Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

giovedì 16 aprile 2015

Perché niente nell'universo è mai in quiete



TUTTO VIBRA
Scandurra mi diceva, con tono oracolare, che ogni cosa vibra, uomini cose mondi. La vibrazione è un'onda che si sposta. È una proprietà del campo elettromagnetico dell'universo che costituisce la carne stessa del mondo cosmico. Essa fa parte del secondo livello della realtà. Tutto ciò che è vivente è vibrazione: i nostri pensieri, la luce, il suono e la totalità delle energie conosciute. La terra stessa emette vibrazioni di ordine elettrico, tellurico, magnetico, ecc. Nel momento in cui ci occupiamo degli effetti vibratori degli esseri e delle cose, ci accorgiamo che le proprietà di questa vera e propria “carne vibratoria” sono illimitate. Esse spiegano molto bene le affinità, le simpatie e i legami tra gli esseri così come le loro opposizioni. Possiamo scoprire un punto d'acqua, come fanno i rabdomanti, o comprendere perché è così importante essere in contatto con un buon terreno, camminare a piedi nudi ed essere il più possibile in relazione con gli elementi naturali. Gli aborigeni dell'Australia ascoltano con i piedi e sanno ciò che accade a centinaia di chilometri. I nativi d'America, incollando l'orecchio al suolo, ricevono informazioni da distanze considerevoli, ma da quando gli yankee li hanno costretti a vivere in riserve ed altri sono stati integrati nella società cosiddetta evoluta, hanno perduto il potere psichico. Più si costruiscono estensioni delle nostre facoltà più si atrofizzano le potenze dell'anima. Il sesto senso, caratteristico degli animali, è la possibilità di captare meglio delle onde che, sotto forme multiple (odori, suoni, movimenti di forme), permettono loro di seguire la selvaggina, ritrovare una pista, camminare per centinaia, migliaia di chilometri.
Ogni forma è come una pelle. La pelle o la membrana di una cellula ha una carica negativa all'interno, positiva all'esterno. Si può così dire che una forma o una statua è animata da una energia negativa sul dorso e positiva di fronte. Certe statue possono così essere una sorta di emettitori-ricevitori di onde.
Le civiltà tradizionali conoscevano e utilizzavano le proprietà vibratorie delle forme. Nell'antico Egitto, solo il sacerdote aveva il diritto di entrare nel tempio e di arrivare fino alla statua del dio che ogni giorno egli animava di vita. La forma è una energia in sé, ma può essere resa più potente con un rituale. Si crea allora una doppia polarità tra l'uomo e la statua che rappresenta la divinità, si costituisce in tale modo un nodo vitale. Tutti i rituali possiedono diversi oggetti sacri, come gli stendardi caricati di vita. Una cosa consacrata cessa di essere un oggetto, per diventare un supporto di energia. In Giappone vitalizzano gli alberi circondandoli da una corda: significa che tali alberi, durante una vita centenaria, hanno perfezionato la loro forma e sono diventati degni di venerazione.
Se sono in armonia con la natura non posso che fare il bene. Vale a dire che le vibrazioni armoniose vanno dalla natura all'uomo senza essere alterate. La nostra terra è ormai terribilmente perturbata da tutte le onde che, su frequenze innumerevoli, emettono dei campi che snaturano il nostro ambiente elettromagnetico. Le particelle così mescolate, accelerate, aggrovigliate su tutte le lunghezze d'onda, sono responsabili in parte della sparizione di molte specie vegetali. L'inquinamento è un male terribile per la natura, che dà la cifra della superbia dell'uomo moderno, che si arroga un diritto illegittimo su ciò che ha solo in prestito.
Ci stiamo preparando un domani sconfortante. Tanto più che le vibrazioni e i loro effetti sono poco conosciute ancora. È evidente che un fenomeno globale su scala planetaria squilibra ed affievolisce l'insieme delle forze vitali del nostro pianeta. Modificazioni esteriori influiscono sugli strati geologici, generando terremoti e cataclismi climatici.
Ogni uomo e ogni cosa emettono vibrazioni. Si tratta di frequenze che è possibile misurare. Il nostro corpo, ma anche ogni organo, possiede la propria vibrazione. Ed è così scendendo nell'infinitesimale fino al nucleo della cellula, fino al DNA stesso e al suo interno, fino ai metalli che lo compongono.
Il suono è la carne degli dei, ci dice la tradizione indù, poiché con il suono e le sue vibrazioni, tutte le cose possono essere dette, stabilite, costruite o distrutte. Fu il suono delle trombe celesti ad abbattere le mura di Gerico. Il suono è il linguaggio del divino e degli uomini. Ogni preghiera e offerta è un canto. Ogni conoscenza avviene convertendo un testo in suoni e i suoni in ritmo. È un modo di incorporare in sé la cosa da memorizzare in uno spazio-tempo che diventa ritmo. È per tale ragione che la tradizione orale è la più antica tradizione del mondo. È la vera forma di trasmissione. La scrittura è utilissima, certo, da Gutenberg ad oggi ci ha permesso di conservare una certa conoscenza, non tutta però. Il guru, il fondatore di religione, il sapiente non trasmettevano soltanto una memoria umana, essi trasmettevano la parola, il suono, il ritmo, l'intonazione, la musica e un'infinità di modi di vivere e di sentire ciascun versetto, episodio, formula magica, mantra, parabola. Scandurra ci diceva che per indurre il giusto stato d'animo nell'allievo affinché possa accogliere la risonanza magica, contava l'espressione tonale, la pronuncia, la sua qualità secondo il posto e l'ora, il giorno e la notte. Tanti sono i fattori perché la conoscenza venga assorbita nel modo efficace.
Vi sono numerose terapie d'accesso che utilizzano il suono. Si tratta di una modalità di ritornare alle origini, di ritrovare un'energia vivente e un'arte che permettano al corpo di aprirsi a certe posizioni, di aprire lo spirito alla visualizzazione, di aprire i sensi ad un comune accordo. La voce umana è emblematicamente la chiave che sale e scende, liberando la forma e la musica, il colore e il gusto.
Il termine “vibrazione”, come tutte le parole, abbraccia un campo di realtà complesse. Vibrazione energetica, certamente, ma anche “vibrazioni” nel senso psichico e spirituale del termine. Noi siamo influenzati dai nostri sentimenti ed essi ci guidano, creando campi vibratori positivi e anche negativi tra gli esseri. La distanza non cambia niente nella materia. Gli innamorati, anche se lontani, “sanno” quando sono in conflitto o, al contrario, in armonia. La risonanza del campo vivente è energetica ed affettiva al tempo stesso. Le vibrazioni assumono tutte le colorazioni e rivestono tutte le forme. Se tutto nasce dalla vibrazione, è perché essa è creata da un principio ancora più sottile. Noi dell'anonima talenti assimiliamo la vibrazione alla “materia prima”, la materia originaria. Essa non proviene da un principio creato, ma dall'increato. Ciò traduce il concetto secondo il quale tutto ciò che è proviene da ciò che non è. Le cose della stessa natura non possono produrre che cose della stessa natura, ma esse sono prodotte da cose differenti. Così il soffio (pneuma) possiede un principio creato, cioè la vibrazione che anima e crea i mondi, e un principio increato che è la vera matrice, la sua realtà primaria. Scandurra su questi concetti, per quanto esoterici appaiono, ci spiegava che in fin dei conti ogni cosa è libera, poiché, qualunque sia la sua qualità, è necessariamente rivestita di una qualità più grande. L'energia si manifesta nel suo compimento, per esempio sotto forma di pietra. Alla sua origine, è un fotone di luce. Sebbene tra la pietra e il fotone esista una grande differenza, l'energia è la stessa: è il principio increato che sussiste nella pietra o nel fotone. Il mondo finirebbe già ora se tale principio decadesse. Ogni vibrazione, qualunque essa sia, è un'estensione finita. Tuttavia, in tutto l'universo, nessuna cosa procede verso una morte definitiva, altrimenti il mondo non sarebbe altro che una degradazione permanente. Se le cose vanno verso la vita, se possiedono una “magia vivente”, è perché obbediscono a un principio che, in una cosa finita, crea l'infinito, che, nel manifestato, suscita il non manifesto. Prima che la Luce fosse creata da Dio, essa era contenuta nelle Tenebre iniziali. Ed è ciò che accade dalla creazione del mondo.

MUTANTI
Possediamo delle qualità che non appartengono alla nostra natura autoctona. Rincorriamo delle facoltà perdute di cui avvertiamo le potenzialità soggiacenti che trascendono i sensi ordinari e lo spazio/tempo. Da qui questa incessante aspirazione a superarci, a mettere in crisi i criteri della scienza “producendo” fenomeni cosiddetti “paranormali”, inspiegabili negli schemi attuali del materialismo. Per millenni abbiamo creduto alla magia, fine '800 alla metapsichica, oggi alla parapsicologia, quel che conta davvero è far salire dall'abisso dell'essere un gene occulto atrofizzato, in grado di compiere meraviglie, che può condurre l'umanità verso una migliore comprensione di chi siamo e di salvare la spiritualità oltre le forme religiose.
Una minoranza di individui si trova ai margini della società, sono visti con timore ed evitati, ed è quella dei medium, dei sensitivi, coloro che hanno i rubinetti mentali aperti. È a loro che spetta il dovere di far rinascere l'umanità, di rimettere al centro dell'universo l'uomo. Malgrado chi rema contro.
Son sempre più convinto che la coscienza abbia generato tutto quel che ci circonda, la materia, l'energia, la storia della civiltà. La coscienza crea, al contrario dell'economia che incatena, la politica che condiziona, la filosofia che delimita. E la coscienza di quell'antenna cosmica che è il medium, è in grado di riconnetterci alle forze primordiali della Creazione.
Sul piano più grossolano ma non per questo meno importante, cosa opera nel nostro organismo, nel bios, per far sì che si manifesti la supernatura? Ci sono in noi capsule temporali che possono detonare nei momenti critici. Si tratta del gene imprigionato. Penso sia abbastanza noto il processo attraverso il quale il patrimonio genetico stabilisce il corso delle nostre vite. Avevo sempre supposto che ogni gene trasmessoci dai genitori svolgesse una funzione precisa, vuoi dominante vuoi recessiva. È a dir poco sorprendente l'idea di caratteristiche trasferibili con il patrimonio genetico, ma sottratte all'utilizzazione da una specie di blocco. È possibile che ci trasciniamo nelle cellule da innumerevoli generazioni un bagaglio di informazioni che per emergere aspetta solo il segnale adatto? In che cosa sarebbe consistito questo segnale? Seguendo la teoria per cui scopo della natura umana è sopravvivere e tutti i meccanismi del corpo sono stati concepiti col fine di fornire i mezzi per la sopravvivenza e la procreazione (l'unica forma di immortalità di cui siamo certi), ho trovato un punto nel quale inserire il gene “recluso”. Il costante attacco sferrato da condizioni ambientali ostili alla sopravvivenza è il segnale capace di far emergere il gene imprigionato. Noi sappiamo che la mutazione esiste e la consideriamo una sorta di aberrazione di forma. Quando la cosiddetta mutazione produce una caratteristica che consente alla specie di sopravvivere sotto una forma nuova, la chiamiamo mutazione benefica.
Ho ragione di credere che esista un modello fondamentale dell'uomo. Devo questa riflessione a un antico testo egiziano che parla di cominciare una nuova vita con ogni parte dell'organismo derivata da una divinità. Tale descrizione rappresenta una spiegazione magica di una possibile verità. È attendibile perché presuppone un modello fondamentale contenente lo schema genetico di una forma di vita generalizzata e insieme molto sofisticata. Si tratta di un modello capace di funzionare in qualsiasi circostanza. Ottenuto per clonazione da un seme centrale, è presumibile che sia stato prodotto con i criteri del montaggio a catena, ma non è da escludere che il Formatore l'abbia realizzato in un'unica soluzione. L'adattamento delle forme alle condizioni ambientali e culturali venne poi lasciato alle forze che avrebbero circondato il modello individuale una volta raggiunto il “campo aperto”. Non credo sia azzardato ritenere che i modelli operativi siano stati collocati sulla terra in un lontano passato. È stato dunque l'arrivo di questi modelli a segnare l'inizio dei misteriosi centri di civiltà fioriti diecimila generazioni fa. E se una pattuglia stellare, i formatori, tornasse di tanto in tanto sul nostro pianeta per vedere come progredisce la civiltà e quale direzione ha intrapreso? Dovrà comunque stabilire un contatto con i pochi esseri umani mutanti che attendono da millenni l'incontro e che hanno liberato il gene prigioniero.
La mia suddivisione delle antiche razze extraterrestri in uranidi e saturniani, rientra comunque nel discorso di cui sopra. I primi, i formatori, hanno trovato un ostacolo eminente nei secondi, intenzionati a schiavizzare i popoli che di volta in volta incontrano durante il loro lungo viaggio di conquista nell'universo. Sembra che la spinta principale sia qui da noi che altrove, almeno in buona parte, derivi dalla sete di dominio, e la dinamica è sempre la stessa. Un gruppo ridotto di persone, ispirato dalla presunzione e dalla superbia, si arroga il diritto di decidere il destino di un intera comunità, nazionale e poi planetaria, trovando le risorse economiche dall'usura e dalla finanza e con l'appoggio militare, al fine di ottenere nel più breve tempo possibile il potere assoluto. È la peggiore maledizione di una civiltà, quella per cui un consorzio di interessi globali ordisce complotti al fine di dominare, ritenendo che la maggioranza della popolazione non sia in grado di autogoverno. E così facendo adoperano strategie adeguate ai tempi: una miscela di forza, religione di stato, propaganda, guerra, ideologia.
I mutanti hanno un compito assai gravoso e direi, penoso. Sobbarcarsi il peso del passaggio di civiltà. Hanno bisogno di un capo, primo tra pari, che possa guidarli al conseguimento dell'obiettivo. Per meglio operare è necessario un ordine che segua un codice, e poi riti e simboli, l'aggancio ad una tradizione. Tale ordine è sottoposto ad un rischio ricorrente della storia umana: il tradimento. Cristo fu tradito da Giuda Iscariota. L'Ordine del Tempio dovette fare i conti con la superbia, col potere immane raggiunto da far tremare il mondo, e si sa, un grande potere sbilancia, tenta, acceca; il tradimento per lucro o per sete di dominio è dietro l'angolo. Così fu: tutto finì troppo in fretta e in modo sospetto. I templari dettero un forte impulso all'epoca, ma quando tutto sembra cambiare tutto rimane lo stesso. Forze in controtendenza riuscirono a fermare l'onda di vita, ancora una volta. Tutto rientrò. La luce che per un secolo si accese fu sepolta di nuovo. I mercanti e gli usurai ripristinarono i rapporti di forza tra regnanti ed economia, orientando la civiltà verso direttrici temporali ridotte, consumando depositi di energia considerevoli. Il passo del Grande Tempo subì un accelerazione, la materia si consumò più in fretta, le coscienze divennero permeabili, apparentemente più estese ed espanse, in realtà solo più fragili distaccandosi dal Centro.
Dicevo del compito dei mutanti. “Risvegliati” sarebbe il termine più preciso, però con “mutanti” si ha meglio la percezione che il popolo e la società hanno nei loro confronti: donne e uomini che cambiano, mutano rispetto alla media collettiva. Una minoranza silenziosa, certo, spesso facilmente controllabile e perciò neutralizzabile; eppure tra loro c'è colui che riesce a sfuggire ad ogni tentativo di persecuzione e che ri-trasmette la sua conoscenza ed arte ad altri, pronti a continuare. E così continuando di generazione in generazione.

INCUBO
Nel basso astrale scorre un fiume dalle acque pesanti come il ferro e dello stesso colore; delle spighe biancastre crescono lungo le sue rive. È il Fiume Sognante, e sulle rive alle volte vagano le anime degli uomini obnubilati da malattia o da intervento farmacologico. In quei luoghi i predatori cacciano quelle povere anime disperse. Se si ha coraggio, c'è una mistura che permette di scendere velocemente nell'abisso del sonno, così il doppio eterico verrà proiettato su quelle rive. È un luogo pieno di trappole, ma puoi sfuggire ai pericoli che vi si nascondono, e attraversare le pianure per giungere nella Città dei Demoni dove, se vuoi, potrai tentare di mettere in salvo le anime prigioniere. Il rischio è quello di rimanere inchiodati laggiù, senza nemmeno strillare la propria paura.

Forse a causa di una cattiva digestione, facciamo degli incubi come quello appena narrato. Ma sì, certamente è così. Al risveglio possiamo vivere nel migliore tra i mondi possibili, dove l'Europa a trazione germanica ci condurrà felicemente in quel nirvana digitale dove i bankieri, novelli arconti, ci proteggono e ci guidano...
Questo deve essere un altro incubo. Ma sì, certamente, non può essere che così. Siamo uomini moderni del terzo millennio, evoluti, illuminati, razionali, democratici, progressisti, che con fatica abbiamo conquistato una meritata libertà.
Già, ma per fare cosa?
Sfogliando Il dialogo della salute di Carlo Michelstaedter .
Niente da aspettare/ niente da temere/ niente chiedere – e tutto dare/ non andare/ ma permanere./ Non c’è premio – non c’è posa./ La vita è tutta una dura cosa’.
Egli guarda in faccia la morte e dà vita ai cadaveri che lo attorniano. E la sua fermezza è una via vertiginosa agli altri che sono nella corrente. E l’oscurità per lui si fende in una scia luminosa. Questo è il lampo che rompe la nebbia’.


mercoledì 8 aprile 2015

Il cantiere di Dio



Esponiamo sì la sapienza ai perfetti [i perfetti sono gli uomini spirituali, quelli che hanno ricevuto l’iniziazione segreta cioè il Battesimo di Fuoco; nota mia]…ma non una sapienza di questo mondo… esponiamo una sapienza velata di mistero. [….]. L’uomo psichico [psychòs] non accoglie le cose dello Spirito: per lui sono follia e non le può intendere… L’uomo spirituale giudica ogni cosa ma da nessuno egli è giudicato”. Paolo, Corinzi 2, 11-15
La sapienza è accostarsi con tremore all'Albero della conoscenza del Bene e del Male, l'amore è salire sull'Albero della Vita.

Ho vissuto il sacrificio della messa nel mio cuore, perché non ho trovato posto altrove. Il cuore è il più luminoso fra gli altari. Infatti ho scoperto che qui dentro, Dio si manifesta. Così, semplicemente e senza essere necessariamente mistico, profeta, santo e manco papa. Qui dentro c'è il fuoco universale al di là dello spazio e al di là del tempo. Solo in questo modo sono libero dall'ego, quella cosa sozza che provoca tale sofferenza da annichilire il mondo. Cristo non è venuto per sconfiggere l'ingiustizia o per sostenere le rivendicazioni sindacali del proletariato. Cristo ci ha indicato come liberarci dall'Io per liberare dentro di noi il Divino. Cristo è sceso perché tutto salga. Attraverso il Cuore - Graal, il giardino segreto, il punto d'incontro tra l'uomo e Dio, tutto diventa possibile, a patto di rinunciare al mondo; ma non per via ascetica o fuggendo, semplicemente tralasciando l'accessorio per l'essenziale.
Per incontrare Dio, l'uomo non ha bisogno di chiesa, sebbene riti simboli e liturgie aiutano a passare dallo stato profano allo stato sacro. Devo riverberare la Luce custodita nel mio cuore, così aggancio l'Onda di Vita celeste.
Tutto ciò non è complicato, non richiede chissà quale tecnica realizzativa. Captare lo spirito universale, mettersi in stato di ricezione. È vero che gli uomini stentano a cominciare questo percorso, eppure sono assediati da Dio, anche quando scioccamente si definiscono atei o cinici o agnostici: temono di fallire, temono che non esista il traguardo, temono di trovare altro da ciò che aspirano.
Occorre non l'estensione ma la profondità per accedere al Graal. Piedi ben saldi sulla terra e la testa in cielo, il baricentro lo troveremo nel cuore, questo è l'equilibrio perfetto. Imperfetto invece è lo stato in cui ci troviamo un po' tutti. Il lavoro interiore, ma sarebbe meglio chiamarlo percorso, inizia facendo sloggiare le piccole gelosie, le vigliaccherie, le aggressività dovute alla frustrazione; da qui poi procedere verso l'opera al nero: sciogliere i nodi psichici, rompere gli stati d'animo cronicizzati, assorbire le paure stagnanti.
C'è un significato da trovare e se Dio esiste finirà col farmelo conoscere. Tutto ha radici nel Cielo. Basta entrare nel Regno di Dio e scopriamo la Luce, là dove si risolvono tutte le contraddizioni, là dove si trovano le soluzioni. Ho scoperto che la Verità non si lascia possedere, possiamo però amarla all'infinito.
Ma per unire l'uomo all'universo, la funzione del corpo è decisiva. Certi movimenti hanno soprattutto lo scopo di permettere il radicamento al suolo. Seguono alcuni esercizi che liberano la circolazione dell'energia, poi un lungo rilassamento dove l'accento è posto sull'approfondita presa di coscienza del corpo. Mattina e sera ripeteremo quegli esercizi, ma la sera il rilassamento sarà sostituito da una seduta di respirazione. L'essenziale, perché tutti quegli esercizi servano a qualcosa, è prima di tutto sedersi bene. Si possono tenere le gambe incrociate o star seduti su piccole panche, ma occorre a ogni costo che le ginocchia siano più basse del bacino e che ci si senta sistemati come in una coppa, tra cielo e terra, con la testa “radicata nel cielo”, la spina dorsale dritta, tesa senza rigidezza. La potenza sta nel basso ventre che si rilassa e si dilata. La verticale parte di là. Bisogna sapere che le tensioni stanno nella nuca, nelle spalle. Non per nulla la Bibbia dice che siamo “un popolo dal collo duro”. Bisogna dunque smettere di afferrarsi all'io, bisogna lasciarsi andare verso l'alto, trovare la profondità della terra, vincere la forza di gravità che schiaccia l'esistenza.
La respirazione ci darà un valido aiuto per riuscirci. Comprende quattro fasi, tre per l'espirazione e una per l'inspirazione: lasciarsi andare, abbandonarsi... rinascere. Ci si lascia andare nella nuca e nelle spalle, poi il soffio scende ancora e ci si dà nel tronco; ci si abbandona infine nel ventre-radice. Con l'inspirazione si rinasce. È la vita che si riceve come un regalo.
Bisogna ricordarsi della Genesi: Dio ha soffiato sull'uomo per dargli la vita ed è proprio vero che il soffio è la vita. Quindi, la nostra inspirazione corrisponde all'espirazione di Dio in noi. Noi riceviamo la vita a ogni istante. Essere cosciente di questo vuol dire cessare di colpo di considerarsi colui che agisce. È abbandonarsi veramente. La meditazione nasce in quell'abbandono.
Non è una riflessione sul tema, una ricerca di tipo razionale. Qui, meditazione è intesa nel senso di itinerario di trasfigurazione, che presuppone una maturazione di tutto l'uomo. Nel rapporto che ha con se stesso, nel rapporto con gli altri e col mondo, nel suo rapporto con Dio. Nulla deve sfuggire alla trasfigurazione, neppure la cellula più piccola del nostro corpo. Tutto deve essere in cantiere per la trasparenza dell'Essere. Morire ogni giorno per rinascere ogni mattina.
Tutto comincia dal corpo che sono io, dal mio modo di esserci. Tutto ciò che sta in piedi nella nostra vita di uomini è radicato nell'esperienza corporea. In questo senso, colpisce il fatto che la Bibbia (oggi così sottovalutata dal clero) non abbia parole che indichino il corpo separato dal resto. L'unità è tale che non c'è modifica del corpo senza modifica dello spirito e, viceversa, non c'è cambiamento dello spirito senza effetti sul corpo. Le funzioni che permettono al corpo questa realizzazione dell'unità sono: la posizione giusta, la tensione buona e la respirazione. È per mezzo di queste che noi entriamo nello stato meditativo. La nozione del tempo svanisce. Ci si abbandona alla gioia e all'onnipotenza della Creazione. È inutile parlare di Dio, sperimentiamolo. Con che cosa ci presenteremo davanti a Dio? Con le mani vuote.

domenica 1 marzo 2015

Qui vige la fede antica, l'incantesimo indimenticabile



Sembra che anche Talete credesse che l’anima abbia in sé qualche virtù motrice, se è vero che egli insegna che il magnete ha un’anima perché muove e attrae il ferro”. Aristotele, De Anima Liber I, Cap. II

Se la gente non pensa che la matematica sia semplice, è solo perché non ha realizzato quanto sia complicata la vita”. John Von Neumann

Dove alcuni vedono dei pazzi, noi vediamo dei geni. Perché la gente che è pazza abbastanza da pensare di poter cambiare il mondo, è quella che lo cambia davvero”. Dalla pubblicità Apple Think Different

* * *

Il programma degli Arconti, in buona parte realizzato, può essere così riassunto:
  • Toglierci Dio dall'orizzonte degli eventi.
  • Psicologizzare il Diavolo.
  • Debellare la guerra come archetipo; sostituire il termine “guerra” con “missione di pace” per esportare la democrazia laddove vige la dittatura.
  • Alterare il paesaggio per distruggere la geofilosofia.
  • Ridurre a prodotto l'amore-passione.
  • Condannare la poesia di rivelazione a strumento letterario.
  • Togliere l'espiazione dei delitti.
  • Rendere la città solo funzionale e demitizzarla.
  • Riduzione anatomica del corpo per nasconderne il mistero.
  • L'anima sostituita dalla psiche stratificata.
  • Museizzare il mistero degli Etruschi.
  • Cancellare la morte come passaggio e trasformarla in esito ineluttabile dopo malattia terminale.

Eccovi un breve viaggio della memoria che dal passato vi condurrà al futuro possibile, passando per un presente inabitabile. Storia e contro-storia, visibile ed invisibile si intrecciano durante il cammino. Attendetevi sprazzi di luce (ve lo auguro), accenni esoterici, intuizioni pericolose, psicosi necessarie, rapsodie in grigiocenere, se me lo concedete parlerei pure di “visioni” oltre la cortina fumogena di maya.

Inizio con la mezzaluna. È cronaca da secoli. La forza dell'Islam, quella vera e non criminale, non riguarda armi o petrolio o fanatismo. La sua forza è l'indifferenza del vivere e lo sprezzo della morte. L'islamico non è ossessionato dal suo futuro, vive il presente sottomesso a Dio con quel fatalismo tipico dei popoli orientali. Noi cristiani moderni, e già questa connotazione ci inchioda, cristiani d'Occidente si intende, siamo attaccati alla vita intesa come condizione esistenziale fatta di cucina, case confortevoli, divertimento o “sballo” come obiettivo. Chi può svecchia le sue cellule e prega Dio per ricevere più salute, più benessere, più felicità. Il cristiano, credente o ateo poco cambia in fondo, è accartocciato su se stesso, ipertrofico nell'Io o evanescente nella personalità, ingolla pasticche salvacervello e sniffa polvere dell'illusione. Nelle moschee non si prega perché qualcuno viva. L'Islam è fermo al medioevo, noi occidentali abbiamo costruito una società egualitaria, livellata e livellatrice e ce ne vantiamo ponendola come metro d'eccellenza rispetto alla Russia di Putin e alla Cina. La democrazia così come si manifesta da noi è semplicemente la fossa comune dei semivivi, puzza di cimitero. Se gli islamici sono statici, noi siamo sbicentrati.
Il motto modaiolo che constatiamo ovunque in Occidente è “aprirsi”. A cosa? Beh, ad ogni cultura, diversità, aprire a tutti quelli che bussano che vogliono imporre credenze e costumanze. C'è una smania di prostituirsi a tutto e a tutti. Sembra obsoleto tutto quanto sa di antico, tradizionale, archetipale. Drogati dal giovanile in ogni forma, poi sforniamo paradossalmente solo vecchi. La trasmissione del deposito fondante una civiltà è interrotta, in cambio c'abbiamo giocattolini elettronici, tribuni venditori di bibbie e di tappeti, gestori di comunicazione, manager, advisor, banchieri, preti che si adeguano al nuovo che avanza. Poco, misero scambio.
L'agonia progressiva che porterà all'inevitabile fine dell'Occidente, comporta non soltanto il termine delle forme della civiltà, edificata con millenni di passioni guerre arti scienze spirito; l'agonia sta nella morte della luce che anima l'uomo. I deficienti sociali che ci importunano con frasi tipo “ a cosa stai lavorando”, “quali programmi hai”, “che cosa farai l'anno prossimo”, “che tassi ti fa la tua banca” ed altre fesserie del genere, non si rendono minimamente conto che la luce della nostra vita sta svanendo e che saremo tutti ciechi dopo il fatale passaggio.
Non ci provo gusto a vedere la caduta. Ci mancherebbe pure. Ho ancora la visione delle cose ordinata, a norma. Non mi interessa il ruolo di profeta della crisi. Vorrei che tutti potessero seguire quel faro, che è la luce del maestro che sta lì ad indicarci l'approdo sicuro nella tenebra dell'esistenza. So pure che un maestro non si incontra per caso. Innanzitutto, ci direbbe di superare i sensi fisici e di sintonizzarci alla frequenza della rosa. La connessione sarà turbolenta. Dopo di che arriveranno miriadi di dati-segnali che attendevano da eoni di fluire nella nostra memoria.

PRIMO SEGNALE
Ma come si fa a non sentire la puzza che emana da questa nostra terra? Puzza di menzogna sistematica propagandata da tutti i media. Puzza di viscere rottamate. Puzza di caveau pieni di lingotti d'oro sottratti ai popoli, fogne istituzionali ben protette e nascoste nel ventre del mondo. È così forte 'sto schifo che i pianeti compagni del nostro sistema solare ne sono avviluppati, intossicati a tal punto da non poter più influire benignamente sulle nostre stanche vite. Che ci facciamo degli oroscopi se abbiamo spente le stelle?

SECONDO SEGNALE
Contro la peste psichica che aveva invaso l'Europa, abbiamo erette cattedrali e sciolto dentro il drago gregoriano. Le acque risanatici si potevano tirare su dai pozzi così da incontrare le acque celesti e l'equilibrio cosmico era assicurato. Segni simboli spinotti, oggi come possiamo decifrarli? Le pietre non cantano più e l'angelo della finestra d'Occidente è volato via. Abbiamo dimenticato quel linguaggio, l'alfabeto dell'anima è spurgato dall'igiene mentale codificata da scuole e pensatoi mondialisti.

TERZO SEGNALE
Trasformare il nostro fango in oro. La formula è lì da tempo. Ma come estrarla? Eppure il colon elabora dati meglio delle macchinette apple, perché la magia è viscerale. Tutto accade dentro. Ma non siamo più in grado di sentirlo. Nella nostra anima non ci sono voci, ma echi provenienti da antiche lontananze. Materia ideoplastica che si trasmuta con l'immaginazione mirata. Ma non siamo più capaci di immaginare ciò di cui abbiamo bisogno, perseguiamo soltanto ciò che vogliamo, che è il più delle volte mortale.

QUARTO SEGNALE
Non resta che rimanere legati all'asse come ad un campo magnetico attorno a cui si creano le onde che fanno scorrere, scivolare, viaggiare tutte le navi, i corpi, gli atomi, i neuroni,i pensieri, i quanta, i nous impalpabili di un'energia che al pari di una goccia cosmica appare come una sephira, una sfera extradimensionale, atemporale...

QUINTO SEGNALE
Siamo epicentro. Le scene si allargheranno, le figure si animeranno, le imprese avranno il loro traguardo, e tutto si incamminerà verso il suo scopo.

SESTO SEGNALE
Ecco dunque il consiglio antico di mettere a fuoco, vedere sempre a fondo di se stessi. Un'opera di discriminazione rigorosa delle proprie possibilità, che elimini tutte le turbe e gli inutili timori. Bisogna sapere aspettare i risultati, poiché sarà un codice di immagini, un segnacolo, un simbolo che verrà a galla e ci dirà che fare. Diventeremo così noi stessi lenti spirituali attraverso cui i segni passeranno nel mondo. Focalizzare, stringere e intensificare per poi sciogliere, è ciò che ci distingue dalle vie taoiste e buddhiche, nobili ma impraticabili ai più.




lunedì 9 febbraio 2015

IL RITORNO


Rivoluzione in senso astronomico è il ritorno all'origine. In senso politico, essa guida gli uomini assai più efficacemente di quanto gli uomini la guidino. Questo è vero a diversi livelli. Coloro che hanno creduto di lavorare contro le sfere celesti, sono serviti a realizzare disegni ben più profondi. Hanno operato a favore di una difficile e dolorosa mutazione, che passa in primo luogo attraverso una caduta di cui sono gli artefici, alla fine della quale si ritroveranno faccia a faccia con coloro che avevano creduto di poter annientare. È questo il senso del simbolo dell'Uroboros: le sue estremità opposte si ricongiungono, la coda e il capo, la fine e l'inizio.
Al termine di questa corsa sfrenata e cieca c'è la Rivelazione di tutto quanto gli uomini hanno dimenticato, del senso profondo dell'esistenza degli esseri e dell'universo, dell'ordine che la regge, infine e sopra a tutto della luce che l'anima.
I cavalieri del Graal cercavano quello che è stato perduto e dimenticato, ovvero la luce delle origini. Per giungervi i migliori fra essi hanno superato vittoriosamente gli ostacoli-prove fino a lasciare il nostro mondo divorato dal tempo. Il successo fu solo personale: la società umana era già troppo offuscata per accogliere il Graal. Questa cerca sublime ha tuttavia lasciato la propria impronta su un'epoca, il Medioevo, ove ci si rammentava ancora, talvolta, di questa luce, e nel corso della quale alcuni uomini hanno tentato (in maniera più o meno felice) di scongiurare l'involuzione del mondo: si tratta del XII° e XIII° secolo. Dopo di che il nostro mondo ha proseguito nella caduta tenebrosa. Ma la Cerca rimane più che mai d'attualità.
Ormai bisogna dirigersi verso il nuovo cielo e la nuova terra evocati da molteplici testi sacri. Ciò che è stato smarrito si trova qui. Per accedere al mondo della luce eterna è necessario essere luce noi stessi, in quanto ogni visione è una proiezione dell'anima.
Così il nuovo cielo e la nuova terra devono innanzitutto appartenere all'interiorità di ogni uomo. Allora ciò che è stato rotto potrà essere rinnovato, ciò che è sterile ridiverrà fertile e ciò che è morto sarà rivivificato. Allora il sole sepolto nell'oscurità, nascosto, riapparirà all'orizzonte del mondo degli uomini, e la sua luce illuminerà la nuova primavera e la nuova regalità.
Nel Cuore del mondo c'è un Re che dorme, dominatore dei sogni e delle vocazioni, degli archi e delle necessità, signore infine dei cammini, delle vie e delle dimore. La Città d'oro in cui abita è oggi molto lontana, fuori dal tumulto del mondo. Egli vi riposa, inaccessibile e sordo, poiché è il Re della Pace. Il suo Nome è sconosciuto, per lo meno il suo vero nome. Pericoloso tentare di svegliare il Re prima del giorno stabilito.

martedì 13 gennaio 2015

La frequenza della rosa



... l' uomo è ben misera cosa, /giacca stracciata su uno stecco, a meno /che l'anima non batta le mani e /canti, canti più forte / ad ogni strappo nella sua veste mortale, / né vi è altra scuola di canto che studiare / i monumenti della sua magnificenza...W.B. Yeats, Sailing to Byzantium

Nessuno è costretto a restare, perché la porta è sempre aperta.” Scandurra

I temi dell'insegnamento da noi ricevuto, possono sintetizzarsi in pochi punti. Si tratta di acquisire la volontà cosciente che rende possibile agire realmente su se stessi; sviluppare una densità interiore che tenda a dispiegarsi in forme esistenziali ancora inedite ma che, nell'urto con la realtà, è costretta a ripiegarsi in attesa di un tempo propizio; fare qualcosa della propria vita invece di essere continuamente rifatti da essa; guidare se stessi, legarsi durevolmente allo Spirito Universale (anima mundi) e, se si ama, inserire l'essere amato in una specie di pienezza eterna. È possibile? Per forza. Intanto, se osserviamo con relativo distacco lo stato delle cose, emerge un quadro raccapricciante. La fonte della Vita si è affievolita al punto d'essersi quasi inaridita in gran parte delle persone che ci circondano. Pure apparenze di umanità. Le esistenze si riducono a parassiti. Le religioni sembrano esaurite, spente, ridotte a minestrine tiepide che non ci sfamano più. Siamo incapaci da soli a guarire la nostra anima quanto il corpo. Gli anni '70 sembrarono smuovere un po' la situazione generale con la cultura underground, ma finirono per distruggere vite e disilludere molti. La New Age riprese il filo rosso di una ribellione, questa volta solo la rivoluzione della coscienza contro le vecchie forme; non fu tutto da buttare, aiutò alcuni a scegliere nuove e vecchie strade, erano comunque scosse, movimenti dell'anima bisognosa di trasformazione, dopo l'ubriacatura tragica delle ideologie. Poi, la cappa mefitica del capitalismo, distruttore di ogni valore. Shiva è tornato più assetato di sangue. Le malattie ci inghiottono, la miseria materiale e morale ci attanaglia. La fede è appannaggio di pochi, gli altri si aggrappano alle chiese più per necessità che per scelta. Si attende il miracolo, si corre dove appare la Madre Celeste, squarci di luce scendono su questo nostro pianeta oscurato, ma le istituzioni religiose frenano, minimizzano, temono di perdere il controllo delle masse, rinunciare ai privilegi e prebende.

Noi dell'anonima talenti abbiamo accettato il rischio, senza curarci dell'altrui opinione. Fa quello che puoi fare di più difficile. Agisci per te stesso. Guarda in faccia la verità, qualunque cosa sveli. La vita non è semplice, nonostante tutto ciò che diciamo del suo mistero, quando l'avviciniamo pretendiamo di trattarla come una favola. Il nostro è stato un sogno ben più vasto della fantasia, della psicopatologia, della chimica del cervello. Si trattava di passare, anima e corpo, sulla faccia più luminosa del mondo, dove tutto ha una presenza viva, radiante, ardente, cosmica. Ci domandavamo: perché non viviamo veramente noi stessi? Perché abbiamo perduto il senso dell'unità. Da secoli l'umanità s'inaridisce nel dualismo. Bisogna ritrovare il codice che ristabilisca la comunicazione immediata fra spirito e materia, fra corpo e anima, la chiave dei poteri umani e dell'energia universale. Bisogna ritornare alla Fonte. Questa sarà la vera guarigione. Noi però non volevamo solo guarire, volevamo cambiare.

Scandurra non appare come un Ermete proletario. Nasconde in bella evidenza una forza che anziché avvertirla fuori di noi, la sentiamo all'altezza dello sterno, come una compressione che dopo qualche minuto si alleggerisce. Ecco, in questo modo lui già trasmette la sua quintessenza alle nostre cellule nervose; converrete che non è possibile riprodurre col web la stessa trasmissione. Con la sola lettura o la sola speculazione, è impossibile comprendere, fare proprio il dialogo esoterico che ci può essere tra maestro e discepolo. L'essenza della conoscenza atlantidea può diventare fruibile grazie al suo metodo d'insegnamento che genera un'apertura che si connette al pozzo-senza-fondo, così da toccare la noosfera, una sorta di passaggio oltre lo specchio senza però bevanda di accesso. Tuttavia niente e nessuno possono sostituirsi al rapporto specialissimo che si instaura direttamente tra le parti. Ciò che i filosofi hanno insegnato come saggezza, ciò che gli eruditi hanno insegnato nei trattati, ciò che i mistici hanno insegnato mediante la rivelazione estatica, Scandurra l'insegna come coltivare un'arte, al di fuori della portata degli scienziati e degli psicologi moderni, ma vicina alle anime sensibili, poetiche, talentuose. La sua mitopoietica ci porta verso il ripristino dello stato magico della nostra infanzia, che solo liberandoci dalla maschera del ruolo sociale, professionale, ideologico, si accede al mondo cosmico scandurriano. La parola se ben assestata è un potere. L'immagine se ben visualizzata è un potere. La passione se ben indirizzata è un potere. La preghiera è un potere, mi diceva, perché Dio traspare attraverso tutto ciò che ci circonda. Diceva “Dove vai lo trovi”. Tu puoi vedere l'intelligenza, prenderla tra le mani e contemplare l'immagine del divino; ma se tu non conosci ciò che è in te, non potrai vederlo in te. Se tu vuoi vedere Dio, considera e comprendi il sole, il corso della luna, l'ordine delle stelle. Ci vuole una coscienza diversa da quella ordinaria. Se abbandono anche solo per un attimo tutto ciò che ho imparato da questa società, trovo la condizione magica che mi permetterà di vedere la Realtà così com'è, spogliata dei contenuti della mente profana che vuole capire senza immedesimarsi nella cosa. La normalità è patologica e deriva dall'abbandono dello stato creaturale dell'infanzia. Diventare maturi per noi uomini moderni, equivale a lasciare l'incanto del mondo, perdere la percezione della Realtà come un'insieme.

Se facessi il piazzista di bibbie qualche articolo lo avrei pure venduto, in realtà, ve ne sarete accorti, il fine è un altro, ambizioso e difficile. Nel mare melmoso e tumultuoso dell'occulto c'è chi spaccia per scoperta personale il viaggio psichedelico di Castaneda misto alla quarta via di Gurdjieff. Il punto è un altro. Nessuno nasce imparato, come dicono a Napoli, per cui non c'è niente di male ad elaborare una procedura esoterica preesistente, purché la si segua e poi, semmai, la si insegni. Lasciamo perdere pretese di regolarità iniziatica, poiché l'influenza spirituale non ha bisogno di sequenza temporale.

Pubblicando tutto o quasi su internet mi espongo a facili critiche e sberleffi, prevedibili del resto, ma scaturiscono pure, e ve ne sono grato, interessanti dibattiti. Insomma, il mio è un tentativo, non so quanto originale, di proporre un cammino di risveglio che non sia soltanto un compitino storico, ma che abbia la capacità di dare una direzione all'esistenza a chi è insoddisfatto dell'immanente.
Le Cronache di Atlantide, con espressione enfatica ma in fondo legittima, sono il racconto di un tragitto dell'anima e della carne, istruzioni semplici e dirette, sebbene non facili. Tento di indicarvi la costruzione in questa vita di un doppio aerosomatico ad alta intensità che possa sorreggere buona parte dell'originaria struttura individuale che altrimenti con la morte della sua base essenziale, il corpo fisico, subisce la dissoluzione di tutti i corpi sottili ad esso legati. L'essenza se smossa irrora di infinito i rubinetti mentali (centri nervosi) fino a trasformare e ricondurre verso l'originario il vecchio arnese psicobiofisico della persona. Non c'è che dire, una bella impresa. Schematizzo? Certo, ma mica tanto.
Le materie oscure, così definite per via della loro elusività temporale, nascoste dietro le pieghe dell'era atlantidea, sono una possibilità, un mezzo potente di salvazione di ciò che è umanamente fattibile senza andare contro Natura, ma cercando di velocizzarla durante una vita umana.
La resurrezione del corpo? L'immortalità dell'anima? Le religioni le danno per scontate, io ho la convinzione che bisogna darsi un attimino da fare. Non tutto è dovuto. È già una bella conquista la persistenza fuori del tempo e dello spazio di una coscienza che in vita si sia identificata a valori ed immagini sovrapersonali, archetipici (stellari, come direbbe Scandurra), al divino che sorregge l'essere umano, al Nume che emerge dal subconscio.
Ascolto interiore che fermi il dialogo interno della mente, è un primo passo. Il distacco dalla realtà contingente, provocato da tecniche di percezione che vanno a modificare il sistema di interpretazione dei dati sensoriali, quali vedere il mondo e gli altri come campi di energia interconnessi, o come modalità di espressione di forze archetipiche: è il secondo passo. Prima di ogni fase, però, c'è l'intento: credere per vedere, volgere la mente verso lo scopo. Cioè sacralizzare ogni atto della vita quotidiana, non da spettatori passivi, spremendo l'energia sottile dal denso e dal pesante di ogni attività fisica. Credere per vedere, è mettere sul tavolo volontà intelligenza e sentimento e renderli magici da un surplus di energia derivata dall'eliminazione dell'importanza personale, del non attaccarsi alle cose e agli eventi, dall'indirizzo misurato dell'energia sessuale, dal controllo degli istinti.
Il lavoro è di allineare i metalli, che secondo gli alchimisti sono i diversi stati del Mercurio filosofico (l'immaginazione attiva, in termini moderni), i processi dinamici del divino in noi. Affinché la Luce e la corrente scorrano come in una batteria, è fondamentale l'unione dell'animo maschile con l'anima femminile dell'operatore: polo+ e polo- non devono contrastarsi ma devono mettersi in sintonia per generare la rottura di livello.
Il bignamino del bravo occultista è presto stilato. Difficile? Se ce la mettete tutta, se avrete il coraggio di abbandonare ogni velleità mondana per uno scopo superiore e se l'intento è stabile, sarà una bella avventura che vale la pena iniziare.

Io ho capito - ma solo dopo aver ingollato cento volte il boccone amaro del mio ego puzzone - che sto all'interno di una fonte unica, indefinibile e indescrivibile. Pensavo di essere un'identità separata dagli altri e da quel Principio da cui nasco, poi ho appreso che siamo fatti della stessa pasta. Se anziché identificarmi alla mia persona (phersu, maschera), alla mia individuazione locale e temporanea, la mia coscienza si dilatasse alla consapevolezza di ciò che sta oltre i limiti biografici, percepirei come mio corpo l'Universo e vivrei la vita come fluttuazione della Mente del Creatore dei Mondi.

PRIMA SOSTA E PIENO DI CARBURANTE
  • Sedetevi davanti alla finestra del vostro studiolo, orientandovi verso il Nord magnetico, per tutto il tempo del tramonto...
  • Bene, ora tenete le palpebre socchiuse facendo filtrare i rossi raggi solari e volgete l'attenzione al cielo...
  • Concedetevi alcuni minuti e se avrete pazienza e fede, riceverete una visione di un serpente di luce, saettante simbolo dell'anima del mondo.

Vi darà forza, riempiendo di particelle cosmiche il vostro firmamento interiore, il doppio eterico per intenderci. È fare rifornimento per l'opera di trasmutazione. Vedrete quanto ne avrete bisogno lungo la Via.

Discettare poi se l'insegnamento di Scandurra sia più o meno unico, originale, discutere sul mio presunto livello o grado, ci può stare, per carità. A me interessa far scorrere l'acqua di vita lungo i fiumi aridi d'Occidente. Qui non si tratta di capire qualcosa per mezzo del pensiero, di assimilare qualche cosa che vi è stato detto. Si tratta di una nuova educazione, si tratta di capire ciò che vi permette di capire la vostra eredità, il vostro desiderio e la vostra volontà. Non c'entra né la psicanalisi né le altre scienze odierne dell'introspezione. Questo insegnamento ripulisce e riempie. Tutte le materie oscure risiedono nella precisione con cui voi siete diretti e aiutati, abbastanza lentamente perché non vi spezziate, abbastanza rapidamente perché rimaniate in quello stato di stordimento, di sorpresa, di trauma, di tormento, di rimorso, di ricompensa, il solo che possa liberare le vostre forze potenziali.

A qualcuno, però, non sarà sfuggito il vero senso del blog: la fantastica opportunità di immergerci tra le dimensioni attraverso la cosiddetta spoletta, ordinaria nella sua apparenza, spettacolare come funzione. So benissimo che questo è il punto dolente, il più inaccettabile della storia scandurriana e mia. Malgrado ciò, ho lo stesso parlato della principale specialità della ditta, quella di traslocare pelle ossa e frattaglie, oltre il muro della realtà fisica. Se dovevo scrivere su di uno spazio web quanto mi è accaduto il 1971, ci dovevo mettere tutto, perché questo è il compito: il magismo allo zolfo e la metafisica astratta guenoniana non fanno per me. L'anonima talenti non è una consorteria gnostica, gelosa dell'arcano custodito. La conoscenza come la intendiamo noi è libera e attingibile per chi ne è degno. Volete la prova? L'avrete se conquisterete la mia fiducia. Pensateci. Se fosse vero quanto affermo, avrei il talismano più ambito dell'universo, oltre i sogni più arditi e credete che lo lascerei nelle mani di chiunque bussi alla mia porta? Qualcuno ci ha fatto già un pensierino. Una volta un pezzo grosso, di quelli potenti, mi ha detto: “ … io non so chi tu sia veramente, ma poco importa, se avessi per davvero quella cosa lì, la spoletta, capace di compiere i miracoli che sostieni, non avrebbe prezzo. Ma siccome ogni uomo ha un prezzo, quindi la potrei comprare come comprerei una miniera di diamanti, un attico a New York City, un pacchetto di azioni consistente di una corporation. Allora, se quello che dici è vero, fai tu il prezzo, qualunque cifra te la deposito dove vuoi, nessuno saprà mai niente di questo affare tra te e me. Sbirciare dietro a questo mondo mi intriga assai e intravedo mille avventure”. Poi ci sarebbero i ricatti, le pressioni delle Istituzioni, le minacce delle Agenzie. Ma no, chi volete che dia credito a un tizio come me?... uscita teatrale.

Restano solo due consolanti certezze. La Scala sognata da Giacobbe continuerà ancora a essere una realtà per gli Uomini di Desiderio di oggi e di domani. Iside è uscita dal Tempio e si è incamminata verso l'amore umano eppure solenne, verso l'amore innocente, possente, di un'età dell'oro che ci sarà concesso di reinventare all'infinito.

domenica 4 gennaio 2015

Il destino dei mondi


La materia seduce attraendo, lo spirito seduce affascinando. Io ho seguito l'arte perduta dello spirito ed ho capito che la mossa più rivoluzionaria, è essere se stessi. E siccome tutti vanno in cerca di qualcosa, ho deciso di indicare una via accessibile. Come una lastra posta come confine (limes) tra paese e paese, così la mente ispessita da secoli di schiavismo cognitivo è ridotta ad una diga, in apparenza invalicabile; ma l'arte perduta può rompere l'ostacolo, facendo fuoriuscire cascate psichiche fino al risveglio dell'Intento, leva cosmica per ogni meraviglia, chiave della volta celeste, facoltà adamitica. Per chi perde il cammino della vita, i segni radiali e tangenziali (quelli dentro e fuori di noi) possono farcelo ritrovare. Dare a ogni segno quello che per il potere luminoso della mente è sangue, energia, scintilla interiore e lampo intuitivo: come globulo di sangue che circoli in noi, alimenti la nostra costellazione neuronica, come già facevano gli atlantidi, parlando questo antichissimo linguaggio donato dal Creatore di ogni cosa. Una lingua che pulserà nel cuore ove giacciono sepolti gli dèi in esilio.

Dio ama manifestarsi a noi per vie misteriose, mentre ci sono uomini che credono di spiegare la vita e la realtà trascurando i segni più evidenti, imponendo la propria supremazia intellettuale a discapito della conoscenza originaria. Ci manca la capacità di indagare i segnacoli provenienti dalle Nove Dimensioni che giungono copiosi fino a noi. I professionisti del sacro non sono in grado di leggere i tracciati del caos (correnti del divenire), condizione necessaria per sopravvivere nei mari in tempesta, ma ci riempiono la testa di brodetti moraleggianti, come fossimo sudditi imbecilli da educare e rimproverare. Il gregge alzerà mai la testa?

Il tempo scorre fino ad esaurimento, ma nulla muta nell'anima dell'uomo, se non le coordinate del suo cammino. Gli eterni opposti sono i segmenti di un solo binario su cui viaggia la nostra vita, ma non ce ne curiamo più. La scienza e il denaro sono i nuovi feticci che sostituiscono l'antica visione.

Il destino dell'umanità - salvo eccezioni - non troverà più risposta bussando ai battenti del tempio, dietro cui si aprono le palpebre della sibilla. Oggi chi ascolta più lo sciamano con la sua arte magica? Guide cieche continuano a orientare verso l'indistinto i popoli trasognati da droghe. E non c'è verso al buio della mente. E non c'è luce ai margini della notte. Immagini fulminee, segni, enigmi svelati, precipitano nella nostra anima ma a nulla valgono, tutto ridotto a polvere, poiché il dominio sul mondo è nelle mani di Shiva che danza sui nostri cadaveri. Civiltà degna di tale nome era quella che ascoltava il profeta al sopraggiungere del pericolo; uomini degni erano coloro che chiedevano al mago di neutralizzare le influenze maligne. Erano loro i ministri del destino, coscienti della vastità degli universi e della fragilità dei cuori.

Ogni civiltà nel suo apogeo ha edificato il suo altare – piramide scala monte megalite cerchio – per captare lo Spirito Universale affinché si modulasse in codici e tramite l'opera rivelatrice di pochi mediomanti, il mistero si dipanava sui molti. Quegli antichi catalizzatori cosmici ora sono siti turistici, tristi rovine di un'epoca gretta e povera di anima.

Presto il Cielo ci mostrerà due vie, e noi dovremo scegliere quale percorrere. Tra le due vie sarà da preferirsi quella che apparirà più difficile, in quanto ciò che è arduo sempre ci si addice se vogliamo trascendere la nostra miserabile condizione.

La verità sulla nostra natura si trova collegandosi ai Nove Mondi, come? riaprendo tutti i canali della Grazia. Non ci resta che il Tutto.

giovedì 25 dicembre 2014

BUON NATALE A CHI? SVEGLIATEVI UNA BUONA VOLTA




Imparate a tener conto di profeti e sentinelle. Gli unici che guardano lontano, bucando la notte. Intravedono il minimo sussulto, fino ad avvistarne l'impercettibile intenerimento nel cielo. Il loro destino è pieno di ostacoli, spesso trattati come pazzi, disturbatori dell'ordine, in genere per nulla ascoltati. Migliore sorte per chi ripete i luoghi comuni, per chi non osa disturbare il manovratore, per chi non si arrischia a negargli un credito, un'autorità morale. La melassa retorica impera, il silenziatore è sempre in dotazione all'autorità costituita.
Quando sarà giorno e si converrà che gli occhi di profeti e sentinelle avevano visto lontano, qualcuno certamente, succede sempre, si azzarderà a difendere la buona fede dei loro miopi oppositori, con la giustificazione che i fatti vanno collocati nel tempo e non si può con gli occhi di oggi condannare le miopie del passato. Vi confesso che ho sempre ascoltato con sospetto le ragioni di chi trova facile giustificazione ai silenzi di chiese e società adducendo la scusa dei tempi.
Se non altro perché in questi nostri tempi di miopie mi è accaduto di udire per grazia voci di allarme. Inascoltate! C'era chi aveva occhi per denunciare ciò che stava avvenendo. Alcuni di noi alzavano la voce. Ma le finestre erano chiuse e le porte sbarrate e le stanze a prova di pareti desonorizzate. Poi il grido moriva in gola, le finestre rimanevano chiuse, le porte sbarrate, le stanze irrealmente ovattate.
Vorrei oggi onorare le sentinelle e i profeti che lucidamente avvistavano l'approssimarsi di un pericolo esiziale per l'umanità. Il loro grido era ed è sempre attuale:
Voi, cosiddetti potenti del pianeta Terra, ci avete raccontato un mare di menzogne. Ci avete ingannati su chi siamo veramente e su quale destino ci aspetta. La nostra meta reale è il Sublime, non una vita di sventura e tragedia. Abbiamo tutti la potenza delle stelle in saccoccia e ce l'avete rubata, in cambio ci avete gettato un pugno di riso e pianto, imposto una democrazia da burletta e ridotti a vivere in una società incarognita senza futuro. Quale legittimità avete, presunti potenti del pianeta Terra, quale diritti accampate per governarci? Ci avete ridotti a sudditi, utili idioti, contribuenti indefessi per mantenere la vostra perfida baracca dorata. La tragedia in cui versiamo non si limita al piano economico, c'è ben altro, di molto più ferale, il marcio è nell'intenzione di asservirci a potenze oscure, arconti bestiali e famelici di sangue. Oggi siamo figure senza volto, anonime, disperate, sfiancate da un vivere senza linfa di Luce. E tuttavia non è solo colpa dei topi gnostici ma pur sempre di fogna che ci governano dietro le quinte della storia e che utilizzano una classe politica composta di corrotti e infami, affiancati dall'azione sadica di bankieri vampiri. Oh no. Noi cosa facciamo per difendere la nostra libertà di uomini creati dal Sommo Bene e ridotti a larve? Stiamo buoni ad aspettare la manna? Irregimentati come tanti soldatini di latta, pronti al mattatoio della guerra? E non vi auguro il Buon Natale, amici, non sono in vena di smancerie pseudoreligiose. Non vi servo a tavola nemmeno il brodetto moralistico e criptomarxista tanto caro a Bergoglio. Non sono un tribuno né un renzi qualsiasi. La demagogia mi fa venire l'orticaria. Vi dico solo una cosa: l'incubo può finire se vi svegliate per tempo. Sconfinate oltre l'ordinario, fatevelo venire il coraggio di dire “NO” alto e forte ad ogni intromissione nella vostra anima. Fatevi ardere la mente e il cuore, perché IL MATTINO DEL MONDO è imminente e dovremo avere occhi limpidi e membra salde.