli arbusti.

    - Caro Angelo, se non vi fossero due opposti non sarebbero possibili i campi di forza. 'Ste forze agiscono in parallelo per coesistere, altrimenti non potrebbe circolare l'energia, né scorrere le correnti luminose e tenebrose nel cosmo ed in ogni dimensione. Se vuoi scacciare il diavolo devi scaldare l'acqua santa col fuoco. Dappertutto le forze tendono ad equilibrarsi e ad annientarsi in specifici ritmi di aggregazione e disgregazione. Queste sono le leggi delle materie oscure. Tienile bene a mente, ti serviranno presto.
    - Scusami Scandurra, sono un po' confuso...
    - In fondo... tutto si riduce a una misurazione di forze.

Intanto mi indicò di sedermi ai piedi di una roccia grigionera che non sembrava così naturale, conficcata nel bel mezzo di un piccolo spiazzo. Un menhir messo lì non certo a caso, magari ad indicare un … campo di forza, appunto.

    - Ricevi in questo modo lo spirito del luogo. Un lasciapassare per essere accolto come amico. Non si entra a casa degli altri senza prima bussare.
    - Che genere di abitanti si trovano qui?
    - I senzacorpo... spettri... adesso seguirò le loro impronte spettrali per cercare un contatto.
    - Perché? Cosa ci debbono dire?
    - Sono io che devo informarli su certe cose.
    - Spettri dici, sono quindi anime di defunti?
    - No, sono antichi abitanti del posto legati a questo piano anche quando cambiano di stato. Spettri che mantengono un centro di coscienza sostenuto da un'energia quasi infinita. La loro vita continua senza per questo abbandonare il posto dove hanno vissuto prima.
    - Ma li posso vedere anche io?
    - Se c'hai core [coraggio]...

Ecco di nuovo una prova. Ogni passo, un incontro fatidico. Scandurra ad un certo momento prese dalla tasca del cappotto un pugno di terriccio giallastro, lo gettò per terra e si accovacciò. Premette le mani su quel composto. Era il suo rituale. Le mani aperte, parallele con le dita separate: segno ancestrale di quelli che erano in contatto con le ombre. Mani, ponti con l'aldilà. Mormorò una frase incomprensibile che produsse un effetto risonanza, poi si alzò e attese.

Mentre sostavo ai piedi del masso, mi venne in mente un episodio, uno dei tanti, in cui provai un'emozione travolgente. La primavera dell'anno scorso, Scandurra ci portò a noi dell'anonima, sul Monte Venere in prossimità del Lago di Vico, a pochi chilometri da Viterbo. Raggiungemmo una serie di grossi massi naturali (forse) vicini alla sommità; da lì potevamo ammirare quella magica terra al tramonto.

    - Questa è l'ora buona per vedere le porte del cosmo aprirsi in tutto il loro splendore. Mettetevi a cerchio e prendete le distanze a braccia aperte... come a scuola. Il cerchio chiama il punto che spinto con decisione mette in moto l'ingranaggio... è tutta una questione di misurazione di forze.

Così facemmo. Eravamo in quell'occasione in nove. Sei maschi e tre femmine, di età diverse ma tutti accomunati dallo stesso ardore. Sebbene fosse caldo, un venticello fresco ci colpì ad altezza collo. Un tuono profondo ci scosse, proveniva da est. Il cielo era sereno. Di seguito, un altro tuono più forte ancora ci raggiunse dalla stessa direzione. La terra sotto i nostri piedi tremò. Guardai un po' preoccupato i compagni e una sorta di tremore circolò fra noi. Cosa stava per succedere? Quale diavoleria ci serviva Scandurra?

  • Bene, ora possiamo ritornare alle nostre macchine – ci invitò Scandurra divertito.
  • Tutto qui? - fece Claudia.
Ci precedette il maestro con la sua andatura caracollante. Tra di noi ci scambiammo qualche commento di sorpresa mista a delusione. Raggiunte le tre automobili accostate ai bordi del sentiero montano, ci salutammo un po' interdetti e procedemmo lentamente sullo sterrato verso la provinciale. Quando, come apparso dal nulla, incrociammo un magnifico cavallo baio guidato da un cavaliere con tunica rossa e calzari, come nei film mitologici di Maciste ed Ursus. Sembrava una comparsa di Cinecittà.

  • Ma che girano un film? - feci io.
  • Boh? Mi sembra 'na carnevalata. Grande, grosso e cojone. A quell'età ancora si traveste da saettone [bamboccione giocherellone] – rispose Quintilio.

Il tizio sul cavallo si fermò dopo averci superato. Lo vedemmo dallo specchietto scendere da cavallo. Ci osservava con atteggiamento sorpreso.

  • È un atlantideo. Si chiama Rameter, un portaordini.
  • Chi è? Non ci canzonare maestro. Va bene che ci devi addestrare ma...

Scandurra fermò la sua 500 e così fecero gli altri al seguito. Uscimmo tutti. Il maestro si diresse verso quell'uomo. Distava da noi 15metri circa. Alto, muscoloso e dalla folta capigliatura legata dietro, parlottava sottovoce col nostro mentore. Ci chiedemmo se tutto questo fosse una presa in giro per metterci alla prova. Di cosa, poi. Il fruttarolo folle ritornò con fare truffaldino e si mise al volante dell'auto. Il baldo cavaliere rimontò a cavallo e proseguì la sua corsa. Raggiunto il Passamontagna, incrocio tra Viterbo e Ronciglione, ad uno di noi gli si accese la lampadina:

    - Ma avete notato che non c'è più l'asfalto stradale? Siamo passati su di una strada sterrata. Che fine ha fatto la provinciale?
    - Vedrai, durerà per poco. Se scendi verso città, a pochi decine di metri ritroverai la strada normale insieme al tempo normale – rispose ridacchiando Scandurra.
    - Vuoi dirci che abbiamo vissuto un'esperienza nel lontano passato dell'umanità?
    - No, abbiamo aperto una breccia nel Tempo e un mondo affiancato si è mostrato a noi.

Ci fermammo alla piazzola del Passamontagna. Non volevamo andar via da quel mondo antico. Ci rifiutavamo di imboccare la via per Viterbo. Avevamo paura di lasciarci alle spalle un'epoca spettacolare, dove gli atlantidi dominavano su quella terra che fu poi degli Etruschi (colonia rossa anch'essa). Con dovuto rispetto, mi rivolsi a Scandurra:

    - Maestro, cosa succederebbe se rimanessimo in questo mondo antidiluviano?
    - Dieci abitanti di qui dovrebbero passare nel ventesimo secolo e non sarebbe nemmeno risolto il problema... è complicato assai, ma soprattutto non è giusto. Abbiamo da fare delle cose importanti, non possiamo abbandonare un mondo agli sgoccioli. Non è per caso se state acquisendo le materie oscure, non lo dimenticate. Il fuoco va tenuto sempre acceso, soprattutto quando tutto si oscura intorno a noi.

Rientrammo tutti nelle nostre macchinette, abbacchiati e delusi, quando un qualcosa, un movimento improvviso dietro di noi ci fece girare la testa verso il lago. Un'aeronave immensa quanto lo specchio d'acqua dei Cimini, si alzò verso il cielo, si fermò a poche centinaia di metri dalla superfice del lago per cinque secondi, non di più, e poi sparì alla nostra vista in un lampo. Dal movimento dell'acqua capimmo che era decollata dal fondo del Lago di Vico. Magnifica nella sua complessità aerodinamica, non sembrava però extraterrestre. Non ci spiegammo perché, apparteneva comunque a questo mondo, magari di una grande civiltà: Atlantide, appunto.

Quintilio chiese spiegazioni al maestro:

    - Come mai fanno uso di cavalli e poi viaggiano in astronave? Oppure sono popoli diversi, dei regrediti insieme a dei supersviluppati?
    - Si può viaggiare a piedi o a cavallo e percorrere centinaia di chilometri in pochi minuti e navigare tra le stelle con lo stesso principio. L'importante è conoscere il mistero del tempo e dello spazio, il resto è un gioco da ragazzi.
    - Come mai gli atlantidi bazzicavano pure la Tuscia?
    - Qui fanno delle ottime frittate con gli strigoli. Le erbette di campo così, le trovi in poche parti del mondo... eh eh eh. Il territorio nostro è particolarmente prezioso. Da qui si viaggia che è una bellezza. È il posto più prossimo alla serie di mondi tangenti. Le botole sono ricettive e funzionali, che io sappia non ci sono stati incidenti di immersioni in varchi interdimensionali, fatta eccezione per non graditi ospiti. La terra che vi tiene è viva, porosa, mista di materia densa e tenue. Più in generale, i popoli si muovono per conoscere o per conquistare e a volte per entrambe le ragioni. E quando la terra sembra troppo piccola si punta verso le stelle e poi, beh e poi ti aspettano altri universi. Siamo viaggiatori nati, fino a quando non troviamo un bel posticino e con l'amore della nostra vita viviamo soddisfatti e in pace. È quello che auguro a tutti voi.

Nella conca del cielo ardeva il tuono. Tornammo sull'asfalto della strada Cimina a riveder la nostra amata cittadina, interscalo cosmico non segnalato sulle mappe. Giunti a Piazza del Comune, entrammo gongolanti al Bar Centrale. Era ora di cena e qualcuno di noi volle consumare un pasto adeguato, altri se ne tornarono a casa. Quei quattro avventori presenti al bar ci facevano tenerezza, perché ignari di quante cose immense e sublimi si nascondevano dietro le pieghe del tempo e dello spazio. Le esperienze mirabolanti non ci insuperbivano, anzi, ci sentivamo piccoletti di fronte all'infinito. Acquistavamo pian piano un respiro cosmico, una veduta più ampia e profonda della realtà. Emergevano bruciandosi, come in un'Opera al Nero, in tutta la loro inutilità le nostre miserie, le invidie, gli orgogli, le brame di possesso; prendevamo così le dovute distanze dalle cose comuni, senza rimpianti. Non ci sfiorava nemmeno l'idea di lucrare su quanto in nostro possesso. Possedere, che brutto verbo. La Vita andava vissuta senza frontiere e la gioia era nel vedere che ''tutto abbiamo in prestito'' e che ci aspetta qualcosa di diverso, di elevato, ben lontano da tutte le filosofie e scienze del mondo. Le fessure, o meglio, le brecce che Scandurra apportava alla struttura del reale, servivano a connetterci con le storie di altre civiltà, antichissime o in divenire. Crescevamo e in questo fermento qualcosa si risvegliava in noi. La memoria di ciò che eravamo, ben oltre quel sistema di significato chiamato 'cultura' che ci imprigionava. Ci diceva:

- Rinunciate senza sforzo a ciò che è conosciuto, usatelo solo là dove è necessario, siate abbandonati, lasciate ogni presa, ogni identificazione; solo così aperti, sinceri, seri e senza maschere, solo così i vincoli cadono e le ali si sciolgono libere, e noi si è librati in volo, senza lasciar tracce, senza ricompensa, liberi nel cielo che è il sacrale del mistero. Essere idonei a riceverlo è tutto: se in noi c'è l'ordine, l'armonia come nella stanza pulita, con le finestre aperte, allora il vento profumato dei diecimila fiori di Deya entra e tutto compenetra. Vivete in voi non come vi dico ora, vivete in voi come avvenimento nuovo, originale perché originario, che sia vostro non mio, che sia vostra scoperta. La realtà per ciascuno è l'esperienza viva, è la cosa appresa ora. Liberatevi dalla corrente del mondo che travolge tutti, donando senza ricompensa, amando senza ricerca del piacere. Si è vero uomo, maestro con la maestria del comprendere, con la maestria dell'agire, con la maestria che con l'amore è perpetua libera creazione.

Con Scandurra ci affacciavamo sull'ignoto ed esso era grande.

Mi destai dall'onda del ricordo, quando una leggera pressione mi colpì la faccia e la testa. Un senzacorpo si stava avvicinando velocemente verso di noi. Ma come diavolo potevo vedere uno spettro se non possedeva un corpo? Semplice, c'aveva comunque una forma. Una sagoma umanoide multicolore, cangiante che lasciava una scia di particelle luminose, come nei cartoni animati di Walt Disney. Pura elettricità mossa da una coscienza, forse un'anima allo stato puro, chissà. Alta tre metri, illuminava tutto il boschetto in cui ci eravamo accampati. Guardai preoccupato Scandurra. Lui chinò il capo in segno di rispetto e salutò allargando le braccia a croce. Lo stesso fece la sagoma elettrica, poi si girò velocemente verso di me. Scattai subito in piedi e salutai in tutta fretta. Ricambiò un po' seccata. Così mi sembrò.

  • Si chiama Ha LL Fast, nome che riproduce la sua frequenza vibratoria. Se la pronunci come si deve, lei ti sente ovunque tu sia. Vibrazioni subspettrali ovviamente, essendo spettri eh eh, che viaggiano tra le botole senza limiti né impedimenti.
  • È una donna? - feci io.
  • Mah, è difficile definirla così. Era comunque una bonazza quando c'aveva il corpo, ma alta com'era mi sentivo troppo ciuco [piccolo], adesso poi...
  • Perché, adesso sono repellente? - una voce bellissima, gentile, dai toni alti, provenne dalle parti di quell'essere elettrico.
  • No, no, anzi. Però cara mia, avevo difficoltà quando eri di ciccia, figurati adesso che pari un fulmine.

sabato 31 dicembre 2011

L'ANNO CHE VERRÀ




Le distanze vanno annullandosi e noi saremo costretti ad amplificare, dilatare la nostra mente verso una realtà plastica e ideazionale. Madreterra vive la ciclicità fin dalla sua fondazione, glaciazioni diluvi fuoco. E noi? Faremo ancora in tempo a capire che il Grande Tempo si è esaurito e con esso l'immagine orizzontale di noi stessi? Il 2 tornerà ad essere 1? Già la materia sta sconfinando verso una dimensione tangente; zolle di terra tracimano altrove; i nostri sogni stanno diventando veridici: tenui fili di collegamento col segnale cosmico, proveniente dal centro della Via Lattea. Ierofanie annunciano che i piani collidono e che l'inatteso dai più è giunto sul limitare dell'orizzonte degli eventi. Tempi della fine? Fine di un mondo? Apocalissi? Sì sì sì. Bagliori saettanti solcano i nostri cieli: saturniani e uranidi saranno finalmente parti interessate della Bilancia. Tutti saremo comunque attori di un rito di passaggio dalle proporzioni inusitate. Esperienze di confine apparterranno a chiunque vorrà sfidare l'oblio di un mondo massificato, riduzionista, inspessito dal suo precipitare nel deserto delle anime.

Dovremo imparare a dilatarci nel cosmo per ricaricarci di energia/lumen. Ripristinare il rito per chi vuole e può, della preghiera mattutina recitata dinnanzi al Sole, fonte di vita e di forza. Gli Assetati di Assoluto troveranno la sorgente celeste sgorgare dal Varco. Non ci saranno più figli e figliastri, privilegiati dello spirito e sterili uomini cavi. Ognuno avrà la possibilità di sviluppare quella particella incorruttibile messa lì, in quel punto meraviglioso e luogo segreto del corpo, dal Padre Celeste e per mezzo di essa, avverrà la rinascita occulta. L'anno che verrà sarà un anno breve. Passerà il 2012 in un battibaleno, grazie a tutti quelli che accompagneranno il travaglio della Madreterra. Il Vivente alimenterà la Vita e la morte diverrà una pallida ombra, ricordo sbiadito dei tempi andati.

È una questione di fede? No. La nostra fede è il ricordo di ciò che abbiamo dimenticato. E quando ci risveglieremo, una nuova alba dai mille colori inonderà le nostre esistenze.

sabato 10 dicembre 2011

IUS 46



«Il mondo vive di scintille di purezza; quando sono disseminate nel mondo e vengono poi raccolte, il mondo dell'impurità crolla su se stesso».
Jacob Taubes, La teologia politica di San Paolo, Adelphi, Milano 1997 (pagg. 31-32)

La pressione sul plesso solare fu tremenda. Persi alcune facoltà sensoriali. Anzi, subii l'effetto d'inversione di attese cinetiche. Vedevo in movimento ciò che ordinariamente e logicamente doveva restar fermo. Il pavimento, non so di cosa, girava e oscillava ad altalena ed io avvertivo la gravità schiacciarmi verso un asse ortogonale posto in fondo all'abisso. Poi un tavolaccio... ci stavo sopra ed ero nudo come un verme. Un freddo boia mi costrinse ad assumere la posizione fetale. Dove diavolo mi trovavo? Nella casa del diavolo, appunto. Il castello dell'Ombra. Di nuovo. Perché? Mi sarei dovuto dirigere verso la Luna. Perché? Cosa era successo? Un casino temporale?
La perversa cucina piena zeppa di laghi di sangue, era sempre la stessa. Terrifica. Darest Sharma! Sembrava che ci dovessi comunque fare i conti. In un modo o nell'altro. Mastro Fornari, Ranna, Scandurra, dove eravate? Avrò un altra occasione?

L'odore del sangue e il rumore degli insetti famelici, rappresentavano il simbolo di questo posto. La nudità mi creava non pochi problemi. Nella mia testa si agitava la speranza di risentire la voce sghignazzante del maestro che mi avrebbe di nuovo salvato. Ma i minuti passavano e non si vedeva via d'uscita. La luce che entrava dalla finestra era quella del tramonto. Provai – povero illuso! - a chiamare sottovoce Scandurra. Dall'esterno provenivano rumori di passi e di trascinamenti di cose o... di spuntini umani. Uscii dalla cucina e mi inoltrai con cautela lungo il corridoio. In punta di piedi, muro muro, raggiunsi una svolta verso sinistra. Altro corridoio e stessa situazione. Mi dovevo sbrigare: dicevo a me stesso ''pensa, Angelo, pensa''. Rammentai le regolette d'oro di Scandurra. Se spando il lumen, esso mi avrebbe aiutato a trovar la via di fuga innescando una serie di eventi utili a farmi uscire da questa trappola mortale. Il lumen contrasta efficacemente il kaos. Mi venne, però, l'ansia. Brutta cosa, l'ansia. La paura blocca ogni azione sovrana. Ebbi una sorta di crisi isterica. Non avevo più il controllo del respiro e della volontà. Lasciai andare il corpo verso la parete e scivolai lentamente a terra. Ansimai a tal punto da sentirmi soffocare. Il panico ebbe il sopravvento. Giocai male le carte a mia disposizione. Eppure riuscivo abbastanza bene a modulare il lumen, a direzionarlo, a metterlo nelle condizioni di evidenziare inghippi magici, a smolecolare larve e assorbire latenze psichiche mortali. Eppure, in quel momento fatidico, ero bloccato, un corpo morto senza reazioni, prigioniero nel posto più malefico di quello strano universo.

Lo stato penoso in cui versavo derivante dal ritorno malaugurato a Darest Sharma, pensai, forse era necessario per il mio percorso di risveglio. Tornare all'inferno, quando sembrava, invece, che i miei incontri-avventure-visioni fossero predominanti e liberatori della mia fase; ecco, ritrovarmi nella casa del diavolo – senza enfasi – riguardava una verifica, meglio, una prova da superare lunga la via iniziatica. Affrontare i mostri interiori fino alla loro distruzione, rappresenta il primo e decisivo passo dell'Opera al Nero. Già, ma avrà un termine la Nigredo?

Eppure l'esperienza sembrava interna/esterna. La paura mi paralizzava. Senza l'aiuto di Scandurra come avrei mai potuto fuggire? La botola del GRA interdimensionale, ma sarebbe bastata anche una di quelle transitorie, chi diavolo le avrebbe aperte? A proposito del diavolo...

- Sei sul limitare di una porta spalancata sull'abisso. Darest Sharma collega tutti gli inferni degli universi... ed è molto trafficata come potrai constatare nel giro che faremo. Non sarò il tuo Virgilio, eh eh, ma il padrone di casa in persona.

L'Ombra era dietro di me. Mi voltai con lentezza involontaria. Rattrappito come ero dal terrore non mi riuscì di fare più in fretta. Eccolo. Da brividi. Alto più di me di due spanne, intabardato da quella tunica argentea animata, sembrava sorridermi. Poi si girò e lo seguii verso una porta poco distante.

  • Lì troverai dei vestiti. Spero che siano adatti. Un attendente ti aspetterà fuori dal vestibolo e quando sarai pronto ti condurrà nella sala imperiale.
  • È stato lei a dirottarmi nel suo castello?
  • Il corpo umano... quest'ammasso di oscure energie e di proteine facilmente sublimabili... ma c'è la custodia.
  • La custodia? - ripetei sbalordito.
  • Sì, l'uovo-anima e visto che il tempo è una ruota essa può agganciarlo in ogni punto della circonferenza e viceversa. Ed ora sbrigati che fa freddo.

Si allontanò senza far rumore. Appena entrai trovai una stanza enorme che si illuminò automaticamente. C'era, appoggiata ad una parete, una panca e di fronte un guardaroba fornitissimo, funzionale e con un certo qual stile, scarpiere e tutto il necessario: fazzoletti, acqua di colonia, rasoi ecc.. Compresi dalla forma la funzione di questi oggetti anche se la foggia era alquanto bizzarra. Trovai un'enorme varietà di indumenti. Scelsi un paio di calzoni marroni di fustagno e un maglione a collo alto color senape, morbido e leggero. Stivaletti di pelle... di chi? Non ebbi problemi con le misure e finalmente mi sentii meglio, comodo e più sicuro. Non mi avevano mangiato, almeno.

Scandurra in più di un'occasione mi ha assicurato che in caso di estremo pericolo, avrebbero vegliato misteriose intelligenze soprannaturali. In ciò confido. Ogni religione tradizionale asserisce tale verità, ma se si escludono pochi fortunati o prescelti che ne hanno fatto esperienza diretta, il resto dell'umanità alle soglie del duemila deve ancora aggrapparsi alla fede. Leggo sul Giornale dei Misteri dell'approssimarsi di un'Età dell'Acquario, di psicotematiche, di messaggistica medianica che preannunciano grandi cambiamenti che riguarderanno tutti. Non ho motivo di dubitarne. So dell'esistenza di universi paralleli per esserci andato, di mondi abitati da esseri come noi o quasi, dagli intenti diversi ma in buona parte positivi, costruttivi, dotati di eccellenti qualità etico-morali. Tali premesse fanno ben sperare in un possibile contatto tra i mondi, in special modo noi di Madreterra con le altre civiltà stellari. Una rinnovata visione cosmica è necessaria, anzi, di vitale importanza per noi uomini del XX° secolo. Abbiamo dimenticata la nostra vera origine, senza per questo sottovalutare la responsabilità di una élite segreta che ha soppresso la conoscenza per dominare i popoli, sta di fatto che non possiamo rimanere ciechi e sordi e continuare a vivacchiare, senza orizzonti, privi di speranze e progetti. È tempo di cambiare. Sento forte in me l'esigenza di gridare ai quattro venti che esseri incredibili popolano i cieli, che da quando esiste il mondo ci fanno visita, e per comunicare con loro non ci vogliono requisiti speciali o raccomandazioni politiche. Sono disposto a donare all'umanità gli strumenti per accedere all'arcana struttura parallela: le botole scandurriane. La responsabilità già l'avverto. Il peso forse mi schiaccerà. E se alcuni ne facessero un uso improprio? Se i potenti che governano la Madreterra, prendessero con la violenza gli accessi interdimensionali? La storia ci insegna a dubitare di chi vuole decidere per gli altri. Tuttavia, certe conoscenze non possono rimanere nascoste e sottratte agli uomini per troppo tempo. L'energia dello spirito come un fiume carsico emerge all'improvviso, si incarna e spariglia i rapporti di forza. Forse l'era nuova porterà nuova libertà, lo spirito si riprenderà il posto rubato dalla cultura del profitto. Forse.

Mentre mi accingevo ad uscire dallo spogliatoio, una vibrazione sinistra risalì dal coccige fin su il cervelletto. Perché quella visione edulcorata dell'èra acquariana si scontra con una realtà complessa, bipolare, manichea. A margine del visibile, vive un mondo pieno di forze diaboliche, un mondo che possiede le proprie leggi e interferisce nelle esistenze umane. Una dimensione oscura confina e si mescola con la nostra e da essa provengono entità terrifiche, distruttive, capaci di entrare nell'uovo-anima di soggetti particolarmente predisposti, oppure di influenzare e indurre donne e uomini a compiere i più spregevoli misfatti. La nuova èra se deve giungere dovrà prima cimentarsi con un passato che non passa. Nulla è scontato, niente è già deciso.

L'attendente che mi aspettava non sembrava proprio un soldato. Aveva l'aspetto e il fare da prete, con un abito talare rosso lungo fino alle caviglie, il volto giovane da seminarista con un taglio di capelli 'all'Umberto'. Mi sorrise e arrossì, fece un cenno ad indicarmi di seguirlo. Così feci. Il suo passo spedito, nervoso mi obbligò quasi a correre. Attraversammo corridoi, pianerottoli, salimmo scale dai gradini antichi fino ad arrivare ad un enorme salone di stile medievale terrestre (forse il medioevo era uguale dappertutto?). Alle pareti vi erano agganciati spadoni, appese picche, appoggiati al muro scudi dai blasoni colorati con scene di guerra o con animali esotici. Vi faceva bella figura pure una testa di bestia a metà tra un leone e un cinghiale, forse trofeo di caccia. Un tavolo rettangolare 3 per 15 era posto al centro della sala ottagonale, dal soffitto altissimo. Insomma, la scena era tutto meno che strana. Un castello, semplicemente. Questa era la mia prima impressione. Il prete mi indicò una grossa seggiola legnometallo a capotavola. Lui si allontanò in tutta fretta. La luce filtrava attraverso il vetro colorato e disegnato di un finestrone a forma di losanga. Appoggiai le mani sul tavolo, era freddo e al tatto sembrava gommato. Intanto, la mia mente cominciava a viaggiare con le ipotesi. Cosa mi sarei dovuto aspettare? L'Ombra si sarebbe ricordato che ero un allievo del suo amico/nemico Scandurra? Cosa voleva da me e cosa avrei potuto dargli? Mi convinsi, comunque, che non mi avrebbe fatto del male. Mi sembrava l'unico dato certo. E poi, il maestro non mi avrebbe lasciato lì, in balia di persone ed eventi minacciosi. È un peccato morire da giovani quando sembra che la vita e l'universo si spalanchino davanti.

L'Ombra si faceva attendere.

  • Si vede solo ciò che già esiste nella mente. Quante cose sfuggono a causa di schemi... - Con tono sommesso mi fece sobbalzare dalla sedia.

Era dietro di me. Non riuscivo mai ad avvertirlo arrivare. Mi alzai e lo guardai da vicino. Il suo volto era scavato come quello di Edoardo De Filippo, ma con un ghigno persistente e dagli occhi piccoli, fessure terribili che ti scrutavano dentro. L'esperienza di stargli di fronte non era per niente salutare. Ricordai che Scandurra mi diceva di mettermi leggermente di traverso quando incontravo un potenziale nemico o uno sconosciuto.

  • Ottima tattica. Sei proprio un buon allievo di Scandurra.
  • Non deve offendersi, signore. Adotto semplici accorgimenti automaticamente.
  • Da tempo che non mi imbattevo in un inviato di quell'atlantideo. Per giunta un terrestre. La forza, quella vera del tuo maestro, è di non odiare nessuno, nemmeno i nemici più feroci e, ti assicuro, ce li ha a iosa! Ha uno spirito direi unico. Sembra sempre che si trovi per caso in ogni plaga degli universi, mangiando quelle cose oleose e dagli odori pungenti e trangugiando bevande fermentate... poi che fa? Risolve situazioni tra le più ingarbugliate ed evita pericoli immani con la stessa facilità con la quale addenda il pane unto che conserva sempre in quelle tasche infinite. È nato così. Un miracolo in carne ed ossa. È impossibile ucciderlo o ingannarlo. Forse solo se lo decide lui...

Lasciò quella frase in sospeso. Che voleva dire? Devo sottolineare che l'Ombra parlava un italiano con una inflessione mai sentita prima. È banale ciò che dico, lo so. Non riesco a spiegarmi bene quando devo descrivere fatti gente cose così estranee al nostro comune sentire. A volte sembrava uno di noi, altre un essere così lontano dalla nostra esperienza umana. Eppure, vi era qualcosa in lui che lo rendeva comune alla razza da cui provengo. Chi era realmente l'Ombra? Il diavolo così come è descritto dalle teologie? O un uomo che ha tradito l'umanità?

  • Come era il mondo prima delle tenebre? Lo sai, Angelo? La nostra schiatta ha una grande nostalgia, malata, degenerante. Soffriamo della mancanza di ciò che non abbiamo mai posseduto. Allora distruggiamo tutti i nodi divini che vi collegano ai cieli e rendono la vostra natura luminosa. Siamo malvagi? Oh no, questa è una categoria banale. È qualcosa di più blasfemo. Si agita in noi la volontà di far strage di ogni essere, creatura che abiti nei nove universi, per rimanere soli, non per sostituirci al Dio che conosci, ma per essere amati come unici figli rimasti, almeno per una unità di tempo. Non potrebbe altresì condannarci, sarebbe contro la sua legge. Farebbe risorgere ogni essere e creatura da noi uccisa, rendendo cento al posto di uno per ogni sofferenza e dolore patito dai suoi. Facciamo il male a fin di bene... Siamo in realtà costruttori di paradisi nel momento in cui distruggiamo tutti. Attori consumati nel teatro dell'infinito, a cui è toccato il ruolo più odiato ma pure necessario. La genialità dell'errore sta in questo. Assumere una identità contraria a tutto in modo da liberare dall'errore e dalla tentazione i più fragili, portando il carico più pesante del cosmo. Stiamo perdendo anima, gradualmente, inesorabilmente per questa opera immane. La paghiamo con dignità, consapevoli della fine.
  • Se ho capito bene, in fondo lavorate per il Creatore in un compito infame ma utile.
  • Gioco al rapace che si trastulla con la preda impotente e per rendere più interessante la caccia si traveste da suo simile. Seguimi che ti faccio vedere come la mente inganna e come brucia l'inferno. Lo promisi a Scandurra di trasmettere la conoscenza delle tenebre ad un eventuale apprendista. Sul sentiero si incontrano ostacoli inaspettati, ma solo in apparenza nuovi. Le forme cambiano spesso, il fuoco che le anima è sempre lo stesso.

Ci avvicinammo presso una porta rossa di ferro. Lui pronunciò bisbigliando alcune parole. Nell'occasione non utilizzò il mio idioma, ma una lingua lontana, dal suono arcaico.

Radenà zaril nardùk … assal denda magalat
anedàr liraz kudràn … lassa adned talagam

La portà però non si aprì, come invece mi aspettavo. Fu il pavimento a lastroni marroni ad allungarsi e tutto si fece più esteso. Le mura, il soffitto, le cose, si dilatarono o forse noi ci stavamo allontanando. Difficile a dirsi. Incominciai a preoccuparmi. L'Ombra si chinò e colpì terra con un pugno. La scena rallentò gradualmente fino a fermarsi. La porta rossa sembrò dischiudersi con uno scatto, come da un comando elettrico. Mi precedette e io non potei fare altro che seguirlo.

Per troppi secoli il potere di una minoranza ha negato l'accesso alla conoscenza; le chiese perdono terreno, la fede diviene un fatto sentimentale e le montagne non si spostano più. Certi libri di magia e occultismo, son giudicati fandonie per fessi e paranoici, ma anche il più misero e cialtronesco di questi racchiude una verità fondamentale, più di ogni testo di scienza accademica, più di ogni trattato sociologico e studio psicologico. L'analogia, ossia l'azione a distanza senza l'uso dei sensi e di mezzi ordinari, è la base della magia. Simboli e figure mitologiche sono schemi d'energia, porte che dischiudono saperi e cose di altri piani. Forze cosmiche ci mantengono in vita e sottili rapporti sussistono fra mondo corporeo e mondi incorporei. Se vogliamo riascoltare i cieli e la terra dobbiamo farci sempre più sottili, perdendo i metalli che compongono il nostro ego e fonderci con il soffio della vita, e vibrare nell’eco dell'antico suono. Se il mio cuore vibra in frequenze più alte ciò aziona un processo analogico nel cuore del mio prossimo. Se vibro evoco forze superiori. Ogni manualetto di magia pratica ci insegna queste semplici e decisive realtà. Ma quanti gli danno retta? Chi si mette con pazienza e costanza a far pratica?

Ho letto un libro dal titolo 'Ciclomanzia' che promette poteri paranormali attraverso gli esercizi di immaginazione guidata. Ho illustrato il contenuto a Scandurra: mi ha confermato la bontà delle tecniche ivi descritte, sebbene critica l'uso che l'autore indica. Alcuni credono di intercettare la possibilità di acquisire poteri e allora si impegnano fino allo spasimo per provare e riprovare tecniche: se l'intento è quello del profitto, sarà un fallimento. A nulla valgono le raccomandazioni di maghi e alchimisti. L'uomo moderno è desideroso di potenza, di capacità extraumane onde influenzare il prossimo per squallidi fini. Poco gliene verrà. Sarà un portatore di larve e di mestizia.

  • Non accendere la tua luce, se non vorrai esser sbranato dal mostro in perenne agguato – così mi ordinò il negromante.

Scandurra invece mi esorta a evocare il lumen per meglio vedere e attingere energia vitale. L'Ombra vuole ingannarmi o mi mette alla prova? Che cosa devo fare? È una tattica? E poi di che mostro parla? È una prova mentale?
Varcai la porta rossa e storzai, sussultai perché mi trovai di fronte ad una belva dal collo taurino e dalla testa di felino, il suo corpo tozzo e grigio era senza peli. Grosso come un vitellone, l'animale si trovava appollaiato su di un piedistallo cilindrico di roccia, posto in una grotta verde smeraldo grande come un garage. Emetteva un ringhio sfiatato, e si leccava il muso con una lingua rossastra. Ero ad un bivio: scegliere se usare il lumen o seguire il consiglio dell'Ombra, che tra l'altro era sparita. Optai per il lumen e la bestiaccia mi ruggì contro con tutto il suo fiato. Un puzzo orribile mi investì insieme alla saliva, che scoprii essere urticante. Il viso, il collo e le mani erano piene di bolle, dopo pochi secondi. Cercai di togliermela di dosso, invano. Mi bruciava tutto e mi grattai spasmodicamente. Cavolo! Forse aveva ragione il padrone di casa, non avrei dovuto esibire i documenti, cioè il mio potere luminoso. La bestia si lanciò su di me. Tremavo così tanto da dissociarmi. Era a pochi centimetri da me, ormai. Non riuscivo nemmeno a scartare di lato, la paura mi paralizzava. Temevo di non essere pronto di fronte ad un pericolo: attraiamo gli eventi secondo la nostra natura.

Un colpo a mano aperta colpì irrimediabilmente il bestione sul collo, schiattò per terra a pochi centimetri dai miei piedi. Scandurra allontanò con un calcione l'animale.

  • Non rimpiangere di non aver dato ascolto all'Ombra. Quello lì, se gli viene fatta bene, ti fotte. Tutto è prova dice lui... certo, ma ci sono pure le fregature, i frutti velenosi. Ovunque tu spanda il lumen, noi lo avvertiamo.

Abbracciai con tutti i sentimenti quell'uomo incredibile. Quando c'è bisogno, eccolo spuntare.

  • Allora non era un inganno mentale quella specie di leone?
  • Macché, era una bestia bastarda che se avesse potuto ti avrebbe sgranocchiato come un croccantino. Angelo mio, 'sto posto è diabolicamente satanico... non so se ti ho reso l'idea. Ora andiamocene, è meglio. Sarà per un altra volta la gita turistica.

Uscimmo dalla porta rossa verso il salone. Il mio maestro ruotò per alcuni secondi le dita della mano sinistra in senso orario, emise uno strano verso e poi corremmo via verso l'uscita. Ovviamente Scandurra aprì una botola transitoria, quelle di passaggio breve, che si trovava non so per quale magia accanto agli scudi poggiati al muro.

Vibrazione ronzio nausea antigravità... eccoci in un boschetto lussureggiante di piante fiori alberi dai più svariati colori. Scandurra mi consigliò di abbandonare gli abiti, se non volevo rischiare di essere seguito dall'Ombra.

  • Ha un naso eccezionale quell'essere. Ti sente anche se stai su di un altro pianeta. Dietro quel frattone ci sono degli abiti. Non sono italiani, certo, ma comunque svolgono bene il loro compito.
  • Va bene, vado e mi cambio.

Mi svestii in tutta fretta e aprii il sacco dove c'erano i nuovi abiti. Già, una calzamaglia verdastra e stretta, un giubbotto di pelle marrone e un paio di stivaletti dello stesso colore, morbidi. Sembravo un paesanotto medioevale vagante in un altra dimensione. Pazienza. Uscii dalla fratta ma di Scandurra nemmeno l'ombra. Si trovava penzolone sul ramo più grande di un albero vicino, tentava di prendere un grappolo di bacche arancioni.

  • Sono buone, sai? Dolcissime e ti daranno pure forza. È quello che ti serve.

Le staccò con forza e ridiscese con insolita agilità. Me le porse. In effetti erano buonissime, assomigliavano alle amarene. Le mangiai tutte con una certa ingordigia e come per incanto le bolle e il prurito sparirono in pochi secondi. Poi Scandurra sbottò in una risata senza freni.

  • Ma ti sei visto? Sembri un ballerino con le palle al fresco.
  • Mi hai rimediato una cosa assurda. E poi mi sfotti pure. Che devo fare. Qui dove trovo dei negozi di abbigliamento? - feci io un po' seccato.
  • Torniamo a Deya e ti porto in uno spaccio fornitissimo, dove puoi trova' 'gni cosa. Vestiti, cibarie, radioline, armi. Tutto quello che serve a dei viaggiatori come noi. Mi fanno credito, sai, sono un eroe nazionale. A Viterbo non conto una sega, in questo universo mi son fatto una posizione. Eh eh.
  • Quanto dista la città?
  • Se camminiamo senza fermarci, impiegheremo due giorni. Se faremo delle soste, meno di una giornata.
  • Come? Ma perché non usiamo la benedetta botola?
  • Ti perderesti il meglio. Non possiamo usare sempre la via breve, camminare è un'arte, si impara molto passando su sentieri mal frequentati. E poi, vuoi mettere i pericoli, i trabocchetti, gli oscuri dietro ogni fratta o grotta, zingari felici che spargono malinconia e ladri furbacchioni, pezzi di merda e abitanti dei regni intermedi. Se vuoi accujarti prendiamo il sottopasso cosmico, ma fidati, ci divertiremo per strada. Non temere, al limite sparisco e poi ricomparo.






domenica 4 dicembre 2011

I GRANDI DELLA STORIA RECENTE

LO ZAR DI TUTTE LE RUSSIE: C'È POCO DA SCHERZARE

LE IDEE CAMBIANO...E QUALI?

INVOCHIAMO SAN GIORGIO

DECLINO DI UN LEADER CHE SI CREDEVA UNTO DEL SIGNORE, MA GESÙ È UNICO. L'OCCASIONE MANCATA DELL'ITALIA

UN GIOCATTOLAIO CHE SI CREDEVA GENIO E VATE. SOLO UN MOZZICO DI MELA

MAI FIDARSI DEGLI ALEMANNI: VANNO TENUTI LONTANI DALLE FRONTIERE

UN MILITANTE CHE SI CREDE ARTISTA

UN ARTISTA CHE SI CREDE MILITANTE

UN PEZZO DELLO STATO

LA SOLITUDINE DELLA CATTOCOMUNISTA

LO STILE È L'UOMO: LA RIVOLUZIONE MANCATA

L'ODORE DEI SOLDI

ATTENTO ALLA KRYPTONITE: L'UOMO DEVE ESSERE SUPERATO


KENNEDY ERA SU DI UN ALTRO LIVELLO

NAPOLEONE ERA SU DI UN ALTRO LIVELLO

SQUADRA E COMPASSO PER RICOSTRUIRE L'ITALIA...

RITORNIAMO ALL'ESSENZA DEL VANGELO ETERNO, SUA SANTITÀ

FELINO SCANDURRIANO: IL GATTO DELLE SABINE

CHECCHÈ NE DICA IL CHE, LA RIVOLUZIONE È FALLITA. GRAZIE A DIO