Chi legge "esamini tutto, ma ritenga solo ciò che è giusto".

La mente non è un vessillo da riempire, ma un fuoco da accendere.

giovedì 9 agosto 2012

Io (Impero oscuro)


A tutti gli amici del blog, un consiglio decisivo per attraversare indenni il passaggio epocale prossimo venturo. Risuolate le vostre scarpe! Mettete toppe alle vostre giacche e pantaloni e rammendate camice e calzini. Non acquistate oltre l’indispensabile e l’essenziale, perché è arrivata l’ora di aiutare l'Impero Oscuro a morire. Fuoco in pancia e sentimento nel cuore.

mercoledì 25 luglio 2012

IUS 52



"Sei sicuro che il meccanismo che vi annullerà non sia già partito? ” K.K.Fargo

"Bianco e nero, freddo e caldo, riflesso e assorbimento, sono le coordinate della Vita. Quando tutto sarà finito e il mondo assomiglierà ad una poltiglia di cenere e merda, ritorneremo per mettere le cose a posto. Bianco e nero...” Scandurra

Mi fece cenno di entrare e mi accomodai su di una poltrona vecchio stile. Il salone era completamente di legno: pareti, pavimento, mobilia. Un camino acceso, dava l'idea di un tipico ambiente della provincia americana, con un particolare insolito però: una piramide di travertino scolpita sullo stipide sinistro. Il marziano – li riconoscevo ormai, esuli da secoli e trascinati su altri universi – possedeva tratti somatici a metà tra il pellerossa e … il marziano. Non saprei come dire. Non spiccicò parola, ma aveva una tristezza dipinta in volto, come di un condannato a morte (si dice così di solito) che valeva più di mille parole. Indossava una tuta argentea da pilota d'aereo ed era alto 180/185cm.. Uscì dal salotto con un andatura sofferta, quasi si trascinava. Evidentemente si trovava in una condizione forzata a fare il maggiordomo di... già, di chi? Dalle stelle a lui tanto care, simboli di potenza e grazia, aveva finito per chiudere il suo viaggio in un altro mondo, la Terra, come prigioniero. Sentivo il suo dramma, la sua sofferenza. Viveva di (e nel) passato. Stagnava. Agonizzava. Ed è ingiusto piantarsi sui ricordi, sulle lacrime. Siamo nati liberi. La libertà è un principio fondatore in tutte le dimensioni. Ma io mi preoccupavo per quel marziano, dimenticando il mio stato. Cosa mi dovevo aspettare? Forse la mia posizione non era così diversa da quella del marziano. Il “Sogno nel sogno" di Poe e il “Teatro nel teatro" shakespeariano, ben rappresentavano in quel momento il mio mondo interiore.
A quella detenzione sostanziale in cui mi trovavo, si opposero inaspettati suoni/percezioni che venivano da un altrove lontano, galleggianti a distanze astronomiche che il mio occhio trasformava, non so nemmeno io in che modo, in enormi sorgenti di energia. Mi si presentava fuori/dentro un mare calmissimo attraversato a velocità folle, a pelo d'acqua, da uno sciame di asteroidi multicolore: l'essenza magica del lumen che inonda e ti fa sentire non più solo, ma collegato all'oceano cosmico. Ecco il simbolo iniziatico del pesce con due gambe: navighiamo e camminiamo su più piani, cittadini di due mondi.

Mentre viaggiavo nel mio firmamento e trasportavo all'esterno il lumen che illumina e anima la materia tutta; ecco, mentre facevo il mio lavoro magico di richiamo, entrò un uomo anziano, stempiato e un po' curvo. Indossava una giacca da camera color corallo e un paio di pantofole chiuse con la zip. Un nonnino. Un tipo inoffensivo, insomma.

  • Ben contento di fare la tua conoscenza. Mi risulta che sei tra i migliori della nidiata. Quell'uomo sa selezionare, non c'è dubbio. Mi presento... K.K.Fargo e medio tra la Terra e i Nove Mondi, per conto dell'Ombra. L'Ombra è un nome melodrammatico, sì, ma ci sta tutto, credimi. - senza por tempo in mezzo e con voce pacata e buona pronuncia della lingua italiana, si rivolse a me.
  • Che cosa vuole? - feci io senza timore, per una volta.
  • Vai subito al dunque... un altro insegnamento di Scandurra, vero? Giusto, nemmeno a me piacciono i convenevoli. Voglio, anzi, vogliamo una spoletta, una qualsiasi, ma la vogliamo. Se ti rifiuti, faremo una visita ai tuoi familiari... Siete ovunque circondati da Titani, senza volto e della consistenza dell'aria. Tali forze sono figlie del caos, dell'incontrollato e del disordine. Non ci sarà scampo per nessuno. Lo sai e non puoi sottrarti. Cedi prima che tutto sia crollato. Non ti chiedo di tradire ma di affrettare la fine dell'agonia dei tuoi amici. Ovunque c'è la nostra impronta. Coloro che appartengono al sistema del potere sono corrotti non soltanto a causa delle opportunità insite nei loro incarichi, ma anche per necessità. Non v'è possibilità di cambiare le cose.
  • Bastardi. Cascate male, però. Siamo protetti, soprattutto da possibili ricatti. Non ho paura e non mi terrete al guinzaglio come quel poveraccio di marziano.
  • Rhiah... oh, è tenero e fedele. Alla fine tutti crollano dopo una tortura ben assestata... Sei sicuro che il meccanismo che vi annullerà non sia già partito?

Quel vecchio stronzo si congedò e uscì. Intanto il fuoco del camino scoppiettava. Mi venne l'idea di fuggire via, senza indugi o tattiche di sorta. La finestra era grande, come tutte quelle delle case americane. Un tuffo a pesce coprendomi gli occhi e non mi avrebbero preso. Un vecchio e un povero marziano rincoglionito, non sarebbero stati grossi inseguitori. Non avvertivo altri in quella casa, perciò mi decisi e con breve rincorsa mi lanciai verso la finestra. Sfasciai vetro e infissi e ruzzolai per le terre. Via, più veloce della luce. Ero un discreto quattrocentista con buona resistenza. Mi allontanai a lunghe falcate, inoltrandomi in un boschetto. L'istinto mi diceva che attraversandolo avrei messo tra me e loro parecchi centinaia di metri da subito. Chissà perché? Il cielo era scuro, ormai. Nel mezzo della vegetazione mi bloccai. Non vedevo un bel niente. Cercai invano di accendere il lumen. Erano cacchi acidi. Ora, la mia sicumera si affievoliva con la velocità del lampo. Un odore acre non so di cosa mi ferì le narici. Scartai di lato e intravidi una sagoma gigantesca, alta due volte una porta da calcio. Una statua? Macché. Quell'essere enorme si mosse e verso di me. Io ero spento come la Pallanzana (ex vulcano vicino Viterbo) e mi sentivo piccolo come un sorcio. Una voce bassa e profonda quasi meccanica, proveniente da quel gigante, mi investì.
    "Il tuo viaggio finisce qui.”

Si avvicinò con un sol passo. Come se avesse inseriti tubi al neon, gli si illuminò la corazza di rosso porpora, marcandone la sagoma. Un essere titanico a mò di cavaliere antico o d'extraterrestre origine, mi si piazzò di fronte e dovetti alzare più che potei la testa per tentare di vederne il volto. Un casco squadrato di ferro gli copriva la faccia. Dalla fessura orizzontale all'altezza degli occhi, intravidi due fori oblunghi violacei, senza pupille. Chi diavolo era? Ne sentivo la presenza elettrica. Emetteva pure un campo di forza, esteso, denso. Forse un robot che proteggeva Fargo. Il lumen si era bloccato. Avevo perduto la mia sicurezza e tutto si faceva scuro...

Scandurra lo risucchiò dentro chissà quale pozzo senza fondo. In un secondo vidi quel bestione inghiottito da un gorgo gialloverde. Un tremolio del terreno e poi silenzio. Il maestro si appoggiò ad un albero. Lo vidi stanco, col fiatone.

  • Son sempre delle bestiacce 'sti titani. Porcazozzaladra che fiacca. Eh, Angelino, t'accendi e ti spegni come un albero di Natale e non sempre quando serve. Comunque, è tutta esperienza. Arriverà il giorno in cui terrai botta di fronte a qualsiasi nemico o rogna. Ma io non campo sempre, perciò sbrigate.
Lo abbracciai. Gli chiesi se dovevamo sistemare anche quel vecchio bastardo.

  • C'è tempo. Lasciamoli crepare lentamente. Le forze all'opera hanno tempi diversi. Mi serve che faccia ancora le sue mosse. Si allungherà la catena sempre di più e così li legheremo tutti insieme in un bel fascetto.

Scandurra spesso si fermava ad un passo dal bersaglio, prima di chiudere certe questioni. Le linee della storia, quella occulta non raccontata sui giornali, erano intrecciate assai. Passato presente e futuro si potevano manipolare, a patto di conoscere le tracce che il kaos lasciava lungo il grande fiume eterico, a patto di saper modificare impercettibilmente le cariche montanti. Senza dimenticare le relazioni tra dimensioni. Insomma, pane per i denti di Scandurra. Che il Padre celeste ce lo conservi sempre.

- È un pezzo di carne essiccata, mangiala, è buona, soprattutto quando si ha fame. A Deya ci faremo una bella cenetta con gli amici e ci sbornieremo con birra rossa e vino. Vai tranquillo, sanculo ti ha protetto ancora.


domenica 8 luglio 2012

SGOCCIOLI DI KALI YUGA


Viviamo sgoccioli di Kali Yuga, una stagione che nell’immaginario cosmico indù sta a indicare l’età della terribile dèa Kali, l’ultimo momento ciclico prima di un nuovo Satya. È il declino appena prima della fine: caduta di ideali, estetica, assenza di stile. Mancano i sogni. Eppure noi, io, tu, nei momenti più disperati dell’esistenza si guarda al sogno come a qualcosa di vivo che è lì davanti a te, lo puoi andare a cogliere con le tue mani. Mi rivolgo ai non dormienti, ricordando che la verità non è quella che appare. Sono un uomo per il quale la vita è libertà di svelarsi. Non credo che esistano uomini del passato bensì che esistano e sono sempre di meno, uomini con un passato. Perciò queste riflessioni sono dedicate ai vivi, perché riassaporino la curiosità del mondo, ma anche ai morti: nessuno dica loro che su quei vessilli di un tempo che sono costati una vita e infinito dolore, ora ci stanno seduti gli squallidi figuri che vorrebbero guidare il mondo.

  • “La lotta dell'uomo contro il potere è la lotta della memoria contro la dimenticanza". Milan Kundera
  • La chiave, ancora una volta, è in un passo di René Guénon, che sembra prendere le distanze dalla politica, ma solo per rifondarla a un altro, piú profondo livello: “L'esoterismo autentico deve porsi al di là delle opposizioni che si affermano nei movimenti esteriori che agitano il mondo profano, e, se tali movimenti sono a volta suscitati o diretti in modo invisibile da potenti organizzazioni iniziatiche, si può dire che queste ultime li governano senza mescolarvisi, cosí da esercitare in egual modo la loro influenza su ciascuna delle parti avverse".
  • Gli anni Settanta per me hanno rappresentato la cronaca di anni difficili ed entusiasmanti, nei quali ha fatto sempre da sfondo una terra – il mio viterbese – che è madre in ogni occasione, perché, come ci diceva Scandurra “dove c’è la terra non si muore di fame e neanche lo spirito conosce tramonto tra quelle radici”.
  • Zecchineno, vecchio amico di Scandurra, lo incontravi a sera con un sorriso tra l’ironico e il caustico, appoggiato al bancone del bar col suo stravecchio in mano. Quel bancone rappresentava il suo punto di equilibrio cosmico. Di un’umanità straordinaria e di una lucidità paurosa anche quando era sbronzo (te ne accorgevi soltanto perché parlava più lentamente). Se c’era una cosa che Zecchineno davvero insegnava era la bellezza della differenza, che è appartenenza e scelta di vita. Questa unione di amici e di spiriti liberi – l'anonima talenti – aveva e ha un simbolo: il Grande Albero, una secolare pianta di alloro nascosta tra i due laghi. Su quella terra rimane il fascino di un incontro che vale la pena portare a sera: sta e cade l’umanità di uno stare insieme vicino al fuoco, il cantare e bere, ventresca, salsiccia, bistecca di maiale alla griglia, il vino rosso frizzantino, il fare festa. Sono le dimensioni umane e vere, che nascono da un pensiero, un sorriso, una lacrima. La stessa fonte da cui sgorga la parola filosofica, che è penultima e ha tutto da domandare ancora.
  • Dai maestri, pur se grandi, non farti schiacciare – mi ammoniva Scandurra - rimani sempre libero, perché dovrai scegliere ad ogni crocicchio.
  • Ad ogni uomo è data una sola anima, una sola piccola immane potenza, - la potenza di superarsi in certi momenti e di assorbir le stelle.
  • Accadrà qualcosa che romperà il sistema, questo egoismo da illuminati, questo colpevole isolamento di miliardi di persone. Qualche cosa distruggerà fatalmente il mondo conosciuto. Chi custodirà reliquie, perirà mummificato. Chi conserverà cose, le perderà. Chi si nasconderà, sarà scoperto. Chi speculerà sulla fame e il bisogno, verrà murato vivo nei suoi caveaux. Ma costoro non moriranno completamente, cambieranno di stato in un universo parallelo al nostro, sinistro, tenebroso, le cui leggi e strutture sono radicalmente diverse.
  • “Dio è luce. Ciascuna creatura partecipa a questa luce iniziale, non-creata e creatrice. Ciascuna creatura riceve e trasmette l’illuminazione divina in accordo con la sua capacità, cioè a dire, secondo l’ordine in cui è collocata nella scala degli esseri…scaturito da un irraggiamento, l’universo è uno zampillio luminoso che discende a cascata…Un legame d’amore bagna tutto il mondo, visibile ed invisibile” (Georges Duby, de La Roncière & Attard-Maraninchi, 2001, p. 55)
  • Per Scandurra il mondo fisico è un dizionario di simboli. Bisogna imparare l'abilità di cogliere all’interno della percezione sensoriale degli oggetti, la realtà invisibile dell’intellegibile che sta dietro di essi.
  • I suoi discepoli dissero, "Quando ci apparirai, e quando tornerai a visitarci?" Gesù disse, "Quando vi spoglierete senza vergognarvi, e metterete i vostri abiti sotto i piedi come bambini e li distruggerete, allora vedrete il figlio di colui che vive e non avrete timore." Vangelo di Tommaso, 37
  • Gesú gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». Gesú rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Giovanni 3, 3-5.
  • [L’alchimista] accede a esperienze iniziatiche che, man mano che l’opus progredisce, gli forgiano un’altra personalità, simile a quella che si ottiene dopo aver superato vittoriosamente le prove di un’iniziazione. La sua partecipazione alle varie fasi dell’opus è tale che, per esempio, la nigredo gli procura esperienze analoghe a quella del neofita nelle cerimonie di iniziazione, quando si sente inghiottito nel ventre del mostro, o sotterrato, o simbolicamente ucciso dalle Maschere e dai Maestri di iniziazione. […]. La fase che segue la nigredo, cioè l’opera bianca (albedo), corrisponde verosimilmente, sul piano spirituale, a una “risurrezione” che si traduce nell’appropriazione di alcuni stati di coscienza inaccessibili alla condizione profana. Mircea Eliade
  • “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è ne’ cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa” (Filippesi 3:20-21).
  • Il Graal è una vibrazione sacra avvertibile simultaneamente dietro la nuca e intorno all'ombelico.
  • “Venite dietro a me, e vi farò pescatori d’uomini” (Matteo 4:19). E ancora: “Il regno de’ cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla. Così avverrà alla fine dell’età presente” (Matteo 13: 47-49).
  • La trasformazione dei corpi in luce e della luce in corpi è pienamente conforme alle leggi della natura, perché la natura sembra affascinata dalla trasmutazione. Isaac Newton
  • È scritto che la vita si rifugi in un sol luogo, apprendiamo cioè che esiste un paese nel quale la morte non toccherà gli uomini, quando sarà il terribile momento del duplice cataclisma. Tocca a noi cercare, poi, la posizione geografica di questa terra promessa, dalla quale gli eletti potranno assistere al ritorno dell’età d’oro. Perché gli eletti, figli di Elia, secondo le parole della Scrittura, saranno salvati. Perché la loro fede profonda, la loro instancabile perseveranza nella fatica avrà fatto meritare loro d’essere elevati al rango di discepoli del Cristo-Luce. Essi porteranno il suo segno e riceveranno da lui la missione di ricollegare all’umanità rigenerata la catena delle tradizioni dell’umanità scomparsa. Fulcanelli, Il Mistero delle Cattedrali


sabato 7 luglio 2012

IL CIELO


Tenetevi lontani dai luoghi comuni, prendete le strade meno battute e levate lo sguardo al cielo, a cercare angoli di firmamento dalle insolite fattezze e colorazioni.

domenica 17 giugno 2012

IUS 51






«Prendi, se così devi, questo fastello di sogni;
sciogline la corda, ed essi ti si avvolgeranno attorno».
William Butler Yeats - The Rose, 1893



Precipitavo in un pozzo scuro senza fine apparente. Largo tre metri di diametro, sembrava fatto di roccia levigata da mani umane. Cadevo velocemente e non riuscivo a mantenere un assetto lineare. Dapprima a testa in giù, poi rotolando cinque o sei volte, ancora di lato e supino, ero completamente in balia della gravità. Strillai come un figlio piccolo.

Scandurra, nelle prime istruzioni per oltrepassare le botole, ci suggeriva, in caso di attraversamento di pozzi o camini per la verità non rari, di fare il morto a galla, di non tentare assolutamente altre manovre, se ci abbandonavamo si sarebbero verificate specialissime condizioni fisiche: l'energia tangenziale e l'energia radiale presenti in tali condotti, divenivano complementari. Un po' sgomento mi abbandonai nel vuoto, che poi proprio vuoto non era. Una mano invisibile mi sostenne immediatamente.

Quando ci liberiamo dalle sovrastrutture create ad arte dal processo di acculturazione del sistema e non facciamo più resistenza a ciò che è ancestrale e vive in esilio dentro di noi, allora tutto si accende. Esso è il sole che fa crescere tutto, la linfa che ci nutre all’interno.

L'energia del luogo mi condusse a velocità sopportabile, planavo a pancia in giù come il tiro a foglia morta di Mariolino Corso, a distanza di sicurezza dalle pareti del pozzo. Scomparve la paura. Controllavo completamente la situazione. Una leggera luminescenza mi avvolse e vidi, così, il termine del percorso. Atterrai in una piazzola sotterranea circolare, poco più ampia del pozzo. Dietro di me una porta con grata di ferro di un metro e ottanta, indicava senza equivoci l'unica via di uscita. La raggiunsi e tentai di spingerla senza esito. Non aveva serratura, pareva incastrata. La tirai, niente. Poi, dopo qualche secondo di turbamento, mi accorsi che non aveva cardini. Le sbarre erano infilate nella roccia. Al di là della porta, c'era un tratto di strada rettilineo e per venti metri si poteva ancora distinguere. Cosa potevo fare? Prenderla a spallate mi sembrò una buona idea... Presi una breve rincorsa e mi schiantai addosso alle sbarre. Rimbalzai all'indietro come una palla di gomma. Era tosta come... una porta di ferro, appunto. E adesso? Cosa mi rimaneva da fare? Non possedevo quel potere, veramente unico di Scandurra di trovare sempre e ovunque quelle piccole fessure interdimensionali a corto raggio, ma sufficienti a spostarsi per diverse decine di metri e sventare qualsiasi pericolo.

Mi sedetti tutto indolenzito al centro della piazzetta. La luminescenza che mi permetteva di vedere al buio, stava esaurendosi. Tentai allora di chiamare Scandurra con schemi d'energia psichica già sperimentati con successo. Ma lo stato di coscienza alterato mi impedì di visualizzarli. Dovevo ritrovare il mio centro. Quando perdi l'equilibrio, attaccati al tuo centro e non cadrai. Già, ma proprio perché avevo perso il mio centro, non avevo più equilibrio. Insomma, la mia testa girava come un elica e non trovavo pace. Poi una speranza si fece strada: Scandurra sarebbe comparso per portarmi via. L'aveva fatto in precedenza. Lui sentiva, eccome, ogni cosa di suo interesse e mai ci avrebbe abbandonato al nostro destino. Facevo parte dell'anonima talenti, cacchio!

Passarono minuti e poi ore. Niente, Scandurra sembrava affaccendato in altre faccende. Ero intrappolato chissà dove, senza poter fare alcunché. Pensa, Angelo, pensa. Meglio, abbandonati, Angelo, abbandonati, fai scorrere il lumen e così tutto si rischiarerà. L'alone magico di luce mi avvolse di nuovo. Un cappotto caldo per giorni di freddo intenso. Scintillavo come un lampione. Mi avvicinai alla porta, la spinsi leggermente ed essa cadde in avanti come un ferro vecchio insieme a pezzi di roccia. Un gioco da ragazzi.

Il lumen ci tira fuori da ogni guaio. Diciamo: è tremendamente efficace quando ci imbattiamo nella fanga puzzolente che la Vita, a volte, ci vomita addosso. Una potenza che Scandurra ci ha trasmesso per utilizzarla sia quando ci troviamo in seria difficoltà, sia per il prossimo bisognoso. Possiamo, infatti, orientarla verso chi si trova a mal partito, convergendola sulla sua anima per deviare le forze del kaos. Non tutto è permesso. Non sempre si riesce a cambiare sostanzialmente le linee destinali delle persone, tuttavia anche una pur piccola deviazione lungo la strada della Vita e si attenuano le energie distruttrici. Un dono immenso al servizio degli altri. Dio crea persone come Scandurra per alleviare la sofferenza degli universi, per bilanciarli. Il mio maestro non è un santo, almeno nell'accezione religiosa del termine. Anzi, spesso mi pare che si comporti ai limiti della morale corrente. Forse non riusciamo a capirlo fino in fondo. Quel che è certo, anziché vivere come tanti stronzi che tiranneggiano il prossimo, accumulando ricchezze materiali e facendosi una posizione, Scandurra sceglie di viaggiare negli universi a raddrizzar torti e a far casino (leggi: intricare le strategie dell'Ombra). Non so nemmeno come inquadrarlo sul piano iniziatico, ma etichette e classificazioni dei metafisici gli vanno comunque stretti. Fuori classe, outsider, briccone divino, mago, sciamano di provincia, folle-saggio: semplicemente Scandurra.

Un particolare mi ha incuriosito sin dalla prima ora: la serenità con cui Scandurra affronta il Grande Ignoto. I motivi per cui non prova sgomento di fronte a spettri e magie, sono più di uno. Nel maestro è presente un altro registro, più nascosto e arcaico, che entra in attività di fronte alla provocazione dell’ignoto. Scandurra sa che la quotidianità è ambigua, duplice, fluida, esiste sempre qualche faglia temporale dove ci si può perdere. Quando la civiltà, appollaiata in cima alla propria idea di realtà vacilla e crolla su se stessa, ecco che tornano alla luce tutti i mostri dimenticati e prende il sopravvento la faccia oscura della vita. In fondo per lui non è importante che non si creda, ma che non si tremi. Egli non mette mai in dubbio l’esistenza di forze misteriose ma anche di fronte ai più terribili portenti si comporta come se il nemico fosse uno qualunque, senza paura e senza perdere la speranza di combatterle e di vincerle. È quasi curioso vederlo che, pur in difficoltà di fronte a entità barontiche, mantiene il suo comportamento e la fiducia nelle proprie conoscenze e capacità. Le manifestazioni magiche e metapsichiche, oltre a quelle sovrannaturali atterriscono solo chi non ci crede, mentre chi è disposto ad accettarle, ammettendo che possa esistere qualcos’altro oltre al mondo che ci circonda, sfugge alla morsa del terrore, e trova proprio nella sua accettazione la forza di reagire alla minaccia dell’ignoto. Questa è esattamente la reazione di Scandurra: la magia dell'Ombra, i fenomeni sovrasensibili, i fatti che la scienza non può spiegare, non lo impressionano più di tanto, perché è disposto ad accettarli. Quindi tutt’altro che “scettico” o “credulone”, la sua mente non si fossilizza sulle verità imposte dal razionalismo, invece mantiene un’elasticità di giudizio che, lungi da farne un bevifrottole, gli permette di estendere il confine del reale oltre il limite stabilito dai nostri cinque sensi. Va comunque detto che quando i meno attrezzati si recano da lui a bottega, curiosi schizzati velleitari fissati e desiderosi di potere, Scandurra non li asseconda minimamente, anzi. Il pericolo è che a leggere e praticare certa roba senza i dovuti accorgimenti e privi di saldezza interiore, ci si espone a determinate influenze. Dopo un po’ l’esoterismo si rivela per quello che in buona parte è: un’agenda piena di indirizzi di esseri ostili.
Per non farci ossessionare da enti occulti e larve, lungo e complicato è l'allenamento magico a cui ci sottopone Scandurra. Semplice nell'enunciazione, tortuoso nella pratica. Il risveglio dell'anima avviene ora, in questo mondo, grazie a un atto di conoscenza: l'immaginazione. L'anima assorbita dalle esperienze comuni si accartoccia, si dilacera, ma l'immaginazione può ri-allinearla, scioglierla dal suo stato miserando. L'Arte e Madrenatura ci vengono incontro. Facendoci inondare da immagini di pace e di potenza, si attinge ad un piano esoterico. Se non ci facciamo guidare da questi archetipi – Scandurra li chiamava segni stellari – rischiamo di perdere il contatto con la Realtà: quando ci ritiriamo in noi stessi, isolandoci da ogni stimolo esterno, emergono immagini vorticose che ci rapiscono, perché provengono da un abisso senza Dio. Il piano sottile si raggiunge grazie allo stato meditativo, che ci fa muovere col cosmo. Affluiranno immagini. Dobbiamo però dare loro ordine. Ecco allora l'uso del simbolo magico, dell'archetipo. Durante l'apprendistato, il maestro ci consegna delle piante officinali che trova nelle campagne viterbesi, da lui considerate tra le più magiche del mondo, e prima di raccoglierle recita una preghiera o sussurra il nome dell'angelo giornaliero. Le mettiamo sotto il cuscino la sera, prima di coricarci. Esse danno intelligenza ai simboli evocati marcando il territorio magico.

Mi misi in marcia di buzzo buono. I timori si erano dileguati. Mi caricai di luce. Bella sensazione, davvero. Feci dieci quindici passi e mi trovai fuori, all'aperto. Ero uscito da un tumulo, o almeno ci somigliava parecchio. Di fronte a me una casa a due piani sotto un cielo verderosso. Assomigliava a quelle dimore di legno tipiche della provincia americana. Un bel tetto, un porticato, grandi finestre... una finestra della veranda era illuminata. C'era qualcuno. Oh, oh! E adesso? Che significato aveva la mia presenza in questo posto? Perché quello strano figuro incappucciato mi aveva catapultato lì? Parcheggiata di fianco alla casa, c'era un automobile blu dal profilo arrotondato, in perfetto stile anni cinquanta. Ritenni naturale, non so per quale precisa considerazione, avvicinarmi e bussare. Non avvertivo niente di avverso e tutto lasciava intendere che mi trovassi sulla Terra. La struttura abitativa era quanto di più umano, di più normale potesse esistere. La porta si aprì e il padrone di casa era un extraterrestre...

lunedì 21 maggio 2012


MARGINE DUEMILADODICI
leggendo le tracce del kaos

Su facebook analizzo e commento da un po' e con toni amari, la cronaca politica italiana. Brevi pensieri, acidi quanto basta, indignati il giusto. Uso parole sferzanti nei confronti dei protagonisti, o meglio, dei burattini che si agitano calpestando la nostra amata e tanto bistrattata Patria. Le considerazioni che faccio andrebbero sempre integrate. non si deve prescindere dalle ombre che nascondono ben altri volti. Leggere la Storia è impresa assai gravosa, poiché impegna l'intelligenza e l'intuito, ma soprattutto la conoscenza della regia che agisce dietro le quinte, che rimane ovviamente defilata e lontana dai riflettori degli analisti, i quali, quando non sono prezzolati soldatini al servizio del Sistema, son privi di una visione del mondo simbolico-tradizionale, ma si limitano a fotografare ciò che appare, seguendo parametri che sfiorano soltanto la superficie delle cose e degli eventi. Posso dirmi fortunato se ho avuto in dote gli strumenti per vedere oltre le forme, per sentire l'inudibile. Scandurra mi ha permesso di entrare dentro la Realtà che è creta, si modella, si modifica, muta forma. Energie psichiche vengono attratte da simboli ancestrali, poi canalizzate su cose e persone. Schemi-catalizzatori sono periodicamente evocati da stregoni in doppio petto che operano indisturbati, ai fini di soggiogare popoli e destini.

Ma non è solo di questo che vi voglio parlare. Ciò che leggo dalle tracce del kaos è drammatico, certo, ma non senza via d'uscita. Il Vivente agisce a molti livelli, tanti quanti sono i livelli di coscienza. Ciò che si ritiene vero letteralmente, non è lo stesso del vero degli artisti; la verità spirituale potrebbe essere qualcosa di completamente diverso ancora. Per me, rimane difficile non riconoscere che l'umanità si trovi sul limitare del cambiamento. Si accumulano energie tali da far propendere per una rottura di livelli, sia nella struttura dello spazio che in quella del tempo. Il Varco è prossimo, dista da noi un centesimo di secondo dimensionale, e attende una mossa decisiva sullo scacchiere cosmico del Creato. Tutto funziona ad un doppio livello e a due velocità. Spinte e controspinte tra Ordine e Kaos. Il meccanismo agisce anche sulle nostre vite. C'è un tipo di karma, macrocosmico, sottile, misterioso, che dà forma alla vita di ciascuno di noi in modalità che spesso ci sfuggono. Poi c'è un altro tipo di karma, che leviga e sedimenta all'infinito le vicende di coloro che sono in cammino, che cercano la Verità, il senso di ogni cosa. Il karma del secondo tipo agisce sui dettagli, sui piccoli avvenimenti apparentemente secondari, ma che spingono verso la direzione necessaria. È l'angelo quotidiano che si manifesta attraverso un incontro estemporaneo, un incidente di percorso, una tentazione mai superata completamente, una gioia inaspettata. Scandurra la chiamava, usando un lessico colto: 'na botta di culo.
Mi diceva che “è vero che Dio abita dentro di noi, ma l'impiastro del nostro 'io' e della nostra limitante capoccia lo copre e allora c'è bisogno di uno scossone, 'na botta di culo che incasina tutto e ci svuota e svuotandoci apre alla luce divina. Solo così possiamo seguire la via giusta. I segni stanno lì, belli visibili. E non possiamo più sbagliarci. Ammireremo cos'è veramente il cosmo che attraverso il suo simbolo, la Natura, manifesta l'alchimia trasformante, la Creazione che non si esaurisce mai. Prenderemo così, al volo, i movimenti della Vita che ci conducono dove possiamo svelarci sempre di più ”.

La 'botta di culo', però, non è mai casuale. Non appena comincio a lavorare su qualcosa di più grande di me stesso le cose cominciano ad accadere. Non basta ancora. Ogni santo giorno devo mantenere il mio centro eterno, che risiede dentro di me, in un punto meraviglioso dove la fisica confina con la metafisica. Ecco, se mi appoggio lì, nulla potrà distrarmi od ostacolarmi, poiché mi sintonizzo alla frequenza della Creazione, a quella possibilità immane di amare, cioè di unire me col tutto. Quell'amore che vive nell'uomo ed emana da lui. Allora la Natura, col suo potere alchemico, mi trasformerà in un processo inarrestabile.
Scandurra ci spiegava il concetto-chiave delle materie oscure: i Nove Mondi e le sostanze che li compongono, incamerano potenze e caratteri spirituali ordinati in gerarchie. Il saltafossi non solo manipola questi poteri da fuori, ma li raggiunge intimamente, scopre la loro identità/fratellanza con i valori umani, si assimila alle forze interdimensionali e stabilisce con esse un rapporto. Lo scopo del mago non è quello di trasformare piombo in oro per fini utilitari, ma di giungere a capire il grande processo dinamico degli universi interagenti, ai quali si accompagna il destino delle civiltà stellari e di impadronirsi dei principi fondamentali dell'essere e di pervenire ad una sorta di umanità cosmica sapiente. La schiatta spirituale di cui faceva parte Scandurra, si era assunta un compito immane, pazzesco per certi versi, ma esaltante e luminoso. Gli Uranidi, le antichissime civiltà dei Nove Mondi sagge e potenti, avevano iniziato tale impresa, certo, ma con curiosa riluttanza. Si deve alle genti di Atlantide la nuova spinta, decisiva e progressiva, per compiere l'Opera fin dal penultimo ciclo.

Svuotarsi, rinunciare all'illusione dell'io è doloroso, ma necessario. Operare un cambiamento, rischiare l'equilibrio psicofisico – è solo un rischio calcolato se incontriamo un vero maestro che ci guida - è la condizione per affrontare la verità su se stessi. Dalla purificazione nasce la percezione reale. Distruzione e rigenerazione rappresentano i fondamentali delle grandi religioni tradizionali, nel microcosmo come nel macrocosmo. Per il Kali Yuga vedico e l'Apocalisse cristiana, tumulto, annichilimento e sofferenza sono preludio a un nuovo ordine di pace e di armonia. Morte e rinascita. Dall'oscurità scaturirà la luce. Manipola la materia colpendola ripetutamente nel mortaio, sottomettila ad un regime di cottura fino alla fusione: comparirà una stella. Dall'oscurità la luce.

Un pomeriggio dell'anno 1971, mi trovavo a bottega, ero come sopraffatto da preoccupazioni più grandi di quanto potessi in effetti sopportare. Un subbuglio mentale così forte mi procurava mal di pancia terribili. Stavo per collassare. Scandurra era impegnato a leggere i tracciati del kaos ad una coppia di sposini. Si accorse finalmente del mio stato penoso – mi piegavo in due dalla sofferenza - e così mi accompagnò nel retrobottega. Mi sedetti e lui mi toccò all'altezza dello sterno. Vomitai pure i broccoli di Natale, come suol dirsi e, come se non bastasse, defecai in abbondanza. Mi sporcai camicia e calzoni. Una situazione imbarazzante, davvero. Ero in una pozza di sostanze semiliquide verdi e rosse, ma mi sentii libero. “Dovevo decomprimerti. Ora pulisci per terra e cambiati i vestiti. Puzzi che 'accoleri'... eh, non ci sono più gli allievi di una volta”. Mi trovavo in una di quelle fasi dell'opera al Nero, tremendissime. Incubi notturni. Nausee. Emicranie. Questo durava da alcune settimane. Un passo lungo il cammino, uno dei tanti. Svuotarsi, era la parola d'ordine. Si incominciava dal corpo e si scopriva che esso accumulava più del fabbisogno, sia in termini fisici che psichici. In quel periodo pesavo 60kg ed ero a dieta controllata, eppure quando mi svuotavo, grazie al tocco scandurriano, buttavo fuori tanto di quel composto psicofluido che rimaneva difficile credere che provenisse soltanto dal mio stomaco. Il maestro diceva: “Una malattia è una crisi salutare ad un certo punto del cammino”. Anzi, la si doveva a volte creare per costringerci a prendere atto della realtà su noi stessi. La crisi ha valore catartico se ben guidata, in quanto scombina le strutture mentali che ci imprigionano. La sofferenza mi portava ad aprirmi una strada in mezzo al bosco intrigato dell'esistenza. Oltre le correnti samsariche.

Oggi, maggio 2012, a che punto siamo? Madreterra è pronta a sortir fuori dall'ultimo ciclo. Sommovimenti ad ampio spettro sono in procinto di emergere dal pozzo senza fondo, fucina degli universi. E noi? Io e il mio corpo siamo transitori, solo l'interno è permanente. Quindi assisteremo a forti cambiamenti a livello identitario e somatico. Il tutto si trasformerà in una frequenza veloce di proiezione. Scusate, ma queste son formulette, lo so. Scandurra preferiva l'esperienza alla dottrina. Brucia taglia e sfrega: ci mostrava/dimostrava. Le parole sono approssimative, solo un poeta, un musicista, un pittore potrebbero illustrare la fine e il nuovo inizio dell'universo... e Scandurra, ovviamente, come ci fece vedere un giorno, da una radura della Selva Cimina.