Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

martedì 30 aprile 2013

TUTTO È GIÀ AVVENUTO









«Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire.
A me capita di cominciare a scavare».
Freak Antoni, leader degli Skiantos


Scava il pozzo nella terra prima che ti venga sete, così ci consiglia Scandurra, una raccomandazione buona per tutte le stagioni. Ad esempio, è la necessaria preparazione prima di ogni missione, sia essa “ordinaria”, ammesso che ve ne siano, sia quelle che comportino attenzioni particolari. Preparazione soprattutto di ordine mentale, ma senza trascurare il fisico. Difatti, in vista di una immersione in varchi interdimensionali è utile aver già digerito il pranzo o la cena, come per il bagno a mare, far passare in pratica almeno 3-4h prima di affrontare l'impegno, evitando di mangiare carne, latticini e dolciumi. Scavare il pozzo, vuole dire soprattutto convogliare, canalizzare le energie emotive e potenziare quelle nervose verso l'obiettivo, come chi, dovendo superare un fosso, prenderà una rincorsa adeguata per spiccare il salto oltre il vuoto che gli permetterà di giungere sull'altra sponda. Scavare il pozzo è innestare nella struttura spazio/tempo della realtà, un nuovo segmento (attraverso la materia eterica di raccordo), una derivata che renda possibile, direi fattibile, un diverso corso degli eventi. Certo, va da sé che cambiare il proprio destino sia opera eccezionale, specialissima e alla portata di poche e particolari persone, del tipo di illuminati, asceti, santi. Ciò non toglie in assoluto la possibilità di alterare, anche se per un piccolo tratto, la linea della Vita di ognuno di noi. Le arti mantiche, infatti, non determinano bensì disegnano in maniera generale una mappa mitobiografica nell'esistenza di ciascuno di noi, mappa includente sia l'innato che l'acquisito che condizionano, e non poco, il nostro vivere. Tuttavia, lo ripeto, una piccola ma non ininfluente occasione potrebbe orientare diversamente la Linea della Vita per chiunque. Già l'incontro con un uomo risvegliato, o l'avvicinarsi ad un luogo a forte densità eterica, rappresentano l'occasione di veder mutata la propria vita. I pellegrinaggi verso mete sacre in uso presso tutte le grandi religioni tradizionali, hanno questo scopo: purificazione e metanoia. Non dimentichiamoci di un altro lato della realtà, altrettanto decisivo, quello dell'Ombra. Certe occasioni di matrice però negativa, hanno il potere di alterare il corso degli eventi. Imbattersi in uomini oscuri, bassi come direbbe Dickens, diventarne addirittura amici e sodali, anche se ignari del pericolo, comporterà nella vita del malcapitato pieghe disastrose, di difficile neutralizzazione. Frequentare luoghi altrettanto oscuri, carichi di influenze nefaste cristallizzate, produrrà spiacevoli conseguenze. Una buona conoscenza di cose occulte, può farci evitare tante grane. Ignorare che esista un piano sottile ove si manifestino forze ed entità ostili, non ci salverà da esse. Anzi. La Vita non ammette ignoranza. 

 
In virtù delle esperienze fatte e della conoscenza acquisita, sono giunto – ma di strada ce ne è ancora tanta da fare – al presupposto della inesistenza del presente e dell'esistenza reale di un universo che si estende indefinitamente nel passato e nel futuro: schema di esistenza totale.
Scandurra non di rado aiutava - e lo fa tuttora anche se da un diverso piano - molte persone ad uscire dai nodi della vita, spesso inestricabili. La mente del maestro si affacciava e spaziava in un livello superiore della realtà, dava un'occhiata sul davanti, ossia in direzione del futuro, e vedeva una situazione che c'è già, anche se la nostra mente cosciente, che dipende dai sensi ordinari, non è giunta ancora a viverla. Dov'è la causa? Dov'è l'effetto? Se mi affaccio dal finestrino del treno lanciato a gran velocità e guardo davanti, verso un punto del paesaggio che non ho ancora raggiunto, mi stupisco forse di poterlo vedere “prima del tempo”? La mente è come uno sguardo e la precognizione dipende dalle sue iniziative: è in quelle iniziative che risiede la causa. Il fatto di vedere ciò che c'è già è soltanto un effetto. È quanto dire: nella dimensione senza tempo, a cui può accedere soltanto la mente profonda, tutto è già avvenuto.

Se muori, così da vivere pienamente questa ora, scoprirai che c’è un’enorme vitalità, un’attenzione
tremenda a ogni cosa perché questa è la sola ora in cui vivi. Guarderai a questa fonte di vita perché non la vedrai mai più. Vedrai il sorriso, le lacrime, sentirai la terra, la qualità di un albero, sentirai l’amore che non ha continuità né oggetto. E scoprirai allora che in questa attenzione totale il me è assente e che la mente, essendo vuota, può rinnovare se stessa. Allora la mente è fresca, innocente ed è questa mente che vive eternamente oltre il tempo. (Talks by Krishnamurti in India 1956-57)

Volendo fare un discorso più completo – ma non ho gli strumenti del fisico né del filosofo, quindi mi arrangio come tutti i praticoni – basato sulla struttura dell'universo e sulle dimensioni in numero crescente (nove, secondo la nostra esperienza) che possono essere percepite in rapporto a un progressivo dilatarsi della coscienza (e per entrare nelle botole, la mente deve essere estesa ed espansa), si può fare il paragone del treno e dell'elicottero. Stando in un treno in corsa, un viaggiatore vede il mondo esterno come un paesaggio che fugge sempre all'indietro; ma se si trasferisce in un elicottero che abbia uguale velocità e s'innalzi abbastanza, non avrà quella sensazione di “fuga” e vedrà aspetti già superati del paesaggio, altri di là da venire. Come mai? Perché ha guadagnato un'altra dimensione, quella dell'altezza. Lo stesso accade alla mente: non però a quella cosciente, che nel suo mobile schermo rispecchia soltanto il mondo a tre dimensioni, ma a quella parte in ombra della stessa mente che può muoversi nella quarta dimensione temporale.

Quanto alla pretesa di dedurre l'inesistenza del libero arbitrio dalla certa esistenza di un futuro, la trovo sbagliata. Se la mia mente riesce a farsi un viaggetto nel futuro, e così facendo diventa capace di registrare ciò che liberamente – diciamo pure per capriccio – io farò o deciderò, sono per questo autorizzato a dedurne come conseguenza che non potevo agire in altra maniera, e che tutto era predestinato? Non mi pare. La predestinazione implica obbligo, fatalità, impossibilità di sottrarsi a un certo gioco di forze, ed è quanto dire che cosa sottintende l'introduzione arbitraria di un parametro deterministico assolutamente non necessario a interpretare la realtà. Che il futuro debba avere un solo e univoco sviluppo, è indiscutibile; ma non ne consegue che si tratti di uno sviluppo obbligato. E quanto alla possibilità di conoscerne alcuni aspetti in anticipo, tutto dipende dalla posizione dell'osservatore, vale a dire dal fatto che la sua coscienza riesca o no a dilatarsi fino a quella dimensione dell'universo dove ogni futuro è già noto. Resta da dire – per concludere, ammesso che si possa farlo in via definitiva – che in ognuno di noi convivono, per così dire, due personaggi: un osservatore di superficie il quale è dotato per sua natura di limitate possibilità di osservazione, ossia l'io cosciente; e un altro – la mente profonda, che usiamo anche chiamare, alquanto arbitrariamente, l'inconscio – che si avvantaggia del fatto di poter accedere ai livelli superiori della coscienza, tanto da poter spaziare in orizzonti cosmici.

Tutto è già avvenuto, dicevo. Ecco, vorrei portare il concetto di destino su di un piano un po' più ampio, e come mi consigliava il maestro: sforzati a dire tutto in due parole. Chi può dire in quale modo il nostro universo si annullerà alla fine del ciclo cosmico? Che debba avere una fine è certo in quanto, essendo di per sé cosa finita, non può essere eterno e poi, concedetemelo, quando Scandurra mi diede della polvere di galassia estinta, i suoi resti insomma, dentro una bustina di plastica, ebbi la netta sensazione che tutta la materia fosse transitoria. Per gli indù l'universo è mentale e la sua sostanza è semplicemente movimento della mente. Se tutto è mentale e avendo, quindi, dentro di noi le leve di comando, pure il nostro destino sarebbe nelle nostre mani. Se però non conosciamo tale immane potenza celata – una minoranza di uomini ne è a conoscenza - quale destino già scritto ci guiderebbe? Saremmo in balia di una trama preconfezionata? Oppure attraverso la trasmigrazione – altra cosa dal concetto errato della reincarnazione – potremmo acquisire esperienza sufficiente da trovare la strada vera? Il fuoco brucia per chi si fa bruciare. È proprio destino conoscere il nostro destino tramite la sofferenza.

I Maestri dei tempi antichi erano liberi, chiaroveggenti, misteriosi intuitivi. Nella vastità delle forze del loro spirito non sapevano di un Io. Questa incoscienza della forza interiore dava grandezza al loro aspetto. A caratterizzarli con immagini: Erano prudenti come chi attraversi un corso d'acqua gelato d'inverno; vigili come chi sa intorno a sé il nemico; freddi come un estraneo; svanenti come ghiaccio che fonde; rudi come legno non dirozzato; vasti come le grandi valli; impenetrabili come l'acqua torbida. Chi, oggi, con la grandezza della sua luce potrebbe schiarire le tenebre interiori? Chi, oggi, con la grandezza della sua vita potrebbe rianimare la morte interiore?. In quelli era la Via. Erano individui e signori dell'Io. E il loro non-essere, in loro era perfezione. ( Lao Tzu )

Dal generale al particolare, di nuovo. I più si identificano con una certa posizione raggiunta, altri – tra i quali il sottoscritto - vogliono essere più che sembrare qualcosa, e cercano se stessi oltre le loro opere. La svolta decisiva che ho fatto verso il mondo delle antiche tradizioni spirituali, delle tecniche ascetiche, il mondo dei misteri e delle iniziazioni si compie per quell'aspirazione ad una libertà più che umana che si è manifestata in me fin da ragazzino. Non la considero una forma di evasione, come la riterrebbe uno psichiatra, ma un modo di manifestarsi di quell'impulso al cosciente dominio del corpo e dell'animo che mi aveva dettato Scandurra. Fare destino, appunto. Attenzione: nulla è già dato. Tutto è conquista. Nulla a che vedere con certe posizioni di alcuni esoteristi, secondo i quali si deve star lì fermi a braccia incrociate e aspettare che l'età oscura finisca. Il destino del mondo non ci è alieno, anzi, dovremo agire senza farci travolgere dalla corrente, ma mettendoci in gioco. Nessuno può tirarsi fuori, o credere di giungere a chissà quali mete dell'essere senza combattere.

Troppe volte ho sentito antichi segnali provenire da lontane sorgenti, per credere davvero che la realtà sia soltanto quella sottoposta all'analisi dei nostri cinque sensi. Fine dell'uomo è perseguire la totalità, il resto è niente.

Scava e troverai ciò che hai dimenticato.


mercoledì 17 aprile 2013

GENTE-DI-CONFINE



Vivono fra noi persone che possiedono incontestabili anche se spesso inesplorate qualità, nella loro fisiologia mentale e corporea; persone che si trovano al limite, al confine tra il mondo conosciuto, ordinario e quello interdimensionale. Non di rado si nascondono per non venir ghettizzate o subire il diniego arrogante degli scettici. La gente-di-confine non è l'effetto di una mutazione né una singolarità evolutiva, loro appartengono al cosmo e perciò detengono una eredità magica che in tempi disperati, riduzionisti e spenti come quelli in cui viviamo, potrà condurre la specie umana verso l'inevitabile transizione.

Non si danno deleghe quando si tratta di rispondere a domande così vitali e pressanti come quelle relative al futuro dell'uomo e del mondo. I tempi non sono molto lunghi, ma bisogna pur dire, forte e chiaro, che noi siamo gente-di-confine e che dobbiamo comunque trovare un varco, un valico oltre la fine del tempo. Tale viaggio misterioso non lo faremo da soli. Più volte ho accennato ad un coinvolgimento nelle nostre cose da parte di esseri dimensionali, gli uranidi, se ben ricordate. A noi spetta costruire un ponte e loro verranno.

Detta così la cosa acquista i contorni di una delle innumerevoli storie farneticanti che oggi si trovano pubblicate in migliaia di siti web. Anni fa le potevamo leggere sui libri di contattisti e profeti/canalizzatori in salsa new age. Ho spesso la sensazione che non sia poi così scontato che la messaggistica medianica piuttosto che ultrafanica sia da cestinare e affidare alla casistica psichiatrica. Forze dell'altro versante operano attraverso le più svariate forme. I sensitivi, anche loro malgrado, ricevono segnali che non sempre riescono a decifrare, magari ci mettono del proprio vissuto, il cosiddetto rumore di fondo. Ebbene, non vanno sottovalutati tali messaggi, anche quando hanno contenuti grotteschi, infantili. Qualcuno ci vuole dire qualcosa. Non lo comprendiamo subito. Oppure ne diamo una versione addomesticata, artificiale, lontana dalla verità. Eppure qualcuno fa capolino.

Attraverso un blog poi, sembrerebbe per lo meno utopico se non addirittura folle, credere di poter agire in maniera decisiva sulle sorti del mondo, di un mondo. Pazzesco pensare di incidere sugli altri per la loro salvezza. Miriadi di memoriali, rapporti di tipo paranormologico son stati scritti e pubblicati, a volte in forma privata. Si son create conventicole, gruppi intorno al canalizzatore. Puzza di imbroglio? Oh non lo escludo, non sempre però. Da due secoli a questa parte, le fessure nella grande muraglia, secondo il Guènon, si sono sempre più allargate, è vero. Messaggi da forze sconosciute sono arrivati copiosi e fra questi non tutto era ed è spurio, infrapsichico. Come discernere? Studio e pazienza. Confronto e separazione. Comparazione e sintesi. Quando si è acquisita la necessaria esperienza, emergono cose assai interessanti. Oltre il velo, giungono fino a noi voci umane seppure in uno stato diverso. Oltre il velo, entità non umane, ultraterrene come pure extraterrestri, interagiscono con noi, per scopi non sempre comprensibili. Certo, prima di tutto è necessario attribuirgli una collocazione, alto o basso, infrarosso psichico o ultravioletto, poi, fatta la spettrografia del fenomeno – compito non facile né immediato – bisognerà passare alla fase interpretativa, anch'essa problematica.

Analizzando il Rapporto dell'entità A raccolto da Giorgio Di Simone, ci trovo molti spunti che collimano guarda caso con le tesi del curatore, ma ciò nulla toglie all'esperienza del medium, alla materia d'insieme che ne esce.
Il Cerchio Firenze 77 sembrerebbe un caso più articolato, dove i redattori come il Cimatti hanno poco o nulla interferito sul materiale del sensitivo Setti. Riporto alcuni stralci dalle comunicazioni che il medium Roberto Setti ha ricevuto dagli spiriti guida.
Tratto dal libro "Le Grandi Verità" - Edizioni Mediterranee
D. Si parla sempre più spesso dell'inizio di una "nuova era". Che cosa significa esattamente? Quali cambiamenti ci saranno?
C'è una Verità vecchia come il Tempo ma che, essendo non adeguata alle limitazioni che l'uomo ha nei primi stadi della sua evoluzione, è stata posta da parte. L'uomo l'ha "conosciuta" ma non " compresa ", e per tanti secoli è rimasta un insieme di parole che non hanno suscitato nell'uomo nessun riscontro interiore. Questa è la Verità che parla del mondo intimo dell'uomo ed è la Verità che predomina, che caratterizza tutta l'epoca che voi vivrete, da ora in poi. Il periodo da taluno chiamato dello Spirito Santo è il periodo in cui l'uomo sposterà la propria attenzione dal mondo attorno a lui per concentrarla nell'intimo suo; e alla luce di questo nuovo osservare tutto quanto accade acquista un altro significato: un significato vero e reale perché è il significato che sta dietro ad ogni cosa; è la Realtà delle cose stesse: è ciò che è, e non ciò che appare. Questa Verità che caratterizzerà tutta l'epoca è quella che, finalmente, può darci la chiave che apra alla società una realizzazione di opere che fino ad oggi sono state a volte l'ideale dei pochi, a volte le utopie dei popoli. Parlare del mondo intimo dell'uomo significa parlare della sua Realtà, della sua essenza. E non ci stancheremo mai di stimolarvi a che la vostra attenzione sia rivolta a questo mondo intimo; a scavare sotto quanto accade nella vostra società, dove risiedono le vere ragioni che spingono gli uomini a muoversi, agire, rappresentare tutti quegli atti che potete osservare o vi sono detti per notizia, che in affetti non sono altro che una rappresentazione esteriore, a volte ingannevole, di ciò che sta invece nell'intimo, nel segreto, nel nascosto. Quando l'uomo avrà compreso che è importante cambiare intimo suo, avrà anche compreso che, fino ad oggi, tutto quanto è stato fatto (anche ciò che rappresenta il livello più elevato di una società, come le opere umanitarie, gli incontri fra i popoli per migliorare i reciproci rapporti, le leggi assistenziali e via dicendo) non è, in effetti che una prigione, un cammino forzato che l'uomo s'è voluto creare. Egli uomo scoprirà che, volgendo la propria attenzione all'intimo suo, cercando di trovare in questo suo intimo ciò che da solo può supplire tutte le istituzioni della società, egli avrà demolito queste prigioni, questi cammini forzosi. Ben vengano certo gli accordi, le istituzioni sociali, le leggi assistenziali e tutto quello che voi volete, ma venga soprattutto quell'intimo sentire per cui ogni legge, ogni istituzione, ogni forma di assistenza che richiami a un dovere dell'individuo, diviene inutile. Soprattutto ben venga questo intimo sentire dell'uomo che, da solo, è capace di portare la pace fra l'umanità, è capace di cambiare totalmente la società umana senza bisogno di riforme o, peggio ancora, di rivoluzioni. Voi che avete avuto il dono di conoscere questa essenziale Verità, sappiate applicarla, fatene vostra norma di vita, poiché io vi dico che l'intenzione è quella che conta; e per intenzione non intendiamo quel qualcosa di cui si dice sia lastricato l'inferno; per intenzione intendiamo la vera ragione che anima un uomo, la Verità dell'essere suo; per intenzione intendiamo ciò che molte volte l'uomo nasconde a se stesso, per non apparire ai suoi stessi occhi quello che in Realtà è; per intenzione intendiamo, in poche parole, l'Essenza e la Realtà dell'uomo. Possano le vostre intenzioni essere, non c'è bisogno che io dica le più alte e le più nobili, ma le più fraterne, amorose, premurose nei riguardi dei vostri simili. Possiate parlare,  agire o anche tacere (nei confronti della vostra Realtà l'azione non ha importanza) animati sempre dall'intenzione di essere utili ai vostri fratelli, dall'intenzione di aiutarli, di rasciugare ogni loro lacrima prima che il sole la rasciughi. La scienza esoterica, la Verità Ultima, Dio stesso e tutto quanto di più elevato e divino possa esistere, non è patrimonio di qualche società occulta, di qualche organizzazione segreta: è racchiuso in poche parole, in questo concetto, in questa Verità che, come tante altre, è stata sempre alla portata di tutti, ma che occorre comprendere per poterne godere, per essere, da essa, liberati. E' nell'intimo vostro la spiegazione e la ragione di ogni cosa; è nell'intimo vostro il perché di voi stessi; ed è a questo intimo che dovete volgere l'attenzione; ed è a questo intimo che dovete  da prima prestare orecchio, per conoscere, e poi prestare opera, per agire. 
La mèta dell'evoluzione per l'umanità liberata
D. Ma come si può parlare di «nuova era « oggi, in un momento in cui ogni valore appare in crisi?
Sembra che ogni valore definito sia in crisi; sembra che quanto costituiva un punto di riferimento e di appoggio per gli uomini di ieri sia travolto; che destino di confusione, di grande caos venga all'umanità. Questa situazione ha molte ragioni d'essere, tra cui quella di far comprendere agli uomini che cosa non hanno compreso, ed un'altra non meno importante che è quella di far trovare, a coloro che sono pronti per capire, in se stessi e solo in se stessi la forza di avere una vita retta, giusta, aperta verso gli altri. Fino ad oggi si è cercato in vani modi non solo di sfruttare gli uomini ma anche di tenerli soggiogati o con la paura dell'inferno o con la paura di un castigo umano, a seconda di quale tipo di potere si parli. D'ora in poi, l'uomo deve svincolarsi da ogni forma di suggestione, di assoggettamento, e deve trovare la propria coscienza individuale; deve imparare ad essere uomo nel senso vero del termine, senza paura dell'inferno o del potere che  non agisca umanitariamente; deve imparare a camminare da solo, con la sola forza del suo essere e della sua coscienza di uomo. Questa è, naturalmente, una mèta da raggiungere, ma è la mèta che attende l'umanità di oggi. E' molto difficile saper camminare senza grucce, senza punti di appoggio, senza sussidii, senza aiuti o supposti tali: è molto difficile. Se l'uomo non avesse avuto bisogno di un aiuto, di un sostentamento, di una gruccia, non sarebbero esistiti poteri ecclesiastici e poteri temporali, ognuno avrebbe trovato in se stesso la legge giusta. Ma proprio per un fatto evolutivo l'uomo è, inizialmente, come smarrito e ha bisogno che qualcuno, mediante la paura, gli indichi un modo di agire di comportarsi. L'evoluzione è ora tale che l'uomo deve liberarsi da queste gabbie, che sono state in certa misura necessarie nel passato, ma che sarebbero oggi dannose. E' necessario che la sua  coscienza individuale sia liberata da queste influenze, da tutti i condizionamenti e le imposizioni provenienti da rimasugli di sistemi ormai superati. Voi che ci ascoltate siete all'avanguardia di questa  nuova fase dell'evoluzione che attende l'umanità. Siate perciò consci e profondamente consapevoli di voi stessi, di quello che dovete fare non solo nei riguardi degli altri ma anche nei riguardi del vostro essere interiore. Siate consci che la vita non può ridursi a un continuo divertimento, ma dev'essere qualcosa di più importante, di più costruttivo; e con questo non intendo dire che il divertimento, che lo svago non siano in certa misura necessari per riportare l'equilibrio, per sollevare dalla stanchezza e interrompere la monotonia; ma dico che tutto deve essere fatto con temperanza. Come c'è il tempo per svagarsi e per rilassarsi, così, deve esserci il tempo per dedicarsi agli altri e il tempo  per dedicarsi al proprio intimo, cercando le ragioni vere delle azioni che risiedono nell'intimo di ciascuno. Vi auguro che le nostre comunicazioni vi siano utili a questo fine: questo è lo scopo vero per il quale avvengono. 
Nelle altre realtà medianiche italiane, il medium è più centrale e i collaboratori che hanno trascritto i messaggi hanno un ruolo secondario. Una buona parte della messaggistica però, risente di un clima ideologico e filosofico tipico degli albori dello spiritismo: concetto evoluzionistico del destino dell'anima disincarnata, effetti karmici automatici, reincarnazione, spiriti guida. Diciamo che dal dopoguerra (Seconda Guerra Mondiale), per semplificare, si è aggiunto un altro segmento alla nomenclatura spiritistica: lo svelamento di entità semi divine vicine alla cosmogonia egizia ma con tratti caratteristici più vicini all'alienologia. Ecco, qui ci troviamo a dover fare i conti con una serie di elementi di indubbia matrice gnostica. Tuttavia non voglio escludere da tale casistica interventi di più alto livello, perfino angelici, che non abbisognano di copyright religiosi. Diventa comunque intrigato trovare un rapporto di causa/effetto tra incontri ravvicinati del III° tipo e messaggi medianici e telepatici (vedi caso di Uri Geller) di noti e meno noti contattisti. Non ho alcun dubbio che da millenni, esseri provenienti da altri mondi abbiano avuto contatti, sporadici ma anche continuativi, con donne e uomini. Non ho alcun dubbio che entità spirituali abbiano avuto contatti con donne e uomini dai rubinetti mentali assai aperti, gente-di-confine appunto. Rimane difficoltoso stabilire il senso e lo scopo del contenuto di moltissimi messaggi rilasciati da ufonauti, spiriti, entità della terra di mezzo (la Magonia di Jacques Vallée). Il compianto Emilio Servadio considerò i messaggi spiritici di infimo livello e, nella migliore delle ipotesi, provenienti dai piani bassi della Realtà. Ora, non si può comunque gettare nel cassonetto ogni fenomeno ritenuto di natura spiritica, in quanto esso possiede una rilevanza culturale e popolare di indubbio peso (vedi in Brasile e Columbia), anzi, per certe persone è stato il primo contatto significativo col mondo dell'aldilà, oltre la fede e la ragione. E scusate se è poco. Sicuramente la messaggistica apre non pochi dibattiti e controversie, mostra il fianco a critiche pure dai parapsicologi. Non mi sento di contestarla in toto come fa il tradizionalista Guènon, rigido come pochi e non esente da contraddizioni dottrinarie nemmeno lui. Non la consiglio nemmeno, se è per questo. Ho assistito a non pochi casi di ossessioni e nevrosi di partecipanti non abbastanza equilibrati e forti.

Scandurra non disdegnava la seduta spiritica, almeno le prime volte degli incontri, sebbene fosse sempre una forma di magismo con tanto di ritualistica per sorprendere e scandalizzare i borghesi che accorrevano per i fini più astrusi. Erano sedute aperte, ogni volta partecipavano persone diverse oltre ad un gruppo fisso che per dieci anni fu fedele. Il maestro ci diceva che l'evocazione di enti o perfino di residui psichici, rappresentava un primo approccio con l'altro mondo, una sorta di accesso sperimentale e ripetibile, utile per chi volesse avvicinarsi all'altra soglia senza per questo rinunciare da subito al proprio bagaglio di scetticismo e razionalismo. Tutti noi, nessuno escluso, ci portiamo dentro una eredità cosmica; per alcuni, gente-di-confine, è forte la spinta a riscoprire tale eredità, per i rimanenti, la maggioranza, ci vuole più tempo, così un trauma, un accadimento forte potrebbe smuovere le resistenze dovute al processo di acculturazione modernista in cui troppi sono incorsi. Dopo aver compiuto questo primo passo, non determinante ma sicuramente utile, di schiudere dal bozzolo unidimensionale tutte le persone assetate di infinito, la via era aperta. Le mura di cinta dentro cui si trovava la mente dell'uomo moderno, erano per sempre crollate, e niente era più impossibile. La via per l'ignoto è, quindi, aperta, ma l'ignoto non è cibo per spacconi e neppure per deboli, né per quei falliti che si lasciano andare passivamente alle suggestioni di esso, come se si trattasse di una droga o di un diversivo fatto apposta per evadere dal senso di noia esistenziale inerente al mondo di oggi. Al contrario, l'ignoto deve essere affrontato e reso conoscibile/conquistato ricorrendo alle medesime doti degli asceti e dei cavalieri, che consistono di calma, freddezza, autocontrollo e di spirito di sacrificio. Nel momento in cui si prende contatto con l'altra dimensione, tramite esperienze metapsichiche magiche sciamaniche, la coscienza acquista solidità, è più governabile, può essere direzionata, tradotta in un corpo più piccolo di quello fisico e perciò agile e dinamico. La coscienza diventa mercurio, onda viva, elettrone viaggiante. Da ora in avanti l'Ignoto diventerà la nostra nuova dimora, immensa, variegata, bellissima e sublime, pericolosissima e tenebrosa.

Acquisite tali caratteristiche, selezionati i fedelissimi, allora e solo allora Scandurra ci apriva le botole per portarci oltre la barriera strutturale della materia, verso mondi e livelli altrimenti inaccessibili. Da allora noi apparteniamo alla comunità cosmica. Noi ci prefiguriamo in qualche modo l'assetto futuro del mondo, sorretti da una forte tensione ideale ispiratrice e dotati di conoscenza sufficiente per mantenere allineati i piani. Non disgiunti dal Cielo e ben coscienti della dura realtà dell'esistenza, lottiamo per limitare l'effetto gravitazionale che la vita ci impone. Mio compito attraverso il blog, più semplicemente, è stato ed è quello di raccontarlo. Nel momento in cui l'ho raccontato ho rievocato il viaggio, indicato una strada, stabilito nuovamente un contatto.

Le filosofie dell'angoscia e dell'autodistruzione conducono in un vicolo cieco. L'oro e il suo figlio bastardo, il denaro, ci hanno portato verso un sistema capace di uccidere i popoli. Dobbiamo riappropriarci della disponibilità a sintonizzarci col trascendente per scoprire quello che abbiamo sempre avuto: nel cuore dell'essere, al di là di ogni dato e di ogni calcolo, esiste un principio misterioso. Lì si addensa il massimo dei prodigi, la verità del mondo, il segreto dei segreti, l'arcano più grande. È il frammento-totalità del divino, dove si concentrano potentissime virtù occulte. In queste enclavi custodiamo il principio misterioso e nasce in noi la sensazione, o per meglio dire, la convinzione di conservarlo anche in tempi finali di oblio e disperazione. Il nocciolo della conoscenza è protetto e difeso da un involucro, raramente vistoso. Il segreto è nel nucleo o circolo interno. Esso riceve la sua capacità dal suo destinatario e non funziona nelle mani di chi non ne è degno.

Quando si compirà l'ultimo atto e gli elementi si separeranno, allora avverrà l'ultima fase della nigredo del mondo e tutto ciò che vi era di puro e di nobile rimarrà sulla nuova Terra, mentre tutto il residuo colerà nella voragine della morte.


venerdì 12 aprile 2013

ASPETTANDO LA FINE


Un Uomo vero è vero uomo se è martire delle sue idee e non solo le confessa, ma le attesta, le prova, le realizza fino alla morte.
Giovanni Gentile, Sommario della pedagogia

Niente è così stupido e poco italiano come l’intolleranza, il disprezzo preconcetto verso gli stranieri, e il volersi chiudere nel guscio. Non c’è nulla di meno italiano del ripudio a priori d’ogni sapienza, esperienza, eccellenza straniera. Non c’è invece nulla di più anticamente, tradizionalmente, permanentemente italiano dell’accogliere, assimilare, ripensare, riplasmare ogni sapienza, esperienza, eccellenza.
Berto Ricci

Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.
F. Kafka, Aforismi di Zürau, Milano, Adelphi, 2004.

C’è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare.
F. Kafka, Aforismi di Zürau, Milano, Adelphi, 2004.

martedì 2 aprile 2013

JANNACCI CHE NON PIACEVA AGLI ILLUMINATI




“In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza”. Enzo Jannacci

mercoledì 27 marzo 2013

SIGNORI DELLO SPAZIO E DEL TEMPO






Il nome di Atlantide - È il copto che ce ne svela il senso, giacché Aztlan si trascrive senza sforzo in egiziano:

Asch
Quantus
Molto grande

Tel [tel]
Fluxus
Fluido

En;
Extrahere;
Trarre da (o produrre alla luce del sole);

Atlantide: ciò che è stato tratto alla luce del sole dall'Oceano.


  È giunta l'ultima era dell'oracolo di Cuma,
nasce di nuovo il grande ordine dei secoli.
Già ritorna la Vergine, ritornano i regni di Saturno,
già una nuova stirpe scende dall'alto del cielo. 
(Virgilio)

LA TERRA SEGRETA
   
Ogni donna veramente regale
possiede una terra segreta, più reale
per lei di questo pallido mondo.
A mezzanotte, quando la casa
è immersa nel silenzio, ella posa
ago o libro e se ne va
a visitarla non veduta.
Chiudendo gli occhi, improvvisa
un cancello fra alte betulle
cinque volte sbarrato, e scavalcandolo
prende possesso del suo regno.
Poi corre, o vola, o sale a cavallo
(c'è sempre un cavallo scalpitante
che viene a darle il benvenuto)
e viaggia in lungo e in largo;
può far crescere l'erba
indurre i gigli a spuntare
dal bocciolo col solo sguardo,
e i pesci le mangiano sulla mano.
Ha fondato villaggi, ha piantato
boschetti, e ha scavato valli per far scorrere
freschi ruscelli fino a una baia
che la terra chiude da ogni lato.
Io non ho mai osato fare alla mia musa
domande sul governo
del suo reame, né sulla sua geografia,
né mai l'ho seguita fra quelle betulle
né ho scavalcato il suo cancello
né mai ho spiato fra la nebbia.
Ma lei mi ha assicurato
per il giorno che morirò
un angolino del suo palazzo
in una piana radura del bosco
dove crescono le genziane
e le viole e dove ogni tanto
lei ed io potremo incontrarci
(Robert Graves da: Lamento per Pasifae, trad. di Giovanni Galtieri, Guanda, Parma, 1991)


A Carlo d’Asburgo, Imperatore santo.

Avvertiamo subito chiunque apra questo libro, che è stato scritto soltanto per chi cerca la Verità. Non pretendiamo affatto - sia ben chiaro - di dettare al mondo parole profetiche; solo teniamo anzitutto a dichiarare che abbiamo meditato e scritto seguendo esclusivamente la Tradizione e cercando in quella la misura d'ogni verità senza mai abbassarci per venire a patti o a compromessi con altre esigenze di ordine inferiore. E non abbiamo avuto nemmeno la pretesa di fare della storia, ma di servirci bensì dei dati che la storia stessa, quale scienza umana, ha posto a nostra disposizione per cercare di approfondire, in senso escatologico, la critica ai tempi moderni, e ciò nell'intento di scorgere, attraverso le linee generati della storia del Cristianesimo e della civiltà cristiana, il senso che i fatti rivestono sul piano della realtà trascendente.
D'altronde, se vogliamo dare un giudizio sereno sulla storia dell'occidente e fare il punto sulla condizione in cui versa la nostra civiltà, non dobbiamo lasciarci impaniare né da elementi più o meno affettivi, né da considerazioni sul benessere materiale delle genti, ma solo ci si deve attenere a misure trascendenti la stessa storia e il tempo. Giudicare è sempre confrontare, e senza termine di confronto, ogni giudizio è impossibile. Il giudizio è parola, è Verbo, e senza Verbo i fatti restano muti.
La Chiesa sta beatificando Carlo d'Austria, l'ultimo Imperatore della casa di Asburgo, morto in esilio a Madera il primo aprile del 1922. La sua causa di beatificazione si fonda soprattutto sulla fermezza con cui seppe sempre respingere ogni offerta di tornare sul trono per non venire a patti proprio con quelle forze del basso che oggi hanno il sopravvento ovunque e stanno trasformando il mondo in un chaos universale.
La risposta di Carlo d'Asburgo a chi osava porgli condizioni era semplice e decisa, « Quanto a questo, io, come Principe cattolico, non ho una parola da dire... Ora ogni mio tentativo avrà cattiva riuscita... Tuttavia non sarà mai ch'io accetti da Satana ciò che Dio m'ha dato ». E aggiungeva « Come sono vili tante volte i cattolici! ».
E ogni qualvolta ci volgiamo a cercare la verità senza tuttavia recidere ogni legame che ci trattiene e ci vincola agli interessi pratici e contingenti, ogni qualvolta ci diciamo amanti del vero senza per questo porci sul sentiero dell'intransigenza più ferma, verso noi stessi prima ancora che nei confronti del mondo, denunciamo la nostra viltà; denunciamo di essere vili come lo sono « ...tante volte i cattolici », vili come solo possono esserlo quanti hanno conosciuto il Verbo di Dio e preferito gli interessi del mondo.
Oggi è tempo di fermezza, è tempo di testimonianza e chi non sa romperla con la tanto vantata praticità terrena, per amare solo la Verità e riconoscerla ovunque essa si trovi e si manifesti, è già morto; non legga queste pagine e continui a seppellire i suoi morti concittadini nel benessere di questa pseudociviltà moderna e democratica. Da parte nostra pregheremo Iddio, ché abbia pietà di lui.

(Attilio Mordini – Il Tempio del Cristianesimo – 1957)

ALLA MIA NAZIONE

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.


(Pier Paolo Pasolini)


Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo.
(John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re)



IL MONDO DOVE LA RAGIONE AVEVA TORTO E I LUMI MASSONICI RAGIONE / GLI ATLANTIDI, I FIGLI DEGLI DÈI / REGNI SOTTERRANEI / SOLE NERO / NAZISTI SOTTO IL MONTE / IL CENTRO NERVOSO DELLA NOSTRA POTENZIALE DIVINITÀ

Lo spirito assoluto si serve anche dei frammenti più infimi del finito per realizzare il suo cammino. Raramente lo avvertiamo, soprattutto quando una somma apparentemente casuale di elementi collassa in una dimensione imprevista. La società fa crac. La politica implode. Tutto ciò che è solido si scioglie in aria. Intere certezze acquisite col tempo crollano sotto i colpi di oligarchie cieche e folli. Tra di noi ci si guarda sconvolti, mentre avviene il veloce passaggio dalle passioni agli interessi, dall'infelicità pubblica, dopo la morte della storia e delle ideologie, all'infelicità privata. Tutto questo non limiterà la reazione forte e travolgente del popolo. O prima o presto. Si è giunti ad un punto di non ritorno, per cui quel benessere, sia materiale che esistenziale, tanto agognato dalle masse, quel minimo di sicurezza che ogni buon cristiano avrebbe il diritto di pretendere dallo Stato, cessano brutalmente. Tale situazione non è causata dalla fine delle risorse o dallo sfruttamento incontrollato delle materie prime. Certo che no. Il sonno della ragione non genera mostri, ma illuminati. Mi riferisco ai massimi fautori della storia del mondo. I più elitari, fanatici, distruttori della civiltà moderna. Sì che avete capito, i massoni, chi altri? La Massoneria, già, che in maniera compatta avanza a suon di carica, con le bandiere spiegate e il rombo del tuono come compagno. Loro hanno un non so ché di filosofico, un'idea all'apparenza altissima ma costitutivamente equivoca. Nella fine cruenta dei modelli politici e ideologici, sono apparsi Loro, gli autentici promotori della disfatta della civiltà occidentale, con tutto l'armamentario gnostico, con i dilemmi esoterici, le ambiguità spirituali mai risolte, volutamente indecifrabili. L'impresa massonica consta di epos mesopotamici, misteri orfici, oracoli delfici, divinità egizie provenienti da Sirio, iniziazioni deviate, e tutto quell'arsenale di cerimoniali riti liturgie simbolismi segni. Il denaro per Loro è solo un sottoprodotto: mirano alla potenza nascosta e al dominio palese. Il sistema bankario internazionale è solo una rete, che nasconde una noosfera utile per soggiogare le povere e disperate genti. Sapete, gli dèi da Loro venerati, hanno fame atavica.

Quando Scandurra il 1971 mi aprì gli occhi, ebbi uno choc cognitivo. Il mondo non era più quello di prima. Era come se si fosse trasformato d'improvviso, in realtà il maestro mi aveva portato a vedere oltre il velo, di là dall'orizzontalità del quotidiano. Fece in modo che diventassi un argine nel fiume della convenzione. Non fu dolce il cambiamento. Sulla via prima ti perdi poi ti ritrovi. La strada, comunque, non era priva di ostacoli e predoni. Mi disse:

  • Gli incappucciati credono in un dio di un universo limitato. Efficace e mai disattento.

La gnosi spuria era la prigione in cui tutti ci trovavamo. Gli incappucciati erano i massoni, emissari occulti del dio uno e molteplice, il GAU. Distruggendo l'ordine, dal caos avrebbero ricostruito un altro ordine, quello nero, profondo, abissale, anticreaturale, fantasmatico, magmatico, un antimondo in pratica. Cacchio! Mi dicevo. Allora tutti eravamo prigionieri senza sospettarlo. Quale magia era così efficace?

Perché quell'esoterismo dentro il mondo, affascinava così tanto? Chi entrava in quella congrega pericolosa, poteva provare l'arrestarsi del tempo, la voluttà, le verità parziali ma totalizzanti, l'inattuale sempre moderno. Avvicinandosi a certi esoterismi derivati dalla gnosi spuria, si rimane senza fiato, mentre la vita intorno si cristallizza. Un salto di livello, solo non si capisce subito che è in basso. Eppure all'inizio sembra così fantasmagorico. Le immense epopee di antiche civiltà antidiluviane, le saghe di eroi e maghi, la rinuncia e l'ascesi, l'esperienza sovrumana: ti danno un senso di grandezza, di nobiltà, di vertigine. Scandurra ci avvertiva. L'assoluto, l'ultravioletto, non sono merce in vendita. Appartenere a Loro invece è già un negoziare, un commercio e spaccio di stupefacenti spirituali, che dapprima ammiccano poi ti fottono.

A dirla proprio tutta, dapprima ero affascinato dal mondo gnosticheggiante delle confraternite ancora attive. Rosacrucianesimo, templarismo, massoneria azzurra, scuole pitagoriche e kremmerziane, martinismo, mi intrigavano assai. Grazie al Cielo incontrando Scandurra ebbi subito la certezza che quell'ometto, falso venditore di frutta e verdura, era il collettore tra questa e l'altra dimensione, senza fronzoli né cerimoniali. La sua stessa condizione di quasi indigente, fumatore incallito di sigarette senza filtro, bevitore instancabile di vino col bisolfito, analfabeta per scelta e sapiente per necessità, era la prova che qualcosa di incredibile, di eccezionale mi era capitata. Lo sentivo a istinto, che dietro quel grosso banco pieno di schemi astrologici mal disegnati e peggio calcolati, una vecchia bilancia difettosa per negligenza, residui di insalate mele uva e un bicchiere sempre colmo di bianchetto, si sedeva un essere che se ne fregava dell'ordinario e del borghese, delle belle maniere, di mode e dipendenze. Contro i luoghi comuni, ci indicava i luoghi insoliti appartenenti ad altri mondi, universi, dimensioni. Non ne faccio un santino. Amava non nascondere i suoi difetti e ne aveva di atroci. Alla fine, lo si amava con tutto il 'cucuzzaro' karmico in dotazione.

* * *

Ci ha insegnato che la realtà può essere contemplata solo attraverso un raggio che sfiora l'orlo delle cose e fa trascolorare il resto. La visione che genera un eterno stupore e che fa emergere vibrazioni da tutto ciò che ci circonda. La visione di luci coloratissime intorno ai corpi dei risvegliati o fasci incolori di anime spente. Imparai nuove parole-concetti, come confine, crinale, soglia, limite, punto di inserimento. Scandurra non ci ha lasciato quasi nulla di scritto, amava lasciarne il minimo possibile. Seppur illetterato, nei suoi brevi appunti c'era del fuoco, dell'inusitato, ti scuoteva e ti ossessionava finché diventava chiaro il senso, usava parole numeri simboli come leve, formule di due termini che illustravano mondi lontani e il modo per arrivarci. Alcuni amici dell'anonima, tuttora son convinti di aver letto pure i libri non scritti del maestro. Tutto ha il sapore di magico. Ci diceva, “se non capite è colpa vostra” e ci sentivamo cretini, anche a causa del suo spiegare laconico, fatto di sentenze, metafore, simbolismi, proverbi mai sentiti, almeno inizialmente. Sembrava che desse tutto per scontato. Noi avremmo dovuto comprendere cose mai viste come se facessero parte del nostro conosciuto. Per fortuna che prima di spiegare qualcosa ce la faceva vedere, e questo era un vantaggio, tuttavia non crediate che andasse tutto così liscio. Io fingevo a volte di capire, poi Scandurra mi coglieva in castagna e mi sputtanava di fronte a tutti, poi, per un senso di vergogna e umana solidarietà, ammettevano anche gli altri di non aver capito un granché: e lui si faceva una grassa risata fino a piangere. Poi, in alto i calici a brindare col solito bianchetto, che a volte cambiava di sapore però.

Le materie oscure, già, quell'insieme di conoscenze antichissime e sempre funzionanti. Per Scandurra contava che un concetto fosse applicabile e funzionasse. Innanzitutto, sottolineava l'importanza della capacità, da parte nostra, di visualizzare con chiarezza. Fissavamo per un minuto un oggetto qualsiasi, di solito di piccole dimensioni, poi chiudevamo gli occhi e quando si formava quasi immediatamente la post-immagine, essa andava trattenuta con vividezza il più a lungo possibile nella nostra camera interna mentale, infine, aprivamo gli occhi e la proiettavamo su di una superficie bianca, muro o telone. Potevamo esercitarci a piacere pure a casa. Eravamo pronti quando, visualizzando qualunque cosa, potevamo automaticamente incamerarla e proiettarla all'esterno. Questo era il primo dei poteri da acquisire.

Quale che fosse il nostro atteggiamento, dovevamo credere in quello che stavamo facendo. La fiducia necessaria è in realtà una combinazione di credenze a vari livelli. Sapere intellettualmente che la magia sia possibile e capire qualche cosa di come e perché funzioni, non è sufficiente. È necessario sentirlo nelle viscere, nella “panza” diceva Scandurra, cosa molto diversa. E la testa e le viscere spesso sono in disaccordo. L'intelletto può apprendere, ma le viscere possono solo essere condizionate. Molte credenze viscerali, specialmente quelle acquisite nei primi anni di vita, resistono fortemente ai cambiamenti; esse ignorano le ragioni e le prove che la testa trova così persuasive. Per nulla turbate dalla contraddizione, le viscere possono conciliare benissimo qualsiasi numero di credenze che l'intelletto trova in opposizione. Se credono fortemente in qualche cosa, inoltre, un intelletto eretico viene di solito ridotto al silenzio. Ad un certo punto del mio percorso, ero così liberato dal mio bagaglio razionale da parte di credenze viscerali, che ripudiavo decisamente la ragione, in maniera così drastica da compiere gesti assurdi. Mi ripetevo: solo le viscere, mediante decisioni espresse dal cuore o dalla bocca dello stomaco, giudicano quello che è bene e quello che è male, quello che è reale o irreale. Fino a quando il maestro non mi suggerì l'importanza dell'equilibrio delle forze per non pendere verso le estreme.

Se le viscere contengono le opinioni circa le attività umane, le credenze emotive e intellettuali devono essere in accordo. Altrimenti il trapezista cade e il mago vien meno. Se il mago trova che le sue credenze viscerali oppongono resistenza, deve cambiarle o superarle. L'intelletto e le viscere non sono gli unici arbitri della credenza; anche la mente ancestrale ha qualche cosa da dire e sembra essere al di là dell'apprendimento e del condizionamento. L'intelletto può credere una cosa, le viscere un'altra, e la mente ancestrale qualche cosa di totalmente diverso. Noi siamo direttamente consapevoli dei primi due sistemi di credenza, ma il terzo deve essere presupposto dai modi con cui dà forma al nostro comportamento. Tuttavia il terzo è speciale perché la mente ancestrale è il campo in cui agisce la magia: essa contiene i processi che il mago cerca di padroneggiare.

* * *

  • La scienza moderna ti dà molte informazioni, ma non le sa leggere. Così ogni scienziato spara un'opinione e se è bene pubblicizzata diventa opinione collettiva. Un tempo, si vedeva nella Natura l'impronta di Dio, poi si è creduto di poterla capire senza quella presenza. L'equilibrio del mondo e delle creature dipende dall'equilibrio tra noi e Dio. Prima di fare dobbiamo capire che cosa siamo. Per noi, la Natura non è solo naturale, ma è piena di significato sottile, religioso, insomma. Il Padre Celeste con fatica ha fatto con le sue mani il cosmo, e il sudore ci è rimasto attaccato. Il cosmo è ordine, la vita è ciclica, 7anni per l'uomo e 50anni per il terracqueo, ma se crediamo di poter rivedere tutto, interpretando la realtà solo come una serie di fatti, ogni nostra azione produce casino e immette nel Creato semi avvelenati. Oggi si pensa che ad essere scettici, a credere solo in ciò che si vede, si è più intelligenti: ma si vede solo ciò che si crede. Più crediamo più vediamo. I fenomeni, i fatti, sono anche simboli, c'è, quindi, un altro piano di lettura, un'altra vista oltre quella dei sensi. La scienza moderna non sa dove dorme il lepre. Madre natura si capisce come opera, osservandola, seguendo i suoi piccoli cambiamenti. Ci vuole molta attenzione, si annulla la distanza tra chi osserva e ciò che si osserva. 12mila anni fa tutto era a portata di mano, tutto risplendeva, ogni cosa era visibile. Gli uomini potevano generare in determinati periodi e le donne avevano le mestruazioni tutte lo stesso giorno ad ogni giro di Luna. Poi è accaduto qualcosa di tremendo: si è spezzata la trama del cosmo e son cominciate le divisioni tra livelli. La realtà come la conosciamo è poca, si è ridotta, perciò ci vuole un altro senso per giudicarla.
  • In che senso è 'poca'? - feci io, tentando di tirar fuori da Scandurra più di quanto fosse disposto a concedere.
  • Come diceva quel geniaccio di Scespire? [evidentemente intendeva riferirsi a Shakespeare] I segreti sono cose che competono il cuore, non alle parole. Se apri l'occhio del tuo cuore potrai vedere in tutta la sua bellezza e terribilità la Realtà, quella vera, tosta, totale. Oggi l'anima è morta. Non dà più segni di vita da tempo. Solo durante le guerre, le carestie, i cataclismi, l'anima si desta. Ti credo, l'uomo attuale ha bisogno ormai di essere frustato, atterrito, per tirar fuori l'autentico. Nel sadomasochismo mistico emergono elementi curiosi, inaspettati del nostro essere, una particella cosmica si produce nell'organismo. Non è ancora l'autentico, certo, ma si aprono stradine interessanti, sebbene per quei pochi abbastanza fulminati da sottoporsi a tali esperienze estreme. Le droghe chimiche, invece, ci fregano e basta. Beh, la mentuccia romana che vi metto nel sughetto è un'altra cosa, è veramente stupefacente, ma pochi conoscono i suoi segreti. Eh eh eh.



Le passeggiate insieme a Scandurra per le vie di Viterbo al caldo sole d'estate, quando non c'era traffico e sparivano pure i viterbesi per ristorarsi al mare o in montagna, rappresentavano inusitati momenti di crescita. Dirò di più: di gioia. Con lui potevo estinguere la mia sete di conoscenza, sebbene non rispondeva sempre in modo diretto alle mie continue domande.

  • Sai cosa facciamo oggi pomeriggio, Angelino? Facciamo visita ad una antica installazione sotterranea Atlantidea dove venivano parcheggiati i loro incredibili vascelli fantasma. Sì, quelli che chiami dischi volanti. Dopo pranzo, prendiamo la strada P. e in 20minuti al massimo siamo arrivati. Una bella scampagnata salutare. Però portati un giubbino, un indumento pesante insomma, lì sotto fa freddo.
  • Una base a pochi chilometri da Viterbo?
  • Quando i nazisti si stavano ritirando verso il nord Italia, a guerra ormai persa, un manipolo di SS scortò una spedizione scientifica sotto le pendici del monte. Supervisionò la missione il feldmaresciallo Kesselring. Avevano il compito di trovare e requisire uno di quei vascelli.
  • Come facevano a sapere di questo segreto?
  • Sai, c'è sempre qualche infame che sbraca, che spiffera ogni cosa per trenta denari, stavolta però ci guadagnò molto di più. Il 1944 uno dell'anonima, un professore di filosofia, ex allievo del ministro Gentile, chiese e ottenne di conferire con Hitler, per svelare l'esistenza di un arma terribile che avrebbe reso invincibile la causa tedesca.
  • Caspita, questo sui libri di storia non c'è scritto.
  • La storia scritta è una stronzata. Si tace l'essenziale e si racconta la superficie.

Feldmaresciallo Kesserling


I Nazisti, in effetti, cercarono in Antartide oasi di acqua temperata, primo segnale per entrare nelle terre ignote. In Asia tentarono di trovare le porte sotto il Monte Kaylas per accedere al mitico regno sotterraneo di Shamballa. In certi gruppi occulti tedeschi, supportati dal III° Reich e in combutta con le SS, furono presi da una strana febbre, quella della caccia alle reliquie cristiane ed ebraiche, buddhiste e induiste. Certo, non erano ricerche per mera archeologia o, diciamo, culturali, lo scopo era quello di sfruttare i poteri intrinsechi delle reliquie, poteri di guarigione, talismanici ma anche ad uso bellico per la vittoria finale dell'hitlerismo. La meta più intrigante che smobilitò uomini e risorse, fu quella della Città dei Re in Patagonia, che secondo il mito sarebbe stata visibile solo alla fine del mondo. In questa città si custodirebbero le scienze e le tecniche di una civiltà superiore, probabilmente extraterrestre. Gli storici nel dopoguerra hanno sempre considerato tali manie del nazionalsocialismo come eccentricità o, peggio, follie da parte di un potere fondato sull'obiettivo di dominio assoluto del genere umano, e che aveva bisogno di simboli, leggende, ri-creazione del mito germanico per politica interna. Gli storici, si sa, sono agnostici, non considerano l'occulto come reale, ma solo come devianza, paranoia: le idee senza parole sono sempre state irrise dal materialismo storico. La Realtà come ce la faceva conoscere Scandurra era molto più sofisticata, complessa e tremenda di quella deprivata e limitata dei professoroni.

A casa per pranzo, mi limitai a mangiare un primo. In prospettiva, volevo star leggero per ogni evenienza. Verso le 15,00 mi passò a prendere Scandurra con la cinquecento e ci dirigemmo verso il posto segreto a pochi chilometri dalla città. Terminato l'asfalto iniziava una stradina bianca, dove parcheggiammo. Girammo intorno ad un convento francescano per poi dirigerci verso le pendici del monte.

Scandurra definiva gli Atlantidei esseri umani e sovrumani a un tempo, depositari di sapienza e potenza. Per semplificare, ci diceva che come in ogni famiglia che si rispetti c'è sempre la pecora nera, così fu per la razza rossa. Una gilda, quella dei lunari, ribelli superbi ed ebbri di volontà di potenza, volle riscrivere le regole della civiltà, sconnettendosi dagli dèi per stabilire una tecnocrazia dominante. Ciò provocò una guerra civile senza precedenti, fratello contro fratello, senza limitazione di mezzi. Per scongiurare la distruzione totale del continente con ripercussioni devastanti sull'intero pianeta, i solari riuscirono a sradicare dall'oceano l'intera Atlantide per collocarla nell'intercapedine del cosmo, usando un potere che sarebbe difficile perfino oggi descriverne soltanto gli effetti. La narrazione scandurriana deviava e di molto da quelle conosciute, ma noi dell'anonima non dubitammo mai di quanto il maestro ci andava insegnando: abbiamo visto e vissuto il Grande Ignoto.

- Da questa parte - mi indicò la direzione Scandurra.

Lo seguii lungo uno stretto sentiero in mezzo agli alberi, sul fianco destro del monte. Poi si accucciò e così feci io. L'afa, i versi degli insetti, facevano da cornice ad una strana situazione. Scandurra fece rotolare da un lato un masso di grosse dimensioni senza apparente sforzo, come se non vi fosse gravità, rivelando così un'apertura nella roccia, abbastanza grande perché un uomo di media corporatura vi si potesse introdurre strisciando. Lui si intrufolò nella tana senza esitazione, come se fosse di casa, io lo imitai con riluttanza. Per un attimo mi incastrai a metà a causa dello zainetto, ma qualcosa mi risucchiò dentro. Inizialmente si presentò soltanto un compatto, denso muro di tenebre, nel quale l'alone rossigno della torcia del maestro penetrava solo per un breve tratto, senza violare, in realtà, quel misterioso manto di oscurità. Scandurra continuava ad avanzare, strisciando, come un minatore esperto. Dopo essere penetrati nella stretta buca, passammo in un corridoio che s'inoltrava diritto nelle viscere del monte; era quadrato e scarno, e le pareti di pietra erano levigate in maniera eccezionale. Rialzandosi, lui si incamminò lungo quel corridoio, inoltrandosi nella montagna, e io gli andai dietro. Il corridoio sfociava in una grande camera. Anch'essa era quadrata, e, per quello che potevo vedere, le sue pareti erano levigate e perfette come quelle del corridoio. C'era un palco, a una estremità, con un altare azzurro marmoreo sul quale era scolpito un serpente alato.

- Antiche vestigia?
- Gli Atlantidei hanno ricavato la loro base dalle rovine di una città di un popolo antichissimo, i Martanda, antico più di quanto tu possa immaginare, Angelo.

Facemmo il giro della camera, quando notai che dietro l'altare si trovava una porta. E proprio lì era diretto Scandurra. Vi entrammo. Oltre la soglia c'era un breve passaggio, in fondo al quale si trovava un'altra porta di metallo, piccola, e chiusa da pesanti sbarre. Sopra lo stipide c'era un iscrizione: cunei, triangoli, coni spezzati, trapezi, et similia.

- Signori dello spazio e del tempo. Così è scritto, - il maestro usò in questa circostanza un tono grave, di rispetto.

Scandurra alzò le sbarre e spinse la porta senza produrre alcun rumore, e varcò la soglia, oltre la quale si apriva una vasta camera di pietra, uguale a quella che avevamo appena lasciato. Non c'era niente. C'era soltanto una cosa: una grande bolla fluidica di tenebre.